Le avventure di Pinocchio: il sogno di Giuliano Cenci

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Le avventure di Pinocchio: il sogno di Giuliano Cenci

Il Capolavoro a lungometraggio dell’animazione italiana Un burattino di nome Pinocchio di Giuliano Cenci, apprezzato in tutto il mondo, ritrovato e restaurato, è tornato magicamente a rivivere ed è stato recentemente proposto per la prima volta al Cinema Trevi in una giornata interamente dedicata al celebre burattino di Collodi sponsorizzata del Centro Sperimentale di Cinematografia.

di Mario Verger

L’incontro con Giuliano Cenci al Cinema Trevi a Roma. Una mattina, ai primi di gennaio 2016, mi chiamò al cellulare Massimo Becattini per invitarmi come relatore alla presentazione del Pinocchio al Cinema Trevi, in una serata promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia dedicata al celebre burattino di Collodi nella quale, per l’occasione, sarebbe venuto a Roma Giuliano Cenci! Nonostante emozionato, gli risposi, però, che in quella data sarei stato a Johannesburg per sposarmi e, ringraziandolo, gli proposi di invitare al mio posto Marco Giusti.
Ma in ultimo, preferii rimandare il matrimonio e partire subito dopo la presentazione del Pinocchio; motivo per cui il mio nome non comparve pubblicato fra i relatori della serata, in quanto essi già comunicati a Luca Pallanch, il responsabile delle programmazioni al Trevi… (per fortuna, pochi mesi prima fu presentato nella medesima sala West & Soda, per i 50 anni del primo film di Bruno Bozzetto, a Roma con in testa nei depliant una mia recensione!).
Andai accompagnato da una giovane ragazza che conoscevo da un decennio, Sandra, la quale aveva un Bed & Breakfast nel centro di Roma, senza accennarle di film su Pinocchio, Rai, Marco Giusti, né gli rivelai chi era per me il suo straordinario regista: Giuliano Cenci.
Alle 20,30 del 5 febbraio, in ritardo mi diressi con la mia Mercedes a S. Maria Maggiore a prendere Sandra, la quale già era ad attendermi portandosi ben due macchine fotografiche professionali per scattarmi le foto durante la serata. E, alle prime luci della sera, ci dirigemmo a gran velocità verso Via Nazionale. Un breve giro convulso a tutto gas per Via del Tritone fino a Via Rasella per arrivare a Via delle Quattro Fontane e riscendere per ritornare da dove eravamo praticamente sbucati. Parcheggiammo dietro alla sede del Messaggero, poco prima dell’entrata del Traforo. Erano oltre le 21; io affrettavo il passo facendo strada a Sandra ingombrata dalle macchine fotografiche e dai tacchi alti, la quale mi seguiva lungo la via piena di gente, quando per me l’emozione di rivedere Cenci dopo 8 anni era ormai imminente. Giungemmo finalmente dopo poco a Fontana di Trevi, allegra, illuminata e sovraffollata di turisti…
E nella viuzza ortogonale alla piazza, risalendo le scalette interne che conducevano al Cinema Trevi, entrammo con un buon quarto d’ora di ritardo quando, oltrepassando le tende, da lontano vidi Giuliano Cenci con davanti il microfono seduto di fronte al pubblico.
Scendendo lateralmente al pubblico i gradini seguito da Sandra, avvistai in lontananza anche Marco Giusti e ricordai quando, agli inizi del 2009, incontrai Enrico Ghezzi per discutere sul mio cartoon Hello Ghezzy! da trasmettere su Rai Tre per il 20° anniversario di Blob.
Sempre a proposito di Hello Ghezzy!, che aveva registrato dieci milioni di telespettatori, ricordai che fu proprio alla fine di una memorabile giornata passata a Fiumicino con Sandra che mi venne in mente il titolo, quando al ritorno incontrammo Paolo Luciani (amico di lunga data di Giusti & Ghezzi e titolare con Cristina Torelli dell’Officina Film Club), il quale, dopo pochi minuti di conoscenza con la giovanissima camerunense, per le sue battute in romanesco la definì semplicemente “un personaggio”.
Presentai a Marco Giusti la mia amica Sandra, facendole cenno di accomodarsi salutando al contempo i presenti, Massimo Becattini che coordinava la serata lateralmente ai primi posti e Luca Raffaelli, nel mentre arrivato con la moglie.
E discretamente mi accomodai accanto a Giuliano Cenci, che abbracciai dopo tanti anni…
Ebbi però l’impressione che Cenci, così sobrio e cauto, mi aveva riconosciuto sin dall’inizio, in quanto ero molto cambiato… La presentazione ebbe inizio.

 

1(Al centro Giuliano Cenci, a destra Mario Verger e a sinistra Marco Giusti e Luca Raffaelli)

 

Io accanto a Cenci, nel mezzo, poi Giusti e Raffaelli, e Becattini. Intravidi ora di fronte a me, il M° Vito Tommaso con la consorte, più in là la Roberta Paladini, e nella file dietro altre persone fra le quali, Noa Bonetti con un’amica, e Claudia Lodolo col compagno Massimo Antonelli, cineasta e scultore che lavorava al DSE, il quale firmò la regia della trasmissione di Rai Tre del Pinocchio di Cenci a puntate.
Massimo Becattini introdusse la serata, ripetendo più o meno le parole diffuse nel comunicato, «Dopo il lavoro di ricerca, restauro e pubblicazione del film La rosa di Bagdad (1949), primo lungometraggio d’animazione e primo film Technicolor in Italia, nel 2011 mi sono dedicato a tempo pieno alla ricerca dei materiali originali di Un burattino di nome Pinocchio (1972); naturalmente il campo d’indagine era Roma e i laboratori cinematografici di sviluppo e stampa che lì hanno sede. Nei miei frequenti viaggi nella capitale, ho interpellato l’amico Mario Musumeci della Cineteca Nazionale ed insieme ci siamo “spulciati” i cataloghi dei laboratori di sviluppo e stampa falliti o chiusi da tempo. Dai registri del CSC è emerso che alla chiusura della Telecolor (la ditta che aveva eseguito a suo tempo le lavorazioni del Pinocchio), tutti i materiali depositati nei magazzini erano passati allo stabilimento EuroLab, tuttora in attività. A quel punto Mario ed io siamo andati più volte presso EuroLab ed io ho fornito all’amministratrice tutti i dati storici necessari per rintracciare eventualmente il film. Dopo qualche tempo (e qualche altro viaggio a Roma), ci hanno avvertiti che tutti i materiali (negativi, internegativi, interpositivi, edizioni in lingua straniera, etc.) erano stati rintracciati in un loro magazzino a Pomezia. A quel punto – dopo una verifica tecnica dell’integrità dei materiali – è cominciata l’operazione di restauro vera e propria, curata da EuroLab sotto la supervisione della Cineteca Nazionale e finanziata dalla stessa Cineteca, al 50% con l’autore Giuliano Cenci».

 

2(Massimo Becattini)

 

Becattini lasciò poi la parola a Giusti quale moderatore della presentazione, iniziando a chiedere a Cenci di raccontare la sua storia partendo dall’infanzia. Giuliano raccontò dei suoi inizi, della passione per il cartone animato che aveva da sempre, gli studi al famoso liceo artistico di Porta Romana a Firenze, e i primi esperimenti animati: dal Paperino animato su un blocchetto scorrevole di cartoncini, ancora quindicenne subito dopo la guerra a qualche anno avanti quando realizzò nel 1949 la sua prima pubblicità cinematografica in 16 mm con Nerone.

 

foto 017 (7)(Giuliano Cenci nel ’72 alla presentazione del film con in braccio la figlia Elena)

4(Il padre di Giuliano, Guido Cenci e il fratello Renzo Cenci)

In quell’occasione Cenci ebbe a ricordare l’aiuto familiare che gli diede soprattutto il fratello Renzo appassionato di fotografia e il loro padre Guido, i quali costruirono una prima cinepresa 35 mm modificando un vecchio apparecchio fotografico. Dopo aver ricordato gli esperimenti per l’abbinamento del cartone animato col cinema dal vero, Giuliano Cenci accennò alla realizzazione dei primi Carosello, argomento molto caro a Giusti, al quale specificò d’aver realizzato lui le primissime pubblicità della Philco nel lontano 1957.

 

5(Walter Chiari e Corrado Mantoni)

 

Per poi passare al Pinocchio. Giuliano Cenci rievocò quando, all’indomani di un contatto con l’agente di Walter Chiari, venne presentato a Corrado Mantoni, che promosse alla sala Stensen di Firenze la proiezione di un 300 mt., con le scene più spettacolari del Pinocchio per cercare i finanziatori per il lungometraggio. Il Film costò all’epoca 450 milioni di lire. Importanti industriali finanziarono il lungometraggio, la cui lavorazione effettiva durò sette anni, tre soltanto di preparazione. E, per il doppiaggio, Giuliano non si scordò di ricordare quando scelse, fra i provini per la voce del burattino allo studio adiacente a quello di Riccardo Paladini proprio quello della figlia undicenne del giornalista Rai, Roberta Paladini, all’epoca agli esordi; l’importanza di Lauro Gazzolo quale direttore del doppiaggio e Renato Rascel che fece da voce narrante e cantò la canzone del Film.

 

6(Renato Rascel)

7(Riccardo Paladini e Lauro Gazzolo)

Riguardo la scelta stilistica Cenci disse d’aver fatto riferimento ai modelli di Attilio Mussino, tanto che ad onor del vero sulle libere interpretazioni del burattino, riferì che all’epoca le pagine della sua riduzione cinematografica, il nipote dello scrittore Mario Lorenzini (che insieme al fratello Antonio facevano da consulenti al Film), gliele approvò firmandogliene una per una…

 

8(Carlo Collodi)

9(Giuliano Cenci)

10(Giuliano Cenci, seduto, con Renzo Cenci e le loro figlie, Patrizia e Lucia)

11(Giuliano Cenci con, a destra, Italo Marazzi alla Cartoons Cinematografica Italiana)

 

Ricordo che Cenci raccontò che lui come regista e capo animatore, assieme al suo vice Italo Marazzi lavorarono con tutta l’équipe anche il giorno di Natale del ’69 perché la lavorazione l’aveva suddivisa un tanto al mese; e quindi si dovevano produrre un tanto di minuti all’anno per quattro anni, ricordando con gratitudine la sorella maggiore Margherita, la quale fece un ottimo lavoro di Segretaria di Produzione al Film. Poi continuò a raccontare riguardo la travagliata lavorazione, non ultime le difficoltà messegli all’improvviso da un finanziatore milanese, molto influente nell’ambiente cinematografico dell’epoca. E l’incontro col famoso responsabile della Titanus Film Goffredo Lombardo, il quale, innamoratosi del Pinocchio di Cenci, gli stipulò un contratto da firmare per il lancio del Film in tutto il mondo. Ma, per un senso di gratitudine verso i finanziatori pur essendo a capo della Cartoons Cinematografica Italiana, essi preferirono farlo distribuire subito tramite gli indipendenti regionali. E ciò si rivelò un disastro economico per i mancati incassi… Come se non bastasse, per aiutare l’équipe in quanto valida, subito dopo il Pinocchio, Cenci ebbe un nuovo contraccolpo perché col nuovo soggetto animato da cui trarne una serie, Pim e Spam, ingannato da un sedicente produttore, dovette vendere persino la casa paterna per saldare i debiti.
Poi Giuliano Cenci accennò d’aver partecipato, lui e il fratello Renzo, nei primi anni ’70 alla fondazione dell’ISCA (l’Istituto per la Diffusione del Cinema d’Animazione) assieme a Bruno Bozzetto, Nino e Toni Pagot, Roberto e Gino Gavioli, Osvaldo Cavandoli e altri, con lo studioso e critico cinematografico milanese Massimo Maisetti.
E infine, Giuliano ricordò l’ultima volta che vide il suo Pinocchio prima di perderne le tracce, quando il Film fu venduto da una società, di cui Cenci non aveva nessuna quota, alla Rai per un programma a puntate per il DSE e, dopo 20 anni che era scomparso, era stato finalmente ritrovato nel 2011 grazie alle ricerche dell’Arch. Massimo Becattini, documentarista di film d’arte, con l’aiuto dei responsabili del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, in particolare dal dirigente dott. Mario Musumeci.

12(Luca Raffaelli, Marco Giusti e Giuliano Cenci – © Massimo Becattini)

 

Giusti continuava a far domande, mentre poi prese il microfono Raffaelli, il quale, spiegando di essere stanco essendo tornato la mattina con la moglie da Mumbai, dichiarò che il Film di Cenci è “Storia dell’Animazione Mondiale”, ed era inoltre famosissimo durante gli anni ’70, perché andava in onda ripetutamente in tutte le TV private di tutta Italia, assieme a tanti altri famosi film dal vero.
Raffaelli disse che vide il Pinocchio di Cenci ancora ragazzino quando uscì nel ’72 ricordando che andò al Cinema Balduina di Roma.

 

13(La versione americana di The Adventures of Pinocchio – © Giuliano Cenci)

 

Poi Giuliano Cenci aggiunse che venne esportato anche in più di 20 paesi del mondo. Purtroppo non è stata fatta della conferenza una ripresa video ma meno male che la mia amica Sandra, alla quale avevo pregato soltanto di far le foto, di tanto in tanto schiacciava il tasto ‘Rec’ ‘del video. Ecco, qualche breve stralcio:
Io affermai: «Ha avuto in America, in California sul circuito televisivo di Nickelodeon, in tutti gli anni ’80 e ’90 un notevole successo: è girato negli Stati Uniti ed è molto conosciuto, e poi è uscito pure in VHS».
Luca Raffaelli incalzò, «Si, ma Cenci ha avuto i soldi?, questo voglio dire!».
E Marco Giusti accanto gli chiese esplicitamente, «Ha avuto i soldi dalle vendite dall’estero?».
Giuliano Cenci rispose, «Soldi sono arrivati ma non ricoprivano mai le spese che abbiamo sostenuto, è lì c’era tutto in rimessa…».
Giusti contrattaccò, «E cosa ha fatto poi per sopravvivere a questo disastro?».
E Cenci rispose, «Intanto io, ingenuamente ho cercato – primo errore mio – ho cercato di salvare il posto di lavoro dei tecnici che lavoravano da noi: eran bravissimi animatori, scompositori, lucidatori, coloritrici, specialmente quello che facevano le donne; era un équipe di gente bravissima, gli avevamo insegnato a fare il cartone animato nell’arco di questi quattro anni. E quindi era così qualificata che mi dispiaceva chiudere baracca e mandarli via… Volli fare un estremo tentativo di mantenere in vita questa azienda con le nostre piccole forze e qualche socio l’abbiam trovato ma non erano sufficienti… Fatto sta che a quel punto dovetti intervenire con la vendita della mia casa, perché eravamo nei debiti e non si poteva pareggiarli
».

[…]

14(Il mio caro Pinocchio – © Mario Verger Eidon Edizioni)

 

Mario Verger, «Io ho scritto un libro, Il mio caro Pinocchio, nel quale ho raccontato tutto questo diario che mi ha portato a conoscere questo autore straordinario… e poi vedo qui in sala il M° Tommaso, che mi ricordo, simpaticissimo, dieci anni fa sono andato pure a trovarlo per l’intervista; e Roberta Paladini, che riconosco, di cui ho conosciuto, anzi ho avuto l’onore di conoscere se pur telefonicamente suo padre Riccardo, che è stato una persona straordinaria che mi ha anche un pochino aiutato quand’ero ragazzino quindi lo ricordo con affetto; egli è stato il primo speaker giornalista Rai, una persona molto fine come oggi non se ne trovano più».
[…]
Marco Giusti intervenne ancora, «…E poi c’era un altro stupendo Pinocchio dell’epoca del muto, bellissimo, fatto da Giulio Cesare Antamoro… Pinocchio è un bellissimo tema, per esempio Fellini, che avrebbe voluto sempre farlo, in realtà non l’ha fatto mai, lo ha ‘sciolto’ Pinocchio; è difficile Pinocchio credo, no? Sbaglio Giuliano?».
Giuliano Cenci rispose, «E’ vero, è vero, è un personaggio difficilissimo, si».
Luca Raffaelli prese nuovamente il microfono per aggiungere, «…E comunque è difficile l’animazione italiana perché, voglio dire, se la Rai si fosse accorta che c’era un certo ‘signor Cenci’ che aveva fatto un lungometraggio di Pinocchio, magari poteva pure prevedere qualche cosa, qualche piccola produzione, insomma… Marco, tu lavori nella splendida azienda di stato televisiva… e io ho visto le lacrime di un collega di Cenci, Roberto Gavioli, quando mi raccontò che la sua azienda, la Gamma Film, avrebbe potuto rimanere viva e invece ha dovuto buttare all’aria tutta quella che era stata una lunghissima tradizione della Gamma Film, mandando a casa centinaia di dipendenti, il posto a Cologno Monzese lo prese un signor Berlusconi per farci la sua televisione, perché Luciano Scaffa, capostruttura della Rai, non diede manco una risposta alla sua proposta di una coproduzione di una serie televisiva che Gavioli doveva fare con la Germania… Me lo disse proprio fra le lacrime perché la fine della Gamma Film è la fine di un altro pezzo dell’animazione italiana che non ha mai potuto contare sulla continuità, perché io mi chiedo veramente se, dopo il Pinocchio di Cenci, se Cenci avesse potuto fare un secondo film, un terzo film, o un quarto film, staremmo a parlare veramente di grandi capolavori dell’animazione italiana e invece ci troviamo a parlare solo di operazioni coraggiose, piene di cuore, tra mille difficoltà e non possiamo mai parlare di continuità e questa è veramente…»
Giusti aggiunse, «Erano quasi sempre imprese impossibili credo…»
E Cenci, «Non spaventavano, però, per niente…»
Mi è rimasto, fra i sogni nel cassetto, La notte dei desideri, di Michael Ende, che è anche attuale, che doveva essere il film successivo a quello lì, e niente…».
Dalla platea, intervenne Vito Tommaso, «Dobbiamo fare gli applausi a Giuliano Cenci per tanti motivi, non perché sia un grande uomo d’affari, però è stato un signore veramente, quando abbiamo fatto la colonna sonora presso la RCA, noi abbiamo lavorato insieme per parecchio tempo e poi siamo finiti dal papà suo [indicando Roberta, n.d.r.], perché di Paladini ne abbiamo tutti un bel ricordo… E abbiamo lavorato con entusiasmo e anche se non è andata benissimo sotto il profilo economico, diciamo che almeno sotto il profilo umano è andata benissimo. Viva Giuliano!
».
In ultimo, Massimo Becattini (i cui documentari d’arte sono periodicamente esposti al Louvre), raccontò riguardo le rocambolesche “peripezie” per ritrovare il negativo originale e le delicate fasi del restauro con la supervisone dell’autore, fino a ottenere un definitivo digitale in Alta Definizione HD, distribuito assieme al suo documentario sulla storia del Film dalla Rai-ERI, di cui, per l’occasione odierna aveva preparato un Blue-ray. Un applauso dal pubblico in sala e si annunciò la proiezione del Pinocchio… Ci alzammo spostandoci in primissima fila, fra i divanetti centrali di velluto bordeaux; io presi posto centralmente in mezzo, vicino a Giuliano Cenci e accanto alla mia compagna Sandra; più lateralmente a noi Becattini, fautore della serata; subito alla fila dietro Tommaso con la moglie, e, poco distante, la Paladini col marito. Con affetto, non vedendolo da un decennio, carezzai Cenci sulla spalla dandogli un bacino tenero, quando dietro me, con la coda dell’occhio, scorsi la Paladini che aveva notato apprezzando il gesto di tenero affetto riguardo una conoscenza antica… Poi si spensero le luci e iniziò il Film. Rividi i titoli, stavolta per la prima volta vicino a Giuliano, con la musica e la canzone di Renato Rascel, mentre intravedevo Giusti che più indietro iniziava a risalire le scale… Mi alzai un attimo, scusandomi con Cenci e dicendo alla ragazza di restare là che sarei tornato presto…

15(Un burattino di nome Pinocchio – © Giuliano Cenci)

 

Infatti, raggiunto nell’antisala, Marco Giusti mi spiegò che doveva scappare, decidendo, anche per riprendermi dall’emozione, di accompagnarlo alla macchina… Conoscevo benissimo il Pinocchio e non credevo che Cenci potesse averla con me… Facemmo un breve tratto di strada insieme; Marco era ormai lanciatissimo… Una “star” dello spettacolo; molto diverso da vent’anni fa quando era così timido e impacciato, altro che il Capolavoro di Cenci che al contrario non gli aveva fatto incassare una lira!… Evidentemente i soldi e il successo televisivo a Giusti piacevano: abbigliamento radical chic e sciarpa rossa, da… regista! Fortunatissimo, affrettava il passo mentre gli raccontavo di una recente “peripezia collodiana”, in quanto dovendo andare a trovare la mia fidanzata in Africa, dei balordi in un’ambasciata romana mi avevano bloccato il visto nientemeno che per sospetto di “traffico umano”… «Che strano…», osservava Giusti cercando di capire… «Ma tu hai dei precedenti?!…», mi chiese Marco navigato ormai su tutto.
«Nessuno. Ecco perché è inspiegabile!…», specificai io al critico cinematografico, figlio del famoso Questore che aveva da poco compiuto cent’anni.
Avevo trovato persino pure dei dispacci diffusi in internet dove si diceva che se andavo in questo Stato, l’Immigrazione mi avrebbe arrestato facilmente, rischiando ingiustamente l’ergastolo, non avendo io peraltro nessuna fiducia nella Farnesina…

16(Un burattino di nome Pinocchio – © Giuliano Cenci)

Poi, ringraziandolo del fatto di essere venuto appositamente per la serata, tornando a Cenci, Marco aggiunse che, «è una persona deliziosa».
Arrivammo alla macchina, parcheggiata perfettamente nonostante le stradine del centro storico sovraffollate anche di notte per via dei turisti e… senza neanche la multa! Dovendo partire pochi giorni dopo per Sanremo, Giusti entrò in auto e ci salutammo in fretta. Ma, parlando per pochi metri in quel piccolo labirinto di stradine interne, erano passati già dieci minuti quando, affrettando il passo di ritorno al Trevi, mi chiamò Luca Raffaelli, il quale mi chiese subito, esterrefatto, cosa stessi facendo per ottenere una tale “negrizzazione” (una sorta di Michael Jackson al contrario!), essendo irriconoscibile avendomi visto per tutta l’estate nerissimo per l’abbronzatura “dark” e adesso in inverno quasi altrettanto; aggiungendo che non vedendomi in sala voleva salutarmi ma, nonostante gli assicurassi pochi minuti al mio rientro, non mi poteva attendere in quanto in moto con la moglie, entrambi molto stanchi, di ritorno da Mumbai. Ringraziandolo tantissimo per la sua presenza, chiedendogli di salutare Francesca da parte mia lo congedai promettendogli che ci saremmo sentiti presto.
Rientrai a luci spente in sala, riprendendo con discrezione il mio posto a sedere, e vidi alla mia sinistra Cenci imperturbabile che guardava lo schermo e alla mia destra Sandra altrettanto imperturbabile che seguiva lo svolgersi del Film… neanche si era distratta un attimo… anzi ero io ad aver avuto il bisogno di alzarmi, superata l’emozione della presentazione al pubblico…

17(Un burattino di nome Pinocchio – © Giuliano Cenci)

 

Il Film era eccezionale, con una pulizia visiva e cromatica mai vista sinora e, per di più adesso, per la prima volta con accanto la viva presenza dell’Autore!
Vedendo il Pinocchio, volli al contempo un attimo osservare Cenci di profilo al mio fianco: fermo, fisso, con le stanghette degli occhiali le quali, per via del buio, non mi facevano intravedere il suo sguardo; sembrava che dormisse…; mi avvicinai, mi avvicinai a lui immobile e, osservandolo meglio…invece no!: sveglissimo, imperturbabile della mia vicinanza stava semplicemente osservando me e contemporaneamente scena per scena, anzi…fotogramma per fotogramma, il suo fantastico Film! Stessa cosa alla mia destra Sandra, osservando il di lei bel profilo, col nasetto ben delineato e le labbra paffute, ferma anch’ella, fissa, imperturbabile coi suoi occhi vispi, i quali si intravedevano dagli occhiali a scrutare ogni scena del vero Pinocchio!
Veramente, Cenci e Sandra possedevano una forza di concentrazione incredibile: gli occhi di entrambi, i quali, scrutati al dettaglio, erano due… minuscoli microscopi!
Non li freghi!…
Non avevo mai visto “il mio caro Pinocchio” così bene sino ad allora; merito ancora una volta del Becattini che era riuscito, per l’occasione, a far proiettare una copia in Blu-ray del Film; cosa che non era stata possibile nella prima diffusione del Dvd di Un burattino di nome Pinocchio per la Rai-ERI ma che al contrario vi era riuscito con la precedente uscita de La rosa di Bagdad per l’Istituto Luce e poi riedito col libro pubblicato da Gallucci.

18(Un burattino di nome Pinocchio – © Giuliano Cenci)

19(Un burattino di nome Pinocchio – © Giuliano Cenci)

Poi sul finale, si sentì nuovamente la canzone cantata da Rascel sulla musica del M° Tommaso quando tutti estasiati facemmo a Cenci, commosso, un grande applauso!
Accese le luci in sala e alzandoci, vennero personalmente a salutare e a fare i complimenti al “Maestro” Giuliano Cenci, Vito Tommaso con la consorte, i quali si congedavano; e poi Roberta Paladini, con grande gioia di Giuliano che la ricordava poco più che bambina alla Riversinc, poi CDC, lo studio di doppiaggio dove fu sonorizzato il Pinocchio sotto la direzione di Lauro Gazzolo, quando la figlia di Riccardo Paladini esordì undicenne.
E infine Noa Bonetti, la giornalista autrice di vari libri e best sellers di successo oltre che di rubriche Rai, la quale nel ’72 intervistò Cenci all’indomani dell’uscita del Film per un articolo su Il Messaggero, quando ne parlarono tutti i giornali.

20(Giuliano Cenci e Roberta Paladini – © foto: Massimo Becattini)

21(Giuliano Cenci con Roberta Paladini e Vito Tommaso – © foto: Massimo Becattini)

Mentre ci congedavamo, risalendo le scale interne al cinema, Cenci davanti e io dietro a lui, gli indicai la penna stilografica dorata che armavo per tutta la serata, dicendogli, «anche io ho la mia Elena!», essendo la figlia minore un po’ la sua segretaria tuttofare la quale spesso prendeva le sue difese su chi approfittava della sua bontà, quando pensò appunto che mi riferissi a chi mi accompagnava anche per le foto… Invece, richiamando meglio la sua attenzione sulla stilo d’oro gli feci vedere che non si trattava di una penna bensì… di un pugnale!
Ci dirigemmo così verso l’uscita. Cominciava ad esser tardi, quasi le mezzanotte. E, fuori dal Cinema, nella piazzetta antistante l’entrata, gli ultimi saluti al “Maestro” Giuliano Cenci, in soprabito e cappello; eravamo io e Sandra, Becattini e la Bonetti (alla quale, essendo tardi, assicurai un passaggio), quando uscì anche la figlia di Sandro Lodolo, Claudia Lodolo, la quale voleva complimentarsi personalmente con Giuliano Cenci.
Spiegai a Cenci, cautamente per non mescolare le due ‘scuole’, che la signora era figlia di un importante cartoonist che aveva firmato per trent’anni centinaia di sigle televisive della Rai. Cenci fu molto contento di incontrarla, anche se conosceva il padre solo di nome non avendo mai avuto occasione di collaborare assieme, mentre Claudia fu estremamente gentile nel congratularsi per la bravura e la sensibilità di quest’uomo. Anche la Bonetti, fumandoci assieme una sigaretta, commentava che questo lungometraggio era commovente, non una semplice interpretazione di Pinocchio, peraltro fedelissima al Collodi, ma di più, un Film fatto benissimo che insegnava a vivere… E, in ultimo, prima di congedarci tutti perché quasi notte, scattammo qualche ultima foto assieme…

22(The President of Florence Matteo Renzi, the Master of Animation Giuliano Cenci, the animator Alex Orrelle (Pixar) and the characters designer JP Vine)

23(Il Maestro Giuliano Cenci con Mario Verger e Sandra Mefire Njoya)

Prima di incamminarci, notavamo con Cenci e Becattini la simpatia della piccola Sandra, la quale continuava a scattarci foto, assicurando entrambi che in realtà possedeva un fisico da “Moana”, soprattutto indossando minigonne e tacchi alti dorati, dissi io allusivamente visto che Noa Bonetti ne era stata la biografa ufficiale, avendo fatto assieme nel 1994 il cortometraggio d’animazione Moanaland.
Potevamo ripassare per Fontana di Trevi ma Becattini dovendo fare un bel tragitto di cui sembrava conoscere il percorso ci indicò di seguirlo invece internamente per i vicoletti, finiti i quali si tagliava per poi scendere per raggiungere l’albergo dove alloggiavano…
Io vicino a Cenci col Becattini davanti, gli uomini; seguiti a pochi metri dopo dalle donne, la Bonetti e Sandra… Giuliano mi disse che Sandra gli sembrava una ragazza a modo e bene educata, mentre, camminando accanto a Cenci ascoltavo dietro noi i di lei discorsi con la scrittrice riguardo i suoi trascorsi con un primo fidanzato belga legionario (a me anni prima aveva raccontato invece che aveva lasciato il suo paese giovanissima perché si era innamorata di un ricco sceicco), parlando a lungo con la Bonetti della Legione Straniera; delle abitudini delle famiglie in Belgio, essendoci vissute entrambe; oppure essendo Noa milanese doc, riguardo le differenze culturali fra il nord e il sud Italia.
Sandra Rainatou Mefire Njoya aveva un fascino misterioso, savoir-faire ed una grande abilità diplomatica sapendo spaziare su tutto, nonché una spiccata attitudine artistica: la fidanzata perfetta per un artista…! Non a caso era la discendente diretta della Dinastia Reale del regno Bamoun, un gruppo etnico bantu del Centr’Africa; il bisnonno di Sandra, Re Ibrahim Njoya, meglio conosciuto come “King Njoya”, era il XVII° Sultano di una lunga dinastia reale risalente al 14° secolo che governò Bamoun nella parte occidentale del Camerun. Egli fu un grande innovatore, promuovendo fra l’altro lo sviluppo culturale delle Arti e costituendo ai primi del XX Secolo un Palazzo delle Arti in Foumban, attualmente patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.
A lui successe il figlio, Re Seidou Njimoluh Njoya, suo nonno. Attualmente, essendo stato incoronato lo zio, la principessa Bamoun Sandra Mefire Njoya è volata in Europa, e in Italia dirige un Bed & Breakfast nel centro della Capitale.

24(La principessa Bamoun Sandra Rainatou Mefire Njoya – © Mario Verger)

A Sandra, inoltre, piaceva studiare le caratteristiche degli italiani, ed aveva individuato una nuova “etnia” dalla “c” talvolta aspirata del Becattini, il quale, meno mediterraneo credeva fosse un “albino”, anche cercando di ripronunciare il termine “Pinocchio”; si era inoltre accorta che queste due persone erano di tipologia più elevata dei Romani, non avendo modo di conoscere sinora né i toscani né Firenze con le sue bellezze artistiche.
Inoltre Sandra mi diceva che il Pinocchio di Giuliano Cenci era veramente il vero Pinocchio, la vera storia di Collodi, molto diverso da quelle versioni edulcorate, che a confronto le erano piaciute meno, di Luigi Comencini e di Roberto Benigni.
Commentando anche noi tre avanti contenti la serata, notando tutti la gentilezza di Giusti nel venire a far da moderatore nonostante gli impegni televisivi, come ancora Luca Raffaelli, tornato da una vacanza in India, la cui preparazione sul cinema d’animazione era veramente notevole… Becattini fece notare a Cenci che Giusti, più critico cinematografico, parlava un po’ a “scoop”, da personaggio famoso insomma, più popolare che specialistico; mentre gli spiegò che Luca Raffaelli è un esperto assoluto di cinema d’animazione scrivendo su Repubblica. Ma di entrambi si era apprezzata la disponibilità a promuovere un Classico dell’Animazione Italiana come Un burattino di nome Pinocchio. Proseguendo a camminare tra vicoli deserti e lucette lontane, fra il freddo di tramontana in una nottata fresca ma invernale, per “riscaldare” la situazione feci un po’ di imitazioni tirando fuori la cadenza francofona di alcune mie ex che avevo frequentato… Becattini si divertiva mentre Cenci imperturbabile sembrava non capisse ma… altroché!, confermando d’aver visto anni fa anche i disegni di alcune di loro che gli inviai in visione…
Ma non bastava: dietro di noi, ascoltavo in lontananza i discorsi della Bonetti con Sandra, la quale si divertiva a raccontarle della mia (presunta) infedeltà con le donne sostenendo che ero un donnaiolo, tirando fuori in diretta un “elenco” di ragazze con le quali, lei presupponeva, avessi avuto una relazione… Assurdo: ascoltavo, uno ad uno, questi nomi ma mai avevo avuto con esse alcuna relazione sentimentale!…

25(Nemoland 2012 Awards: Il Maestro Giuliano Cenci – © Nemoland)

26(Nemoland 2012 Awards: Il Maestro Giuliano Cenci con gli illustratori canadesi, Bobby Chiu e Kei Acedera, autori di incredibili creature per film come “Men in Black II” e “Alice nel paese delle meraviglie” di Tim Burton – © Nemoland)

27(Nemoland 2012 Awards: Il Maestro Giuliano Cenci, premiato, consegna il premio al Maestro  Yoichi Kotabe – © Nemoland)

 

E, poi Cenci spesso si doveva fermare per riposare. Becattini, più giovane, faceva a noi cenno di sostare, per qualche istante… per poi riprendere la marcia…
Giungemmo ormai di notte a una piazza esterna e semideserta, che sorgeva su uno dei sette colli di Roma, con la nebbia soffusa che per la brezza notturna ci inondava, passando innanzi un palazzo immenso, con la bandiera tricolore e a sentinella i Corazzieri con lo stendardo presidenziale: il Palazzo del Quirinale. Veramente scortavamo Giuliano Cenci, come se fosse lui il vero e unico Presidente della Repubblica Italiana!
Finalmente superato il lungo tragitto arzigogolato, uscimmo ritrovandoci all’uscita opposta del Traforo, superato di poco il Palazzo delle Esposizioni. Forse Becattini, essendo di Firenze non era troppo pratico e gli avranno indicato codesto percorso, o forse per non far fare a Cenci pochi metri in confronto risalendo una strada lievemente in salita di certo con meno gelo perché “riscaldata” dai turisti. Meglio sarebbe stato se riprendevamo da Fontana di Trevi la stradina in salita arrivando senz’altro prima all’angolo col Traforo, proprio dove avevo parcheggiato la macchina e li potevo accompagnare tutti in automobile!… Ero felice di stare il più tempo possibile con Giuliano ma in effetti mi rendevo conto che per la sua età, di notte peraltro col freddo, non era per un ottantaquattrenne la situazione migliore!
E continuammo lungo Via Nazionale, dirigendoci in discesa verso Via IV Novembre…
Ormai eravamo quasi arrivati – pensai – e, dovendo attraversare la strada in curva, ricordai allegramente a loro che se mi scattassero una foto ora, di notte, vestito con il cappotto nero di pelliccia e quel “cappellino alla Johnny Depp” (come l’aveva definito simpaticamente la figlia di Cenci, Elena, essendo il suo attore preferito all’indomani della mia intervista per lo stesso documentario del Becattini), potevo sembrare veramente un “boss” quale erroneamente indicato da quell’ambasciata per bloccarmi il visto, dovendo quindi partire entro pochi giorni con l’aereo per sposarmi a Johannesburg…
Certo che anche le mie amiche, dietro noi – dissi loro ridacchiando – sembravano la nostra scorta… con in testa Cenci, che sembrava importante come…Berlusconi che, anziché alloggiare all’Hotel di Via Nazionale, abitava a pochi metri di distanza dopo Piazza Venezia, a Palazzo Grazioli…
Attraversammo tutti e cinque la strada: ormai pochi metri ed eravamo giunti all’Hotel Pace Helvetia. Cenci era molto stanco, perché erano venuti in treno il primo pomeriggio. Abbracciai Massimo, ringraziandolo per questa bellissima occasione e Noa salutò Giuliano Cenci facendogli ancora i complimenti al Film, cosa che fece anche Sandra congedandosi con rispetto ed educazione, quando mi avvicinai per abbracciarlo e baciarlo sulla guancia, era così tenero, e capii quanto mi voleva bene…

Mario Verger

 

28(The Italian President Matteo Renzi, with the Master of Animation Giuliano Cenci, Alex Orrelle (Pixar) and the characters designer JP Vine – © Nemoland)

 

Le avventure di Pinocchio: il sogno di Giuliano Cenci
Testo © Mario Verger, 2016. Tutti i diritti riservati

29(Un burattino di nome Pinocchio – © Giuliano Cenci)

 

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  • Complimenti per l’articolo! Speriamo sia la volta buona che ripropongano questo capolavoro dell’animazione al cinema (magari anche solo per 1-2 giorni) e poi di nuovo in DVD e nella mancata edizione Blu-Ray.

  • Fabio Lo Monaco

    quanta rabbia e amarezza provo ogni volta che penso al destino che ha subito questo capolavoro dell’animazione e alle vicissitudini del Maestro Cenci…

  • Laura Morandi

    “Un burattino di nome Pinocchio” di Giuliano Cenci é uno scrigno pieno di dettagli riprodotti con un’accurata precisione e fedeltà del testo di Collodi: un film realizzato in un piccolo studio dopo l’orario di lavoro, con l’aiuto di tante persone e visto in tutto il mondo. Una grande dimostrazione di collaborazione, rispetto e stima per il lavoro di ogni persona per la realizzazione di questo lungometraggio: la lealtà e correttezza professionale di Giuliano è stata però sfortunatamente più grande del successo del suo lavoro. Un lungometraggio a cartoni animati con effetti e novità di animazione mai viste prima realizzato a mano senza l’aiuto del pc. Un capolavoro dell’animazione e di passione per la stessa. Grazie Giuliano Cenci!

  • mario rossi

    Rosa Foschi ha scritto:

    caro Verger,
    ho letto con autentico interesse l’articolo sul Pinocchio di Giuliano Cenci e l’ho segnalato anche ad una amica, ma non mi meraviglio più di niente, avendo poca fiducia nelle istituzioni e nella umanità cosidetta più colta – siamo ormai a un livello tale di arroganza e di ego esasperati nella ricerca della pubblicità e del successo, sono sempre quelli che credono nel proprio lavoro che vengono in un certo senso sempre fregati, l’ingenuità non è ammessa- per cui noi da tempo ci siamo ritirati come in un eremo – anche se qualche volta risorge l’idea di fare qualcosa, ma siamo inabili per combattere con questo mondo- avevo per esempio proposto alla cineteca di fare una mostra di storyboard di film progettati e non realizzati,sia di chi lavora nel mondo dell’animazione, sia dei registi di film,che hanno disegnato le loro sequenze,si va oltre Fellini, a Bellocchio, Monicelli ecc, più le avanguardie artistiche del novecento,insomma si tratta di fare un progetto e proporlo o al ministero o al comune, lo spazio si trova e credo anche gli sponsor, ma per ora ho lasciato perdere,troppa fatica e le mie forze non sono tante—

    ho ripreso ad occuparmi di poesia e basta
    un caro saluto a te e a Sandra, spero di sentirti presto
    un abbraccio Rosa Foschi & Luca Patella
    (luca ha preparato un disegnino per te)