Intervista a Clare Weiskopf, regista di “Amazona”

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Clare Weiskopf è regista e giornalista.
Si è occupata del conflitto armato in Colombia, della violenza sessuale come arma di guerra ma anche della diffusione della musica cumbia in America Latina ed Europa. Ha vinto due volte il Premio Nazionale al Giornalismo Simón Bolívar in Colombia. È stata selezionata al IDFA Academy & Doc Incubator con il suo documentario Amazona – il suo primo lungometraggio – in concorso e apertura alla 20ma edizione del Docs Barcelona da poco conclusosi (18-28 maggio 2017) e che ha visto vincere il documentario Los Niños (The Grown-ups) di Maite Alberdi.

Amazona sarà in concorso in Italia tra qualche giorno al Biorgafilm Festival () che si terrà a Bologna dal 9 al 19 giugno, nella sezione internazionale lungometraggi. Un festival da non perdere anche se con poca presenza femminile, ma comunque con un alto livello di film in concorso.

Sono ottantadue i minuti durante i quali Clare ci accompagna alla scoperta di Valerie Meickle, personaggio tanto reale quanto letterario, crudo e selvaggio che vive appena fuori Leticia, un paese situato in uno dei momenti in cui il Rio delle Amazzoni decide di rigirarsi e lasciare spazio ad un’isola.

 

 

La casa di Valerie è immersa nella selva, ha il tetto di paglia spessa. La luce si fa spazio a fatica tra una vegetazione esageratamente fitta e verde. Un fumo denso esce dalla cucina dove la donna – ora ottantenne – sta preparando il pranzo arrangiandosi con legno e fuoco. L’unico suono percepibile è quello della Natura: le fusa del gatto, la pioggia e il temporale che si avvicinano, il fuoco che crepita, gli uccelli che chiamano al riparo. Non esseri umani, non macchine, non radio né televisioni. Nient’altro che Lei: la Natura allo stato puro.

E non poteva che avere capelli lunghi, ondulati e biondi, Valerie.
A guardarla in viso vien solo voglia di cercare di dar nome ad ognuno degli affluenti incisi nella sua carne. Si tratta di una rete infinita di segni che ha accolto nel volto nel corso del tempo, attorno ad un unico Grande Rio che lei si ostina a chiamare Vita.

“Avevo iniziato questo lavoro perché volevo fare un film su mia mamma – dice Clare – una donna che vive nella selva, una guerriera. Sapevo evidentemente che mia madre era un personaggio molto particolare e all’inizio avrei voluto concentrarmi esclusivamente su di lei, sulla sua vita e in particolare su un viaggio che fece quando io avevo solo 11 anni e che la portò a decidere di abbandonare in città, alle soli cure di mio padre, mio fratello e me, per risalire con il suo compagno del momento, il Rio delle Amazzoni. Si erano separati da non molto e da poco era morta mia sorella, nata da un precedente matrimonio. Poco a poco, mentre lavoravo, il mio compagno Nicolas Van Hemelryck – che ha prodotto con me e grazie Indiegogo il documentario e lo ha anche girato – mi ha convinta ad entrare nell’inquadratura e a diventare parte integrante di questa storia che ci ha tenuti coinvolti cinque anni.”

Sono state 200 le ore di girato e 8 i mesi di montaggio per un documentario intimo nel quale madre e figlia (Valerie e Clare) si specchiano l’una nell’altra lasciando allo spettatore l’ingrato compito di cercare differenze e somiglianze in un percorso che richiederebbe invece la sospensione del giudizio o quantomeno la rivisitazione di un giudizio generalizzato sulla maternità.
“Diciamo che se fosse stato un uomo a decidere quello che decise mia mamma all’epoca – andarsene – forse la sua storia non risulterebbe così strana dato che nella nostra società si suppone che una donna che diventa madre debba stare al 100% con i propri figli e non è concesso che possa mantenere anche una vita propria. Mia mamma ha rotto questo schema e per lei è molto chiaro il perché lo abbia fatto. Sostiene che la vita di una persona è la vita propria di una persona, indipendentemente dal fatto che sia madre o no. E deve viverla fino in fondo, senza sacrificio.”

 

 

Valerie è un personaggio in grado di restituire potere a molte donne che – nel vederla agire e raccontarsi dentro lo schermo – trovano la forza di svincolarsi dal proprio ruolo e dalla paura di esprimersi e parlare.
“Volevo fosse chiara nel documentario la voglia di rottura che mia madre ha sempre avuto della ruota del sacrificio che si genera tra genitori e figli: i genitori si sacrificano per i figli e, quando le madri o i padri si ammalano o invecchiano, i figli devono sacrificarsi per i propri genitori. Mia mamma ha scelto la sua libertà a scapito della nostra solitudine: quella mia e quella di mio fratello, con conseguenze delle quali non si sente responsabile.”

Amazona è un viaggio selvatico nel Sud del Rio delle Amazzoni dove si racconta l’istinto di una donna guerriera, un mammifero umano, una fiera pronta a mettere al mondo i propri cuccioli, a svezzarli e ad accudirli ma non a sacrificare il resto della propria vita per loro.
“Quando ci neghiamo ad assumerci dei rischi e chiudiamo la porta all’inatteso, a ciò che non conosciamo, soffochiamo la nostra vita e la nostra esistenza si trasforma in noiosa routine. Il vuoto che comporta scegliere sempre un cammino sicuro (…) è un insulto alla nostra energia vitale che si rinnova ogni volta che ci affidiamo a lei, ogni volta che decidiamo di rischiare.”
Questo ci chiede Valerie:
“A che cosa serve una donna, una madre sacrificata?”
E forse la risposta in questo caso è che sia servita a generare una figlia documentarista, giornalista e produttrice – Clare Weiskopf – che a sua volta si pone la domanda: “Che cosa fa di una madre, una buona madre?” •

Sara Beltrame

 

 

AMAZONA
Un film di Clare Weiskopf & Nicolas Van Hemelryck
Regia: Clare Weiskopf • Produttore: Nicolas Van Hemelryck • Camera e suono: Nicolas Van Hemelryck • Montaggio: Gustavo Vasco • Consulente al montaggio: Anne Fabini • Sceneggitura: Clare Weiskopf, Gustavo Vasco, Nicolas Van Hemelryck • Musiche originali: Camilo Sanabria • Musiche addizionali: Val • Sound design: Andrés Silva – La Tina Sonido • Postroduzione (immagine): 235 Digital • Re-recording sound mix: Carlos García • Produttori associati: Maria Virginia Rodriguez, Natalia Guarnizo, Alessandro Angulo, Guillermo Prieto, Diego Sandoval, Maria Mercedez Rodriguez, Gilliam McCarthy, Michel Guye-Bergeret, Ian Hellen, Jose Jesus Robledo • Crowdfunding: Indiegogo • Traduzioni: Jimmy Weiskopf • Produzione: CASATARÁNTULA production • Vendite: CINEPHIL • Paese: Colombia • Anno: 2017 • Durata: 82′

totheamazon.co





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