Zidane, un Portrait du 21e Siècle > Douglas Gordon, Philippe Parreno

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CRITICA • January 5th, 2010

zidane

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numerozero, dicembre 2007, p.18.


Zidane, un Portrait du 21e Siècle
di Alessio Galbiati

“Dal calcio d’inizio al fischio finale. Madrid, Sabato 23 aprile 2005. Chi avrebbe potuto immaginare che nel futuro ci si potrà ricordare di questo giorno straordinario come d’una passeggiata in un parco. Faccia a faccia, il più vicino possibile, per il tempo più lungo possibile”. Con queste parole, sotto forma di didascalie a corredo dell’immagine, si aprono i 90 minuti di “Zidane, un Portrait du 21e Siècle”, straordinario documento d’arte audiovisiva in bilico fra il concettuale e l’agiografia di un mito contemporaneo.
Il film, realizzato dalla coppia di artisti composta da Douglas Gordon e Philippe Parreno, racconta l’intero svolgimento della partita del campionato spagnolo fra Real Madrid e Villareal che ha avuto luogo nell’imponente Santiago Bernabeu sabato 23 aprile 2005. La racconta però disinteressandosene completamente perché il suo unico scopo è quello di pedinare con 17 telecamere ogni singolo movimento di Zinédine Zidane, componendone un ritratto che gioca con la durata reale dell’evento. L’operazione si ispira al documentario realizzato per la tv tedesca (trattasi della Germania dell’Ovest) dal filmmaker tedesco Hellmuth Costard che nel 1970 riprese le gesta del leggendario George Best durante una partita fra il Mancester United ed il Coventry City (“Fußball wie noch nie”, conosciuto anche con il titolo “Soccer As Never Before”) e si innesta nel multiforme percorso artistico che i due quarantenni portano avanti singolarmente da qualche decennio. Rispetto al lavoro di Costard cambiano i mezzi di produzione dell’immagine e di registrazione e post-produzione del suono. Per l’immagine sono state utilizzate ben diciassette telecamere 35mm in alta risoluzione capaci di cogliere dettagli da una distanza che appare siderale e dirette dall’operatore Darius Khondji (celebre direttore della fotografia che vanta collaborazioni di primissimo piano, dal popolarissimo “Se7en” di David Fincher, passando per “Io ballo da sola” di Bernardo Bertolucci; ha lavorato con nomi del calibro di Alan Parker, Roman Polanski, Woody Allen e Sydney Pollack). Anche il suono è assolutamente stupefacente, capace di cogliere addirittura il rumore dei passi di Zidane sull’erba del Bernabeu. E’ proprio l’elemento sonoro a tessere fra loro i singoli istanti ed i differenti punti di vista in una trama del tempo reale, tutt’altro che “naturale” ma altresì artificiale. La dimensione extra-terrena, definibile come siderale, oltre a costituire un punto costante nella produzione artistica sia di Serrano che soprattutto dallo scozzese Douglas Gordon, è esplicitamente evocata nell’unico momento di distacco dai movimenti per il campo di Zizou. Quando finisce il primo tempo della partita vediamo una serie di fatti accaduti nel mondo, sulla terra, in quel sabato 23 aprile 2005, fatti piccoli ed eventi importanti che si consumano e scorrono davanti ai nostri occhi come uno spettacolo senza senso. Raccontati in pochi frame ed accompagnati dalla patètica musica dei Mogwai (patètico da intendersi come aggettivo volto a definire ciò che suscita commozione e compassione), a ricordarci che l’esistenza non ci appartiene e che tutto scorre incessante e senza senso. Quando le immagini ci portano a Najaf, fra le macerie di un attentato esplosivo che causò la morte di nove persone, fra il fumo e la gente ferita l’occhio scorge una maglietta con sopra scritto il nome Zidane. Fra queste immagini ne troviamo alcune che raccontano dei confini dell’universo conosciuto, ponendo l’intera operazione sotto la luce spazia e temporale d’un qui-e-ora congelato ed archiviato per i posteri d’un futuro siderale ed impreciso. Da qui il senso complessivo dell’operazione richiamato dal titolo, ritratto del XXI secolo, e dall’incipit didascalico che apre la pellicola: “Dal calcio d’inizio al fischio finale. Madrid, Sabato 23 aprile 2005. Chi avrebbe potuto immaginare che nel futuro ci si potrà ricordare di questo giorno straordinario come d’una passeggiata in un parco. Faccia a faccia, il più vicino possibile, per il tempo più lungo possibile”.
Come un presagio di quella che sarà la sua ultima partita, a pochi istanti dalla conclusione del match Zizou verrà espulso e lascerà il campo fra gli applausi. In questo film c’è tutto Zinedine Zidane, nel bene e nel male, con il suo strano modo di muoversi per il campo assorto in un silenzio oscuro ha illuminato quest’ultimo decennio di calcio, come una cometa luminosa lascia una scia che per anni e anni tutti potremo ancora ammirare e ricordare, ma nascondendo la sua reale natura, lontana e sfuggente.


“Zidane, un Portrait du 21e Siècle” è un film d’una struggente malinconia che prende la bocca dello stomaco.


Ha partecipato fuori concorso al Festival di Cannes 2006, è stato distribuito nelle sale francesi e nominato ai Cesar Awards (l’equivalente transalpino dei nostri David, o se si preferisce degli Oscar americani) nella categoria miglior documentario. Fra i produttori associati figura la torinese Fondazione Sandretto Re Baudengo, un poco di Italia per un’opera straordinaria.

 

 

 

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Zidane, un Portrait du 21e Siècle

Regia e Sceneggiatura: Douglas Gordon e Philippe Parreno; Fotografia: Darius Khondji; Montaggio: Hervé Schneid; Mixaggio: Tom Johnson; Musiche originali: Mogwai; Produzione: Anna Lena Films et Naflastrengir; Distribuzione: United International Pictures; Paese: Francia/Islanda; Anno: 2006; Durata: 90’.


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