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Con i loro tre figli Judith, Marion e Julien, Marthe e Michel formano una famiglia unita quanto stravagante. La loro casa costruita al bordo di un’autostrada mai aperta, li tiene lontani dalla società quanto basta per non rimanerne troppo intaccati. Quando l’autostrada viene improvvisamente aperta, rumore e inquinamento rompono gli schemi della famiglia, compromettendone seriamente gli equilibri interni.

Il film di Ursula Meier, già assistente di Alain Tanner per “Jonas et Lila, à demain” (1999) nonché regista di cortometraggi e di un telefilm per Arte, si apre con toni da commedia. La famiglia composta da Marthe, Michel e i loro tre figli, vive in un luogo sospeso nel nulla, tra campi e sentieri sterrati. Unico elemento di modernità, un’autostrada, asfaltata ma mai aperta. La famiglia non sembra affatto turbata da quella lunga cintura di asfalto che si stende proprio a lato di quella casa che, in tutta evidenza, hanno costruito con le loro mani. Al contrario: l’asfalto diventa il terreno ideale per lunghe corse in bicicletta o partite notturne di hockey.
La prima parte del film mette in rilievo i rapporti all’interno del nucleo familiare, che appare sereno e un tantino stravagante e la regista si prende tutto il tempo per delineare i caratteri, per suggerirne le nevrosi nascoste espresse attraverso la precisione delle attività diurne tra bucato (“J’vais faire du blanc!”), l’ascolto della radio, unico contatto con il mondo circostante per Marthe, pomeriggi al sole e tragitti per andare a scuola.
Poi, la notizia dell’apertura dell’autostrada proprio in concomitanza con le ferie estive trasforma il tono del film: con il rumore del traffico a impedire il riposo e lo smog a intossicare, saltano anche gli equilibri all’interno della famiglia che, lentamente, inizia a manifestare atteggiamenti maniacali mentre la storia scivola progressivamente nell’horror.
Come novelli Jacques Tati alle prese con una modernità da cui pensavano di essere riusciti a rifuggire, i membri della famigliola vedono i loro rapporti interni disgregarsi fino alla perdita totale di senso.
Il passaggio dalla commedia al dramma è svolto in modo ottimale, con il giusto tempo per i personaggi di mostrare la loro debolezza e il lento, progressivo, scivolare nella follia. Ursula Meier non cede mai alla tentazione di dare inutili spiegazioni. Con l’avvicinarsi al finale, però, pare farsi prendere dall’ansia di fare succedere qualcosa per riempire lo schermo. Ma è un momento, il film riprende subito quota evitando di dare risposte definitive. I personaggi, tutti interpretati da attori in stato di grande grazia (Isabelle Huppert, l’Olivier Gourmet di tanti film dei Dardenne, il sorprendente Kacey Mottet Klein), non perdono mai in credibilità e, immersi in una fotografia iperrealista da Agnès Godard (con la regista che dichiara di essersi ispirata alle fotografie di Jeff Wall), sembrano figurine staccabili dallo schermo, come inseriti in una storia che non li riguarda.
Ursula Meier firma un film ambizioso, il più compiuto e riuscito film svizzero degli ultimi anni.

“Home” alla fine è un film che parla di qualità di vita – delle nostre vite – e ha il potere di farci ridere delle nostre manie, ma anche di farci rizzare i capelli in testa per le nostre prospettive.

Roberto Rippa

Ursula Meier, di nazionalità franco-svizzera, nasce a Besançon nel 1971. Si diploma, con distinzione, nel 1994 presso l’Institut des Arts de Diffusion (IAD) in Belgio. Il successo del suo lavoro di diploma, il cortometraggio “Le songe d’Isaac”, e quindi del successivo “Des heures sans sommeil”, le permettono di dedicarsi alla regia lavorando parallelamente come assistente di Alain Tanner (“Fourbi” e “Jonas et Lila, à demain”). Autrice anche di documentari “Autour de Pinget”, “Pas les flics, pas les noirs, pas les blancs”, si segnala in numerosi festival internazionali. Il suo “Tous à table” partecipa a un’ottantina di festival ottenendo una ventina di premi e la porta a dirigere un telefilm per la serie prodotta da Arte Masculin Féminin. Il suo telefilm “Des épaules solides” partecipa anch esso a numerosi festival. “Home”, suo primo lungometraggio di finzione, ha ottenuto numerosi premi, è stato finalista a al Sundance ed è stato selezionato per la «Semaine de la Critique» a Cannes nel 2008.

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(Svizzera – Francia – Belgio, 2008)
Regia: Ursula Meier
Sceneggiatura: Antoine Jaccoud, Olivier Lorelle, Ursula Meier, Gilles Taurand, Raphaëlle Valbrune, Alice Winocour
Fotografia: Agnès Godard
Montaggio: François Gédigier, Nelly Quettier, Susana Rossberg
Interpreti principali: Isabelle Huppert, Olivier Gourmet, Adélaïde Leroux, Madeleine Budd, Kacey Mottet Klein
95’

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