Mirare alla nullità essendo già nulla. L’arte contemporanea: bibliografia minima

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrEmail this to someonePrint this page
Ai Weiwei distrugge una vaso della dinastia Han (206 a.C.– 220 d.C) dopo averlo ridipinto con il logo della Coca-Cola.

Ai Weiwei distrugge una vaso della dinastia Han (206 a.C.– 220 d.C) dopo averlo ridipinto con il logo della Coca-Cola.

Guardare alla «nullità essendo già nulla», secondo Jean Baudrillard questo è lo sguardo del contemporaneo sull’arte, la sua essenza. Prender l’arte e metterla da parte, allora, soprattutto quella contemporanea, quella fatta con materiali privi di valore, quella che già a pochi anni dalla sua realizzazione tende a decomporsi, quella che inservienti solerti sono portati a considerare spazzatura, quella che la guardi e ti domandi come possa una sommatoria di tali menzogne continuare a stare in piedi, quella che senza la connivenza di un intero apparato non ci sogneremmo mai di chiamare arte, quella che se pensi all’arte dei secoli passati ti domandi in quale distopia degenerata ci troviamo a vivere.

Quanto il sistema dell’arte somigli a quello del cinema, festivaliero e arthouse, non è difficile da cogliere.

A seguire una breve biografia, parzialmente ragionata, su di una serie di testi che esplorano la tellurica sensazione che ci attraversa quando incontriamo in una qualche galleria o museo pneumatici accatastati l’uno sull’altro, manichini di bambini impiccati a un albero e cessi d’oro, foglie sparse alla rinfusa, tavole imbandite in decomposizione e tutto quel bestiario tanto divertente quando deprimente che è l’arte contemporanea.

 

 

Maurizio Cattelan, Gold Toilet , Guggenheim NYC, 2016

Maurizio Cattelan, Gold Toilet , Guggenheim NYC, 2016

 





Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrEmail this to someonePrint this page