Una ballata bianca > Stefano Odoardi

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unaballatabianca

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numero15, giu 2009 – pag.30.

 

Una ballata bianca
di Alessio Galbiati

È nella voce fuori campo di Sergio Fiorentini che si svela la figliazione del film, sentimmo il suo timbro vacale in Nostalghia di Tarkovsky (1983) che di questa pellicola è un genitore che, con i propri tratti più emblematici, ha saputo generare un figlio dall’aspetto somigliante, una ‘ripresa’ vitale. È una questione genetica, riguardante il DNA stesso del fare cinema, che lega Una ballata bianca alla pellicola diretta da Andreij Tarkovsky – o più in generale al suo statuto Autoriale. Tarkovsky non fu certo il solo a sovraccaricare la macchina cinema di sottrazioni e stasi, piani sequenza eterni entro i quali far palpitare la vita, ma fra i pochi (pochissimi) in grado di inoculare nel piano sequenza quella gravità e quella sacra complessità che solo l’esistenza possiede.
Una ballata bianca è un film difficile e pesante, estetico, basato su di una simmetria costante interna all’inquadratura: geometrico.

Protagonisti della pellicola sono una coppia di anziani il cui tempo che rimane da vivere è dato certo, una coppia che insieme attende la fine dell’esistenza.

Il film si svolge su due piani narrativi che per gran parte della pellicola scorrono separati, quasi scissi l’uno dall’altro. Da una parte c’è la coppia di anziani, dall’altra una giovane donna che si muove in uno spazio non ben definito, fatto di macerie e ruderi. Pure all’interno d’ognuna di queste due dimensioni troviamo una scissione dicotomica costituita dal piano delle azioni contrapposto a quello delle intenzioni, cinematograficamente rappresentato da un costante utilizzo del monologo interiore disarticolato dall’azione. Attesa di morte, della morte che inevitabile raggiungerà i protagonisti, scandita da pensieri che si accavallano l’un l’altro ritmando quest’attesa spossante ma dolce. Stefano Odoardi, qui al suo primo lungometraggio, esplora territori complessi dell’animo umano raccontandoci la storia di una coppia dal punto conclusivo del loro percorso. I monologhi interiori ripercorrono la vita quotidiana dei due protagonisti, le angosce, le paure, il non detto che come un’ombra avvolge l’animo dei due, l’ansia di non essere stati in grado di aprirsi davvero all’altro, di non aver saputo vivere fino in fondo la profondità dei propri pensieri. Odoardi utilizza la coppia di anziani per esplorare i sentimenti più singolari dell’animo umano, riflessioni sulle piccole cose della vita, sulla quotidianità che incessante ci sfugge di mano, sul rimpianto del tempo che non potrà mai più tornare e sulla paura di non essere stati all’altezza del proprio stesso animo; il secondo piano narrativo, quello della ragazza che si aggira fra le macerie, è invece più universale e filosofico, è utilizzato infatti dal regista (che del film è co-sceneggiatore insieme allo scrittore olandese Kees Roorda) per porre entro una prospettiva più espansa le medesime riflessioni declinate al plurale: dall’io al noi, dall’individuo al genere umano. O forse, più semplicemente, Una ballata bianca è un film sull’Amore.

Selezionato per il concorso dell’edizione 2007 dal prestigioso Rotterdam International Film Festival (presente anche in molti altri festival internazionali), il film – girato in 35mm, distribuito nelle sale olandesi e uscito in un’unica copia anche in Italia – è ora disponibile in DVD grazie al progetto cinemautonome della Malastrada Film. Una ballata bianca, coproduzione italo-olandese (paese d’adozione del regista), rappresenta un ottimo punto di partenza per esplorare l’offerta dei Malastrada. E’ infatti un film indipendente, realizzato con un budget limitato ma dotato d’una qualità formale (ottima la fotografia di Tarek e le musiche realizzate da Carlo Crivelli ed eseguite dall’Orchestra Città Aperta) davvero superiore alla media delle produzioni indie (basta vedere il trailer per capirlo). Attualmente Odoardi è impegnato nella realizzazione del suo nuovo lungometraggio Mancanza del quale sta tenendo un diario di lavorazione che è possibile leggere sul sito www.cinemautonome.org.

 




Una ballata bianca (Italia-Olanda/2007)
Regia: Stefano Odoardi; Soggetto e sceneggiatura: Stefano Odoardi, Kees Roorda; Montaggio: Stefano Odoardi, Tarek; Fotografia: Tarek; Musiche: Carlo Crivelli, Orchestra Città Aperta; Montaggio del suono: Willem Cramer; Missaggio: Jan Willem van den Brink; Costumi: Franca De Martis; Scenografia: Stefano Odoardi; Foto di scena: Dino Viani; Assistenti alla regia: Paolo Lipartiti, Cristina Berlini; Interpreti: Nicola Lanci, Carmela Lanci, Simona Senzacqua, Sergio Fiorentini (Voce), Gordana Miletic (Voce); Produttore associato: Nicola di Tullio; Direttore di produzione: Maartje Seyferth; Prodotto da Stefano Odoardi per Blue Door soc. coop; Produttori: Blue Door soc.coop (IT) in collaborazione con: Moskito Film (NL), Image Grabbing (NL), De Productie (NL), O film (NL); Altri produttori: Victor Niewenhuijs, Maartje Seyferth, Tarek, Annemiek Van Gorp, René Goossens; Formato: 35mm, colore; Distribuzione DVD: Malastrada Film; Anno di produzione: 2007; Durata: 78’.

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www.stefano-odoardi.com

 

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