Agathe Cléry > Étienne Chatiliez

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Agathe Cléry01

Agathe Cléry è una donna ambiziosa cui, giunta alla soglia dei 40 anni, il lavoro offre occasioni di soddisfazione – nella forma di una promozione a direttrice di marketing di una grande azienda cosmetica parigina – e molto stress. La sua vita sentimentale pare viaggiare su binari sicuri: la relazione con il suo compagno prosegue senza guizzi ma anche senza sussulti e l’ipotesi di un figlio non sfiora né lei né lui che adducono come scusa la mancanza di tempo.
Ma, soprattutto, Agathe è razzista: non le piacciono le persone dal colore della pelle anche solo un poco diverso dal bianco latte. Pare non rendersene nemmeno conto, tanta è la sua disinvoltura nel palesare il suo fastidio a colleghi, amici e genitori.
Per la legge del contrappasso, una rara malattia (il Morbo di Addison) la porterà progressivamente ad avere la pelle scura: Inizialmente leggermente ambrata, con i colleghi che sospettano un ricorso al solarium, e quindi sempre più scura, fino ad arrivare a un nero profondo.
Da qui, dopo l’iniziale rifiuto,  un tentativo di suicidio e lo scontro con il pregiudizio di cui lei stessa era propagatrice fino a poco prima, la necessità di adattarsi a una nuova vita dettata dal nuovo aspetto.
Il materiale di partenza non è esattamente nuovo ma
Étienne Chatiliez è un maestro della commedia grottesca francese infarcita di equivoci, di cadute e di riscatti. Chi ha visto La vie est un longue fleuve tranquille (La vita è un lungo fiume tranquillo, 1988), basato sullo scambio alla nascita di due neonate che poi, in piena adolescenza, devono rientrare nelle famiglie di appartenenza, Tatie Danielle (1990), storia di una vecchina odiosa e perfida che si ammorbidirà solo all’incontro con una giovane badante cattiva tanto quanto lei,  Le bonheur est dans le pré (1995), con un uomo in crisi che si sostituisce a un altro – scomparso – cui somiglia molto, per sfuggire ai suoi problemi professionali e alla sua orribile famiglia, o Tanguy (2001), con un giovane che manco si sogna di lasciare la casa dei genitori che  invece si ribellano alla sua presenza,  sa come il regista riesca a trasformare spunti non sempre originali in materiale per commedie irresistibili infarcite di satira sociale.
Agathe Cléry fa però eccezione: la storia parte bene, con un minimo di critica sociale trattata sempre in chiave umoristica, ma poi usa il suo spunto per mettere in scena una commedia sentimentale come tante. Non lo aiutano i numerosi numeri musicali che dovrebbero sottolineare gli stati d’animo di Agathe ma che risultano talvolta piuttosto didascalici rispetto alla storia e nemmeno troppo riusciti a livello sia musicale (strano, le musiche sono curate da Matthew Herbert) che coreografico. Non aiuta nemmeno l’eccessiva lunghezza, 113 minuti per un film che trarrebbe giovamento da una durata nettamente inferiore.
A sostenere il film, la protagonista Valérie Lemercier, ottima attrice e sceneggiatrice francese di grande esperienza e successo, la quale riesce a dare il suo personaggio lo spessore, le inflessioni, il senso di smarrimento che in sceneggiatura appare appena abbozzato. Però, malgrado la bravura e una presenza notevole, non basta.
Alla fine Agathe Cléry appare come non più che una buona idea male sviluppata e un passo falso per un regista molto apprezzato in altre prove.

Roberto Rippa

Agathe Cléry (Francia, 2008)
Regia: Étienne Chatiliez
Sceneggiatura: Étienne Chatiliez, Laurent Chouchan, Yolande Zauberman
Musiche originali: Bruno Coulais, Matthew Herbert
Fotografia: Philippe Welt
Montaggio: Catherine Renault
Interpreti: Valérie Lemercier, Anthony Kavanagh, Dominique Lavanant, Isabelle Nanty, Jacques Boudet, Artus de Penguern, Jean Rochefort, Valentine Varela, Nadège Beausson-Diagne
113’

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