Paolo Gioli. Un cinema dell’impronta

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Paolo Gioli,
Un cinema dell’impronta

Imprint Cinema
a cura di:
Sergio Toffetti e Annamaria Licciardello (Cineteca Nazionale)

Co-edizione tra Centro Sperimentale di Cinematografia e Kiwido – Federico Carra Editore a cura di Sergio Toffetti e Annamaria Licciardello della Cineteca Nazionale, il libro uscito a Novembre 2009, include il Dvd “6 film di Paolo Gioli” contenente i lavori inediti dell’artista veneto: Primo lavoro monografico sul cinema di Paolo Gioli, il volume raccoglie, tra gli altri, contributi di studiosi quali David Bordwell, Dominique Païni, Jean-Michel Bouhours, Elena Volpato, i cui saggi critici sono presentati nella versione originale e in traduzione italiana e inglese. Un ricco apparato iconografico sottolinea, in un continuo gioco di rimandi, l’inestricabile legame tra le attività pittorica, fotografica e cinematografica dell’artista. In allegato il dvd 6 film di Paolo Gioli, realizzato da Kiwido – Federico Carra Editore

ISBN: 978-88-95219-20-2


LIBRO ~ 256 pagine (280x240mm) a colori ~ Fotografie, dipinti e fotogrammi di Paolo Gioli ~ Testi di Sergio Toffetti, Giacomo Daniele Fragapane, David Bordwell, Dominique Païni, Elena Volpato, Jean-Michel Bouhours, Bruno Di Marino, Keith Sanborn, Nico Stringa, Annamaria Licciardello ~ DVD ~ 6 FILM DI PAOLO GIOLI: Tracce di tracce (1969), Anonimatografo (1972), Figure instabili nella vegetazione (1973), Finestra davanti a un albero (1989), Farfallio (1993), Volto sorpreso al buio (1995) ~ DVD EXTRA ~ “Anonimografie”. Galleria fotografica di Paolo Gioli ~ “Paolo Gioli” intervista a Giacomo Daniele Fragapane ~ ACQUISTA ONLINE ~ lafeltrinelli.it ~ hfdistribuzione.it ~ cinemalibri.it.

Il DVD
VOLTO SORPRESO AL BUIO (1995), film interessantissimo e inquietante, straordinario dal punto di vista del rapporto soprattutto tra cinema e fotografia, in cui Gioli illumina delle lastre fotografiche con una luce molto radente per fare uscire la materia dell’immagine, ne fa uscire l’emulsione, i graffi sull’emulsione e il segno del ritocco che trasforma questi volti in dei volti mostruosi che emergono dal buio riprendendoli poi fotogramma per fotogramma.

Questo lavorare sulla materia dell’immagine, sull’emulsione ma anche sulla traccia, sulla traccia grafica, sulla traccia pittorica, viene isolato al suo stato più puro nel film che apre e introduce il percorso: TRACCE DI TRACCE (1969), in cui Gioli cancella dalla pellicola qualunque elemento referenziale, rappresentativo. Non c’è più l’immagine, c’è solo la traccia della traccia che può essere traccia fisica, segno, impronta, nel senso più fotografico del termine.

Gioli sviluppa il tema delle origini, dell’origine dell’immagine e dell’origine del mezzo in una serie di film, forse il più importante, il più complesso di questi, è FINESTRA DAVANTI A UN ALBERO (1989), film dedicato al pioniere della fotografia delle origini Fox Talbot, dedicato e sviluppato a partire dai suoi materiali originali. Gioli lavora da immagini pubblicate, non dagli originali, ma da fotografie il cui percorso finale è stata la pubblicazione a stampa, e le anima, le fa rivivere.

In FIGURE INSTABILI NELLA VEGETAZIONE (1973), film interamente basato sul doppio e sul paradosso di questo raddopiamento dell’immagine costruito a partire dal centro, scindendo in due l’immagine e facendo collidere il centro delle due metà delle immagini, Gioli azzera la figurazione, trasformando un’immagine che sta descrivendo un’azione in qualche cosa che sembra svilupparsi da sé a partire da una centralità che viene al tempo stesso esaltata e negata.

In FARFALLIO (1993) Gioli inserisce delle immagini erotiche quasi sfruttando un effetto di inserzioni subliminali, ma, al di là del tema, estremamente colto, perché questo rapporto tra mimetismo e erotismo è un tema caro al surrealismo e a Bataille, come in tutti i film di Gioli si sviluppa un nucleo di riflessione filosofica sulla forma, sul dispositivo e sull’immagine, e si ramificano tutta una serie di stratificazioni sulla storia dell’arte, sulla storia del cinema e della letteratura.

Un discorso analogo vale per il film che chiude la serie, ANONIMATOGRAFO (1972), si tratta di materiale elaborato a partire da un oggetto found footage, una pellicola di un anonimo cineamatore dell’inizio del 900 che diventa uno straordinario universo di sperimentazioni possibili. Gioli si diverte a ipotizzare delle storie facendo collidere i diversi personaggi, ma tutto si articola più per suggestioni e ipotesi che secondo la volontà di costruire una storia filologicamente univoca.

 

[http://www.kiwido.it/dvd/scheda.asp?id=36]

 

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