Maggie’s Plan > Rebecca Miller

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Maggie è giovane, carina e – per una volta tanto – pure occupata, ma incapace di avere una relazione per più di qualche mese. Però vuole un figlio. Poiché nell’universo di Rebecca Miller, o almeno nel suo ultimo film, gli uomini sono degli esseri accessori, fondamentalmente ottusi e manipolabili, sceglie come donatore di sperma un ex compagno di scuola, venditore belloccio di cetriolini in salamoia (l’equivalente indie di “lavoro strambo”). Il cetriolista non disdegnerebbe un po’ di calore in più rispetto alla consegna di sperma sotto vetro, ma Maggie risolve la questione con una scrollatina di spalle e una faccetta imbarazzata, che rappresentano più o meno il repertorio attoriale di Greta Gerwig. La trentenne dalla vita sentimentale simpaticamente scombinata, i cappottini colorati di lana cotta e gli spermatozoi geneticamente accettabili rappresentano il nuovo modello di autodeterminazione femminile secondo gli standard illuminati e progressisti di New York. E però in agguato c’è sempre l’amore: John (Ethan Hawke) professore di antropologia, aspirante romanziere e nuovo collega di Maggie. I due si innamorano esclusivamente perché lei ha apprezzato le prime pagine del romanzo di John. Lui è ottuso quanto il cetriolista, ma in quanto potenziale scrittore ha fascino da vendere sulla ragazza. In più è sposato (e ha due figli, altrettanto accessori) con Georgette (Juliane Moore), un’antropologa più famosa di lui, affascinante e nevrotica, realizzata nel lavoro, una stronza nel resto della vita. John lascia Georgette per Maggie, ci fa un figlio, anzi una figlia (o il vero padre è il cetriolista? Che importa! Un’altra questione risolta con un’espressione-emoticon alla Gerwig) e continua indefesso a scrivere il suo romanzo. Tutto fila liscio, fin quando Maggie si rende conto di essere soddisfatta della propria maternità ma stufa – toh! – di ritrovarsi accanto un uomo noioso, inetto e abbrutito dal romanzo. Perché nei film gli scrittori sono sempre la parodia di se stessi: stanno seduti dalla mattina alla sera a scrivere e ti mandano affanculo se li disturbi. A Maggie non resta che rispedire John al mittente, cioè Georgette, che si riprende la mercanzia, pure un po’ avariata. Rebecca Miller dice di aver voluto raccontare i problemi delle relazioni contemporanee, la genitorialità non convenzionale, le famiglie allargate. Siamo nel registro della commedia e non del dramma. Eppure la complessità dei rapporti in Maggie’s Plan non è la riduzione necessaria alla leggerezza della commedia, ma una riduzione ideologica di un femminismo completamente apolitico e individualista, in cui il principio di autodeterminazione diventa l’unico criterio etico. Ed è una riduzione possibile perché gli uomini di Miller hanno un’inconsistenza ancora più offensiva di tutti gli stereotipi con cui possono essere state rappresentate le donne dagli albori del cinema a oggi. Un’inconsistenza – che di riflesso – diventa offensiva per le donne stesse: ci si innamora di un uomo senza midollo e raggirabile come John sulla base di due pagine di romanzo. Lo si elegge a compagno, amante, marito, perché i ruoli stessi di compagno, amante e marito sono giudicati in base a delle aspettative che possono soltanto essere tradite. Per non parlare del ruolo dello scrittore, che può trovare compimento solo nel prodotto finito (il romanzo), un po’ come l’ansia di maternità di Maggie ha trovato forma nella figlia. Non c’è un solo momento in cui John si lasci andare a una visione sincera, tormentata o meno, della sua voglia di scrivere. È pura esteriorizzazione, una figura trasparente china su pagine altrettanto trasparenti. Tutto ciò di cui dovremo rendere conto rispetto alle nostre pulsioni, desideri, dubbi sarà se siamo stati all’altezza dei nostri progetti, mai messi in discussione una volta elaborati, ovvero l’ottimizzazione del risultato: sfornare figli carini o sfornare libri di successo. •

Veronica Raimo

 

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MAGGIE’S PLAN
titolo italiano: Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini

Regia: Rebecca Miller • Sceneggiatura: Rebecca Miller • Soggetto: Karen Rinaldi • Fotografia: Sam Levy • Montaggio: Sabine Hoffmann • Musiche: Michael Rohatyn • Produttori: Damon Cardasis, Rachael Horovitz, Rebecca Miller • Interpreti principali: Greta Gerwig, Ethan Hawke, Bill Hader, Maya Rudolph, Travis Fimmel, Wallace Shawn, Ida Rohatyn, Monte Greene, Julianne Moore • Produzione: Hall Monitor, Locomotive, Rachael Horovitz Productions, Round Films • Lingue: inglese, danese • Paese: USA • Anno: 2015 • Durata: 98′

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