White Dog > Samuel Fuller

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White Dog01

Articolo pubblicato su RC10 | dicembre ’08 (pagg. 6-7) | free download 7.9 | 3.0 | anteprima

Il film scomparso di Samuel Fuller

Sinossi

La giovane attrice Julie Sawyer sta guidando nella notte quando investe un pastore tedesco bianco. Dopo averlo fatto visitare da un veterinario, decide di portare il cane a casa sua. È l’inizio di un rapporto stretto, che diventa di quasi simbiosi quando il cane la difende da uno stupratore seriale penetrato in casa sua, pronto a trasformarsi in tragedia quando il cane dapprima uccide, senza che ci siano testimoni, un impiegato della nettezza urbana e quindi, sotto gli occhi della stessa Julie, una collega della ragazza. Resistendo agli inviti a farlo sopprimere, Julie porta il cane da un esperto addestratore di animali considerati pericolosi. L’uomo non tarderà a scoprire che il cane è stato addestrato per attaccare qualsiasi uomo dalla pelle scura compaia nel suo campo visivo.

Commento

Nel 1970, lo scrittore francese di origine russa Romain Gary, all’epoca fresco ex marito dell’attrice e attivista Jean Seberg (1), pubblica un libro, dal titolo Chien Blanc (2), che racconta l’esperienza dei coniugi con un pastore tedesco che scopriranno, dopo alcuni episodi, essere stato addestrato per attaccare qualsiasi persona dalla pelle scura.
Malgrado il cane sia troppo vecchio per essere deprogrammato efficacemente, Gary e Seberg si rivolgono a un addestratore perché lo rieduchi. Il finale della vicenda non può essere raccontato per non rovinare il gusto della visione a chi volesse vedere il film.
I diritti per la trasposizione cinematografica del libro, poi materia per un celebre articolo della rivista
Life sull’argomento, vengono acquistati dall’allora capo della Paramount Robert Evans (3) perché ne venga prodotto un film che, nelle intenzioni, entri nella scia delle opere sugli animali assassini la cui onda lunga (dopo Jaws, Lo squalo, di Steven Spielberg) ha ripreso forza.
Alla partenza del produttore dalla Paramount, il soggetto passa di mano in mano, comprese quelle celebri di Roman Polanski e Arthur Penn, per finire nel dimenticatoio. Nel 1981, dopo che la Seberg si è uccisa (una morte in realtà misteriosa e oggetto di molte speculazioni. Vedi nota 1) seguita alcuni mesi dopo da Gary, la casa di produzione decide di rimettere mano al progetto, unicamente perché ritiene che possa essere realizzato a costo limitato e in tempi molto brevi.
Fuller viene raccomandato dallo sceneggiatore Curtis Hanson (4), che aveva lavorato al progetto sin dalle prime fasi, e la lavorazione del film, con un budget di sette milioni di dollari, può partire.
La sceneggiatura viene riscritta in pochissimi giorni e il film girato in quaranta da Fuller, che dei “cani bianchi” aveva già sentito parlare ai tempi in cui aveva scritto del Ku Klux Klan in qualità di giornalista.
Sceglie come protagonista Kristy McNichol, già diva adolescente (5), donandole il suo primo ruolo adulto attribuendo al suo personaggio un nome dalle iniziali J.S., come la Seberg, e attribuendo al personaggio del suo fidanzato il nome Roland Gray (R.G. come Romain Gary).
Fuller infarcisce
White Dog di metafore, trasformandolo in un’opera allegorica e feroce che, se non è totalmente riuscita, nemmeno sfigura accanto alle sue opere più controverse come Shock Corridor o Naked Kiss.
Sceglie di confondere le acque, con l’intento – forse – di donargli due possibilità di lettura (semplice film d’azione o film di pura denuncia), girandolo con lo stile da thriller con alcune scene, sottolineate dall’efficacissima colonna sonora di Ennio Morricone, che sembrano ispirarsi al western classico.
Il prodotto finito mette la Paramount in allerta. Fatto uscire in sordina a Seattle, il film viene prontamente ritirato dalla casa di produzione. Mandato nelle sale a Detroit poco dopo, viene nuovamente ritirato e, a parte l’uscita in Francia, viene dimenticato nei magazzini fino al 1991, quando viene proiettato nell’ambito del New York’s Film Forum.
Fuller, scioccato dal trattamento che il suo film sta subendo, si trasferisce in Francia dove abiterà, e lavorerà, per qualche anno.
Le accuse non troppo velate mosse dalla Paramount al regista riguardano la possibilità che il film provochi tentazioni emulative. Si tratta di una scusa fragilissima, visto che Fuller testimonia qualcosa di già esistente. Nella realtà il film sembra venire percepito dalla casa di produzione (e da certa stampa) come promotore di idee razziste, un’accusa che chi conosce il cinema di Fuller sa benissimo essere totalmente assurda. Alla fine l’ipotesi più probabile rimane quella dell’imbarazzo causato dal tema della contrapposizione etnica – un tema da sempre estremamente delicato negli Stati Uniti, e oggi non più solo.
Visto a più di venticinque anni dalla sua realizzazione, il film appare discontinuo e sembra soffrire a tratti di una sceneggiatura ridondante.
Nulla che sia in grado di togliere forza all’opera, però, che rimane feroce e inquietante, capace di fare rabbrividire ancora oggi, con Fuller (che nel 1982 ha settant’anni e più energia e coraggio di molti filmmaker più giovani, oggi come allora) che si conferma regista controverso, capace di mettere in primo piano, in un film – sulla carta ma non nei fatti – non nelle sue corde, il tema sociale. E di farlo con molta efficacia.
Per questi motivi,
White Dog è un film da vedere e da studiare.

Fonti

IMDb; Wikipedia; Four Legged Time Bomb, documentario pubblicato nel DVD del film edito da Criterion; Sam Fuller, Unmuzzled, saggio di J. Hoberman, pubblicato nel DVD del film edito da Criterion.

Note

(1) Jean Seberg, attrice, tra gli altri, per Otto Preminger (Saint Joan, 1957, Bonjour Tristesse, 1958) ma consegnata alla storia dalla sua interpretazione in À bout de souffle (All’ultimo respiro, 1960) di Jean-Luc Godard, è stata un’attivista nonché sostenitrice delle Black Panther, venendo per questo tenuta sotto stretta sorveglianza dall’F.B.I. La sua morte, avvenuta nel 1979, è oggetto di speculazioni per le sue modalità poco chiare. Ufficialmente il caso è stato archiviato come suicidio.

(2) Pubblicato nel 1970 da Gallimard, Chien blanc racconta dell’esperienza vissuta dall’autore e da sua moglie Jean Seberg che, adottato un cane, scoprono che lo stesso è stato addestrato per attaccare le persone di pelle scura.

(3) Robert Evans, 1930, è un famoso produttore statunitense. Tra i film da lui prodotti, Rosemary’s Baby, Love Story, The Godfather (Il padrino) e Chinatown. Dalla sua autobiografia del 1994 The Kid Stays in the Picture, è stato tratto nel 2002 l’omonimo ottimo film diretto da Nanette Burstein e Brett Morgen.

(4) Curtis Hanson esordisce nella regia nel 1973 con Sweet Kill. Suo Losin’ It, quarto film di Tom Cruise prima del successo di Risky Business, L.A. Confidential (1997), per cui ha vinto un Oscar per la migliore sceneggiatura, Wonder Boys (2000), 8 Mile (2002) e Lucky You (2007).

(5) Kristy McNichol è stato un volto molto popolare, per la sua partecipazione, sin da bambina, a celebri serie televisive come The Love Boat, The Bionic Woman, Starsky & Hutch e ad alcuni film per la televisione. Nel 1976, a 14 anni, ottiene un Emmy per la sua partecipazione alla serie drammatica Family. Ha abbandonato il mondo dello spettacolo da una decina di anni.

(6) Molti lodano la credibilità del cane, dall’espressività davvero rara. Si tratta però, ovviamente, di un accurato lavoro di montaggio che ha permesso di scegliere le scene in cui il cane appare più espressivo. I cani utilizzati per la lavorazione sono stati inoltre, come tradizione, più d’uno.

White Dog (USA, 1982)
Regia: Samuel Fuller. Soggetto: Romain Gary. Sceneggiatura: Curtis Hanson, Samuel Fuller. Musiche: Ennio Morricone. Fotografia: Bruce Surtees. Montaggio: Bernard Gribble. Interpreti principali: Kristy McNichol, Christa Lang, Vernon Weddle, Jameson Parker, Karl Lewis Miller. Durata: 84’

DVD

Mai pubblicato in homevideo, in circolazione da anni come bootleg in versione nemmeno integrale, White Dog viene ora pubblicato dalla prestigiosa etichetta Criterion, che lo ha sottoposto al suo trattamento classico, fatto di accurato restauro e contenuti extra di pregio.
Il film presentato in formato 1.78:1 in widescreen anamorfico, è stato restaurato e appare assolutamente sorprendente per la qualità dell’immagine.
Il suono, in Dolby Digital mono, miscela perfettamente i dialoghi con le musiche di Morricone senza che mai uno prevalga sull’altro,
I contenuti extra propongono interviste al produttore Jon Davison, allo sceneggiatore Curtis Hanson e alla vedova di Fuller Christa Lang, che offrono informazioni preziose sulla nascita e lo sviluppo del film e sulla figura del regista.
Non manca nemmeno un’intervista, scritta, all’addestratore del cane Karl Lewis-Miller, alcune immagini scattate durante la lavorazione e due saggi, inclusi nel libretto che accompagna il film, ad opera dei critici e studiosi di cinema J. Hoberman e Armond White.

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