Indivisibili > Edoardo De Angelis

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A voler essere cattivi si potrebbe dire che il corpo di Indivisibili rappresenta l’esatta coabitazione siamese tra il cinema di Paolo Sorrentino e quello di Matteo Garrone. Come a dire che non è l’originalità la qualità più marcata dell’opera terza del campano Edoardo De Angelis; le brutture del litorale Domizio, la rapacità dell’essere umano, l’immiserimento delle anime, l’estetizzazione del brutto, la musica insistita e insistente sono déjà vu. De Angelis pesca da acque di superficie, tra quei pesci che tutti conosciamo, dei quali già conosciamo il sapore ancor prima di portarle alla bocca. Quel che sovverte e innova, la prima volta che lo vediamo o assaporiamo, tende a sconcertarci perché non si offre all’esperienza già vissuta. Indivisibili è la variazione di un piatto della cucina tradizionale, la rivisitazione di una lasagna, che somiglia tanto all’originale ma si presenta, magari solo nella forma, come attualizzata. Indivisibili si offre come innovativo e sorprendente senza mai sorprenderci davvero. Va dove possiamo immaginarci che vada, rispetta e asseconda le nostre aspettative. Queste considerazioni non intendono togliere valore all’opera perché anzi, sono proprie le variazioni del già visto a costituire l’essenza del pop, l’importante è chiarirsi che il coraggio sta da un’altra parte, contempla quel tipo di sfide che si assumono rischi seguendo strade non battute, o dimenticate, capaci di calare lo spettatore in un territorio inedito o anche solo non comodo e non istantaneamente comprensibile. Tutta l’eccentricità di Indivisibili è un già visto e la presenza di un corpo siamese un espediente metaforico insistito. Castel Volturno e la terra dei fuochi, il neomelodico campano, la miseria umana, i corpi imbruttiti, lo spazio architettonico e urbanistico devastato, la religione oppiacea e profittatrice, i genitori furfanti. L’omaggio contenuto nell’insistente e insistita chiamata in causa di un personaggio dal nome di Marco Ferreri è certo un omaggio – ora e sempre viva Marco Ferreri! –, ma un omaggio che, ripetendosi più volte, è come se ci invitasse a prendere in considerazione una presunta parentela o autofiliazione francamente indebita. Perché nel cinema dell’autore de La donna scimmia, per esempio, la disperazione miserrima contemplava una profonda empatia per i profittatori e i mascalzoni che, in Indivisibili, proprio non si sente perché non c’è. Era lo squallore morale ed etico di Antonio Focaccia, nella gigantesca interpretazione di quel genio di Ugo Tognazzi, il vero centro drammatico del film del 1964. Gli ultimi, nell’opera di De Angelis come in molto cinema italiano, sono invece scenografia e spazio scenico sopra ai quali far rilucere la bellezza dell’innocenza delle due sante siamesi. Nel differente sguardo verso la miseria umana, nell’attuale assenza di empatia che troppo spesso è utilizzata per spiccare voli verso lidi, promenade o magari città degli angeli, risiede quell’incolmabile scarto con il cinema italiano dei grandi Maestri che nessun omaggio o citazione è in grado di colmare. •

Alessio Galbiati

 

 

INDIVISIBILI
Regia: Edoardo De Angelis • Soggetto: Nicola Guaglianone • Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Barbara Petronio, Edoardo De Angelis • Fotografia: Ferran Paredes Rubio • Montaggio: Chiara Griziotti • Musiche: Enzo Avitabile • Costumi: Massimo Cantini Parrini • Scenografie: Carmine Guarino • Suono: Valentino Giannì • Direttore di produzione: Camilla Fava Del Piano • Produttore esecutivo: Linda Vianello • Prodottori: Attilio De Razza, Pierpaolo Verga • Interpreti principali: Angela Fontana (Viola), Marianna Fontana (Dasy), Antonia Truppo (Titti), Massimiliano Rossi (Peppe), Tony Laudadio (Nunzio), Marco Mario De Notaris (Zio Nando), Gaetano Bruno (Marco Ferreri), Gianfranco Gallo (Don Salvatore), Peppe Servillo (Professor Fasano) • Produzione: Tramp Limited, O’Groove • In collaborazione con: Medusa Film, Mediaset Premium • Distribuzione: Medusa • Paese: Italia • Anno: 2016 • Durata: 100′

 

 

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