Detto Mariano: Musica Maestro!

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

0_mv(Speciale (Per Noi Che Eravamo) Ragazzi – Cover di Dario Muras – Siglandia)

 

Detto Mariano: Musica Maestro!
le sigle d’oro dei cartoni animati giapponesi

di Mario Verger

1_mv(Mariano Detto in arte Detto Mariano)

 

Mario Verger: Maestro, innanzitutto, Detto Mariano o Mariano Detto?

Detto Mariano: All’anagrafe Mariano nome, Detto cognome. Nome d’arte Detto Mariano.
Come Detto Mariano qualcuno mi conosce come Mariano Detto non mi conosce nessuno.

 

2_mv(Roberto Fogu in arte Fogus)

3_mv(Il 45 giri di Jeeg Robot (1979) – su etichetta CLS di Detto Mariano)

Mario Verger: Jeeg Robot è stato il suo primo incontro con le sigle dei cartoni animati giapponesi. All’epoca lei, oltre a essere un musicista e un compositore di colonne sonore con il pallino dell’imprenditoria, aveva una distribuzione di dischi, quando il direttore generale della CAM Giuseppe Giacchi le propose di commercializzare un brano musicale di un cartone animato “Jeeg Robot D’Acciaio”.
Ci racconti…
Se può esserle d’aiuto nel ricordare: Il brano venne realizzato da Giacchi coi suoi collaboratori, fra i quali, i fratelli Balestra che fecero i cori. Presero la base originale giapponese scritta da Michiaki Watanabe, ripresa dalle piste del film con un’acustica non professionale, resa monofonica e migliorata con l’aggiunta di uno strumento, il minimoog, i cui suoni vennero ideati e sovrapposti sulla base giapponese originale dal musicista Carlo Maria Cordio mettendoci sopra i cori, e poi scelsero come solista Roberto Fugù, a cui lei fece il contratto discografico, mentre Paolo Moroni della Cam risultava quale autore della traduzione italiana coi testi arrangiati da Marcello Casco e Paolo Lepore.

Detto Mariano: Questo racconto è quasi perfetto va però aggiornato così: Il cantante si chiamava Roberto Fogu con l’accento sulla “o” perché era romano e non sardo. L’adattamento italiano (traduzione) porta la firma di tutti e tre a pari merito: Paolo Moroni, Marcello Casco e Paolo Lepore. Il compositore è ed è rimasto Michiaki Watanabe.

 

4_mv(Il direttore generale della CAM Giuseppe Giacchi)

 

Mario Verger: Lei all’epoca, alla fine degli anni ’70, non aveva molta fiducia nell’investire in un 45 giri che andava in onda sulle TV private, come vi fosse una distinzione fra sigle di “serie A” sulla Rai e sigle di “serie B” sulle TV private. Era infatti da poco giunto il successo in hit parade del brano Sì… Buonasera cantato da Renato Rascel, di cui curò gli arrangiamenti, trasmesso da Rai 2. E al cinema aveva realizzato la colonna sonora del primo film di Maurizio Nichetti, Ratataplan. E così, per sincerarsi, telefonò al suo grossista di dischi per chiedergli se conoscesse un certo Jeeg Robot. E cosa le disse?

Detto Mariano: Il grossista era quello della Nuova Discoland di Via Baldo Degli Ubaldi a Roma che me ne ordinò 20.000 copie con la preghiera che gliele facessi arrivare in fretta. Bastava un cervello molto più piccolo di quello di Einstein per intuire il seguito…

 

5_mv(Sì… Buonasera – Renato Rascel)

 

Mario Verger: Stessa cosa accadde nello stesso periodo con Ryu, il ragazzo delle caverne, sempre con la collaborazione di Paolo Moroni, Marcello Casco e Paolo Lepore col brano principale cantato da Fogus. Sempre riprese dalle piste originali giapponesi, Fogù cantava la canzone d’entrata, mentre la giovanissima figlia di Lepore, Georgia, cantava con la sua voce fresca e pulita la canzone finale, Un milione di anni fa
Come andò per Ryu, il ragazzo delle caverne?

Detto Mariano: Con Ryù andò esattamente a rovescio che con Jeeg nel senso che questa volta era la CAM che non voleva farmelo pubblicare perché lo riteneva di pessima qualità tecnico-sonora e fui io a convincerli. Perfino Paolo Lepore, dirigente della CAM e padre di Georgia, condivideva l’idea di non pubblicarlo. Misi in campo una filosofia esattamente opposta a quella che in un primo tempo mi spingeva a non mettere in commercio Jeeg e cioè “…ma secondo voi i bambini distinguono attraverso l’emittente televisiva se un brano è di seria A o di serie B come invece fanno gli adulti…?” Si convinsero!

 

6_mv(Ryu, il ragazzo delle caverne (1979) – su etichetta CLS di Detto Mariano)

 

Mario Verger: Che ricordo ha, Maestro, di Roberto Fogu, di Paolo Moroni, di Marcello Casco, di Paolo Lepore e di sua figlia Giorgia Lepore?

Detto Mariano: Roberto Fogu non l’ho mai incontrato (per i rendiconti mi mandava le fatture e io gli facevo un bonifico), Georgia Lepore non fui io a seguire la sua registrazione ma il padre e quando da adulta le chiesi di partecipare alla ricostruzione della sua registrazione non si degnò neanche di rispondermi (mentre il fratello Davide accettò con piacere!). Paolo Moroni e Marcello Casco li vedevo saltuariamente alla CAM mentre più spesso vedevo Paolo Lepore perché aveva un suo ufficio all’interno della CAM stessa. Alla CAM il mio rapporto più frequente era con Giuseppe Giacchi.

 

7_mv

8_mv

9_mv(Georgia Lepore, Marcello Casco e Roberto Fogu)

 

Mario Verger: Il suo disco di Jeeg Robot, con la sigla originale edita dalla CLS Records, ebbe un enorme successo nonostante fosse già uscito da qualche mese prima una versione dell’RCA originale del Grande Mazinger che aveva dall’altro lato una reinterpretazione di Jeeg Robot cantata da Douglas Meakin, entrambe incise dal gruppo Superobots. Lei ha mai collaborato con loro?

Detto Mariano: Con i Superobots no perché avevano un contratto di esclusiva con un’altra casa discografica (la RCA) e quindi eravamo concorrenti involontari. Con Dougie (Douglas Meakin) invece ebbi diverse occasioni di incontro. Gli commissionai ad esempio il testo in inglese per la canzone “We are the best” per i titoli di testa del film “I Fichissimi”. Lo chiamavo in veste di cantante per diverse incisioni di miei brani ma non collaborammo mai nella composizione di canzoni per i cartoni animati.

 

10_mv(Douglas Meakin)

 

Mario Verger: Poi sempre nel 1979 con Andrea Lo Vecchio si è messo anche lei a scrivere canzoni per le sigle dei cartoni animati giapponesi e arrivò un altro grandissimo successo: Gundam, con la voce di Mario Balducci. Chi le propose il brano e come scovò Mario Balducci?

Detto Mariano: Fino alla domanda numero 6 ho avuto l’impressione che tu fossi piuttosto al corrente di come andarono le cose ma, dal modo come hai impostato la domanda numero 7 l’impressione netta è che invece, ora, stai brancolando nel buio. Adesso ti accendo la luce! Il buon Giuseppe Giacchi, abile manager, dopo i successi dei cover giapponesi, riuscì ad ottenere dai produttori delle serie il nulla osta per cambiare le sigle nipponiche con brani originali italiani. Mi chiese allora di comporre dei brani “ad oc” per le nuove sigle e questo avveniva ipoteticamente per la stima che aveva di me ma, più concretamente, perché ero quello più a portata di mano… . Incominciai con Temple e Tam Tam. In quel periodo, il paroliere che soddisfaceva di più le mie esigenze artistiche si chiamava (e si chiama) Andrea Lo Vecchio. Sono suoi i testi di miei brani cantati da Mario Del Monaco ed anche i testi di canzoni che inserivo nei film per i quali componevo le musiche, ed anche in occasione di questa nuova avventura gli proposi di scrivere i testi dei brani che stavo scrivendo. L’abile Andrea, anche in questa speciale occasione, scrisse testi bellissimi ed in più, la voce che nella registrazione di Gundam recita la mitica frase “Nessuno ce la fa contro GUNDAM” è la sua. Mario Balducci era un ragazzo che conoscevo solo in veste di corista (seppi più tardi che era anche un autore di successi internazionali come Hey! ed Amanti cantati da Julio Iglesias). Aveva una voce calda e contemporaneamente aggressiva che a me piaceva moltissimo tanto che lo ingaggiai come solista per il brano dei titoli di testa del film Ratataplan. Fu proprio in quell’occasione che gli proposi di cantare sia Gundam che Judo boy. Lui accettò eseguendoli entrambi alla grande.

 

11_mv(Gundam (1980) –  CAM/CLS)

12_mv(Nico Fidenco)

13_mv(Don Chuck il castoro (1979) – CAM/CLS)

Mario Verger: Qualche mese dopo nell’autunno del 1979, fu la volta di Don Chuck il castoro, per la successiva etichetta Meeting Music. Don Chuck era un brano musicale scritto da Paolo Lepore su musica di Nico Fidenco e arrangiamenti di Giacomo Dell’Orso con la partecipazione de I Castorini, coro diretto da Nora Orlandi di cui faceva parte una giovanissima Georgia Lepore.

Detto Mariano: Anche qui c’è qualche imprecisione. “Don Chuck il castoro” fu realizzato prima di Gundam ed è infatti il primo disco della Meeting nata dalla fusione della CLS (la mia etichetta discografica) con la CAM e dedicata soprattutto alla produzione di sigle televisive. A riguardo di “Don Chuck il castoro” sia Nico Fidenco che il M° Dell’Orso erano professionisti che non avevano bisogno di nessun altro in sala di registrazione. Io, quale amministratore unico della Meeting, davo loro piena fiducia e prendevo atto del prodotto finito con la possibilità eventuale di censurarlo (cosa che per questo brano non è avvenuta). E’ per questo motivo che non so nulla di quello che succedeva in sala di registrazione. L’unica cosa certa però è che Nico Fidenco scrisse il brano su un testo che Paolo Lepore aveva già scritto.

14_mv(Temple e Tam Tam  (1980) – CAM/CLS)

Mario Verger: Temple e Tam Tam era la sigla dell’anime omonimo scritta da Andrea Lo Vecchio, su musica e arrangiamento di Detto Mariano e cantata dai Tam Tam, pseudonimo de I Piccoli Cantori di Milano,  Il piccolo coro di Nini Comolli.
Come avvenne nuovamente l’incontro con l’animazione? Conosceva bene Nora Orlandi ? E Niny Comolli? Che rapporto aveva con Nico Fidenco?

Detto Mariano: Nel caso mio invece ero io a scrivere prima le musiche perché ero io il primo a vedere i filmati ed ero quindi sempre io a scegliere il paroliere che, in quel periodo, cadeva su Andrea Lo Vecchio. Questa lunga serie di “io sottolineati” che presupporrebbe una natura megalomane è dovuta al fatto che sono astrologicamente Leone con ascendente Leone e, poiché nella domanda sembrerei essere subordinato al pur bravo Andrea Lo Vecchio, nella risposta ho cercato di sistemare le cose! Paola Orlandi a Milano era a capo di un gruppo corale che convocavo quando realizzavo i miei arrangiamenti a Milano mentre, Nora Orlandi sua sorella, oltre ad un coro di adulti denominato i 4 +4, aveva anche un coro di bambini a Roma. Il coro di bambini di Milano  era gestito da Niny Comolli e, il suo ex marito ed ex componente del Quartetto Radar Dino Comolli, aveva un coro di adulti che si rendevano disponibili per le registrazioni. Tutto questi ottimi signori però, quando li convocavo, sia in veste di coristi adulti, sia in veste di coristi bambini, perdevano le loro identità di gruppo precostituito perché tutti, in sala di registrazione, venivano diretti da me e mettevano al “servizio artistico” solo le loro voci e le loro tecniche vocali in relazione a quanto avevo scritto nei miei arrangiamenti che stavo dirigendo e realizzando. Più chiaro, veritiero e megalomane di cosi, non posso essere!

 

15_mv(I Piccoli Cantori di Milano di Nini Comolli, Paola Orlandi e Nora Orlandi)

 

Mario Verger: Mazinga Z fu trasmesso nel gennaio 1980 sulla Rai. Per questo brano nel 1979 rielaborò l’originale giapponese, facendolo cantare a Pandemonium, i quali avevano partecipato in quell’anno al Festival di Sanremo, che si facevano chiamare Galaxy Group.
Chi era la voce solista che cantò Maligna? Ci racconti qualche aneddoto in merito a Mazinga Z

Detto Mariano: Questa decima domanda messa così potrebbe dare una visione distorta della realtà …ma perbacco io sono proprio qui per questo no? Sono qui per raddrizzare le distorsioni involontarie. Vediamo un po’. A fine 1979 Renato Rascel mi chiama come co-compositore ed arrangiatore di tutti i brani (compresi i suoi) di una commedia musicale che sarebbe andata in scena al Teatro Sistina di Roma dal titolo “In bocca all’ufo”. Aveva già scelto Dino Verde quale autore della parte recitata. La scelta su di me nasceva dal fatto che poco tempo prima avevo arrangiato un suo brano da lui stesso cantato dal titolo “Sì…Buonasera!” (utilizzando proprio il coro dei bambini di Nora Orlandi) che, a causa della mia fortuna sfacciata, andò ai primi posti nelle classifiche di vendita. Poiché era lui stesso il produttore della commedia si sceglieva personalmente chi vi avrebbe partecipato e fra questi aveva scelto il gruppo de “I Pandemonium”. Cantano, recitano, suonano e ballano mi diceva Rascel e, per loro scelta, sono a disposizione del regista Giancarlo Nicotra sulla scena …e tua in sala di registrazione. Di quella commedia avevo già registrato le basi musicali a Milano e convocai il gruppo a Roma “solo” in veste di coristi. Durante le prove e le registrazioni però mi resi conto della potenzialità del gruppo sia di quando cantavano insieme sia dei singoli componenti. In quelle date il gruppo era formato da 5 ragazze e 5 ragazzi e, ognuno di loro aveva una voce bella e diversa ed, ognuno di loro, aveva la caratura per essere un o una solista. Non mi lasciai scappare l’occasione di utilizzare un gruppo così vocalmente affiatato e con tante possibilità solistiche all’interno. In quei giorni Giuseppe Giacchi mi comunica di aver chiuso un contratto con la RAI per una sigla di cartoni animati ma che non si sarebbe potuto sostituirla con una italiana. “Si può però riarrangiarla alla tua maniera e con un testo italiano” mi disse. Io la riarrangiai alla mia maniera (anche perché non ne conosco un’altra) e registrai la base ritmica a Milano. Giacchi fece fare l’adattamento italiano a Dino Verde ed io convocai a Roma, nella saletta di registrazione della CAM, alcuni componenti de I Pandemonium per cantarla: Anna Pirastu, Patrizia Tapparelli, Mariano Perrella, Angelo Giordano ed Enzo Polito
Così come precedentemente detto, anche i Pandemonium quando entravano in sala con me perdevano la loro identità di gruppo precostituito e mettevano al “servizio artistico” solo le loro voci e le loro tecniche vocali in relazione a quanto avevo scritto nei miei arrangiamenti che stavo dirigendo e realizzando. Fu così che scelsi la voce di Enzo Polito perché la ritenevo la più adatta ma, organizzai anche degli interventi contemporanei con le note acute cantate da Angelo Giordano ed infine feci intervenire anche Mariano Perrella utilizzando la bellezza del suo timbro medio. Le ragazze non intervennero perché solo in sala di registrazione mi resi conto che quel brano non necessitava di voci femminili. Anche I Pandemonium però come Dougie avevano un contratto di esclusiva con la RCA e anche se avessi voluto nominarli nelle etichette non avrei potuto farlo per non farli incorrere in problemi contrattuali. D’accordo col loro leader di allora (e anche di oggi) Mariano Perrella scegliemmo un nome di fantasia. Dato il genere di quelle sigle, …quale nome migliore di “Galaxy Group”?! Non mi chiedere aneddoti perché …più aneddoto di questo che ho raccontato…!

 

16_mv(Andrea Lo Vecchio)

17_mv(I Pandemonium)

18_mv(Mazinga Z (1980) – “Galaxy Group”)

Mario Verger: Sempre del 1980 è Astroganga, composta da Andrea Lo Vecchio su musica e arrangiamento di Detto Mariano e cantata dai Galaxy Group. Ce ne parli…

Detto Mariano: Ci risiamo! La parola “composta”, participio passato del verbo “comporre” presuppone l’opera di un musicista. Per la SIAE, chi scrive il testo viene tecnicamente indicato come Autore e chi scrive la musica (e oggi anche l’arrangiamento creativo) viene tecnicamente indicato come Compositore. Il corretto elenco dei crediti è: Astroganga Musica e Arrangiamento composti da Detto Mariano Direzione d’Orchestra e Realizzazione di Detto Mariano Autore del testo: il bravissimo (questo lo aggiungo io) Andrea Lo Vecchio. L’arrangiatore e realizzatore Detto Mariano scelse tra le voci del gruppo “I Pandemonium” quelle che secondo lui erano le più adatte alla bisogna. Fece la proposta al loro “capo” Mariano Perrella che accettò a nome di tutti. Scelsi Enzo Polito per eseguire la parte di solista mentre Mariano Perrella, Angelo Giordano, Anna Pirastu e Patrizia Tapparelli eseguirono l’importante parte corale che l’arrangiamento prevedeva. Per quanto riguarda il nome Galaxy Group rimando a quanto precisato nella parte finale della risposta N° 10.

 

19_mv(Astroganga (1980) – “Galaxy Group”)

Mario Verger: La sigla italiana di Judo Boy è stata scritta da Andrea Lo Vecchio su musica e arrangiamento di Detto Mariano. Chi era il cantante? Mario Balducci mi sembra ma sicuramente i Piccoli Cantori di Niny Comolli.

Detto Mariano: Il corretto elenco dei crediti è: Gundam e Judo Boy Musiche e Arrangiamenti composti da Detto Mariano Direzioni d’Orchestra e Realizzazioni di Detto Mariano Autore dei testi il sempre bravissimo (questo lo riaggiungo io) Andrea Lo Vecchio. Parlo di questi due brani contemporaneamente perché sono stati scritti e realizzati contemporaneamente. Li realizzai a Milano nella sala di registrazione della Cinemusic sita in Via Cerva,3. Il Coro è quello della scuola di canto di Niny Comolli il cui ruolo ho ampiamente descritto nella risposta n° 9. Io poi, seguendo te che nelle domande scrivi Niny Comolli ho incominciato a scriverlo cosi anch’io invece in passato ho sempre scritto Nini perché come lo scrivi tu sembra che l’accento cada sulla “y” mentre l’accento cade sulla prima “i”! Il Cantante di entrambi i brani è Mario Balducci del quale ho già ampiamente parlato nella risposta n° 7 e che non voglio ripetere per non usare inutilmente altro inchiostro ed altra carta perché, fra le mie qualità oltre ad essere megalomane, risulterei essere anche un po’ tirchio!

 

20_mv(Judo Boy (1980) – Mario Balducci)

21_mv(Baldios (1981) – Il coro di Baldios)

Mario Verger: Baldios/Marine è un singolo discografico de Il coro di Baldios, pseudonimo de I Piccoli Cantori di Milano diretti da Niny Comolli, pubblicato nel 1981. Il brano Baldios era la sigla dell’anime omonimo, scritto da Andrea Lo Vecchio su musica e arrangiamento di Francesco Delfino, Giuseppe Damele e Miriam Casali. “Marine” è un brano strumentale scritto da Detto Mariano ispirato all’omonimo personaggio della serie (in realtà il nome del personaggio è Marin. Il brano non viene ufficialmente attribuito ad alcun esecutore. La base musicale è la stessa di “Bright”, lato B di Gundam, sempre per la Meeting. Come arrivava la commissione delle sigle?

Detto Mariano: La commissione delle sigle arrivava dagli importatori delle serie che preferivano aprire gli episodi con brani in italiano piuttosto che in giapponese. Essendo ormai la Meeting Music produttrice di sigle di successo era un’etichetta alla quale molti cercavano di appoggiarsi sperando di proseguire su quella via. Per non intraprendere la strada della falsa modestia devo purtroppo aggiungere che alcuni cercavano direttamente me! Anche in questo caso avvenne così, ma stava incominciando la mia fortuna nelle colonne sonore e diminuiva il tempo da dedicare alle sigle. Ero però pur sempre l’Amministratore Unico della Meeting Music e quando non potevo occuparmene artisticamente, dovevo cercare qualcuno che non facesse avvertire la mia mancanza. Cercare uno più bravo di te è impresa dura e piena di conflitti d’interesse ma io sono stato fortunato anche in questo: sono riuscito a trovarne uno più bravo di me. Si chiama Franco (Francesco) Delfino.
Franco Delfino aveva uno studio di registrazione a Varazze in provincia di Savona (per come sono arrivato a lui occorrerebbero tre pagine di questo racconto). Dopo l’ascolto di alcuni suoi provini, scelsi quello che a me sembrava più adatto alla serie. Chiesi ad Andrea Lo Vecchio di scriverne il testo (basta però col bravissimo se no si monta al testa!) e lo inviai a Franco Delfino il quale fece tutto da solo nel suo studio. Arrangiò e realizzò il brano da lui stesso composto utilizzando i computer ed i sequencer più avanzati dell’epoca e chiamò un suo conoscente per fargli cantare “Baldios robot, Baldios robot” filtrandolo poi con apparecchiature elettroniche in suo possesso per accentuarne l’effetto robotico. A Varazze, però, non c’era un coro di bambini a disposizione e per questo mi organizzai con la Sig.ra Comolli che portò il suo coro di bambini nella sala della Cinemusic in Via Cerva, 3 a Milano. Non ebbi neanche il tempo di curarne l’incisione e, sulle indicazioni dell’arrangiamento di Delfino, chiesi al bravissimo Andrea Lo Vecchio (questa volta ci vuole) se avesse potuto occuparsene lui. Cosa che fece con maestria. Dell’apporto dei co-compositori Giuseppe Damele e Miriam Casali non ne so nulla solo perché è avvenuto in tempi precedenti al mio incontro col M° Delfino. A Proposito di Bright e di tutti i lati B dei 45 giri delle sigle (soprattutto quelli scritti da me), non perderei molto tempo nelle considerazioni perché, i dischi dove sono stati collocati, avrebbero potuto anche avere la facciata B completamente vuota, e quindi, sceglievo i brani fra quelli che avevo già registrato (a volte anche ripetendoli in parte) e non composti appositamente per la serie. Avevano un mera valenza economica e non artistica (se non nella minima parte riguardante la scelta rispetto agli altri dell’archivio). Anche sul termine “pseudonimo” va fatto un chiarimento. Gli “pseudonimi” sono nomi regolarmente depositati o in SIAE o alla Camera di Commercio. Quelli che usavamo noi erano semplicemente dei nomi di fantasia che adeguavamo al nome dei protagonisti o al titolo della serie. Niente di più.

 

Haim Saban By Shani Barel Photography(Haim Saban)

23_mv(Piccola Lulu (1981) – I Sorrisi di Angelo Giordano)

Mario Verger: Nel 1981 scrisse Piccola Lulu, cantata da Angelo Giordano. Esistono due incisioni della sigla, una ad opera de I Sorrisi, e l’altra di Angelo e il gruppo clown, rispettivamente con i titoli Piccola Lulù/Piccola Lulù (strumentale) e Piccola Lulù/Tubby, ma solo la seconda è stata utilizzata in TV. Quando scrisse Piccola Lulu, come mai l’affidò ad Angelo Giordano?

Detto Mariano: L’Autore ed il Compositore sono di nazionalità americana, si chiamano uno Saban e l’altro Levy. Saban, era anche il produttore della serie e aveva come
corrispondente in Italia la casa cinematografica PAC distribuita dalla VID. La PAC mi aveva da poco affidato la colonna sonora di un film di sua produzione dal titolo “Culastrisce nobile veneziano” (con Mastroianni protagonista) la cui colonna sonora fu insignita di un premio importante …e di conseguenza, sembrò loro economicamente produttivo chiedermi di realizzare la cover della sigla originale. Anche se in quel momento stavo lavorando alla colonna sonora de “Il Bisbetico Domato”, all’ingegner Mario Bregni, presidente della PAC, non potevo dire di no. Non solo, ma la voleva talmente in fretta che mi “obbligò” a registrare la base ritmica durante la notte. Non sapevo però che contemporaneamente, a 12.000 Km di distanza, Alberto Testa, convocato direttamente da Saban, stesse lavorando all’adattamento (traduzione) del testo in italiano. Alberto nel pomeriggio a Los Angeles (sede della ditta di Saban) ed io a Roma, di notte, lavoravamo contemporaneamente per via delle nove ore di fuso orario, alla realizzazione della cover. Questa volta, non solo per cori e solista come nelle occasioni precedenti, ma anche per la realizzazione della ritmica, convocai i polivalenti componenti del gruppo de I Pandemonium: Mariano Perrella al Basso, Sergio Consani alla Batteria Enzo Polito alle tastiere. Con loro tirammo le 5 del mattino. Il giorno seguente convocai la “zona vocale” del gruppo e cioè Angelo Giordano e le tre ragazze del gruppo che nel frattempo si era assottigliato (3 ragazze e 3 ragazzi). Le tre fanciulle erano Claudia Arvati, Patrizia Tapparelli e Anna Pirastu. Ritenendo che il coro maschile non fosse necessario per l’atmosfera del brano, non lo convocai. La mia scelta su Angelo Giordano è nata dal fatto che oltre ad essere Angelo un bravo cantante (come bravi erano anche gli altri), aveva il timbro e soprattutto l’estensione vocale per cantare quella serie di note acute necessarie alla buona riuscita della realizzazione (gli dicevo che “prendeva i Si-bemolle acuti come bere un bicchier d’acqua”) e per chi se ne intende, nel caso avesse l’occasione di ascoltarla, non potrà fare altro che certificare la mia verità. Per quanto riguarda il “Gruppo Clown” era un altro nome di fantasia con le stesse modalità e prerogative del “Galaxy Group” nome, quest’ultimo, che non mi sembrava adeguato per i brani …non galattici…
Del gruppo “I sorrisi” solo oggi, da te, sono stato messo al corrente dell’esistenza!

 

24_mv(I bon bon di Lilly)

Mario Verger: Nel 1982 fu la volta di I bon bon di Lilly, cantato da Il Piccolo Coro di Lilly composto da Ferdinando Di Stefano (batteria) Mariano Perrella (voce) Patrizia Tapparelli (cori). Che ricordo ha?

Detto Mariano: Il corretto elenco dei crediti è:
I bon bon di Lilly
Musica e Arrangiamento composti da Detto Mariano
Direzione d’Orchestra e Realizzazione di Detto Mariano
Autore del testo Andrea Lo Vecchio.
Se vai a vedere il mio sito www.dettomariano.it vedrai perché, in quelle date, vista la mia fortuna sfacciata nel cinema, mi era quasi impossibile trovare il tempo per agire in veste di compositore-arrangiatore–realizzatore di sigle di cartoni animati. L’importatore della serie “I bon bon magici di Lilly” però, si era intestardito e voleva che fossi proprio io a occuparmi della faccenda. Insistette in maniera così pressante e simpatica che mi convinse. Mi convinse anche per l’argomento che trattava, e cioè un tentativo di educazione sessuale dedicato ai bambini ed agli adolescenti. Mi buttai in un’avventura che mi piaceva molto, tanto, che decisi di non trattare l’argomento in maniera troppo infantile soprattutto nella parte musicale. Questa scelta fu occasione di garbate prese in giro da parte del gruppo che avevo convocato per realizzarlo (mi chiedevano ad esempio se avessi scritto questo brano …per i bimbi amanti del Jazz). I musicisti erano Mariano Perrella al Basso, Sergio Consani alla batteria, Enzo Polito alle tastiere ed anche un ex Pandemonium, Jimmy Tamborelli, alla chitarra elettrica. Tu, nella domanda, nomini anche Ferdinando Di Stefano (che forse io conosco come Arnaldo Capocchia) il quale però ha fatto parte del gruppo de “I Pandemonium” in un periodo successivo a questi eventi ma, né col nome di Ferdinando né col nome di Arnaldo ha mai partecipato alle registrazioni delle sigle di cartoni animati di cui mi sono occupato io. Quando si trattò di scegliere il cantante pensai che quello più adatto fosse Mariano Perrella e glielo comunicai alla fine della registrazione della ritmica. Perrella accettò ma, quando si trattò di scegliere la cantante che avrebbe dovuto eseguire il vocalizzo di risposta mi contestò il fatto d’aver scelto la voce di Patrizia Tapparelli. Lui avrebbe preferito, visto che si trattava praticamente di una co-protagonista, la voce di Anna Pirastu la quale aveva indubbiamente una bella voce, come, altrettanto indubbiamente, era la sua fidanzata. Gli dovetti ricordare, il più modestamente possibile, che io ero il compositore, l’arrangiatore, il realizzatore, l’editore ed il discografico e che quindi la scelta dalla voce spettava solo a me. Perrella fu il solista e la voce calda e sensuale di Patrizia Tapparelli lo accompagnò nei vocalizzi …e posso anche aggiungere che questa si può annoverare fra le poche volte in cui l’”Intelligenza” ha vinto la sua battaglia sull’”Amore”!
P.S. Intendo l’intelligenza di Perrella!

Mario Verger: E adesso ci sveli un mistero: nel 1990 fino al 1997 lavoravo come caporeparto dello Studio Animazione della Corona Cinematografica, la casa di distribuzione che importò in televisione Lamù la ragazza dello spazio. Su un foglio degli schedari Corona anni fa trovai scritto il nome di A. Giordano come cantante. Fu lei che fece gli arrangiamenti e realizzò la sigla?

Detto Mariano: Lo so che la risposta che darò sembrerà assurda per uno che come me si è occupato per tanto tempo di sigle di cartoni animati ma …io, Lamù non so neanche cosa sia!

 

25_mv(Alessandra Valeri Manera)

Mario Verger: E poi firmò quattro sigle per Cristina D’Avena: Il grande sogno di Maya/RascalIl mio amico orsetto e Le avventure della dolce Katy/Lo strano mondo di Minù. La televisione stava cambiando soprattutto con le serie degli anni ’80, come avvenne il contatto visto che le canzoni erano scritte da Augusto Martelli o quasi sempre da Alessandra Valeri Manera?

Detto Mariano: Le mie sigle sono solo due: “Il grande sogno di Maya” e “Le avventure della dolce Katy”. Gli altri due brani non sono miei e sono Lati B scelti dai dirigenti della “Five”. Nel 1983 vengo convocato dalla Fininvest per musicare una nascente serie dal titolo “Drive-in”.
In quelle date l’emittente televisiva non aveva ancora regolarizzato i suoi rapporti con la SIAE e quindi non mi avrebbe pagato i diritti d’autore nel modo consueto. Mi proposero un compenso fisso a puntata, lontano però dagli standard ai quali ero abituato. A causa della feroce povertà vissuta all’inizio della mia carriera, sono sempre stato restìo a rifiutare il lavoro, cercando, fin dove era possibile, una via di compromesso. Ci provai anche quella volta e, pensando a quanti dischi si sarebbero potuti vendere dissi: “Beh, a compensare il pagamento potrebbe essere un mia sigla inserita in una serie a vostra scelta fra quelle che trasmetterete sulle vostre reti”. Sembrò proposta accettabile e così ci accordammo. Nel 1983 e nel 1984 realizzai le musiche per “Drive-in” e solo nel 1985 la Fininvest mi chiamò per onorare quell’accordo. Mi misero in contatto con Alessandra Valeri Manera la quale era anche una dirigente (se non la massima dirigente) di quel settore. Fu gentilissima ed amabilissima, si dichiarò felice della mia partecipazione alla serie intitolata “Il grande sogno di Maya” e mi consegnò il testo che aveva già scritto e che io avrei dovuto musicare. Nel frattempo si erano evolute le mie cognizioni sui computer musicali e già dal 1983 avevo incominciato ad usarne uno (il più sofisticato del momento) conosciuto col nome di “CMI Fairlight Series IIx”. Con quello strumento avevo già realizzato musiche per film internazionali come “Exterminators of the year 3000” ed anche un film oggi acclamato come tra i massimi “cult” dal titolo “Amore Tossico”. La mattina di un giorno del 1985 portai il computer nella sala di registrazione della Fonit-Cetra di Via Meda 45 a Milano per registrare la base musicale. Nel primo pomeriggio convocai i bambini della scuola di Nini Comolli alle stesse condizioni già in precedenza descritte e verso le 17 arrivò Cristina D’Avena alla quale piacque il tutto e lo cantò in scioltezza. Questo è il commento che un gruppo di fans mi hanno inviato per mail:
Il grande sogno di Maya” venne estratta addirittura come secondo singolo dall’album “Fivelandia 3”, quello che da più parti è considerato l’album della maturità della D’Avena, nonché il suo più ricco e saldo. Si tratta di un brano molto elegante e raffinato che Cristina interpreta caricandolo di pathos. Una composizione sofisticata impreziosita da un coro sapientemente diretto, struggente e complesso nella concezione ma dall’arrangiamento scarno ed essenziale per dare maggiore risalto ad una D’Avena semplicemente sublime“.
Il brano piacque non solo a quel gruppo di fans ma anche a tutti quelli che nella Fininvest erano preposti all’operazione, ed anche se l’accordo (verbale) prevedeva un solo brano, fu la stessa Valeri Manera a telefonarmi per propormi di realizzare la sigla di una nuova serie dal titolo “Le avventure della dolce Katy”. Le modalità furono le stesse: il testo era già scritto e perfetto nella metrica e nella storia, utilizzai il “Fairlight Series IIx” per la base musicale, convocai il coro di bambini di Nini Comolli ed infine Cristina D’Avena venne in sala di registrazione nei modi e tempi della precedente sigla e la cantò con la consueta bravura. L’anno scorso (o due anni fa) la “Five” volle fare un omaggio ai Fans-Club di Cristina D’Avena sparsi in tutta Italia pubblicando un DVD contenente una decina di brani scelti fra i circa 700 da lei registrati e chiese, ai fan stessi, di indicare quali titoli, fra quei 700, inserire nel DVD. Il brano “Le avventure della dolce Katy” …salì sul podio, essendosi classificato terzo in questa speciale classifica stilata da tutti i Fans-Club. Meglio di così non potevo concludere!

Mario Verger: Altre sigle di cartoni animati che lei ricorda?

Detto Mariano: No! Caro intervistatore, mi hai sfinito: 18 domande con 18 accurate risposte …credo che bastino no?

Mario Verger: Grazie Maestro Mariano!

Detto Mariano: Prego (Dott.? M°? Ing.?) Mario!

Mario Verger: Professore e regista di cinema d’animazione! Grazie ancora e… alla prossima sigla!

 

26_mv(Il M° Detto Mariano in una foto di oggi)

Detto Mariano: Musica Maestro!
le sigle d’oro dei cartoni animati giapponesi

Testo © Mario Verger, 2016. Tutti i diritti riservati

 

Collegamenti esterni:

Detto Mariano – Wikipedia

Detto Mariano – Wikipedia English

Detto Mariano – Internet Movie Database

Detto Mariano – Sito internet

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+