Scenario immaginario, pezzo su pezzo: La Femme – Mystère

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

lafemme-0212

 

The Essence of Existence is Buddahood.
Jack Kerouac – Mexico City Blues

 

-Sphynx
-Le vide est ton nouveau prènom
-Où va le monde
-Septembre
Devo compiere lo sforzo di sottrarmi, per quanto questo sia possibile, alla retorica dell’entusiasmo.
Il paesaggio sonoro disegnato da Sphynx riporta una scenario immaginario che apre una suite iniziale – che si chiuderà con Septembre, la grand rentrée – posto in essere il tentativo di restituire l’ineffabilità sottile del mistero, c’è un richiamo alla psicagogia, alla reminiscenza, bisogna sottrarsi all’ora, al qui, al -ci.
Imbastita una campagna che ricama attorno al complesso d’un inno karmico, è tempo di fondere basamenti ben squadrati, lisci e levigati, di cemento berlinese (Moderat I-II-III), e cori, che ci riannodano al mistero di Hanging Rock. E poi, ancora, il solito accenno alla divinità di Moe Tucker, che apre ad un’idea di possibilità – fuori dalla porta di casa – : un cantato che si rifa alla Françoise Hardy migliore, quella del periodo Gainsbourg, il talento del secolo. Si fanno strada lentamente chitarre surf, californiane, è tempo di osare un beat più deciso. Preparatevi per l’esodo (L’Arca di Noè).

 

05 – Tatiana
06 – Conversations nocturnes
07 – S.S.D
08 – Exorciseur
09 – Elle ne t’aime pas
10 – Mycose
11 – Tueur de fleurs
Esiste la provincia con la sua aria pulita, gli spazi aperti, la chiesa al centro del villaggio, quella calda sensazione di oppressione nello sprofondo del nulla, ma questo non è certo un canto brasileiro, quanto una corsa in treno, che permette di osservare scorrere immobili, oltre il vetro sporco del finestrino, alberi evanescenti e case di mattoni scomparire rapide, alla base della ripetizione sta un senso mordace del tempo, confidare, confessare, compatirsi, nella detestabile normalità.
Où va le monde? Alla Gare de Lyon, a cercare un club, a buttare su un divanetto di finta pelle marrò quel cappotto scamosciato, che era di papà, e, messa qualcosa nel bicchiere, quadratini fine-anni-’70/inizio-’80, interrogare la distorsione del clip: hai appena il tempo di svestirti, slow-motion d’un letto, alla Dolan, una rete che si piega coperta dalla musica, entrano ampi gli archi, le Baccara, post-franchismo che odora di tremulo, e Amanda Lear, égalité sexualité sexualité… e sempre la stessa sera il noir d’una voce dura, Boney M, installata su chitarre riverberate, Paris-Strasbourg-St. Denis…alternate alla voce evanescente di Donna Summer, fino a consumarsi in Bowie, Pin Ups, e ancora parole consumate, infilate nel verso d’un crinale che guarda all’alba dell’Hip-Hop, alla confusione dei piatti dei Beastie Boys nei parchi del Bronx. Qui un lieve accenno a John Paul Jones per finire nell’8bit, nell’organo simulato da una tastiera, nel basso ripetuto su un beat essenziale.

 

lafemme604-tt-width-604-height-400-lazyload-1-crop-1-bgcolor-000000

 

12 – Al Warda
13 – Psyzook
14 – Le chemin
Risveglio. Un battere disincantato, R&B, come nei bellissimi arrangiamenti di Amy Winehouse (You know I’m no good), imbocchi un corridoio e sfiori le pareti con la punta delle dita, tepore delle mura, ricoperte di stampe improbabili, il pavimento per scivolare nel silenzio, la sbarre dei termosifoni soffocate in una colata di ghisa, alla finestra non ci sono tende a proteggerti, si guarda al sole, s’alza ad est. Ancora un accenno al sax di Bowie questa volta prestato a Tiny Girls per Iggy Pop. Proseguendo verso est dal medio oriente all’India dei Beatles, di Paul McCartney.

 

15-Vagues
Camminare lungo un marciapiede, restituito ancor più grigio dalla luce diafana d’un sole spento, distratto dal fumo, porte su porte che s’accavallano ininterrotte, il tempo che resta (Ozon), s’appoggia ai dettagli, cercati e ricercati, mentre prendi l’ultimo metrò (Truffaut), tempio del quotidiano.
Casa: gli avanzi del pasto domenicale che riposano, ben incartati nella stagnola, sul tavolo della cena in cucina, lanciare scucito un saluto, a chi si deve. In stanza le cose che avevi dimenticato, una doccia a scoprire il mistero, acqua santa, odiato sacro fano, via da ogni promessa, ritorno al ricatto dell’abitudine, del dovere, dei lunedì, dell’amore immaginato, che hai già conosciuto ed esplorato, penso alla fine di Paolo Laurana.

 

16 – Always in the Sun
17 – Couteau
Penso ergo perdo, penso ai colori toccati, alle possibilità, anni ’00: MGMT, pop-candy e poster.
Il giorno risuona e si ripercuote eterno: se non altro, almeno un’ultima sigaretta.

 

la_femme_mystere_album

 

 

 

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+