Palermo // XII Sole Luna Doc Film Festival – Il programma

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The Black Sheep, Antonio Martino

 

SOLE LUNA DOC FILM FESTIVAL Palermo 3-9 luglio 2017
XII EDIZIONE

 

Il programma

Conto alla rovescia in vista della dodicesima edizione Sole Luna Doc Film Festival, il festival internazionale che si aprirà a Palermo, nel complesso monumentale di Santa Maria dello Spasimo, lunedì 3 luglio. L’ingresso è libero.

Ideato da Lucia Gotti Venturato, presidente dell’associazione culturale Sole Luna – Un ponte tra le culture, con la direzione scientifica di Gabriella D’Agostino e la direzione artistica di Chiara Andrich e Andrea Mura, il festival vede in concorso 30 film-documentari da tutto il mondo, scelti tra gli oltre 300 pervenuti durante l’anno, suddivisi nelle sezioni The Journey e Human Rights. A queste si aggiunge fuori concorso la rassegna Art in Doc (si tratta di 4 documentari dedicati a grandi artisti del nostro secolo che approfondiranno tematiche legate all’arte contemporanea.

Lunedì 3 luglio

Il via, appunto, lunedì 3 luglio nella suggestiva cornice dello Spasimo. Qui alle 20, nella navata centrale, è in programma il “drum circle welcome” con la “Bottega delle percussioni”. Quindi, dopo i saluti inaugurali, l’inaugurazione della mostra fotografica Visioni (Di)Visioni.
Alle 21, un tributo alla città di Palermo con il documentario Pellegrino di Ruben Monterosso e Federico Savonitto. Trailer

Quindi, si parte con i film in concorso: il primo ad essere proiettato sarà il documentario portoghese Ama-San, di Cláudia Varejão. Quando i ciliegi sono in fiore nella piccola città giapponese di Wagu, le Ama-San, “donne del mare”, raggiungono le rive dell’oceano e, tramutandosi in veri e propri esseri marini, s’immergono nel segreto delle sue acque alla ricerca di alghe, crostacei e molluschi. Come creature degli abissi, queste donne da diverse generazioni preservano, con i loro gesti sapienti, il rituale di una pesca antica basata al tempo stesso sulla forza e sulla delicatezza. (v.o. sott. in inglese e italiano). trailer

Nel giardino sopra le mura, alle 22, l’opera italiana The black sheep, di Antonio Martino. Ausman ha combattuto per la rivoluzione libica, nonostante sia un pacifista, perché convinto di battersi per la libertà e la democrazia. Niente è andato come lui pensava: la violenza e l’estremismo religioso
dilagano sempre più. Oggi si sente uno straniero nel suo paese. In quale mo(n) do potrà trovare un senso d’appartenenza? Trailer

A seguire, il film lituano Dead ears, di Linas Mikuta. Due uomini, un contadino anziano e suo figlio sordomuto, vivono in una zona remota, isolata dalla civiltà. Anche se condividono lo stesso tetto, gli stessi problemi e sofferenze rimangono molto distanti l’uno dall’altro. I loro tentativi di conversazione si trasformano in malintesi quando non in conflitti. Il padre pensa che suo figlio sia anormale e immaturo. Il figlio considera il padre insensibile e rozzo. Riusciranno i due uomini a trovare la strada per capirsi l’un l’altro? (v.o. sott. in inglese e italiano). Trailer
La serata si concluderà con il corto franco-belga Ma fille Nora, di Jasna Krajinovic. Nora, la figlia di Samira, parte per la Siria nel maggio 2013. Da allora, la madre fa di tutto per cercare di riportarla a casa. Ma fille Nora è una lettera visiva che Samira ha scritto a Nora. Il film segue la lotta di Samira per impedire che altri giovani lascino il paese, il suo viaggio verso il confine siriano e la sua dolorosa vita quotidiana combattuta tra la speranza e la paura di perdere la figlia nella guerra in Siria. (v.o. sott. in inglese e italiano). Trailer https://vimeo.com/188961470

Martedì 4 luglio

La seconda giornata del festival, martedì 4 luglio, si apre alle 19 con la presentazione del progetto Visioni (Di)Visioni, photo maraton 2016.

Alle 21 nella navata centrale, con il film statunitense in concorso Blaxploitalian 100 years of blackness in Italian cinema, di Fred Kuwornu. Si tratta di un documentario che mette in luce le carriere di una categoria di artisti dello spettacolo finora sconosciuta: gli attori neri nel cinema italiano. Attraverso interviste girate oggi e materiale d’archivio, il film svela le lotte personali e i trionfi che gli attori classici afro-italiani, afro-americani e afro-discendenti hanno affrontato nell’industria cinematografica italiana, in un confronto con quegli attori di oggi che lavorano con impegno per ottenere ruoli rispettabili, significativi e non stereotipati, ma che spesso non ci riescono. (v.o. sottotitoli in inglese e italiano). Trailer

A seguire l’opera svedese Prison sisters, di Nima Sarvestani. Prison sisters ci accompagna lungo il viaggio di due giovani donne che sono state rilasciate da un carcere in Afghanistan. Lo zio di Sara ha pianificato di uccidere la nipote nel tentativo di salvare il proprio onore nel loro piccolo villaggio. Temendo per la sua vita, Sara fugge in Svezia, ma Najibeh resta in Afghanistan. Mentre Sara lotta per la sua ritrovata libertà, la sua compagna di prigione Najibeh scompare e presto Sara sente dire l’amica è stata lapidata a morte. Sara e il regista vogliono scoprire la verità, ma si imbattono in un labirinto di mezze verità per le strade dell’Afghanistan. Seguendo le due protagoniste, scopriamo che cosa è successo loro – ognuna con una storia incredibile, che rappresenta la terribile realtà delle donne in Afghanistan. Trailer

Nel giardino, sempre alle 21, per la rassegna fuori concorsoNel giardino, sempre alle 21, per la rassegna fuori concorso Art in doc, sarà proiettato il film italiano Anima pietra – Sulle orme di Sarino Santamaria di Ivana Stroscio, Mattia Trupia, Costanza La Bruna, Francesca Bianca, Federica Bannò. Favignana è un’is ola a forma di farfalla con un’ala traforata da grotte, sprofondamenti e cave che hanno l’aspetto solenne e metafisico di antichi santuari. Da queste cave per secoli si sono estratti i blocchi di tufo, blocchi da cui Rosario Santamaria, “U Zu’ Sarino” come tutti lo chiamano ancora sull’isola, estrapolava le sue sculture. Attraverso i ricordi degli abitanti di Favignana, Anima Pietra ripercorre le tracce di quest’uomo, “sovrano fantastico” che ha dominato l’isola con le sue teste e la sua bizzarra personalità. Il documentario nasce dall’A.P.Q . – “Giovani protagonisti di sé e del territorio” (CreAZIONI gio vani) della Regione siciliana – Linea 1 “Giovani talenti”, con il progetto “La Sicilia Outsider – percorsi artistici nell’invisibile”.

Quindi, spazio ai film in concorso, con lo spagnolo L de libertad di Javier Hernandez & Marc Guanyabens. È la storia di Javier Hernández, un ragazzo della comunità di Aragón nato senza braccia, che vuol e ottenere la patente di guida con le dita da dei piedi. Sacrificio e perseveranza, queste te te sono le “armi” del nostro eroe che, per un mese intero, combatte contro se stesso e contro ogni stigma sociale per raggiungere il suo obiettivo. (v.o. sottotitoli in inglese e Italiano).

A seguire il film italiano Il segreto delle calze, di Nicola Contini: tra la via Emilia e Pechino. Emilia e Angiolo sono due piccoli imprenditori toscani che, dopo il fallimento della loro impresa di produzione di calze femminili, emigrano dal piccolo distretto industriale di Empoli, in Italia, a Yiwu, nella Repubblica popolare cinese. Grazie alla loro conoscenza dell’artigianato, a 65 anni, da un piccolo distretto italiano, si sono catapultati nella nuova realtà cinese diventando protagonisti dell’economia più fiorente del mondo. Dopo 10 anni trascorsi in Cina ora hanno un’altra sfida da affrontare: trovare il coraggio di tornare a casa.
Trailer

E ancora, l’opera iraniana P.E. Class di Jabar Salehi (v.o. sottotitoli in inglese e italiano): praticare sport nelle zone ne ne rurali non è possibile per i bambini. Il villaggio è circondato da mine. In uno dei villaggi di confine del del del Kurdistan iraniano , dopo guerra Iran-Iraq , la scuola del villaggio è diventata una delle basi militari. Gli studenti non hanno un posto per giocare a calcio perché tutto intorno è minato.

La serata si chiuderà con il film belga Kolwezi on air, di Idriss Gabel. ( v.o. sottotitoli in inglese e italiano): Sotto le riprese costanti delle telecamere di RTMA – la più grande televisione locale a Kolwezi – la società congolese, entusiasta della propria immagine, si rivela, nuda e cruda e senza vergogna. Seguiamo questi giornalisti, motivati dal desiderio di fare informazione a tutti i costi. Superano con coraggio situazioni a volte pericolose, a volte divertenti e spesso tristi. Il loro recente e rapido passaggio alla TV solleva questioni universali di indipendenza dagli sponsor, di etica di fronte al sensazionalismo e di irriducibile vocazione investigativa. Trailer

Mercoledì 5 luglio

Mercoledì 5 luglio, alle 21, per il ciclo di film fuori concorso “Art in doc”, sarà proiettato nella navata centrale l’opera Franco-Belga Jan Fabre. Beyond the artist, di Giulio Boato. Jan Fabre, classe 1958, vive e lavora ad Anversa. Molte opere sono state pubblicate sul suo lavoro di artista visivo, regista, coreografo, scenografo, performer, ma non era ancora stato prodotto un documentario sulla sua figura di artista polivalente. Il film è costruito attorno alle interviste a Jan Fabre, Georges Banu (critico teatrale), Vincent Baudriller (ex co-direttore del Festival d’Avignon), Jan Dekeyser (architetto del laboratorio/ teatro di Fabre) e Rudolf Rach (editore di Fabre in Francia). Le immagini di 12 spettacoli, 5 esposizioni e decine di disegni, modelli e sculture si incastonano tra le parole dei diversi intervistati, tracciando le linee di un ritratto composito di uno degli artisti più discussi degli ultimi decenni. Trailer

Quindi, spazio ai film in concorso con l’israeliano Who’s gonna love me now? di Tomer Hyemann e Barak Heymann. (v.o. sott. in italiano e inglese). I due registi israeliani, e fratelli, Tomer e Barak Heymann scavano in profondità nella virilità, la religione, la famiglia e il sesso in questo ritratto di Saar Maoz, un omosessuale sieropositivo lacerato tra la sua vita “allo scoperto” come componente del coro maschile gay di Londra e il desiderio di riavvicinarsi alla sua famiglia ortodossa in Israele. Il risultato è un ritratto commovente di un uomo che cerca di mantenere l’equilibrio mentre naviga tra due mondi molto diversi. Trailer https://www.youtube.com/watch?v=3p2uvYfehuE

A seguire il film palestinese The living of pigeons, di Baha’ Abu Shanab (v.o. sott. in italiano). Uno sguardo inquietante delle surreali ore del mattino e l’esperienza quotidiana delle “ore di punta” al Checkpoint 300, che separa Betlemme da Gerusalemme in Cisgiordania.

Le proiezioni della navata centrale si chiudono con lo svizzero Sans le Kosovo, di Dea Gjinovci. Nel 1968 Asllan Gjinovci è uno studente di fisica nell’Università di Prishtina. Dopo il suo coinvolgimento nelle proteste degli studenti che chiedono l’autonomia del Kosovo in Jugoslavia, è costretto a fuggire dal paese. Comincia così la sua odissea che durerà tre anni: si nasconde alcuni mesi in Croazia, passa due anni e mezzo nei campi profughi in Italia per poi, alla fine, sistemarsi in Svizzera. Il suo viaggio lo tiene inesorabilmente lontano dalla famiglia e dalla patria per più di trent’anni. La regista del documentario è sua figlia, il Kosovo una parte misteriosa della sua identità, plasmatasi soprattutto attraverso i filmati dei notiziari sulla guerra del Kosovo degli anni Novanta. Ella ha così deciso di partire per un viaggio con suo padre…

Nel giardino sopra le mura, alle 21 via ai film in concorso con l’italiano Dönüş-Retour, di Valeria Mazzucchi. Jérôme Bastion è un corrispondente di Radio France Internationale (RFI) in Turchia. Ha vissuto per 20 anni a Istanbul, diventando un punto di riferimento per il pubblico della radio di lingua francese nel mondo. Una voce a favore dei diritti civili e della libertà di parola, Jérôme ha visto con i suoi occhi la Turchia di Erdoğan ritornare in uno stato di violenza e di privazione della libertà, una situazione che gli ricorda lo status quo di quando è arrivato in Turchia. Dönüş–Retour segue la vita di Jérôme nelle sue ultime settimane a Istanbul, prima di prendere la decisione dolorosa di lasciare la Turchia dopo le elezioni parlamentari nel novembre del 2015. Teaser

A seguire, il film canadese A woman’s story di Azra Rachid (v.o. sotto. in italiano e inglese). Uno sguardo al genocidio , alla sopravvivenza e alla cla cla cla continuità fisica e culturale attraverso gli occhi di tre donne che he he hanno vissuto tre diversi genocidi del XX secolo. Girato in Canada , Polonia, Bangladesh e Ruanda, A woman’s story presenta tre donne forti che sono accomunate da un destino di sopravvivenza. Ognuna viene a conoscenza della storia dell’altra e per questo diventano più determinate a continuare il loro fondamentale compito. Ponendo le donne al centro della narrazione e andando oltre la loro co condi zione di vittime, questo film mette in evidenza la loro resilienza e la capacità di sopravvivere. Trailer

Quindi sarà proiettato Nowhere line: voices from Manus IslandNowhere line: voices from Manus Island, film australiano-inglese diLukas Schrank (v.o. sott. in italiano e inglese). Due uomini richiedenti asilo detenuti nel centro di trattamento dell’isola di Manus in Australia, raccontano i viaggi pericolosi che li hanno portati sul l’isola e i loro ricordi della rivolta scoppiata nel 2014.

La serata si chiude con il belga Intégration Inch’Allah, di Pablo Muñoz Gomez (v.o. sott. in italiano e inglese). Sono appena arrivati a Bruxelles. Nuovi immigrati provenienti dalla Siria, Iraq, Marocco che dovranno seguire un corso di integrazione obbligatoria nelle Fiandre, chiamato «Inburgering». Per ottenere il certificato, dovranno imparare gli usi e i costumi delle Fiandre e del Belgio. Con umorismo e tenerezza, il film segue questi personaggi durante il loro percorso. Estratto

Giovedì 6 luglio

Alle 19 la presentazione del progetto di laboratorio teatrale all’Ucciardone, appena conclusosi con uno spettacolo dal titolo Don Chisciotte: sogni di giustizia, per la regia di Preziosa Salatino.

Alle 21, nella navata centrale, per i film in concorso sarà proiettato l’argentino Vuelo nocturno, di Nicolas Herzog. Una serie di video che Antoine de Saint-Exupéry ha inviato al regista Jean Renoir nel 1941 costituisce il punto di partenza per ricostruire la storia d’amore tra lo scrittore e aviatore con le “principesse d’Argentina” Edda e Suzzane Fuchs, le protagoniste del capitolo “Oasis” nel suo libro Terra degli Uomini e le muse del Piccolo Principe. (versione originale sottotitolata). Trailer

A seguire, per il ciclo fuori concorso «Art in doc», l’opera francese Ousmane Sow le soleil en face, di Béatrice Soulé. È la storia del tempo che passa, al ritmo lento di Ousmane Sow e al ritmo del tempo che scorre rapido dalla nascita di un’opera fino al suo schiudersi. A Dakar, nell’intimità della casa dello scultore, essa stessa in piena creazione, Béatrice Soulé condivide la sua emozione nel veder emergere dalla sabbia delle opere che sembrano passare dalla morte alla vita.

Quindi, nuovamente spazio alle opere in concorso, con lo spagnolo Sasha, di Fèlix Colomer. Sasha è un bambino di otto anni che vive in Ucraina con la sua mamma e i suoi cinque fratelli. La loro vita di tutti i giorni è resa difficile dalla miseria, dalla povertà e ancora di più dalla guerra in atto nel paese. Sasha durante l’estate lascia l’Ucraina per andare a vivere con una famiglia catalana in Catalogna. Cosa sperimenterà, chi incontrerà, come sarà influenzato e come vivrà sono le domande che il film pone allo spettatore. Trailer

Anche nel giardino le proiezioni iniziano alle 21, con due film in concorso. Si comincia con l’italiano I cormorani di Fabio Bobbio. Matteo e Samuele hanno dodici anni e durante l’estate trascorrono le giornate tra il fiume, il bosco e il centro commerciale. Rispetto agli anni precedenti tuttavia qualcosa sta cambiando. Il gioco diventa noioso, la fantasia cede il passo alla scoperta, l’avventura si trasforma in esperienza di vita. Un’estate senza inizio e senza fine, il racconto di un’amicizia, di un’età e di un territorio costretti a mutare con il tempo che scorre inesorabile. Trailer
Si prosegue con il film russo Overdrive. Return point, di Natalia Gugueva (v.o. sott. in inglese e italiano). Il film racconta il difficile conflitto interiore tra i piloti russi e ucraini – ex compagni di armi, commilitoni e concittadini – al tempo in cui le bombe ucraine cadevano su Donbass. Trailer

Venerdì 7 luglio

A partire dalle 16, presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, ai Cantieri culturali alla Zisa, il Sole Luna Doc Film Festival organizza una masterclass con i registi Mark Peploe e Gianni Massironi rivolto agli studenti del Csc di Palermo e aperto al pubblico.

Alle 18, allo Spasimo, è in programma “Dopo lo sbarco”: incontro con Itastra, Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, CIPIA Palermo 1, Centro Astalli, Coop. Libera…mente, Mediterraneo Antirazzista, con un intervento dei rappresentanti del network Welcome Refugees Italia e di testimoni dell’esperienza in famiglia. A conclusione una performance a cura di Arte Migrante.

Per i film in concorso, si comincia alle 21 nella navata centrale, con il norvegese 69 minutes of 86 days, di EgilHaskjold Larsen (v.o. sott. in inglese e italiano). In fuga da un paese in guerra per sopravvivere, una bambina di 3 anni, Lean, cerca di farsi strada attraversando un’Europa nel caos. La bambina rappresenta, da sola, qualcosa di puro e la custode della nostra fede nell’umanità e nell’empatia. Trailer

A seguire, il corto curdo Alan, di Mohammad Jouri (v.o. sott. in italiano e inglese). Dopo lo scoppio della guerra in Siria, molti curdi lì residenti sono emigrati nel Kurdistan iracheno. Questa situazione ha influenzato le vite di molti bambini che hanno dovuto lasciare la scuola e iniziare a lavorare, nonostante la loro giovane età. Alan è uno di quei ragazzi. Ha una difficile situazione economica, il padre e lui stesso sono malati e hanno bisogno di cure mediche. Dal momento che il padre non può lavorare, è Alan a doverlo fare.

Le proiezioni della navata central si concludono con il belga Une vie contre l’oublie di Kita Bauchet (v.o.sott. in italiano e inglese). Per 40 anni, senza sosta, André Dartevelle, giornalista e regista belga, ha raccolto un corpus informativo “di opposizione” per dare voce agli oppressi. Un lavoro di testimonianza dei conflitti mondiali e dei problemi sociali del Belgio, e più in generale di recupero dei ricordi che gli stanno a cuore che lo porterà a mettere in luce le principali battaglie politiche e sociali del suo tempo. Con i suoi racconti e quelli dei suoi collaboratori, egli ripercorre con insistenza i momenti chiave della nostra storia contemporanea. Con André Dartevelle, Luc Dardenne, Michel Khleifi, Hugues Le Paige, Josy Dubié, Wilbur Leguebe, Emmanuelle Dupuis e Alain Lapiower. Trailer

Dalle 21,15 nel giardino, spazio ai film in concorso, con lo statunitense Dove vanno le nuvole, di Massimo Ferrari (versione originale con sottotitoli in inglese e italiano). Da Treviso a Riace, passando attraverso Bologna e Padova, il documentario racconta le storie e le esperienze di chi ha avuto il coraggio di provare a trasformare la paura in opportunità e l’utopia in realtà. Un docufilm che è un viaggio attraverso l’Italia e l’Emergenza Migranti: modelli di convivenza sorprendenti, umanità in movimento. Trailer

Si prosegue con il film italo-francese Il naufrago, di Georgia Panagou. 2015, Sicilia. Un cortometraggio parzialmente realizzato con fotografie. Un marinaio, costretto ad abbandonare la sua barca, vaga su un’isola. Ricordi e realtà si mescolano. Una donna è onnipresente. Una donna riceve alcune foto del viaggio di un uomo in cui vi sono scritte solo delle coordinate. L’unica cosa che può fare è immaginare dove lui avrebbe potuto essere e dove lei avrebbe proseguito il suo viaggio.
Le proiezioni termineranno con il film belga Les deux visage d’une femme bamiléké, di Rosine Mbakam. Il film mette a confronto la scelta di due donne, madre e figlia, camerunensi. La prima ha sempre vissuto in Camerun, ha 68 anni ed è cresciuta nella campagna dove la sua famiglia, come molte altre, si è rifugiata per fuggire dalla repressione dei coloni francesi. Ha sposato all’età di 18 anni un uomo che è stato scelto dai suoi genitori. La seconda, la regista del film, lascia il proprio paese per la prima volta a 27 anni per andare a vivere in Belgio. Il parallelo tra due generazioni, ma soprattutto due donne che si confrontano nella loro privacy, la loro sofferenza e il loro desiderio in quanto donne. Trailer

Sabato 8 luglio

Alle 19, “Palermo capitale dei giovani 2017. Un bilancio in prospettiva”: incontro con Rete paworking, Arci Palermo, Orto capovolto, Push, Pyc&Giosef.

Il programma della serata inizia alle 21 nella navata centrale con la proiezione del film tedesco Brother Jakob di Eli Roland Sachs (versione originale sottotitolata). Jakob ha avuto la sua epifania sui monti marocchini dove si è imbattuto in un’edizione inglese del Corano e si è convertito all’Islam. Quella giornata ha cambiato profondamente il suo rapporto con la famiglia, i parenti e gli amici, ma soprattutto con il fratello, regista di questo film molto personale su un’esperienza di straniamento. Per due anni egli ha seguito lo sviluppo di Jakob nel suo processo di radicalizzazione sino a considerarsi salafita. Il suo atteggiamento è diventato dottrinario. Credere ha finito con il significare non avere dubbi. Trailer

A seguire, sarà la volta dell’opera Georgiana See you in Chechnya, di Alexander Kvatashidze (v.o. sott. in inglese e italiano). Un incontro casuale con una fotografa di guerra straniera porta Alex in Cecenia durante la guerra. Dopo questa esperienza, si rende conto che vuole diventare anche lui un fotografo di guerra, ma non ci riesce. Questo porterà Alex, per 15 anni, alla ricerca di storie di persone che lavorano in prima linea, per capire le loro vere motivazioni e per vedere cosa la guerra ha provocato in loro. Ci vorranno 15 anni affinché Alex riconsideri le sue aspirazioni e si renda conto che il suo posto è da qualche altra parte, lontano dalla guerra. Trailer

Sempre alle 21, nel giardino, per il ciclo “Art in doc”, andrà in onda il film fuori concorso Tobia Scarpa. L’anima segreta delle cose di Elia Romanelli, alla presenza del regista. Un documentario nato da una serie di visite a Tobia Scarpa; visite mattutine, visite pomeridiane, visite come si bevesse un tè ma con due telecamere, un cavalletto e un po’ di luci. Cinque incontri in tre anni. Azioni quotidiane: leggere, guidare, fare di un foglio un aeroplanino di carta. Poi, dal quotidiano allo straordinario: assistere alla genesi degli oggetti, vedere quel processo che da qualche parola e qualche tratto di lapis su di un foglio, porta a qualche cosa di inedito, qualche cosa che entrerà nel mondo delle cose concrete, toccabili. Sullo sfondo, un’improvvisazione musicale: con dei bambù del suo giardino, del metallo di risulta, un po’ di corda, Tobia Scarpa da vita ad un concerto minimo. Qualche suono per spiegarsi meglio.
Trailer

Quindi, spazio ai film in concorso, con l’opera italo-svizzera Alain Daniélou, la via del labirinto, di Riccardo Biadene. La straordinaria vita dell’uomo che portò l’India in Occidente. Un avventuroso viaggio musicale che, partendo dalla Bretagna attraverso l’India (Shantiniketan, Varanasi, Khajuraho, Bhubaneshwar, Chennai, Pondicherry), Berlino, Venezia e Roma, segue la storia del francese Alain Daniélou, indologo e musicologo vissuto in India tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento. Nel 1963, tornato in Europa, fonda e dirige l’Istituto Internazionale di Musica Comparata di Berlino, continuando le registrazioni per la collezione UNESCO.

A seguire, il film belga L’eau sacrée, di Olivier Jourdain (versione originale sottotitolata). L’eau sacrée è un’ode rispettosa al piacere femminile in Ruanda, con un senso dell’umorismo e senza alcuna traccia di imbarazzo. Guidati da Vestine, una stella stravagante delle notti radiofoniche, il film scopre la sessualità ruandese alla ricerca dell’acqua che sgorga dal corpo femminile e rivela con umorismo e spontaneità il mistero dell’eiaculazione femminile. Il documentario mette a confronto lo spettatore occidentale con la propria intimità e ci fa immergere in un Ruanda moderno riscoprendo il suo patrimonio nel modo più segreto: il piacere femminile. Trailer

Domenica 9 luglio

La giornata di chiusura comincerà alle 20 con un aperitivo finale. Alle 20,30 via alla cerimonia di premiazione e a seguire, alle 21,30, la proiezione del film vincitore. Dalle 23, infine, Dj fusion con Andrea Scimò.

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