Cuori puri > Roberto De Paolis

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Cannes 70 / Quinzaine des Réalisateurs

Tra le note di regia sul pressbook di Cuori puri si può leggere «per scrivere il film ho condotto una ricerca sul campo, attraversando la periferia dei centri accoglienza e dei campi rom per poi entrare nelle chiese e documentarmi sulla realtà contemporanea delle comunità cristiane. La scrittura della sceneggiatura è ben presto diventata “esperienza” e le riunioni in ufficio si sono trasformate in viaggi nelle vite di persone che sono poi diventate i nostri protagonisti. Per comprenderli davvero, per poterne scrivere, ho scelto di lasciarmi contaminare, di provare a vivere la loro vita, senza giudizio».

Parola di Roberto De Paolis che con questo film, sua opera prima, ha realizzato uno strabiliante lavoro dove un cinema di corpi corre (e si rincorre, letteralmente) mano nella mano con un cinema fatto di sguardi e di anime, dove la sordità della periferia lascia che sia lo spettatore stesso a sentire e “sentire” tutto il rumore di vite in frantumi. Agnese (una convincente Selene Caramazza) è una ragazza pia e devota, non si sa bene quanto per volontà sua o per merito/colpa della madre; Stefano (un sublime Simone Liberati) è tutto sommato un bravo ragazzo dalla personalità vulcanica e passionale, costretto a lavorare in un parcheggio in prossimità di un campo rom, dopo essere stato licenziato da un centro commerciale proprio per non aver impedito la fuga di Agnese mentre questa stava rubando un cellulare.

Il furto commesso da Agnese è il primissimo atto impuro del film, e della ragazza, l’incipit che mette lo spettatore fin da subito davanti alla perdita di una verginità, in questo caso l’innocenza dell’onestà. Stefano è da subito tratteggiato come un personaggio dalla sofferta carità, capace di fare fronte, oltre ai propri problemi, anche a quelli della propria famiglia.

Roberto De Paolis dirige un lavoro formalmente garbato, dove lo stile non sovrasta mai il contenuto dell’inquadratura, dove il fuoricampo è quasi sempre predominante, dove la periferia impura (quella, sì, che è peccaminosa e buia come l’assenza di amore) fa da sfondo a un tentativo di redenzione verso il basso, in netto contrasto con la religiosità da cui è animata la giovane Agnese. Una religiosità di cui emergono tutti i limiti culturali ed etici, una religiosità spesso mal espressa, che però è espressione di una limpida genuinità, che non è mai messa alla berlina e non è mai trattata in maniera giudicante, è una religiosità (anch’essa, in un certo senso) corporale, che prende forma anche grazie alla mole di Stefano Fresi, qui nei panni di un personaggio eccezionale, un sacerdote capace di battute e di insegnamenti davvero in grado di colpire al cuore i giovani protagonisti del film e, attraverso loro, lo spettatore.

Il film procede per strappi, picchi, terribili crolli morali, andando verso un finale dolorosissimo, dove a rincorrersi sono sempre i corpi vivi e traboccanti amore, abitati da anime perdute e perdenti, «confinate in un parcheggio e costrette a confessare di doversi nascondersi in vicoli di periferia»*.

Ciò che balza subito agli occhi è come la nuova ondata di cinema italiano guardi verso le periferie, ne vada dritto al cuore, senza retoriche, senza sprecare sociologia spiccia, accomunando gli italiani della Quinzaine 2017 A Ciambra (di Jonas Carpignano), L’intrusa (di Leonardo Di Costanzo) e Cuori puri ad altri pregevolissimi lavori degli ultimi anni (per esempio Et in terra pax di Botrugno & Coluccini, Corpo Celeste di Alice Rohrwacher, andando a ritroso fino all’incredibile esordio di Francesco Patierno nel 2003 con Pater familias). È un cinema che sa trattare la materia delle periferie allontanandosi diametralmente dal clamore e dalla deleteria retorica televisiva, scandagliando la realtà di una gioventù eterogenea, priva di reali punti di riferimento, obbligata a doversi trasformare in una selfmade generation. •

Nicola ‘Nimi’ Cargnoni

 

 

CUORI PURI
Regia: Roberto De Paolis • Soggetto: Roberto De Paolis, Luca Infascelli, Carlo Salsa • Sceneggiatura: Roberto De Paolis, Luca Infascelli, Carlo Salsa, Greta Scicchitano • Fotografia: Claudio Cofrancesco • Montaggio: Paola Freddi • Musiche: Emanuele De Raymondi • Scenografia: Rachele Meliadò • Costumi: Loredana Buscemi • Produttori: Carla Altieri, Roberto De Paolis • Interpreti principali: Selene Caramazza (Agnese), Simone Liberati (Stefano), Barbora Bobulova (Marta), Stefano Fresi (don Luca), Edoardo Pesce (Lele), Antonella Attili (Angela), Federico Pacifici (Ettore), Isabella Delle Monache • Produzione: Young Films, Rai Cinema con il contributo del MiBACT • Distribuzione: Cinema s.r.l. • Paese: Italia • Anno: 2017 • Durata: 115′

cuoripuri-ilfilm.it





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