Amama > Asier Altuna

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La campagna e la realtà rurale rappresentano un vecchio mondo con il proprio stile di vita, saggezza e valori, che vanno scomparendo davanti ai nostri occhi. Il casolare di campagna è la famiglia, È un clan che ha le sue radici nelle profondità della conoscenza, ereditate da secoli. La famiglia è il luogo dove due mondi si scontrano, dove si rompono i legami tra genitori e figli.
I tre figli di Thomas e Isabel sperimentano il conflitto tra il mo(n)do antico e il nuovo. Come andare a vivere in città senza dare le spalle al passato, come liberarsi dalla campagna senza rompere la catena della conoscenza, come scegliere la loro strada senza tradire i loro antenati.
Amaia, l’unica figlia femmina dei tre, dal carattere battagliero e indipendente, affronta questi due mondi che abitano in lei attraverso l’arte. Per trovare la sua strada deve lasciare la campagna, confrontarsi con il padre, provocare lesioni forse insanabili e interrompere quel cordone. E, nel frattempo, la nonna (l’Amama del titolo) ascolta, osserva e vive il tutto, a modo suo.
Come se i suoi occhi dessero senso a questa mutazione, un mondo che sembra tramontare e l’altro che sembra sorgere.

Amama, l’ultimo film di Asier Altuna (già autore di Bertsolari, 2011) racconta di questa dicotomia tra tradizione e nuovi costumi, tra visione del mondo contemporaneo e le eredità del nostro passato.
Tuttavia, il film non parla solo di una famiglia basca e dei valori della società rurale.
La sua più grande virtù si trova nella capacità di Altuna di costruire un messaggio universale, senza di fatto mai giudicare apertamente. Il regista guipuzcoano aggiunge una nuova luce alla questione della tradizione nel mondo contemporaneo, dopo aver lavorato su questa tema anche nel suo film precedente, Bertsolari, un notevole documentario che ci ha avvicinato a certi sopravvissuti particolari dei tempi che furono.

Quello che che in Amama spicca maggiormente è la peculiare scelta visiva che sviluppa Altuna. Il ritratto delle zone rurali, la vita urbana e i contrasti, si mescolano ad una sfilata di rappresentazioni di videoarte, realizzati da Amaia nella finzione, offrendo allo spettatore un doppio intrattenimento, una dose extra di piacere artistico.
Il viso emblematico e rugoso, scavato e potente di Amparo Badiola è presente in ogni scatto.
Le immagini allora acquisiscono un senso proprio, ammaliano lo spettatore attraverso la bellezza che si nasconde nelle foreste “generazionali”, che Amaia dipinge con le sue mani. La carica emotiva del film, la rischiosa scelta stilistica di Altuna (caratterizzata da delle preziose parti girate in super 8), e il valore della riflessione che si sviluppa, fanno di Amama una delle più belle e poetiche pellicole di questo ultimo decennio di cinema spagnolo, uno dei picchi del cinema basco in particolare.
Aiutano molto la riuscita del film, la scelta particolarmente azzaccata del cast: il personaggio di Amama è interpretato da Amparo Badiola, una donna nata in Gipuzkoa, ma che vive in Francia da molto tempo a causa della passata guerra civile, che il regista incontrò per caso in un bar capendo subito che era la Amama (nonna in basco) che voleva per il suo film.
Il suo volto riflette la bellezza del tempo, del mondo agreste ed il suo sguardo è significativo e penetrante.
Kandido Uranga è Tomas, il padre, che rappresenta l’autorità della famiglia fino a quando sua figlia mette in dubbio il tutto e lo porta ad una crisi di identità. La sua performance è sicuramente la più autorevole e potente, la sua fisicità e presenza rimangono impressi, favorite anche da una sceneggiatura che nella seconda parte dell’opera, mette in risalto le sue qualità.
Una fotografia notevole e curata spoglia i boschi della Navarra e di alcuni altri posti della Donostia e li rende di fatto un personaggio aggiunto del film.
Dopo una serie di cortometraggi, un film co-diretto, il docu del 2011, è giunto questo nuovo lavoro, premiato a San Sebastian con l’Irizar Award, il premio al miglior film basco. In una intervista Altuna ha dichiarato che si tratta in parte di un lavoro portato avanti per diversi anni, aiutato anche da esperienze di vita vissuta, durante i quali ha combattuto contro se stesso, cercando la possibilità di un cinema più libero, più improvvisato, senza troppi legami di sceneggiatura, cercando anche la visione surrealista nel mondo agreste.
Direi che il risultato si avvicina molto a quello che aveva sperato e pensato. E noi lo aggiungiamo alla lista dei nomi da tenere d’occhio nei prossimi anni! •

Manuele Angelano

 

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Amama
(Spagna/2015)
Regia, sceneggiatura: Asier Altuna
Interpreti: Kandido Uranga, Iraia Elias, Klara Badiola, Ander Lipus, Manu Uranga, Amparo Badiola, Nagore Aranburu
Produzione: Txintxua Films
103′

 

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