Le città visibili: Vienna

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+
Da Arnulf Rainer (1960) di Peter Kubelka © Peter Kubelka. fonte httpbeta.see-this-sound.atfiles59originaloriginal.jpg

Da Arnulf Rainer (1960) di Peter Kubelka © Peter Kubelka.

Dal 15 al 20 dicembre al cinema Trevi la rassegna "Le città visibili: Vienna. La capitale austriaca in oltre 30 film". In programma incontri con Liliana Cavani e Peter Kubelka.

 

cinema Trevi – Vicolo del Puttarello 25, Roma.

 

Dopo le tre edizioni precedenti dedicate a Parigi, Berlino e Madrid, la rassegna "Le Città Visibili" continua la sua ricognizione cinematografica con Vienna, con film di Lubitsch, Duvivier, Ophüls, von Sternberg, Reed, Forman, Linklater, Kubelka, Haneke e molto altro. Il 16 e il 17 dicembre incontri con L. Cavani e P. Kubelka

Promossa da Regione Lazio, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e Associazione Culturale La Farfalla sul Mirino, in collaborazione con Österreich Institut, Goethe Institut Roma ed Ente Nazionale Austriaco per il Turismo, la rassegna da una parte ripropone l’opera di cineasti come Ernst Lubitsch (Matrimonio in quattro, 1924), Julien Duvivier (Il grande valzer, 1938), Max Ophüls (Lettera da una sconosciuta, 1948, e La ronde – Il piacere e l’amore, 1950), Josef von Sterberg (Disonorata, 1931), o il Carol Reed del celeberrimo Il terzo uomo (1949), dall’altra offre la possibilità di scoprire autori meno conosciuti come Willi Forst, Wolfgang Glück, Maximilian Shell. In programma le grandi coproduzioni che hanno rafforzato il mito della capitale austriaca, con titoli come Amadeus di Milos Forman o Prima dell’alba di Richard Linklater, ma anche opere di autori d’avanguardia come Peter Kubelka (il regista incontrerà il pubblico del cinema Trevi il 17 dicembre alle 21.15), Valie Export e Kurt Kren, fino alla Vienna sofferta dei capolavori di Haneke, del quale, grazie alla collaborazione dellaBIM Distribuzione, si propone il capolavoro La pianista (2001).

Tra gli eventi previsti, oltre le anteprime di una serie di restauri preziosi (Il volo su Vienna – sulla celebre impresa ideata e capeggiata da D’Annunzio il 9 agosto 1918 – restaurato dalla Cineteca Nazionale, il classico del muto Die Pratermizzi, il frammento del capolavoro perduto di Sternberg The Case of Lena Smith), e l’anteprima italiana di Amateuraufnahmen Wien, Frühjahr 1938 (Film amatoriale viennese, primavera del 1938), proveniente dalle collezioni dell’Österreichisches Filmmuseum, si segnala l’incontro con Liliana Cavani moderato dal Conservatore della Cineteca Nazionale Enrico Magrelli (16 dicembre, ore 21.00). La regista presenterà al pubblico il suo Il portiere di notte, uno degli esiti controversi e insieme amati del cinema italiano degli anni ’70.
 


PROGRAMMA


martedì 15 dicembre
ore 17.00
Merry-Go-Round (Donne viennesi, 1923)
Regia: Rupert Julian [e Erich Von Stroheim]; soggetto e sceneggiatura: Harvey Gates, Finis Fox; fotografia: William H. Daniels, Charles E. Kaufman, Ben F. Reynolds; scenografia: Elmer Sheeley; costumi: Richard Day; montaggio: James C. McKay; interpreti: Norman Kerry, Mary Philbin, Dale Fuller, Maude George, Cesare Gravina, George Hackathorne; origine: Usa; produzione: Universal Pictures; durata: 110′
Appena prima dello scoppio della Grande Guerra, il Conte Franz Maximilian Von Hohenegg si innamora della figlia di un giostraio del Prater, pur essendo promesso a un’aristocratica del suo rango. Scambiato dalla ragazza per un venditore di cravatte, l’uomo vede improvvisamente ricambiato il proprio amore, ma gli ostacoli tra i due crescono ogni giorno di più. Già reduce dai contrasti produttivi di Femmine Folli, Stroheim fu cacciato dal set di Donne viennesi da un allora giovanissimo Irving Thalberg, con l’accusa di aver sperperato troppi soldi inutilmente. La firma finale di Rupert Julian a detta di molti è quasi simbolica, poiché il film venne di fatto finito dal produttore, ma non si può non riconoscere che l’impronta generale, nell’ideazione e nella messinscena di molte sequenze, appartenga al genio debordante di Stroheim.
Copia proveniente dalle Collezioni dell’Österreichisches Filmmuseum – Versione originale con i sottotitoli in italiano

ore 19.15
Letter from an Unknown Woman (Lettera da una sconosciuta, 1948)
Regia: Max Ophüls; soggetto: tratto dal racconto Brief einer Unbekannten di Stefan Zweig; sceneggiatura: Howard Koch, M. Ophüls; fotografia: Franz Planer; scenografia: Alexander Golitzen; costumi: Travis Banton; musica: Daniele Amfitheatrof; montaggio: Ted J. Kent; interpreti: Joan Fontaine, Louis Jourdan, Mady Christians, Marcel Journet, Art Smith, Carol Yorke; origine: Usa; produzione: Rampart Productions; durata: 86′
Costretto a lasciare in fretta la città per evitare un duello, il pianista Stefan Brand riceve una lettera da una donna di cui non conosce l’identità. Da quel momento parte uno dei flashback più famosi della storia del cinema, quello che racconta l’amore sommesso e romantico di Lisa Berndle per Stefan, nonché il pudore di un sentimento sublimato fino alla rinuncia. «Uno dei più squisiti "film di donna" mai girati, immerso in un clima magico e, insieme, ossessivo. In mano d’altri poteva uscirne una storia sentimentale strappalacrime. Max Ophüls ne fa un capolavoro romantico» (Morandini).
Copia proveniente dalla Cineteca Italiana – Versione originale con i sottotitoli in italiano

ore 21.00
La Pianiste (La pianista, 2001)
Regia: Michael Haneke; soggetto: dal romanzo di Elfriede Jelinek; sceneggiatura: M. Haneke; fotografia: Christian Berger; scenografia: Christoph Kanter; costumi: Annette Beaufays; montaggio: Nadine Muse, Monika Willi; interpreti: Isabelle Huppert, Benoît Magimel, Annie Girardot, Susanne Lothar, Udo Samel, Anna Sigalevitch; origine: Germania/Polonia/Francia/Austria; produzione: Veit Heiduschka per Arte; durata: 131′
Erika è una professoressa di pianoforte solitaria e frustrata, che dà sfogo alla propria sessualità repressa attraverso varie forme di rituali voyeuristici. Quando un suo allievo ventenne tenta di sedurla, inizia tra i due una relazione tormentata che porterà Erika sull’orlo della follia. «Film unico, che trasmette il male di vivere, da prendere o lasciare senza bon ton, infernale e straordinario, inquietante ed efficace dal punto di vista emotivo, che può disturbare assai ma è fatto di pura pasta di gran cinema, entra sottopelle e di lato, ancora una volta, dà una bastonata all’ipocrisia borghese. Dopo averla ammirata qui, è difficile non pensare che Isabelle Huppert sia la migliore e la più coraggiosa attrice in circolazione, che Annie Girardot sia di meravigliosa, edipica ambiguità, che questa Vienna sia la culla di antichi e floridi complessi» (Porro). Considerato il capolavoro di Michael Haneke, La pianista ha ottenuto a Cannes il Gran Premio della Giuria e due Palme d’Oro agli attori protagonisti.
Copia proveniente da BIM distribuzione – Vietato ai minori di anni 14

mercoledì 16 dicembre
ore 17.00
The Great Waltz (Il grande valzer, 1938)
Regia: Julien Duvivier; soggetto e sceneggiatura: Gottfried Reinhardt, Samuel Hoffenstein, Walter Reisch; fotografia: Joseph Ruttenberg; scenografia: Cedric Gibbons; costumi: Adrian; montaggio: Tom Held; interpreti: Luise Rainer, Fernand Gravey, Miliza Korjus, Hugh Herbert, Lionel Atwill, Curt Bois; origine: Usa; produzione: Loew’s; durata: 104′
Invece di rassegnarsi a una semplice vita di impiegato in banca, Johann Strauss decide di lanciarsi nel suo amore totale per la musica, iniziando a comporre valzer. Dopo aver messo in piedi una piccola orchestra, viene notato dalla grande cantante d’opera Carla Donner, con cui nasce un idillio che scatena la folle gelosia della moglie del musicista. Biografia romanzata del grande compositore austriaco, il film è un veicolo perfetto per una star del periodo come Louise Rainer, nonché il primo firmato da Duvivier a Hollywood, nello sfarzoso stile della MGM. Più che meritato il premio Oscar per la fotografia a Joseph Ruttenberg.
Versione originale con i sottotitoli in italiano

ore 19.00
1. April 2000 (1 aprile 2000, 1952)
Regia: Wolfgang Liebeneiner; soggetto e sceneggiatura: Rudolf Brunngraber, Ernst Marboe; fotografia: Sepp Ketterer, Karl Löb, Fritz Arno Wagner; scenografia: Otto Niedermoser; costumi: Leo Bei; musica: Josef Fiedler, Alois Melichar, Robert Stolz; montaggio: Henny Brünsch-Tauschinsky; interpreti: Hilde Krahl, Josef Meinrad, Waltraut Haas, Judith Holzmeister, Elisabeth Stemberger, Hans Moser; origine: Austria; produzione: Wien-Film; durata: 105′
In un futuristico 2000, Vienna e l’Austria intera sono ancora divise in quattro zone occupate da Usa, Urss, Francia e Gran Bretagna, come nel dopoguerra. Quando il primo ministro invoca finalmente l’indipendenza invitando i cittadini a strappare i loro documenti in 4 lingue, tutti si chiedono se, come avvenuto in passato, non sia proprio dall’Austria che stia per partire una nuova guerra. Ecco allora atterrare davanti al Castello di Schönbrunn un’astronave che trasporta i membri di un’accigliata corte mondiale, pronti a chiedere spiegazioni sull’accaduto: starà agli austriaci dimostrare le bellezze e la storia del loro paese per riguadagnarsi la libertà. Esempio unico di fantascienza austriaca degli anni Cinquanta, questo film ingenuo e a tratti esilarante è divenuto negli anni un vero oggetto di culto, pur muovendo i passi da una situazione storica reale e controversa come quella dell’occupazione alleata. Nei panni futuribili e incredibilmente kitsch dei protagonisti c’è una parata dei più famosi attori austriaci dell’epoca, compresa un’icona viennese come Hans Moser.
Copia proveniente dalle Collezioni dell’Österreichisches Filmmuseum – Versione originale con i sottotitoli in italiano

ore 21.00
Incontro moderato da Enrico Magrelli con Liliana Cavani

a seguire
Il portiere di notte (1974)
Regia: Liliana Cavani; soggetto e sceneggiatura: Barbara Alberti, L. Cavani, Italo Moscati, Amedeo Pagani; fotografia: Alfio Contini; scenografia: Nedo Azzini, Jean Marie Simon; costumi: Piero Tosi; musica: Daniele Paris; montaggio: Franco Arcalli; interpreti: Dirk Bogarde, Charlotte Rampling, Philippe Leroy, Gabriele Ferzetti, Giuseppe Addobbati, Isa Miranda; origine: Italia; produzione: Ital-Noleggio Cinematografico; durata: 118′
In un albergo di Vienna, nel 1957, una sopravvissuta alla tragedia dei campi di concentramento, Lucia Atherton, ritrova il suo aguzzino, con cui riallaccia un rapporto schiavo-padrone. Trasferitasi a casa dell’uomo, mentre un gruppo di sicari nazisti le sta dando la caccia, Lucia spinge la relazione fino all’annientamento reciproco. Uno dei lungometraggi più discussi degli anni Settanta, diretto da una regista in stato di grazia e causa di un dibattito che all’epoca fece il giro del mondo. Raramente nella storia del cinema il rapporto vittima-carnefice è stato esplorato con tanta lucidità, e i due protagonisti, la Rampling e Bogarde, sono indimenticabili. «Sequestrato, assolto, risequestrato e bloccato per un anno, rimane un film straziante, atroce testimonianza del nazismo. Con questo film, impensabile senza l’analisi materiale e psicologica del nazismo vagliata durante gli anni dell’apprendistato documentaristico, la Cavani sposa sul piano artistico la complicità delle immagini con una pulsione voyeuristica. Lo spazio dell’esperienza si identifica ora con il dominio dello sguardo, metafora di violazione e di potere» (Gaetana Marrone).
Copia proveniente da Cinecittà Luce – Ingresso gratuito – Vietato ai minori di anni 14

giovedì 17 dicembre
ore 17.00
Der Engel mit der Posaune (La casa dell’angelo, 1948)
Regia: Karl Hartl; soggetto: dal romanzo di Ernst Lothar; sceneggiatura: K. Hartl, Franz Tassié; fotografia: Günther Anders; scenografia: Otto Niedermoser; costumi: Hill Reihs-Gromes; musica: José Padilla, Willy Schmidt-Gentner; montaggio: Josefine Ramerstorfer; interpreti: Paula Wessely, Maria Schell, Oskar Werner, Helen Thimig, Hedwig Bleibtreu, Adrienne Gessner; origine: Austria; produzione: Neue Wiener Filmproduktion; durata: 138′
Dagli anni di Rodolfo d’Asburgo alla tragedia di Mayerling, dal dramma della prima guerra mondiale allo scoppio della seconda: la saga della famiglia Alt, costruttori di pianoforti, spazia lungo un secolo di storia austriaca intrecciando piccoli e grandi destini, primo tra tutti quello della bella e indomita Henrietta. Cineasta di lungo corso, già assistente negli anni del muto di registi come Alexander Korda o Gustav Ucicky, Hartl firma con La casa dell’angelo uno dei suoi più grandi successi, riuscendo nell’impresa non facile di tenere insieme una riflessione storica di ampio respiro e una schiera di personaggi memorabili, che affascina e coinvolge. Tra i protagonisti spiccano due delle future stelle del cinema austriaco e internazionale, qui al debutto: Maria Shell (Le notti bianche) e Oskar Werner (Jules e Jim).

ore 19.30
Wienerinnen (Ragazze viennesi, 1952)
Regia: Kurt Steinwendner; soggetto: K. Steinwendner; sceneggiatura: Erika Helldorf; fotografia: Elio Carniel, Walter Partsch; musica: Gerhard Bronner, Paul Kont; montaggio: Renate Knitschke; interpreti: Maria Eis, Elfe Gerhart, Heinz Moog, Hans Putz, Rolf Wanka, Elisabeth Stemberger; origine: Austria; produzione: Schönbrunn-Film; durata: 96′
Quattro storie d’amore, quattro storie di gelosia e violenza ambientate in una Vienna periferica e inusuale, tra le classi più povere. Negli anni del trionfo commerciale del cosiddetto Kaiserfilm (vedi la saga di Sissi), un cineasta eccentrico e indipendente come Steinwendner sovverte il panorama austriaco con un film di sconvolgente modernità: unendo la lezione del neorealismo (attori presi dalla strada a fianco di professionisti, rifiuto di qualsiasi visione morale conciliante) a un tipo di linguaggio e sperimentazione formale che arriva dal muto, Wienerinnen è un capolavoro addirittura in anticipo sulle nuove onde del cinema europeo, assolutamente da riscoprire.
Copia proveniente da Filmarchiv Austria – Versione originale con i sottotitoli in italiano

ore 21.15
Incontro con Peter Kubelka

Nel corso dell’incontro saranno mostrati i film:
Adebar (1957)
Regia, ideazione e produzione: Peter Kubelka; origine: Austria; durata: 1’30"
Schwechater (1958)
Regia, ideazione e produzione: Peter Kubelka; origine: Austria; durata: 60"
Arnulf Rainer (1960)
Regia, ideazione e produzione: Peter Kubelka; origine: Austria; durata: 6’30"
Unsere Afrikareise (1966)
Regia, ideazione e produzione: Peter Kubelka; origine: Austria; durata: 13′
Con una filmografia complessiva che supera di poco un’ora di girato (sette cortometraggi in tutto), Peter Kubelka è considerato uno dei più importanti e influenti cineasti sperimentali del mondo. Nato a Vienna nel 1934, ha studiato cinema al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e il suo primo film, Mosaik Im Vertrauen, risale al 1954. Assistant Film Librarian presso l’archivio dell’ONU, co-fondatore dell’Österreichisches Filmmuseum e membro della New York Filmmakers Cooperative con Jonas Mekas e Stan Brakhage, dal 1978 è professore all’Accademia delle Belle Arti di Francoforte. Teorico e storico del cinema (epocali la sua rassegna di 300 film "Une histoire du cinéma" al Centre Pompidou di Parigi nel 1976 e il suo restauro di Entuziazm di Dziga Vertov) Kubelka è esperto delle più svariate discipline, dalla cucina all’architettura, e tuttora gira il mondo con le sue conferenze. Nella serata proposta al Cinema Trevi, introdurrà un’antologia della sua opera (divisa tradizionalmente tra film metrici e metaforici), all’interno di quello che si annuncia come un vero e proprio happening cinematografico, tanto più prezioso e imperdibile dal momento in cui le opere di Kubelka per sua volontà non sono mai stati editate in video o Dvd, essendo pienamente apprezzabili solo se viste, ascoltate e "vissute" in una sala cinematografica con una proiezione in pellicola.
«Io non faccio cinema sperimentale, sono gli altri che fanno cinema commerciale. Io faccio solo cinema» (Peter Kubelka).
Copie provenienti dalle Collezioni dell’Österreichisches Filmmuseum – Ingresso gratuito

venerdì 18 dicembre
ore 16.30
Wiener Blut (Sangue viennese, 1942)
Regia: Willi Frost; soggetto e sceneggiatura: Axel Eggebrecht, Willi Forst, Ernst Marischka, Hubert Marischka; fotografia: Jan Stallich; scenografia: Werner Schlichting; costumi: Alfred Kunz, Toni Mautner; musica: Johann Strauss; montaggio: Arnfried Heyne, Hans Wolff; interpreti: Willy Fritsch, Maria Holst, Hans Moser, Theo Lingen, Dorit Kreysler, Fred Liewehr; origine: Germania; produzione: per Deutsche Forst-Filmproduktion GmbH; durata: 106′
Durante il Congresso di Vienna, il diplomatico di un piccolo paese pensa bene di approfittare dell’occasione per tradire la moglie: quando quest’ultima scopre l’accaduto, non si perde d’animo e tenta di riconquistarlo facendolo ingelosire a sua volta. Vagamente ispirato all’operetta omonima di Johann Strauss, il film è tra i più celebri girati da Willi Forst, maestro del cosiddetto Wiener Film, genere tradizionale che, con le sue tinte folcloristiche e la sua spensieratezza, ha conosciuto il suo apice proprio durante gli anni tragici della guerra, rappresentando a lungo l’immagine del cinema austriaco all’estero. Un film godibile ancora oggi, solo apparentemente ingenuo e dotato invece di un’ironia molto affilata, unita a un ritmo impeccabile.

ore 18.30
The Marriage Circle (Matrimonio in quattro, 1924)
Regia: Ernst Lubitsch; soggetto: da una commedia di Lothar Schmidt; sceneggiatura: Paul Bern; fotografia: Charles Van Enger; scenografia: Svend Gade; musica: Edgar Istel; interpreti: Adolphe Menjou, Marie Prevost, Monte Blue, Florence Vidor, Harry Myers, Creighton Hale; origine: Usa; produzione: Warner Brothers; durata: 100′ (20fps); didasc. ingl. e ital.
Emigrato negli Stati Uniti, Lubitsch perfeziona il suo tocco nel periodo d’oro del muto hollywoodiano, di cui The Marriage Circle rappresenta uno dei risultati più effervescenti, anche grazie a quel tema del "gioco delle coppie" che sarà sempre congeniale al regista. «Basato su una situazione estremamente semplice e banale (la coppia Franz-Charlotte Braun è felice, quella di Josef e Mizzi Stock non lo è; Mizzi vuole rubare il marito all’amica, a sua volta corteggiata dal giovane Gustav) il film è un vero e proprio manuale di regia cinematografica: gli oggetti, il gioco delle entrate e delle uscite, gli equivoci e gli stessi movimenti di macchina scandiscono in modo perfetto situazioni che proprio in virtù di questa scansione e questi contrappunti divengono al tempo stesso eccitanti ed esilaranti» (Fink).

ore 20.30
The Case of Lena Smith (Romanzo d’amore, 1929 – frammento)
Regia: Josef von Sternberg; soggetto: Samuel Ornitz; sceneggiatura: Jules Furthman; fotografia: Harold Rosson; scenografia: Hans Dreier; montaggio: Helen Lewis; interpreti: Esther Ralston, James Hall, Gustav von Seyffertitz, Emily Fitzroy, Fred Kohler, Betty Aho; origine: Usa; produzione: Paramount Pictures; durata: 4′ (22fps)
The Case of Lena Smith è uno dei grandi film perduti della storia del cinema. Sternberg, già emigrato a Hollywood, aveva voluto rendere omaggio alla sua infanzia viennese, con la storia di una povera ragazza di campagna e del suo amore impossibile per un ufficiale di cavalleria incontrato nella grande città. Ciò che sopravvive è solo un frammento di circa 4 minuti, interamente ambientato al Prater, il cui restauro recente può fare bene intuire la grandezza complessiva di un’opera che all’epoca venne accolta come un capolavoro.
Copia proveniente dalle Collezioni dell’Österreichisches Filmmuseum – Preserved by the Theatre Museum of Waseda University, Tokyo

a seguire
Dishonored (Disonorata, 1931)
Regia: Josef von Sternberg; soggetto: J. von Sternberg; sceneggiatura: Daniel Nathan Rubini, J. von Sternberg; fotografia: Lee Garmes; scenografia: Hans Dreier; costumi: Travis Banton; musica: Karl Hajos, Herman Hand; montaggio: J. von Sternberg; interpreti: Marlene Dietrich, Victor McLaglen, Gustav von Seyffertitz, Warner Oland, Lew Cody, Barry Norton; origine: Usa; produzione: Paramount Pictures; durata: 91′
Durante la Prima Guerra Mondiale, i servizi segreti austriaci decidono di reclutare una prostituta come agente da infiltrare tra i russi. Ma cosa succede quando una spia deve denunciare e mandare a morire l’uomo di cui si è innamorata? «Il terzo dei sette film di Sternberg con Marlene Dietrich è il più bello dopo Marocco. Il mito di Marlene si arricchisce di caratteristiche definitive: l’orgoglio assoluto nella passione e nella sconfitta, il dono della dissimulazione usato con grande sobrietà, una presenza fisica che unisce fascino e morbosità. Lo stile di Sternberg gioca sul contrasto tra la barocca follia delle idee e delle invenzioni e il glaciale classicismo delle scenografie e del montaggio» (Jacques Lourcelles). La sequenza finale è una di quelle che hanno trasformato Marlene in leggenda, nonché una delle più famose di tutta la storia del cinema.
Versione originale con i sottotitoli in italiano

ore 22.15
La Ronde (La ronde – Il piacere e l’amore, 1950)
Regia: Max Ophüls; soggetto: tratto da Reigen di Arthur Schnitzler; sceneggiatura: Jacques Natanson, M. Ophüls; fotografia: Christian Matras; scenografia: Jean d’Eaubonne; costumi: Georges Annenkov; musica: Oscar Straus; montaggio: Léonide Azar; interpreti: Anton Walbrook, Simone Signoret, Serge Reggiani, Simone Simon, Daniel Gélin, Danielle Darrieux; origine: Francia; produzione: Films Sacha Gordine; durata: 97′
Un affascinante narratore e "meneur de jeu" ci accompagna nella Vienna di inizio secolo per seguire un girotondo di storie amorose concatenate l’un l’altra: dalla prostituta al conte, dalla gentildonna al soldato, il gioco delle coppie attraversa tutta la scala sociale ripetendo il suo eterno meccanismo. Ritornato in Francia dopo la parentesi hollywoodiana, Ophüls gira il suo capolavoro, un compendio di stile in cui alla sfavillante ricchezza formale fa da contraltare una visione ironica e disincantata dell’esistenza, nonché una riflessione più ampia sul tempo, la morte e il cinema che ancora lascia sbalorditi. Grande successo all’epoca, anche grazie alla scabrosità dei temi affrontati, La Ronde può contare anche su un cast sensazionale, che include tra gli altri Simone Signoret, Serge Reggiani, Simone Simon e Danielle Darrieux.

sabato 19 dicembre
ore 16.30
Mayerling (1936)
Regia: Anatole Litvak; soggetto: dal romanzo di Claude Anet; sceneggiatura: Marcel Achard, Joseph Kessel, Irma von Cube; fotografia: Armand Thirard; scenografia: Andrej Andrejew; costumi: Georges Annenkov; montaggio: Henri Rust; musica: Arthur Honegger, Hans May; interpreti: Charles Boyer, Danielle Darrieux, Marthe Régnier, Yolande Laffon, Suzy Prim, Gina Manès; origine: Francia; produzione: Nero-Film AG; durata: 96′
Alla fine del XIX secolo l’Arciduca Rodolfo, principe d’Austria designato al trono, è un liberale che preferisce stare in mezzo al popolo piuttosto che a corte con i suoi pari. Suo padre, l’Imperatore Francesco Giuseppe, vorrebbe costringerlo a sposarsi per poterlo tenere meglio sotto controllo, se non fosse che il principe ha già trovato l’amore in una ragazza di umili origini. Presentato all’epoca alla Mostra di Venezia, Mayerling è un melodramma impeccabile, ambientato in una Vienna da favola e interpretato da due attori formidabili come Charles Boyer e una giovanissima Danielle Darrieux. Dopo il grande successo di questo film, Litvak lascerà l’Europa per Hollywood.

ore 18.15
Amateuraufnahmen Wien, Frühjahr 1938 (Film amatoriale viennese, primavera del 1938)
Regia: anonimo; formato originale: 9,5 mm; durata: 4′ (18 fps)
«Il materiale originale del film, consistente in riprese amatoriali realizzate a Vienna da un anonimo, è stato riversato su pellicola 16mm nel corso del 2008. Le immagini mostrano l’inaugurazione del Reichsbrücke avvenuta il 10 ottobre 1937 e continuano descrivendo i vari momenti dell’Anschluss, l’annessione al Terzo Reich, compreso l’arrivo di Hitler durante la campagna elettorale per il referendum. Proprio in questo punto c’è un taglio improvviso, alcuni secondi e poi la scena cambia: davanti a una tabaccheria si è radunata una piccola folla, in cui si intravedono degli ebrei ortodossi. Per terra, sul selciato, un giovane ebreo è costretto dalla folla a pulire con una spazzola l’asfalto. Lentamente, con fare dolente, il poveretto si volta e guarda in macchina. Il nuovo ordine è già cominciato. Raramente in un film amatoriale così breve si assiste ad un simile concentrato di grande storia, piccoli fatti e immagini tragiche. Il valore di questo documento è enorme. Esso infatti contiene le uniche immagini filmate note (foto e resoconti letterari sono invece numerosi) che mostrano come gli ebrei siano stati costretti a pulire in ginocchio i marciapiedi. Questo film è stato fino ad ora mostrato solo al Filmmuseum di Vienna, a New York ed ora in prima assoluta in Italia» (Paolo Caneppele, Österreichisches Filmmuseum).
Copia proveniente dalle Collezioni dell’Österreichisches Filmmuseum – Anteprima italiana

a seguire
38 – Auch das war Wien (1938 – Anche questa era Vienna, 1986)
Regia: Wolfgang Glück; soggetto: dal romanzo di Friedrich Torberg; sceneggiatura: W. Glück; fotografia: Gérard Vandenberg; scenografia: Herwig Libowitzky; costumi: Birgit Hutter; musica: Bert Grund; montaggio: Heidi Handorf; interpreti: Tobias Engel, Sunnyi Melles, Heinz Trixner, Romuald Pekny, Ingrid Burkhard, Josef Fröhlich; origine: Austria, Germania Ovest; produzione: Satel Film; durata: 97′
Vienna, 1938. Carola Hell è un’attrice acclamata in tutto il paese, Martin Hofmann uno scrittore ebreo di successo. Niente sembrerebbe ostacolare il loro amore e la loro carriera, fino a quando, con il plebiscito a favore dell’Anschluss (l’annessione al Terzo Reich), l’Austria precipita nell’incubo del nazismo e la Storia finisce per travolgere i loro destini. Film di grande importanza, sia perché, con una candidatura all’Oscar, fu tra i protagonisti della rinascita del cinema austriaco negli anni Ottanta, sia per la capacità di affrontare in modo diretto e non retorico dei temi che fino allora avevano rappresentato un tabù. Come già per il celebre Der Schüler Gerber (1981), il regista Glück ha tratto 38 – Auch das war Wien da un romanzo di Friedrich Torberg, scritto durante la guerra ma pubblicato solo postumo proprio per la sua visione fortemente critica delle responsabilità storiche dell’Austria.
Per gentile concessione di Satel Film (Vienna) – Versione originale con i sottotitoli in italiano

ore 20.10
The Third Man (Il terzo uomo, 1949)
Regia: Carol Reed; soggetto e sceneggiatura: Graham Greene, Alexander Korda; fotografia: Robert Krasker; scenografia: Dario Simoni; montaggio: Oswald Hafenrichter; musica: Anton Karas; interpreti: Joseph Cotten, Alida Valli, Orson Welles, Trevor Howard, Bernard Lee, Paul Hörbiger; origine: Regno Unito; produzione: Carol Reed per London Film Productions; durata: 104′
Nella Vienna occupata dagli alleati, lo scrittore Holly Martins deve scoprire la verità sulla morte del suo amico Harry Lime, misteriosamente scomparso in un incidente automobilistico. In realtà, niente è come sembra, soprattutto in una città mai così piena di insidie e di segreti. Palma d’Oro a Cannes e Oscar per la meravigliosa fotografia in bianco e nero di Robert Krasker, Il terzo uomo è semplicemente uno dei più grandi noir della storia del cinema: Joseph Cotten e Orson Welles, che già avevano collaborato in Quarto potere, lavorano con maestria alla definizione di personaggi indimenticabili, la sceneggiatura di Greene è un gioiello, il celeberrimo tema musicale di Anton Karas lascia il segno al primo ascolto. Imperdibile.
Copia proveniente da BIM distribuzione – Versione originale con i sottotitoli in italiano

ore 22.00
Unsichtbare Gegner (Avversari invisibili, 1977)
Regia: Valie Export; soggetto e sceneggiatura: V. Export, Peter Weibel; fotografia: Wolfgang Simon; montaggio: Herbert Baumgartner, V. Export; interpreti: Susanne Widl, Peter Weibel, Peter Josef Plavec, Monica Helfer-Friedrich, Helke Sander, Dominick Dusek; origine: Austria; produzione: Valie Export Filmproduktion; durata: 105′
Anna, artista e fotografa viennese, è ossessionata dall’idea di un’invasione aliena nella sua città, con cui si trova in profondo conflitto sociale e politico. Nel frattempo, la sua storia d’amore con Peter attraversa alti e bassi amplificando l’isolamento della donna, ma anche la sua intensa creatività. Tra le fondatrici nel 1968 dell’Austrian Film-Makers Cooperative, nonché di Film Women International (con Susan Sontag e Agnes Varda), femminista e militante politica, fotografa e artista visuale, Valie Export è uno dei punti di riferimento del cinema sperimentale europeo e Unsichtbare Gegner il suo capolavoro, un fuoco di fila di invenzioni formali e drammaturgiche che ancora lascia a bocca aperta per la sua audacia.
Copia proveniente da Sixpack Film – Versione originale con i sottotitoli in italiano e in inglese

a seguire
6/64: Mama und Papa (Materialaktion Otto Mühl) (Mamma e Papà – Azione materiale di Otto Mühl, 1964)
Regia: Kurt Kren; azione: Otto Mühl; origine: Austria; produzione: Austria Filmmakers Cooperative; durata: 4′
Primo film di Kren basato sulle "azioni materiali" dell’Azionismo Viennese, il movimento che portò l’arte verso confini fisici estremi e allora del tutto inesplorati, Mama und Papa è «uno dei risultati più alti raggiunti dal cinema underground austriaco. La provocazione a livello formale (montaggio a fotogramma singolo, successione rapida delle immagini) si lega a quella dei contenuti, come l’uso straniante del corpo umano e di altri materiali» (Ernst Schmidt jr). Tuttora scioccante per la sua capacità di sovvertire qualsiasi ordine visivo e morale.
Copia proveniente da Sixpack Film

a seguire
Einszweidrei (Unoduetre, 1965-1968)
Regia: Ernst Schmidt jr; azioni: Otto Mühl, Günter Brus, Valie Export, Peter Weibel; origine: Austria; produzione: Austria Filmmakers Cooperative; durata: 10′
Una sorta di breve ed elettrizzante antologia di "azioni materiali" di maestri come Otto Muehl, Günter Brus, Peter Weibel e Valie Export, mescolati ad altri materiali amatoriali. Idealmente diviso in tre parti, con tanto di curioso omaggio ai maestri italiani del cinema di genere: 1. Der Lauf der Zeit (Il passaggio del tempo, dedicato a Duccio Tessari); 2. Geheimnisse einer Seele (I segreti di un’anima, dedicato a Giulio Questi); 3. Die Geburt Frankensteins (La nascita di Frankenstein, dedicato a Sergio Corbucci).
Copia proveniente da Sixpack Film

a seguire
Fenstergucker, Abfall, etc. (Gente alla finestra, immondizia, ecc., 1962)
Regia: Kurt Kren; origine: Austria; produzione: Austria Filmmakers Cooperative; durata: 5′
Considerato il primo cineasta underground austriaco, Kren in questo film giustappone blocchi di immagini prese per la strada rifiutando ogni sistema narrativo o suggestione poetica, ma affidandosi al ritmo puro e serrato del montaggio, a volte anche di singoli fotogrammi. Il risultato è un’esperienza visiva di grande fascino e sorprendente modernità.
Copia proveniente da Sixpack Film

a seguire
P.R.A.T.E.R. (1963-1966)
Regia, soggetto e sceneggiatura: Ernst Schmidt jr.; fotografia: Walter Funda; musica: Jazztrio Wirckliches; interpreti: Peter Weibel; origine: Austria; produzione: Austria Filmmakers Cooperative; durata: 21′
Critico e regista, Ernst Schmidt jr è una delle figure centrali del panorama austriaco degli anni Sessanta. P.R.A.T.E.R., tra le sue prime opere,nasce come progetto commissionato (ma poi rifiutato) dalla Hochschule für Film, con l’ambizione di riportare il cinema alle sue origini più lontane (i parchi di divertimento) e gestirne una "nuova nascita" in un frenetico e trascinante caleidoscopio di immagini.
Copia proveniente da Sixpack Film

domenica 20 dicembre
ore 16.30
Amadeus (1984)
Regia: Milos Forman; soggetto e sceneggiatura: Peter Shaffer dalla sua opera teatrale; fotografia: Miroslav Ondrícek; scenografia: Patrizia von Brandenstein; costumi: Theodor Pistek; montaggio: Michael Chandler, Nena Danevic; interpreti: F. Murray Abraham, Tom Hulce, Elizabeth Berridge, Roy Dotrice, Simon Callow, Christine Ebersole; origine: Usa; produzione: The Saul Zaentz Company; durata: 160′
Vincitore di otto premi Oscar nel 1984, tra cui miglior film, regia e attore protagonista (F. Murray Abraham), l’adattamento della grande pièce teatrale di Peter Shaffer è uno dei film in costume più sontuosi degli anni Ottanta, perfetto nella ricostruzione quanto livido nella rappresentazione del rapporto contrastato tra Mozart e Salieri. Milos Forman è al suo meglio nel raccontare la parabola del genio, esaltante e dolorosa al tempo stesso, ma la forza del film sta soprattutto nell’unire alla raffinatezza visiva e drammaturgica uno spirito di intrattenimento popolare che ne ha di fatto decretato l’enorme successo. Da rivedere (e riascoltare) sul grande schermo.

ore 19.20
Volo su Vienna (192?)
Origine: Italia; produzione: First National Film Italiana; durata: 5′
Il film è costituito da un montaggio di riprese dal vero, di ritratti e di fotografie fisse e illustra la celebre impresa ideata e capeggiata da D’Annunzio il 9 agosto 1918, quando undici aerei della Squadriglia La Serenissima volarono su Vienna lanciando volantini che invitavano gli austriaci a smettere la divisa prussiana e terminare la guerra. L’impresa ebbe una vasta eco in tutto il mondo e questo breve documentario celebrativo deve ritenersi realizzato intorno alla metà degli anni Venti, dopo la costituzione della filiale italiana della First National. Il restauro del film, realizzato dalla Cineteca Nazionale, viene qui presentato in anteprima assoluta.
Anteprima assoluta del restauro a cura della Cineteca Nazionale

a seguire
Tramway en Vienne (1906)
Realizzazione e produzione: Pathé Frères; origine: Francia; durata: 3′ (16fps)
Copia proveniente dalle Collezioni dell’Österreichisches Filmmuseum
Typen und Szenen aus dem Wiener Volksleben (Personaggi e scene di vita viennese, 1911)
Regia: Anton Kolm; origine: Austria; produzione: Wiener Kunstfilm; durata: 6′ (16fps)
Copia proveniente da Filmarchiv Austria
Antologia di cinema delle origini, con un breve documentario Pathé e un piccolo classico della Wiener Kunstfilm, la prima casa di produzione austriaca, fondata a Vienna nel 1910 dal fotografo Anton Kolm.

a seguire
Die Pratermizzi (Mizzi del Prater, 1927)
Regia: Gustav Ucicky; soggetto e sceneggiatura: Walter Reisch; fotografia: Gustav Ucicky, Eduard von Borsody; direzione artistica: Artur Berger, Emil Stepanek; assistente alla regia: Karl Hartl; interpreti: Igo Sym, Anny Ondra, Nita Naldi, Hedy Pfundmayr, Karl Götz, Ferdinand Leopoldi; origine: Austria; produzione: Alexander Kolowrat per Sascha-Filmindustrie; durata: 55′ (20fps)
Marie è la cassiera di una giostra del Prater, lo "Zum Walfisch", ed è innamorata del Barone Christian von B.: a mettersi fra di loro è la danzatrice Valette, che l’uomo segue a Parigi. Valette indossa sempre una maschera, ma quando finalmente Christian riesce a vedere il suo volto scopre che è sfigurato da una terribile malattia. Tornato a Vienna, sta per compiere un gesto estremo, ma sarà proprio Marie a salvargli la vita. Melodramma di grando impatto emotivo, ricco di reminiscenze espressioniste, Die Pratermizzi è un gioiello del muto austriaco tornato alla luce solo nel 2005, quando una copia in nitrato è stata rinvenuta in Francia presso il Centre National de la Cinématographie. Il valore del film sta anche nella presenza di due attrici di culto come Anny Ondra, futura musa di Hitchcock, e l’americana Nita Naldi, qui al suo ultimo film. Restaurato e reintegrato delle parti mancanti dal Filmarchiv Austria (e malgrado questo ancora incompleto), viene presentato in Italia per la prima volta.
Copia proveniente da Filmarchiv Austria – Anteprima italiana del restauro – Versione originale con i sottotitoli in italiano

ore 20.40
Before Sunrise (Prima dell’alba, 1995)
Regia: Richard Linklater; soggetto e sceneggiatura: R. Linklater, Kim Krizan; fotografia: Lee Daniel; scenografia: Florian Reichmann; costumi: Florentina Welley; musica: Fred Frith; montaggio: Sandra Adair; interpreti: Ethan Hawke, Julie Delpy, Andrea Eckert, Hanno Pöschl, Karl Bruckschwaiger, Tex Rubinowitz; origine: Usa/Austria/Svizzera; produzione: Castle Rock Entertainment; durata: 105′
Lui è americano, lei è parigina. Si incontrano casualmente sul treno e Vienna diventa lo scenario per un "breve incontro" che cambierà le loro vite. Cineasta atipico, Linklater firma con Prima dell’alba uno dei suoi film più affascinanti, rivisitazione sorprendentemente riuscita del cinema europeo della Nouvelle Vague, di cui sa riprodurre la freschezza e il romanticismo mai banale. A fare il resto è il talento e la sensibilità di due attori come Ethan Hawke e Julie Delpy, straordinari nel sostenere da soli una pellicola il cui unico altro personaggio è la stessa Vienna, esplorata e omaggiata nei suoi angoli più nascosti. Orso d’Argento a Berlino.

ore 22.30
Geschichten aus dem Wienerwald (Storia del bosco viennese, 1979)
Regia: Maximilian Schell; soggetto: dalla pièce di Ödön von Horvath; sceneggiatura: Christopher Hampton, M. Schell; fotografia: Klaus König; scenografia: Ernst Wurzer; costumi: Erika Thomasberger; musica: Toni Stricker; montaggio: Dagmar Hirtz; interpreti: Birgit Doll, Hanno Pöschl, Helmut Qualtinger, Jane Tilden, Adrienne Gessner, Götz Kauffmann; origine: Austria, Germania Ovest; produzione: Franz Seitz Filmproduktion; durata: 90′
Nella Vienna degli anni Trenta, la giovane Marianne sta per sposare il macellaio Oskar, pur non essendone innamorata. Durante la festa per l’annuncio del fidanzamento, però, la ragazza conosce l’elegante e disinvolto Alfred, per cui finisce per perdere la testa: una cocente delusione l’aspetta, ma nel frattempo i tragici eventi della Storia stanno prendendo il sopravvento. Maximilian Shell è probabilmente il più famoso attore austriaco nel mondo, complice una lunga carriera hollywoodiana e un premio Oscar (per Vincitori e vinti del 1962), ma ha anche diretto diversi film di grande interesse, tra cui questo Storia del bosco viennese. Girato con un’impostazione teatrale di raffinata drammaturgia e interpretato da attori formidabili, l’opera ha anche il merito di valorizzare il celeberrimo bosco viennese, quella cintura di verde che circonda la capitale austriaca e la cui estensione non ha uguali nelle altre metropoli europee.
Copia proveniente da Filmarchiv Austria – Versione originale con i sottotitoli in inglese

 

 

Fonte: www.csc-cinematografia.it

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+