His Girl Friday (La signora del venerdì) > Howard Hawks

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Walter Burns (Cary Grant), capo redattore di cronaca nera del quotidiano The Morning Post, apprende che la sua ex moglie, nonché redattrice di punta del suo giornale, Hildegard “Hildy” Johnson (Rosalind Russell) si appresta a sposarsi l’indomani con un assicuratore, trasformandosi così in moglie e madre. Walter tenta quindi di sabotare il progetto affidandole un ultimo pezzo sull’imminente esecuzione di Earl Williams, condannato a morte per avere ucciso un poliziotto. Non solo: mette i bastoni tra le ruote alla neo coppia facendo arrestare il futuro marito per i motivi più disparati.
È però l’evasione di Williams, che si rifugia inconsapevolmente nella sala stampa scappando da un capo della polizia e da un sindaco corrotti, a convincere Hildy a seguire la storia a scapito dei suoi progetti con Bruce.

Non si può dire che i giornalisti facciano una gran bella figura nelle mani di Howard Hawks e degli autori del testo teatrale da cui il film è tratto: pronti a tutto per un colpo da prima pagina, anche all’invenzione o alla forzatura, trascorrono ore e ore al telefono, anziché per le strade a caccia di notizie, giocando a carte, bevendo e fumando.
È in questo ambiente prettamente maschile che si muove Hildy Johnson, giornalista di punta nella redazione di cronaca nera diretta da Walter Burns, giornalista totalmente privo di scrupoli.
La storia prende le sue mosse dal momento in cui Hildy comunica all’ex marito e presto ex capo redattore che intende lasciare il giornale e la professione per sposarsi con Bruce Baldwin, un assicuratore con cui si ritirerà definitivamente a vita privata. Walter finge di abbozzare ma in realtà imbastisce in un attimo un piano che la terrebbe, nelle sue intenzioni, al suo fianco.
È subito chiaro che la premessa sentimentale è un pretesto: Hawks è molto più interessato a mettere in primo piano una situazione che vede un sindaco corrotto e un non più onesto capo della polizia alle prese con un condannato a morte come motore di una commedia in cui il mondo del giornalismo è messo alla berlina con ferocia.

Screwball comedy è il sotto genere della commedia cui il film è strettamente apparentato, se si vuole stare alla definizione che vede la corrente proliferare per un decennio dai primi anni ’30 e che vede in primo piano una donna sfidare la mascolinità di un personaggio in una battaglia dei sessi che ha dominato più di un prestigioso titolo.
E infatti Hildegard “Hildy” Johnson è la protagonista assoluta, capace di dominare i colleghi maschi mettendoli a tacere con una sola sferzante battuta, macinando chilometri su tacchi alti e stretta in tailleur eleganti che stridono con l’atmosfera che la circonda ma mai con la professione che la vede protagonista rispetto ai colleghi maschi.

Il film nasce come rifacimento di The Front Page, in origine commedia teatrale scritta da Ben Hecht e Charles Gordon MacArthur già adattata per il cinema nel 1931 per la regia di Lewis Milestone. Se commedia e primo film avevano come protagonisti due uomini – sempre Walter Burns e Hildy Johnson, con Hildy che nel film di Hawks diventa diminutivo del femminile Hidelgard – è il caso che fa sì che la nuova versione abbia come protagonista una donna: durante i provini per la scelta del personaggio principale maschile, infatti, la segretaria del regista legge la parte di Hildy facendogli pensare che i dialoghi sarebbero stati credibili per un ruolo femminile. La sceneggiatura viene quindi riscritta e adattata alla nuova situazione, con l’aggiunta del personaggio del nuovo fidanzato della giornalista, della suocera e della situazione riguardante l’imminente matrimonio.
All’inizio, per il ruolo vengono considerate attrici del calibro di Carole Lombard, Katharine Hepburn, Claudette Colbert, Margaret Sullavan, Ginger Rogers, Irene Dunne e Joan Crawford ma tutte rifiutano, alcune temendo che il ruolo sia troppo esiguo, altre perché troppo costose per il progetto, che viene infine affidato a Rosalind Russell, che si rivela perfetta per un ruolo che lei stessa si cuce addosso grazie anche alla riscrittura di alcuni dialoghi operata da un pubblicitario da lei stesso pagato, con l’assenso del regista, che finiscono con l’ampliare la parte a scapito di quella della sua controparte maschile. Cary Grant, invece, è considerato per il ruolo del protagonista sin dall’inizio.
È grazie ai due attori e a due personaggi memorabili che Howard Hawks può costruire una storia dal ritmo fulminante dettato da dialoghi dal ritmo serrato, tanto da non negarsi altrimenti temutissime sovrapposizioni di voci, causa di problemi nella registrazione delle voci sul set, e battute continue.
Quello di Hildy Johnson è un personaggio moderno: quando decide di lasciare la professione per sposarsi, si intuisce che il suo desiderio è più quello di allontanarsi da un ambiente che consuma più che quello di trasformarsi in angelo del focolare. Se le sue battute hanno il potere di zittire ogni collega maschio, è però difficile tenere testa all’ex marito e quasi ex direttore Walter, un uomo che non risparmia colpi bassi per tenerla con sé nella vita (forse) e nel giornale (sicuramente), compreso quello di far arrestare più volte con accuse montate ad hoc il futuro marito di lei e fare rapire la futura suocera, affidandosi in tutto questo a persone che definire dalla dubbia moralità sarebbe molto poco.
Inutile dire che alla fine la spunterà lui (e certamente anche lei).

In un trionfo di brillante cinismo, la sceneggiatura vede la sconfitta dei buoni o pseudo tali (il futuro marito Bruce, un po’ tonto che invita la madre a unirsi a loro nel viaggio di nozze), la povera Molly Malloy, unica ad essere convinta dell’innocenza del prossimo condannato a morte, mentre i cattivi trionfano (primo tra tutti Walter), con Hildy a costituire la sola eccezione: la sua intelligenza le permette infatti di mescolarsi al peggio senza mai restarne intaccata.

Il film, tradendo la sua origine teatrale, si svolge essenzialmente tra le quattro mura della sala stampa che si affaccia sul cortile del carcere, con le ombre che si possono vedere riflesse sui muri che sembrano omaggiare il cinema noir classico, ma sono i tempi comici perfetti a caratterizzare il film e a renderlo pienamente attuale anche oggi, a quasi ottant’anni dalla sua uscita. Ed è il lavoro sul set, nonché il montaggio, a renderli impeccabili, tanto da non soffrire nemmeno di momenti potenzialmente pericolosi per il ritmo come l’irruzione del condannato a morte o della sua piangente amica Molly.

His Girl Friday è un capolavoro per un regista che di capolavori ne ha realizzati molti – per citarne solo alcuni, Scarface (Scarface – Lo sfregiato, 1932), Bringing Up Baby (Susanna, 1938), Only Angels Have Wings (Avventurieri dell’aria,1939), Sergeant York (Il sergente York, 1941), To Have and to Have Not (Acque del sud, 1944), The Big Sleep (Il grande sonno, 1946), Gentlemen Prefer Blondes (Gli uomini preferiscono le bionde, 1953) – non venendo mai riconosciuto ufficialmente, tanto da essere stato candidato una sola volta a un premio oscar, senza peraltro ottenerlo.

Roberto Rippa

P.s.: con girl friday si intende un’assistente che si occupa di varie mansioni sul lavoro. Il termine nasce dal Venerdì di Robinson Crusoe scritto da Daniel Defoe.
Il titolo italiano non ha quindi alcun senso.

His Girl Friday
(La signora del venerdì. USA/1940)
Regia: Howard Hawks
Soggetto: Ben Hecht, Charles MacArthur
Sceneggiatura: Charles Lederer
Dialoghi addizionali: Morrie Ryskind (non accreditato)
Fotografia: Joseph Walker
Musiche: Sidney Cutner, Felix Mills
Montaggio: Gene Havlick
Scenografia: Lionel Banks
Interpreti principali: Cary Grant (Walter Burns), Rosalind Russell (Hildy Johnson), Ralph Bellamy (Bruce Baldwin), Gene Lockhart (sceriffo Hartwell), Porter Hall (Murphy),
Ernest Truex (Bensinger), Cliff Edwards (Endicott), Clarence Kolb (sindaco)
92′





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