Thumbsucker > Mike Mills

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero4 (aprile 2008), pp.43-45

Thumbsucker.
Il succhiapollice

di Alessio Galbiati

It’s not easy growing up, no matter what age you are…
«Non ci piace ammetterlo ma… siamo tutti dei piccoli animali spaventati»

Mike Mills esordisce alla regia con una storia che è, a tutti gli effetti, un romanzo di formazione (la sceneggiatura del film è infatti tratta dall’omonimo romanzo di Walter Kirn, che nel film appare nei panni del giudice d’una gara di dibattito).

La storia

Justin Cobb (Lou Pucci) è un ragazzo di diciassette anni che si succhia ancora il pollice ed è consapevole del fatto che questo suo “problema” è solo una manifestazione esteriore d’un disagio profondo al quale non è in grado di porre rimedio.
Justin vive una vita normale da ragazzo d’una suburbe dispersa nella provincia americana. Si invaghisce, ricambiato, di Rebecca (Kelli Garner) una bella coetanea con la quale però in brevissimo tempo entra in attrito non riuscendo ad aprirsi, ad essere sincero, a raccontarle le proprie paure ed ossessioni. «Perché passare del tempo insieme se questo non porta ad essere sinceri?».
L’unico sollievo a questa sua mania lo ricava dalle sedute di ipnosi praticategli dal dentista un po’ freakettone (ben interpretato da Keanu Reeves) che periodicamente frequenta proprio a causa di questo suo “vizio”. «Justin, da adesso in poi, il tuo pollice saprà di echinacea».
Lentamente Justin inizia a staccarsi dal proprio pollice, ma la cosa gli procura un notevole nervosismo, egli non è in grado di porre freno alla propria insicurezza e quando proverà a domandare al suo dentista una soluzione definitiva al problema non troverà altra risposta che la seguente: «Devi chiedere aiuto al tuo animale totemico».
Sentendosi lasciato solo con la propria confusione, tradito da una persona che riteneva amica, il ragazzo romperà anche questo rapporto piombando nella più completa insicurezza. Diverrà totalmente scostante negli studi ed estremamente irrequieto in famiglia.
A questo punto interviene il sistema educativo made in U.S.A.
«Gentili signori Cobb, Justin è sempre stato un ragazzo promettente ma sento che c’è qualcosa che si frappone fra lui ed il suo potenziale. Con l’università alle porte Justin deve dare il massimo in questo momento… Credo che alla luce del suo recente comportamento abbia bisogno di un aiuto». Gli viene diagnosticata una “sindrome da deficit di attenzione e iperattività”, definita in questi termini: «Perdi spesso la pazienza? Non riesci mai a finire quello che hai iniziato? sei terrorizzato quando rimani solo, ma arrabbiato quando sei messo sotto pressione?». «Vorremmo che prendeste in considerazione una terapia farmacologica stimolante». Ritalin, insomma (noto psicostimolante anfetaminico). «Io credo che mio figlio possa gestire la cosa da solo se si mette in testa di farlo» dirà il padre (Vincent D’Onofrio) ed aggiungerà: «A me sembra tutto troppo facile, una pillola che ti cambia la vita…».
Fra la perplessità dei famigliari Justin manifesta la voglia di risolvere per sempre le proprie insicurezze accettando la “cura”.

Nel giro di pochissimo Justin cambierà radicalmente. Inizierà divorandosi in una sola giornata “Moby Dick”. Da questo momento tutto cambia, il suo rendimento scolastico diviene eccellente e le sue insicurezze si diradano. «Sono cambiato! Non ho mai visto le cose con tanta chiarezza!». Diventerà un piccolo fuori classe nelle gare di dibattito, competizioni oratorie basate sulla dialettica e sulla persuasione dell’uditorio, gare che partendo da una tematica (la violenza in tv, l’ingegneria genetica, l’isolazionismo, le armi di distruzione di massa…) portano i partecipanti ad esprimere delle opinioni attorno alle quali una giuria definisce chi è stato maggiormente persuasivo grazie ad argomentazioni ragionevoli e condivisibili. E così tutto è cambiato nella vita di Justin, non è più il ragazzo insicuro di prima, adesso è una vera e propria macchina da guerra, sicuro e deciso, capace di condizionare chi gli sta intorno, completamente dipendente – però – dagli psicostimolanti prescrittigli.
All’apice di questo suo momento prende la decisione di inviare una domanda di iscrizione alla New York University.
Un giorno però, poco prima d’un ennesima gara di dibattito, un suo “collega” gli rivelerà ciò che non sapeva a proposito dei farmaci che tanto l’hanno “aiutato”: «Lo sai che questa roba è un eccitante? è uno stimolante del cervello, molto simile alla cocaina» (solo tre molecole differenziano la cocaina dal Ritalin). Succede però che il suo professore (Vince Vaughn), come pure i genitori, iniziano a manifestare disagio rispetto al suo modo di comportarsi, lo trovano troppo arrogante, spocchioso e sopra le righe. Turbato, Justin prenderà la decisione di interrompere la “cura”, gettando nell’immondizia le capsule. Piomberà allora in un qualcosa di simile ad una crisi di astinenza.
Cercherà di ricucire il rapporto con Rebecca, che intanto è decisamente cambiata; circolano infatti su di lei voci relative al fatto che sia divenuta una fumatrice di marijuana. Proprio con la scusa di voler provare questa nuova sostanza inizierà di nuovo a frequentarla. I due cominceranno una relazione segreta, basata sull’esplorazione della propria sessualità (fatto favorito dall’effetto disinibitorio provocato dalla sostanza psicotropa). Quando però Justin manifesta la necessità di andare oltre a questo gioco scoprirà che per lei tutto ciò altro non è che una palestra grazie alla quale acquisire esperienza e nulla più. Ancora una volta Justin subirà una sconfitta, patirà una profonda delusione.
Intanto fra i suoi genitori le cose non sembrano andare bene, la madre (Tilda Swinton) – da poco assunta come psicologa in un centro per disintossicazione per VIP – è sempre meno presente in famiglia causando una enorme insicurezza nel marito. Agli occhi di Justin l’unica spiegazione è che sia delusa dal proprio compagno e ritiene con tutta probabilità che intrattenga una relazione extra-coniugale con un divo della tv (Benjamin Bratt) ricoverato presso il centro per il quale lavora.
Recandosi allora sul posto di lavoro della madre, alla ricerca delle prove del tradimento, incontrerà proprio l’attore della tv che, scambiandolo per un giovane paziente, gli confiderà come quella donna sia stata il suo unico vero aiuto fino ad oggi. Gli racconta di come lo abbia aiutato in un momento di emergenza causato da un ovulo di cocaina, incastrato nel retto, e di come da quel momento abbia iniziato a guardare in faccia ai propri problemi. Niente relazione extra-coniugale dunque, anzi la donna ha raccontato il proprio amore per la sua famiglia allo squilibrato divo tv.
Una mattina, nella cassetta delle lettere viene recapitata la comunicazione dell’accettazione della domanda di ammissione alla New York University: «sono felice!», dirà.
I genitori, non sapendo nemmeno che loro figlio avesse fatto domanda rimangono allora turbati dall’ipotesi del distacco, preoccupati dalla distanza che li separerà.
«Sono davvero felice per te… Se fosse stato il Belgio, o il Cile, o Marte… un posto dove non riuscivo a immaginarti, saresti scomparso. Ma New York… riesco a vederti lì. Justin a Central Park vicino alla fontana, Justin in taxi sulla quinta strada, Justin a Time Square e Justin che compra un fottuto hotdog da un chiosco per strada», così la madre in lacrime.
Prima di partire per la grande mela Justin passerà a salutare il dentista, che intanto è cambiato: «Ho smesso di cercare di essere diverso, ho accettato me stesso in tutta la mia umanità, dovresti farlo anche tu sai?». Alla fine i due si chiariranno:

Dr. Perry Lyman: «Mi dispiace se in qualche modo ho contribuito a farti vergognare riguardo al tuo pollice, ma mi sono documentato: dal punto di vista medico, psicologico, non c’è niente di male nel succhiarsi il pollice»
Justin: «Non sono molto d’accordo con te»
Dr. Perry Lyman: «No davvero… Justin non c’è niente che non va in te…»
Justin: «Mi sentivo crollare il mondo addosso»
Dr. Perry Lyman: «Questo perchè non sappiamo qual’è il problema… e per riprenderci cerchiamo una soluzione che possa farci sentire meglio ma nessuno di noi sa quale sia… e perchè è così difficile trovarla? perchè quello che possiamo fare è… indovinare, tentare, sperare. Prega soltanto di non prenderti in giro pensando di avere la risposta, sarebbe una stronzata, il trucco è vivere senza una risposta, credo… sì, credo».

All’aeroporto Justin saluta la sua famiglia, con sguardo perso e dubbioso.
In aereo sogna di essere un mezzo busto televisivo, e scorrono i volti delle persone che fino a quel giorno hanno composto la sua vita mentre lo guardano alla tv.
Svegliandosi si accorge che nel sonno si stava succhiando il dito, una ragazza (Dakota Goldhor) seduta accanto a lui lo guarda maliziosa e sghignazzante, allora le dice: «Ciao, sono Justin».
L’ultima sequenza è un carrello che segue la corsa di Justin per le strade di New York.

Fine.

Recensione

Ho voluto raccontare la storia, con dovizia di dettagli, per ragguagliare in maniera approfondita su d’un film che nella maggior parte delle recensione dedicategli che mi è capitato di leggere viene ridotto ad una lettura della trama decisamente deliberata e discutibile. Ogni recensore si è sentito in dovere di enfatizzare un aspetto piuttosto che un altro a discapito del reale svolgimento della vicenda. Thumbsucker non è solo una storia che racconta di psicofarmaci, non è certo un film denuncia sull’abuso di quella tristemente nota pratica di somministrazione di psicostimolanti presso le giovani generazioni americane.
Quel che mi ha colpito della pellicola d’esordio di Mike Mills è la sospensione di senso che vi aleggia; in fondo non ho ben capito alcuni passaggi, molte cose mi sono sembrate davvero campate per aria, come se accadessero senza un ben preciso significato. Il personaggio interpretato da Keanu Reeves ad esempio è totalmente sconclusionato, non si comprende con chiarezza chi sia veramente, così nemmeno il divo della tv, i genitori, il professore, Rebecca. Tutto è sospeso, strano ed insolito. In fondo anche noi spettatori osserviamo ciò che accade con gli stessi occhi del giovane protagonista, noi come lui non sappiamo bene da quale parte porteranno i fatti che ci vengono raccontati.
Il protagonista della vicenda è interpretato da un ottimo Lou Taylor Pucci del quale mi sento di pronosticare un avvenire da star di grosso calibro, perché la sua recitazione ed il suo volto sembrano davvero essere in grado di variare su diversi toni, il suo aplomb lascia intravedere potenzialità attoriali decisamente notevoli ed i premi raccolti con questa interpretazione (miglior attore a Berlino ed al Sundance nel 2005, mica paglia…) non fanno che confermare questa mia impressione.
Il cast raccolto attorno a questa pellicola è ottimamente composto, vi figurano infatti giovani astri nascenti (Lou Pucci e la mozzafiato Kelli Garner su tutti) ed affermati professionisti dello star system nordamericano (Tilda Swinton, Vincent D’Onofrio, Keanu Reeves, Vince Vaughn e Benjamin Bratt), ben coesi fra loro per un prodotto in pieno stile Sundance (che non è un offesa).
Il regista è un esordiente che però non arriva dal nulla. Mike Mills è tra i fondatori della factory “The Director’s Bureau”, importantissima agenzia artistica nella quale figurano i nomi di Sofia e Roman Coppola. Come filmmaker ha realizzato parecchia pubblicità, molti video musicali (Zoot Woman, Divine Comedy, Everything but the Girl, Les Rythmes Digitales, Moby, Yoko Ono, Mansun, Frank Black, Jon Spencer Blues Explosion & Cibo Matto) e qualche cortometraggio. Ha inoltre realizzato un gran numero di copertine di album per artisti di culto come Sonic Youth, Beastie Boys, Jon Spencer Blues Explosion e Butter 08. A voler scavare a fondo nella sua carriera si scoprirà che davvero quest’uomo ha fatto davvero un sacco di cose e tutte ad un livello altissimo, stupisce dunque che il suo esordio dietro la macchina da presa per il grande schermo sia giunto così tardi, all’età di 39 anni (il nostro è del 1966, e sulla sua testa i capelli appaiono un lontano ricordo).

Inutile dire che il film non è perfetto, poche cose in fondo nella vita lo sono realmente.

Alessio Galbiati

 

 

 



Thumbsucker

regia e sceneggiatura: Mike Mills; dall’omonimo romanzo di: Walter Kirn; fotografia: Joaquín Baca-Asay; montaggio: Haines Hall e Angus Wall; musiche: Tim DeLaughter; musiche eseguite da: The Polyphonic Spree; additional songs: Elliot Smith; music supervisor: Brian Reitzell; scenografie: Judy Becker; architetto-scenografo: Walter Cahall; arredatore: Heather Loeffler; costumi: April Napier; trucco: Jorjee Douglas, Lori Guidroz e Asia Sage; effetti speciali: Kai Shelton; visual effects: Ara Khanikian e Louis Morin; casting: Jeanne McCarthy; aiuto regia: Haze J.F. Bergeron III; produttori: Bob Stephenson e Anthony Bregman; executive producer: Anne Carey, Ted Hope, Cathy Schulman e Bob Yari; co-executive producer: Jay Shapiro e Tilda Swinton; thanks & special thanks: Miguel Arteta, Beck (Beck Hansen), Steve Buscemi, Roman Coppola, Sofia Coppola, Jean-Benoît Dunckel, David Fincher, Nicolas Godin, Spike Jonze, Ang Lee, Viggo Mortensen, Christopher Neil, Joan Scheckel, Catherine Zappa; anno: 2005; data di uscita nelle sale italiane: 23 giugno 2006; durata: 95’.

Interpreti: Lou Pucci (Justin Cobb), Tilda Swinton (Audrey Cobb), Vincent D’Onofrio (Mike Cobb), Kelli Garner (Rebecca), Keanu Reeves (Dr. Perry Lyman), Vince Vaughn (Mr. Geary), Benjamin Bratt (Matt Schraam), Chase Offerle (Joel Cobb), Dakota Goldhor (la ragazza dell’aereo), Walter Kirn (giudice del dibattito), Kit Koenig (Preside), Sarah Lucht (insegnante di inglese), Arvin V. Entena (assistente del Dr. Perry Lyman).

Best Actor (Lou Pucci) @ Berlin International Film Festival 2005
Best Actor (Vincent D’Onofrio) @ Stockholm Film Festival 2005
Special Jury Prize (Lou Pucci) @ Sundance Film Festival 2005

 

 

 

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