L’anno zero dell’iperbole continua

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iperbole

La critica, non avendo lettori, si vede costretta a rastrellare click e per farlo utilizza il sistema più economico e redditizio: spararla grossa.
C’è quello che per sostenere un bel documentario non si limita a lodarne le qualità ma arriva ad affermare che l’opera in questione «riscrive la grammatica cinematografica».
Il modesto finto documentario fitto di guest star diventa il primo mockumentary italiano.
Il film con i supereroi di Tor Bella Monaca diventa un miracolo d’originalità.
L’esordio banale e prevedibile, dal soggetto all’ultimo frame, diventa la scoperta di un Autore – ovviamente con la maiuscola.
Il film su un gruppo di loser dispersi nella più spersa provincia dell’impero diventa il film più importante del nostro tempo grazie alla penna sempre incontinente d’un sepolcro imbiancato.
E così via, di miracolo in miracolo, a ritmo quotidiano. Un diluvio universale di smemoratezza sotto al quale non c’è ombrello che tenga. Una pioggia al napalm di scemenze propagata alla velocità della luce che invade ogni interstizio della comunicazione.

La speranza è che l’iperbole sia semplice furbizia perché, se così non fosse, si dovrebbe certificare la totale assenza di memoria di un’epoca appiattita su di sé, costretta a un anno zero infinito e spossante dentro al quale ogni cosa è nuova, tutto è nuovo, continuamente, senza più legami col passato.
Aiuto!

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