Inglourious Basterds > Quentin Tarantino

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inglourious-basterds

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero19, novembre 2009 (pag.35)

Inglourious Basterds
di Roberto Rippa

“Guardare i suoi film – Kill Bill più di qualunque altro – equivale a trovarsi chiusi in una stanza con un autore che, come tanti dei suoi personaggi, non riesce a smettere di parlare delle scene migliori di tutti i film che ha visto: un’ esperienza che può rivelarsi divertente se condividete le sue manie, ma che in caso contrario rischia di trasformarsi in un abisso di noia».
Daniel Mendelsohn,
Bellezza e fragilità (1)

Accolto dalla critica statunitense come il capolavoro della maturità di Tarantino (con il decano dei critici americani Roger Ebert del Chicago Sun-Times a scrivere, dopo una seconda visione, che si tratta del “migliore film dell’anno”), Inglourious Basterds contiene tutti i punti più forti del cinema del regista: dialoghi in grado di tenere lo spettatore con il fiato sospeso, personaggi ottimamente scritti, spesso appena al di sopra delle righe per esigenze cinematografiche ma mai troppo da risultare improbabili, interpreti efficaci e molto ben diretti, inseriti in una storia originale e audace.
La vicenda narrata si svolge nella Francia occupata dai nazisti. A inizio film, il crudele colonnello Hans Landa, sulle tracce di una famiglia ebrea che potrebbe nascondervisi, giunge all’isolata fattoria del contadino Perrier LaPadite. Qui Tarantino realizza il primo grandissimo momento di cinema del film: un lungo, teso, dialogo tra il contadino e il colonnello, con l’attore austriaco Christoph Waltz – nei panni di quest’ultimo – a dare esempio di rara bravura, premiata giustamente a Cannes. La camera li circumnaviga mentre il feroce Landa – personaggio costantemente imprevedibile per lo spettatore – tiene sotto controllo il contadino come un cobra pronto ad attaccare.
Inglourious Basterds presenta però anche tutti i difetti dell’ultimo cinema di Tarantino, tanto evidenti in Kill Bill, e questi non tardano a mostrarsi nello sviluppo della storia.
La vicenda, che il regista svolge seguendo tre trame che si intersecano, riguarda un manipolo di Ebrei americani, che fanno capo al tenente Aldo Raine, intenti a sopraffare e vincere i nazisti, una ragazza ebrea che, in fuga dai nazisti, rileva la sala cinematografica di una zia a Parigi, e, infine, il citato colonnello Hans Landa, noto come “il cacciatore di Ebrei”.
Tarantino suddivide ulteriormente la storia in capitoli che appaiono a tratti più come cortometraggi uniti da tema e atmosfere comuni che come parti di un’unica storia. Infatti, l’enfasi posta sulla natura episodica del film, arriva a tratti a minarne la possibilità di essere considerata come un’opera unica. Non solo: alcune lungaggini (2), dovute forse a un’ansia citazionista, non giovano al ritmo del film, che appare non di rado squilibrato nella costruzione della tensione. Inoltre, Tarantino pare più preoccupato dalla ricerca di momenti cinematograficamente potenti che dalla costruzione di emozioni per lo spettatore.
Il difetto, probabilmente, sta tutto qui: Tarantino tratta la sua materia in maniera distaccata, fredda, come se non avesse avuto il tempo o il desiderio di formarsi un’opinione sugli elementi del suo film, come se questi elementi fungessero solo da fondali, tanto che sarebbe sufficiente sostituirli per costruire, senza particolari cambiamenti, una storia che, anziché Ebrei e nazisti, contrapponesse criminali e polizia, Indiani e cowboy, Spartani e Ateniesi e forse anche suocere e nuore.
Strutturato come un western (uno spaghetti western, genere caro al regista, che deve a Se sei vivo spara di Giulio Questi, al cinema di Sergio Leone e Robert Aldrich molto più di quanto debba al film del 1978 di Castellari cui deve il titolo (3)), Inglourious Basterds può contare su una serie di interpreti impeccabili: da Brad Pitt, che non è mai apparso tanto divertito come qui nei panni di Aldo Raine, alla francese Mélanie Laurent (già vista in un altro film ambientato nella Seconda guerra mondiale: Indigènes di Rachid Bouchareb), intensa e luminosa, ai sorprendenti Till Schweiger e Eli Roth, oltre al già citato Christoph Waltz.
Alla fine, Inglourious Basterds è un buon film di intrattenimento, godibile a vedersi e pronto a farsi dimenticare rapidamente. Ben lontano dalle vette raggiunte dal regista già con il suo primo film Reservoir Dogs e quindi con Pulp Fiction e Jackie Brown (ad oggi unico film di Tarantino non basato su un soggetto originale). E il titolo di migliore film dell’anno, con buona pace di Ebert, spetta ad altri.


* * *


Note:
(1) Daniel Mendelsohn, Bellezza e fragilità, Neri Pozza, collana Bloom, 2009, pagine 226.

(2) Anche Death Proof, inizialmente pensato come segmento del progetto condiviso con Robert Rodriguez Grindhouse, pur essendo un ottimo film soffriva di qualche lungaggine, dovuta però in questo caso all’allungamento dell’episodio per poter essere portato nelle sale scorporato da quello di Rodriguez. Rapporto Confidenziale si è occupato di Death Proof nei seguenti numeri:
Death Proof di Roberto Rippa [numero1, dicembre 2007, pagina. 14]
Grindhouse – A prova di morte di Alessio Galbati [numero1, dicembre 2007, pagina 15]
Death Proof di Emanuele Palomba [numero15, maggio 2008, pp. 11-12]

(3) Il titolo è derivato dal titolo inglese del film di Enzo G. Castellari Quel maledetto treno blindato, Inglorious Bastards. Castellari stesso ha dichiarato in più occasioni che il titolo italiano pensato in origine per il suo film era “Bastardi senza gloria”. La storpiatura presente nel titolo di Tarantino pare sia dovuto ad un errore di scrittura nella sceneggiatura, poi volutamente mantenuto dal regista stesso.

Inglourious Basterds
Bastardi senza gloria
(USA-Germania/2009)
regia, sceneggiatura: Quentin Tarantino
fotografia: Robert Richardson
macchine da presa: Arriflex 435, Panavision Primo and G-Series Lenses, Panavision Panaflex Millennium, Panavision Primo and G-Series Lenses
negativo: 35 mm (Kodak Vision2 200T 5217, Vision3 500T 5219)
formato: 35 mm (Fuji Eterna-CP 3513DI)
mascherino: 2.35 : 1
montaggio: Sally Menke
scenografia: Sandy Reynolds-Wasco
costumi: Anna B. Sheppard
casting: Simone Bär, Olivier Carbone, Jenny Jue, Johanna Ray
stunts: Zoe Bell (e altri)
direttore di produzione: David Wasco
produzione: Universal Pictures, The Weinstein Company, A Band Apart, Zehnte Babelsberg Film, Visiona Romantica
anteprima mondiale: Cannes Film Festival, 20 maggio 2009
distribuzione italiana: Universal Pictures
data di uscita italiana: 2 ottobre 2009
lingua: inglese, tedesco, francese, italiano
paese: USA, Germania
anno: 2009
durata: 160’


Interpreti principali: Brad Pitt (tenente Aldo the Apache Raine), Mélanie Laurent (hosanna Dreyfus), Christoph Waltz (colonnello Hans Landa), Eli Roth (sergente Donny Donowitz), Michael Fassbender (tenente Archie Hicox), Diane Kruger (Bridget von Hammersmark), Daniel Brühl (soldato Fredrick Zoller), Til Schweiger (sergente Hugo Stiglitz), Gedeon Burkhard (Wilhelm Wicki), Jacky Ido (Marcel), B.J. Novak (Smithson Utivich), August Diehl (maggiore Dieter Hellstrom), Denis Menochet (Perrier LaPadite), Sylvester Groth (Joseph Goebbels), Martin Wuttke (Adolf Hitler), Rod Taylor (Winston Churchill), Mike Myers (General Ed Fenech), Julie Dreyfus (Francesca Mondino), Richard Sammel (sergente Werner Rachtman)

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  • Bimbo Alieno

    Mah… Non riesco ad essere imparziale su Tarantino, ma su questo film tra Ebert e Rippa sto col primo. Il lavoro di ricerca e scrittura che si percepisce essere alla base del film mi lascia ammirato

  • Pienamente d’accordo con Rippa. Sicuramente un buon film, a momenti ottimo, ma solo a momenti. E poi forse un po’ a tratti frammentato. Meraviglioso l’inizio!