Nocturnal Animals > Tom Ford

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviataci da Susan Morrow, la cui storia è stata portata sul grande schermo da Tom Ford in Nocturnal Animals. Ringraziamo Susan per aver pensato alla nostra testata per condividere queste sue preziose riflessioni che ci paiono così paradigmatiche d’un certo modo di concepire il cinema ai giorni nostri. È per noi lusinghiero pensare al fatto che una gallerista di Los Angeles, e di fama mondiale, abbia sentito queste nostre pagine come il solo spazio “confidenziale” entro il quale custodire i propri sentimenti.

 

Cari amici di Rapporto Confidenziale,

ho deciso di prendere carta e penna e scrivervi questa lettera perché non mi è possibile tacere oltre su quanto è stato sottaciuto attorno al film di Tom Ford che racconta la mia storia, la mia vita. La mia dignità è la cosa che più mi sta a cuore e ringrazio i direttori che vorranno ospitare queste mie riflessioni a cuore aperto, fatte con sincerità, vi assicuro, solare. Non crediate che queste parole siano state dettate dall’odio, che è un sentimento che non mi appartiene, ma accoglietele come le lacrime che ha pianto il mio cuore.

La mia vita è vuota, è un dato di fatto, ma non mi commisero per questo. Lo so da me che un enorme Balloon Dog di Jeff Koons in giardino non garantisce la felicità. L’ho acquistato perché è un investimento sicuro; di questi tempi, potete comprenderlo anche voi, se hai un surplus economico in cos’altro dovresti investire? In stampanti 3D?! Nella vita mi occupo d’arte, ho una galleria bene avviata a Los Angeles, città nella quale vivo e che amo non certo ricambiata. È pur sempre un luogo nevralgico per il mercato dell’arte o, per meglio dire, una megalopoli senza fine abitata da qualche migliaio di milionari che, per noia e conformismo, adorano spendere i propri soldi con ciò che vendo. Arte. Ma in fondo cos’è l’arte contemporanea al giorno d’oggi se non un investimento sicuro? Sono la prima a non credere nella sua qualità, sono la prima, e credetemi parlo contro il mio interesse, a conoscere la non artisticità di queste opere, di questo mondo, di questi artisti. Come disse un vostro acuto connazionale, mi dicono che però da voi in pochi lo ricordano ancora, “L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati.”

Sono rimasta basita guardando il film di Tom dedicato alla mia storia. Ecco è di questo che vorrei parlarvi. Sono rimasta interdetta nel vedermi ritratta a quel modo. Una casalinga disperata e nulla più. Sempre con lo sguardo perso nel vuoto, con un’espressione basita da fiction italiana (non ne ho mai viste ma me ne hanno parlato molto alla Settima della Moda di Milano). Sia chiaro: Amy Adams è una cara amica, ci conosciamo da molti anni oramai, la aiutai quando arrivò a Los Angeles; eravamo molto amiche, questo sì. E non dico che sia “colpa” sua, lei ha fatto il proprio lavoro, cioè assecondare le intenzioni del regista. Ha dato corpo alle sue idee, alla sua “arte” – uso le virgolette non certo a caso. Amy ha molto talento, la considero uno dei talenti più luminosi della nostra città, un prodigio in grado come pochi scaldare il cuore delle platee di tutto il mondo, dalla Mostra del Cinema di Venezia fino al Lincoln Center di New York e l’UCI Cinemas Bicocca. Che talento Amy! E quanta strada ha fatto da Drop Dead Gorgeous. Ricordo ancora il giorno del suo provino, la tensione che ha saputo reggere e quella cena che facemmo da Toshiro a Mulholland. Insomma, miei cari lettori, non ho nulla contro la stupenda Amy e non mi importa che poco mi somigli, non sono certo così bella, non mi importa che Tom abbia deciso di farle indossare, nel finale, quell’orripilante abito color lattuga dimenticata in frigorifero da tre settimane almeno. Il punto è, voglio essere sincera con voi, che Tom ha utilizzato la mia vita per prendervi in giro. È doloroso scriverlo, ma è così. Sono una persona intellettualmente onesta, conosco i miei limiti, conosco le mie idiosincrasie, conosco – dopo anni di psicanalisi junghiana – tutto ciò che ribolle in me. Ma soprattutto, conosco Tom…

Sento attorno a me una diffidenza crescente, sguardi affilati come lame hanno preso a ferirmi ogni giorno di più dall’uscita di Nocturnal Animals. E tutto questo, questa gogna, è inaccettabile.

Il punto è che Tom vi ha presi per i fondelli, utilizzando la mia storia – la mia vita! – come specchietto per le allodole che siete. Non trovate paradossale e infantile che un uomo con la sua biografia costruisca un racconto cinematografico attorno all’idea del vuoto pneumatico che tiene insieme il mondo dell’arte? Ma dico, Tom Ford, colui che impazzava allo Studio 54 nelle notti con Andy (Warhol; NdR), colui che ha rivitalizzato un marchio come Gucci, quella stessa persona che sull’effimero ha edificato un patrimonio con il quale finanzia improbabili speculazioni immobiliari, come il ranch in pieno Texas dell’archistar giapponese Tadao Ando, si dovrebbe ergere a paladino della purezza? (non mi lascerò andare ad alcuna malignità che abbia a che fare con le parole ‘botulino’ e ‘lifting’…)

E poi la psicologia dei personaggi. Riguardatelo bene il film o ripensatelo con attenzione e provate a rendervi conto di quanto la psiche dei suoi protagonisti sia piatta, osservate quanto e come ogni pensiero e ogni emozione in esso contenuti altro non sia che banale. È tutto un cliché.

La mia storia con Edward, poi, non sta proprio in piedi; nel film è raccontata con un tale grado di semplificazione da risultare ridicola. Ci siamo amati e ci siamo lasciati, come milioni di coppie ogni istante. Ma nel film non è mai comprensibile il motivo per cui ci siamo amati; Tom racconta due belle faccine che un giorno si incontrano per le strade di New York e che un attimo dopo stanno in un appartamento a discutere e l’attimo dopo si sono lasciate. E in mezzo a tutto questo c’è questo patetico romanzo scritto da Edward… Edward è un uomo pieno di rancore, uno scrittore fallito ancor prima di pubblicare alcunché, che solo agli occhi di Tom Ford ha un qualche talento. Un romanzo insulso, ecco cos’è il manoscritto del mio ex marito, zeppo di gratuita ferocia e improbabili indagini. L’unica cosa realistica è il volto di Jake Gyllenhaal, la sua espressione da pesce lesso è perfettamente identica a quella di Edward. Secondo voi cosa avrei dovuto fare, vivere con uno scrittore che scriverà il suo primo romanzo venti anni dopo che lo lasciai? Riuscite a spiegarmi che tipo di scrittore è quello che per venti anni non scrive? Ditemelo voi perché io proprio non lo riesco a capire. E spiegatelo voi a Tom che la sua farraginosa sceneggiatura non sta in piedi.

Pur non essendo un critico cinematografico, amo andare al cinema ma non ho una così profonda conoscenza di quest’arte, come del resto mi pare nemmeno Tom (credo sia un dato pacifico, a meno che i vostri riferimenti cinematografici siano le serie HBO), ma ho avuto la netta sensazione che il montaggio di Nocturnal Animals si d’una sesquipedale stupidità meccanica da lasciare interdetti. L’uso del campo e controcampo, in particolar modo nei dialoghi, mi pare quanto di più puerile e dilettantesco mi sia capitato di vedere al cinema negli ultimi anni.

In Italia usate una bellissima espressione per definire ciò che è l’essenza delle intenzioni del regista di Nocturnal Animals: “Dare del cornuto all’asino.” Mister Gucci avrà fatto fessi i più tra voi, ma è bene che impariate a individuare con maggiore discernimento quelli che sono i discorsi sinceri, nell’arte, e quali invece i retorici pamphlet che fingono d’essere ciò che non sono.

La mia vita oggi è migliore. Sono tornata felicemente single, ho ridotto le mie amicizie all’essenziale, ho allontanato per sempre il fantasma del mio ex marito, scoprendolo assai più patetico di quanto la mia idealizzazione non volesse credere. Dopo aver visto il film mi sono decisa a vendere il mio orripilante gingillo da giardino by Jeff Koons, realizzando una plusvalenza di 30 milioni di dollari, che poi è la stessa cifra incassata nel mondo da Nocturnal Animals.

Auguro a voi tutti il meglio,
Vostra

 

/ traduzione a cura di: Taliges Osabilia

 

 

NOCTURNAL ANIMALS
Regia: Tom Ford • Sceneggiatura: Tom Ford dal romanzo Tony & Susan di Austin Wright • Fotografia: Seamus McGarvey • Montaggio: Joan Sobel • Scenografia: Shane Valentino • Costumi: Arianne Phillips • Musiche: Abel Korzeniowski • Interpreti principali: Amy Adams (Susan Morrow), Jake Gyllenhaal (Edward Sheffield / Tony Hastings), Michael Shannon (Detective Bobby Andes), Aaron Taylor-Johnson (Ray Marcus), Isla Fisher (Laura Hastings), Armie Hammer (Hutton Morrow), Laura Linney (Anne Sutton), Andrea Riseborough (Alessia Holt), Michael Sheen (Carlos Holt), Ellie Bamber (India Hastings), Robert Aramayo (Turk), Kristin Bauer van Straten (Samantha Van Helsing), Karl Glusman (Lou), Jena Malone (Sage Ross), Zawe Ashton (Alex) • Produzione: Artina Films, Fade to Black Productions, Focus Features, Universal Pictures • Paese: USA • Anno: 2016 • Durata: 116′





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