Max Ophüls. “La giostra delle passioni” al cinema da lunedì 3 luglio 2017

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«Amavo moltissimo il cinema di Max Ophüls. Lo metto al primo posto: assommava in sé tutte le qualità. Aveva gran fiuto nello scovare buoni soggetti, dai quali traeva il massimo. Era poi un grande direttore di attori. Mi piacciono moltissimo i suoi inusuali movimenti di macchina che sembrano andare avanti all’infinito in scenari da labirinto. Il dispiegamento di questi grandi movimenti sembra più un magnifico balletto che qualsiasi altra cosa: uno snello cameriere cammina veloce con un vassoio di bibite sulle testa, guidando la m.d.p. fino a una coppia di ballerini che, a loro volta, la fanno piroettare su un ussaro che sale a cavallo le scale… e così via la camera vorrebbe andare, il tutto fino a formare una splendida “musica”. Due dei mie film preferiti sono i suoi Il piacere – che ho visto tante volte – e I gioielli di Madame De…, incantevole anche se su un soggetto più fragile.»
– Stanley Kubrick

Max Ophüls
La giostra delle passioni
al cinema da lunedì 3 luglio 2017

Rassegna di tre film classici, restaurati in digitale, del grande maestro francese
Per il progetto di distribuzione classici Happy Returns! di Lab 80 film

Tutto finisce all’alba (Sans lendemain, 1939)
Da Mayerling a Sarajevo (De Mayerling à Sarajevo, 1940)
Il piacere (Le plaisir, 1952)

 

 

Ancora film classici con il progetto Happy Returns! di Lab 80 film. Ed è la volta di una rassegna dedicata al grande Max Ophüls, maestro del cinema francese che tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta ha realizzato numerose indimenticabili pellicole.

La rassegna, intitolata Max Ophüls, la giostra delle passioni, porta nei cinema italiani da lunedì 3 luglio tre film in versione restaurata digitale in 2K: Tutto finisce all’alba (Sans lendemain, 1939) del 1939, Da Mayerling a Sarajevo (De Mayerling à Sarajevo) del 1940 e Il piacere (Le plaisir) del 1952.

Tre film diversissimi tra loro, per soggetto e ambientazione, tutti girati con assoluta maestria e capacità compositiva: i movimenti di macchina sono vivaci; i protagonisti sono disegnati con straordinaria attenzione e le loro vicende sanno coinvolgere profondamente lo spettatore; il bianco e nero della versione originale è reso perfetto da un ottimo restauro.

Tutto finisce all’alba è ambientato nella Parigi degli anni Trenta e dedicato alla complicata situazione sentimentale ed esistenziale della giovane Evelyne, rimasta vedova e senza risorse. Costretta a lavorare come entraîneuse in un locale notturno di Montmartre per mantenere sé e il figlio, ritrova un vecchio amore ma non ha il coraggio di ammettere la propria condizione: si affanna per mantenere le sembianze di una vita borghese ma si troverà di fronte ad una scelta definitiva. Una fascinazione, quella di Ophüls per il mondo dei protettori e delle “ragazze”, che trova nella storia di Evelyne lo spazio per esprimersi: il film, come ha affermato lo stesso regista, è stato censurato in diversi modi ed epoche.

Da Mayerling a Sarajevo racconta invece la commovente vicenda personale delle vittime dell’attentato che il 28 giugno del 1914, a Sarajevo, diede inizio al primo conflitto mondiale. Francesco Ferdinando, giovane arciduca dalle idee progressiste, e la moglie Sophie Chotek, accettata a corte ma solo come “morganatica” poiché di rango inferiore, vivono un amore vero e felice, fino alla morte violenta. Edwige Feuillère è raffinatissima nell’interpretazione di Sophie Chotek e Ophüls non fa mistero delle sue posizioni antimilitariste.

Il piacere è la trasposizione cinematografica di tre racconti di Guy de Maupassant: Le masque, La maison Tellier e Le modèle, uniti dalla voce narrante di Jean Servais. L’amore, la purezza e la morte si confrontano con il tema del piacere e il regista compone un’opera che dimostra in pieno la solidità di tutta la sua produzione, il cui asse portante è la passione raffinata che Ophüls ha coltivato per la letteratura e il teatro.

Spiega Angelo Signorelli, Presidente di Lab 80 film: «Dopo i classici del cinema americano, con una protagonista di raro appeal come Gene Tierney e film come Lettera a tre mogli e Infedelmente tua, con Max Ophüls ci spostiamo dall’America in Europa, riproponendo storie di passioni, di amori, di tradimenti, di destini che hanno segnato la storia del Novecento. Ophüls, profondamente influenzato dalla cultura mitteleuropea, mette in scena con eleganza e ironia, sottile causticità e tocchi di malinconia, l’eterna commedia sentimentale che donne e uomini recitano sul palcoscenico della vita. Grande cinema, grande scrittura, grandi interpreti. E il piacere di raccontare, come solo la grande letteratura sa fare».

 

Tutto finisce all’alba (Sans lendemain, 1939)

 

TUTTO FINISCE ALL’ALBA – Sans lendemain
di Max Ophüls – Francia 1939, 82′, BN, v.o. sott. it.
con Edwige Feuillère, Georges Rigaud, Daniel Lecourtois, Paul Azaïs, Michel François, Georges Lannes, Mady Berry

La giovane Evelyne è rimasta vedova e senza denaro. Vive sola con il figlio Pierre e per mantenere sé e il piccolo si trova a lavorare come spogliarellista ed entraîneuse in un locale notturno di Montmartre. Un giorno ritrova per caso Georges, un medico, suo grande amore del passato: non lo vede da anni ma ne è ancora innamorata. Per nascondergli il lavoro che fa e le modeste condizioni in cui vive si affanna ad organizzare una complicata e costosa messa in scena, fingendo una tranquilla vita borghese. Quando Georges la invita a partire con lui per il Canada, Evelyne deve compiere una scelta definitiva.
La protagonista di Tutto finisce all’alba incarna la figura di una donna segnata da dolorosi abbandoni e pronta a sacrificarsi completamente per amore: un ritratto disegnato con sensibilità da Ophüls, che regala uno dei suoi più accurati personaggi femminili.

 

Da Mayerling a Sarajevo (De Mayerling à Sarajevo, 1940)

 

DA MAYERLING A SARAJEVO – De Mayerling à Sarajevo
di Max Ophüls – Francia 1940, 95′, BN, v.o. sott. it.
con Edwige Feuillère, John Lodge, Aimé Clariond, Jean Worms, Jean Debucourt, Raymond Aimos, Gabrielle Dorziat

Mayerling, 1889: l’arciduca d’Asburgo Rodolfo, figlio di Francesco Giuseppe e discendente dell’impero austro-ungarico, si suicida. Francesco Ferdinando è l’erede: giovane dalle idee progressiste, s’innamora di una donna di ceto inferiore, la contessa Sophie Chotek del Regno di Boemia. Non accettata dalla famiglia reale, a Sophie viene concesso soltanto di essere moglie morganatica: poiché di rango inferiore, non può ambire ai titoli o all’eredità dell’arciduca.
In un’accurata ricostruzione del clima storico e dei giochi di potere del tempo, Ophüls racconta la commovente vicenda personale delle vittime dell’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914. L’interpretazione di Edwige Feuillère nel ruolo della contessa è raffinatissima e Ophüls rievoca con intenti antimilitaristi l’inizio della prima guerra mondiale.

 

Il piacere (Le plaisir, 1952)

 

IL PIACERE – Le plaisir
di Max Ophüls – Francia 1952, 97′, BN, v.o. sott. it.
con Claude Dauphin, Gaby Morlay, Madeleine Renaud, Ginette Leclerc, Jean Gabin, Jean Servais, Danielle Darrieux

Trasposizione cinematografica di tre novelle di Guy de Maupassant, Le masque, La maison Tellier e Le modèle, il film è composto da altrettanti episodi che creano un affascinante trittico, i cui pannelli risultano autonomi ma allo stesso tempo uniti da un senso di simmetria, dai richiami tra le sequenze e dalla voce narrante di Jean Servais. I racconti mostrano tre aspetti che si confrontano con il piacere: l’amore, la purezza e la morte. Un’opera virtuosa, Le plaisir, splendido esempio della solidità del cinema di Ophüls, il cui asse portante è la passione colta del maestro per la letteratura e il teatro.





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