La Duchessa di Langeais > Jacques Rivette

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numero1, gennaio 2008, p.25.


La Duchessa di Langeais
di Alessio Galbiati

 

All’epoca della Restaurazione il giovane ed intrepido generale Armand de Montriveau giunge sull’isola di Majorca per ristabilire l’autorità di Ferdinando VII. Qui scoprirà che nei meandri oscuri d’un convento di suore di clausura ha preso i voti, per isolarsi dal mondo, la Duchessa Antoniette de Navarreins, donna con la quale cinque anni prima intrattenne una contrastata e dolorosa relazione sentimentale. Ottenuto dalle autorità religiose del monastero il consenso ad incontrarla, Armand rivedrà la sua amatissima Antoniette dietro le sbarre metalliche della clausura, in un fosco antro dell’edificio. Il drammatico confronto fra i due farà da preludio al racconto della genesi e dell’epilogo della loro relazione, portandoci nella Parigi ipocrita e superficiale dei primi anni dell’ottocento, fra aristocratici incontri mondani e protocolli di comportamento follemente disumani.

L’ultimo film di Jacques Rivette è una trasposizione cinematografica dell’omonima novella di Balzac, una trasposizione che cerca la più totale adesione al testo letterario basata proprio sullo stile di scrittura del grande romanziere francese. Non solo lo spirito ma proprio le lettere, le parole, si riversano sulla pellicola testimoniate dall’abbondante uso di didascalie con la funzione di raccordo ed interpunzione della vicenda.
Il romanzo di Honoré de Balzac (nella sua prima stesura intitolato “Ne touchez pas la hache”) rientra in quel monumentale ciclo denominato “Commedia umana”, opera complessa ed articolata che restituisce la contemporaneità dell’autore attraverso il racconto delle vicende della celeberrima società segreta dei Tredici. “Ne touchez pas la hache” ci racconta essenzialmente una storia in cui è il tempo a costituire la variabile fondamentale attorno alla quale costruire l’intero intreccio. Vi è in Balzac, e dunque nel film di Rivette, l’idea del “troppo tardi”, dello sfilacciarsi degli eventi sotto i colpi dell’inesorabile trascorrere del tempo, vi è una pesante critica ad un mondo ed una cultura – quella appunto della Restaurazione – incapace di vivere davvero il proprio tempo perchè persa disperatamente nell’inutile prosopopea d’un esistenza fatta d’orpelli e maniere anacronistiche e vuote.
Muovendosi fra due piani temporali distinti il film mette in scena il tribolato rapporto amoroso fra la Duchessa Antoinette de Navarreins (de Langeais è il nome che le deriva dall’unione in matrimonio con il duca di Langeais) ed il generale Armand de Montriveau, ponendoci immediatamente di fronte alle estreme conseguenze dell’assurdo comportamento tenuto in particolar modo da Antoniette, vera e propria incarnazione d’un epoca che però nel corso della relazione sarà in grado di oltrepassare le convenzioni, ben rappresentate dai personaggi che la attorniano (su tutti il Vidame de Pamiers interpretato dall’inossidabile Michel Piccoli).
Jacques Rivette continua dunque la propria personalissima esplorazione di quelle umane passioni che trovano nella tortuosità il proprio estremo e drammatico compimento, ed ancora una volta lascia che siano due attori a dare corpo al tutto. Jeanne Balibar con la sua eterea e sfuggente bellezza, fatta di piccolissime smorfie e di sfuggenti sguardi, riesce ad impersonare tutto quel bagaglio di buone maniere ornamentali della Parigi restaurata, come pure lo smarrimento folle e disperato che la condurrà a sfuggire dal mondo. Guillaume Depardieu, pur nella fisicità che tanto ricorda il celebre padre, riesce a non esserne pedissequamente clone ma attraverso una misurata recitazione, fatta di tante contrazioni, costruisce un personaggio selvaggiamente complesso. La sua camminata zoppicante non è frutto d’un qualche metodo di recitazione, né tanto meno d’alcun riferimento letterario, Guillaume Depardieu a seguito d’una terribile infezione post-traumatica ha dovuto subire l’amputazione d’una gamba che lo ha costretto all’uso d’una protesi.

“La Duchessa di Langeais”, uscito nelle sale italiane il 13 luglio (l’anteprima fu nel febbraio alla Berlinale), non è un film facile, ma un’opera capace di riservare allo spettatore attento e paziente una profonda compassione per i personaggi messi in scena ed in fondo per quella parte profonda e spesso dimenticata del nostro animo. Come nei romanzi di Balzac.
 



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La Duchessa di Langeais (Ne touchez pas la hache, Francia-Italia/2007)
di Jacques Rivette (137’)

Regia: Jacques Rivette; adattamento: Pascal Bonitzer, Christine Laurent tratto da “La duchessa di Langeais” di Honoré De Balzac; immagini: William Lubtchansky (35mm, 1.85); Suono: Florian Eidenbenz; scenografia: Manu De Chauvigny; costumi: Maïra Ramedhan-Levi; montaggio: Nicole Lubtchansky; mixage: Bernard Le Roux; prodotto da: Pierre Grise Production (Francia), Martine Marignac & maurice Tinchant, Cinemaundici (Italia), Luigi Musini, Roberto Cicutto, Ermanno Olmi; con la partecipazione di: Canal +, CinémaCinéma, Centre National de la Cinématographie & Ministero della Cultura italiano; distributore: Mikado; data di uscita nelle sale italiane: 13 luglio 2007; paese: Francia, Italia; anno: 2007; durata: 137’.

Interpreti: Jeanne Balibar, Guillaume Depardieu, Bulle Ogier, Michel Piccoli, Anne Cantineau.

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