Looking for Eric > Ken Loach

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Eric Bishop è un uomo che si avvicina alla mezza età lavorando come impiegato presso il centro di smistamento postale di Manchester e cercando di contenere la crisi adolescenziale dei due figli adolescenti di primo letto della sua compagna, che non ha fatto più ritorno dopo essere stata rilasciata dal carcere.
Eric è anche nonno. Sua figlia, che gli affida spesso la nipote per potersi recare all’università, gli chiede di rientrare in contatto con la sua ex moglie, lasciata all’annuncio della gravidanza trent’anni prima. Sopraffatto dagli eventi, trova conforto in colui che lui stesso ha indicato come suo punto di riferimento: l’ex calciatore francese del Manchester United Eric Cantona.

Eric Cantona è la punta di miele che addolcisce una vicenda che, pur virando sulla commedia, non manca per nulla degli elementi che hanno fatto del cinema di Ken Loach un cinema personale, riconoscibile e preciso nella denuncia sociale di un mondo votato allo sfruttamento dei più deboli nella scala sociale. Anzi, Looking for Eric è vicino per più di un verso a un film duro come My Name Is Joe del 1998.
Eric Bishop (che ha il volto di Steve Evets, musicista e attore attivo alla televisione inglese) è un uomo che l’orlo della crisi di nervi lo ha scavalcato da tempo e niente e nessuno sembra riuscire a riportare almeno un poco di speranza in lui. Nulla nella sua vita va per il verso giusto: il figlio maggiore della sua ex compagna pensa di godersi la vita tra soldi facili e biglietti per lo stadio offerti da un malavitoso locale in cambio di pericolosi favori, mentre il minore sembra pronto a seguire le sue stesse orme. La casa in cui i tre vivono è povera, trascurata e sporca. Nemmeno il Manchester United sembra ormai offrire sollievo e neppure i suoi pur partecipi colleghi alla posta.
Nel corso di una sorta di confessione con questi ultimi, Eric dichiara che Cantona è il suo punto di riferimento nella vita. Ed è da quel momento che il calciatore prende a materializzarsi nella sua vita – in quello che ha tutta l’aria di un dialogo interiore – offrendogli talvolta incomprensibili perle di saggezza utili però a rimetterlo in carreggiata riprendendo nelle sue mani una vita che pare ormai irrimediabilmente fuori controllo.
Per farlo, Eric dovrà fare i conti con il grande rimpianto della sua vita: l’abbandono della sua prima moglie – cui non si è più avvicinato malgrado il rimpianto che da allora lo condiziona – causato dalla paura.
Mescolando con sapienza i momenti con il famoso calciatore – che entra in scena senza fare ricorso a particolari effetti e che ci delizia anche con una pessima esibizione musicale alla tromba – e quelli drammatici, Ken Loach lascia spazio a tutti i personaggi, che appaiono reali e capaci di suscitare forte empatia.
Usando il superfluo per mirare all’essenziale, restando coerentemente fedeli ai temi cari al regista, Ken Loach e il suo sceneggiatore Paul Laverty (con lui da Carla’s Song del 1996), a perfetto agio nella commedia come nel dramma – qui perfettamente bilanciati – firmano un film che ha il potere di fare uscire dalla sala riconciliati.
Come sempre nei film di Loach, che spesso utilizza attori non professionisti, tutti gli interpreti sono straordinari.
Incomprensibile la traduzione del titolo in italiano, che perde per strada il doppio senso dell’originale.

Roberto Rippa

Curiosità

Il film nasce da un’idea di Eric Cantona che aveva proposto a Ken Loach la storia di un calciatore che stringe un’amicizia con un suo fan, senza però convincere né lui né Laverty. Quest’ultimo pensò però subito alla contrapposizione tra due Eric, il famoso e il perdente, come un mezzo per esplorare la celebrità e come la stessa viene percepita dalla gente comune.

Looking for Eric
(Il mio amico Eric, UK-Francia-Italia-Belgio-Spagna/2009)
Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Fotografia: Barry Akroyd
Interpreti: Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns, Stefan Gumbs, Lucy-Jo Hudson, Matthew McNulty, Laura Ainsworth, Max Beesley, Kelly Bowland, Julie Brown, John Henshaw, Justin Moorhouse, Des Sharples, Greg Cook
116’

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