Al cinema con Marco Müller: rassegna Ken Adam

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+
Ken Adam01

Disegno per la stanza della guerra di ‘Dr Strangelove’, 1962

Al cinema con Marco Müller: una rassegna sul production designer Ken Adam

All’Accademia di architettura di Mendrisio (Università della Svizzera italiana) anche quest’anno Marco Müller, nell’ambito del suo corso Stili e tecniche del cinema, promuove una rassegna di film non solo per gli studenti, ma per tutti gli interessati.
Prima di Natale il Direttore del Settore Cinema della Biennale di Venezia presenterà e commenterà ancora tre pellicole di sicuro interesse: Salon Kitty (nella sua versione integrale in italiano, mai proiettata in Svizzera), The Madness of King George e Taking Sides. Il production designer dei film selezionati è sempre Ken Adam, maestro indiscusso che ha lavorato con i più grandi del cinema.

È solo negli anni del secondo dopoguerra che si precisa ulteriormente la figura del “production designer”. Ancor più che tra gli architetti che lavorano sotto contratto per gli Studios hollywoodiani, i production designers di riferimento per la seconda modernità del cinema vanno cercati in Europa: il principale tra questi si chiama Ken Adam.
Nato nel 1921 nella Berlino weimariana, Ken (Klaus) Adam è stato ribattezzato “il Frank Lloyd Wright delle scenografie noir” e “il William Cameron Menzies della Pop Culture”: nei suoi cinquant’anni di carriera ha saputo assecondare e rilanciare la visione di cineasti dai percorsi stilistici tra i più originali e personali (persino quando questi erano, come lui, al servizio di grossi budget produttivi, dove il committente chiedeva di esaltare i “production values”). Lavorando in bilico tra riformulazione dello stile espressionista e arte pop, Ken Adam ha occupato una posizione unica nella storia del cinema (e dell’inconscio collettivo del XX secolo).
Debutta come architetto, ma passa presto a lavorare nell’industria cinematografica, prima come scenografo e poi come production designer. Sarà proprio lui a definire, meglio di chiunque altro, nei primi anni Sessanta, il mansionario riveduto e corretto del production designer/architetto per il cinema: a questa nuova figura è affidata la supervisione di tutto quello che, nel film, è visivo – la scelta delle locations, l’invenzione e la costruzione dei set, l’arredamento e il trovarobato, il coordinamento di costumi e scenografie.
Attivo per più di mezzo secolo (il suo ultimo lavoro è il production design per il videogioco Goldeneye: Rogue Agent del 2004), ha firmato film diversissimi tra loro, dal capolavoro di Jacques Tourneur Night of the Demon (1954) ai primi (diretti da Terence Young) e poi tutti i più importanti film di James Bond, l’agente 007, all’idiosincratico The Madness of King George (1994) di Nicholas Hytner (che gli vale il secondo Oscar come migliore production designer).
Ken Adam ha lavorato con i più grandi: due volte con Robert Aldrich e altre due con Stanley Kubrick – per Dr. Strangelove (1963) e Barry Lyndon (con questo film vince il suo primo Oscar); anche se il sodalizio più longevo è quello con Herbert Ross, di cui firma le scenografie per ben cinque film. Anche se non accreditato, il suo contributo creativo è rilevante anche su Ben Hur di William Wyler e The Last Emperor di Bernardo Bertolucci.
Adam ha scelto di mettere sempre al centro del suo lavoro la necessità di far nascere nello spettatore un’emozione visiva: nessun altro production designer è stato così creativo invece che “riproduttivo”, nessuno ha saputo come lui assecondare attraverso il lavoro di scenografia e production design l’intensità drammatica (oppure, a seconda dei film, comica o fantastica) desiderata dal regista. La sua filosofia di film design sta a metà strada fra l’immediatezza documentaristica e la teatralità rivisitata del “cinema autoriale”.
Numerosissimi sono i riconoscimenti che ha ottenuto – solo restando nell’ambito degli Academy Awards, il medagliere è impressionante: nel 1956 riceve la prima nomination all’Oscar per la migliore scenografia con Around the World in Eighty Days. Nel 1976 vince l’Oscar per il miglior production design con Barry Lindon e di nuovo nel 1995 con The Madness of King George; accanto ad altre due nominations, nel 1978 per The Spy Who Loved Me e nel 1994 per Addams Family Values.

Marco Müller presenterà all’Accademia di architettura di Mendrisio tre pellicole:

Mercoledì 18 novembre 2009, ore 20.30

Salon Kitty di Tinto Brass (1976)
Versione integrale in italiano, mai proiettata in Svizzera
Vietato ai minori di 18 anni

Mercoledì 25 novembre 2009, ore 20.30

The Madness of King George di Nicholas Hytner (1994)
In inglese con sottotitoli in italiano

Mercoledì 2 dicembre 2009, ore 20.30

Taking Sides di István Szabó (2001)
In inglese con sottotitoli in italiano

Tutte le proiezioni si terranno nell’Aula Magna dell’Accademia di architettura (aula C0.63/64), al pianterreno di Palazzo Canavée (Via Canavée 5, 6850 Mendrisio, Svizzera). L’ingresso è gratuito.

Accademia di Archittetura, Mendrisio

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+