Bruce Bickford

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero5 maggio’08 (pag.9)
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Bruce Bickford, folle e geniale animatore di plastilina, è uno dei personaggi più sottovalutati nel panorama dell’animazione contemporanea: deve la sua sotterranea fama alla straordinaria collaborazione con Frank Zappa che sfociò nel 1987 nella creazione di un esaltante mediometraggio, dal titolo “The Amazing Mr. Bickford”. Zappa concesse al singolare artista di creare in assoluta libertà e senza problemi economici, permettendogli così di mettere a punto le bizzarre coordinate di una vera e propria dimensione parallela, che costituisce l’allucinogeno universo animato di Bruce Bickford. Le sue strabilianti invenzioni appaiono in varie pellicole di Zappa, tra cui “Baby Snakes”, “Dub Room Special” e “A token of his extreme”.
Grazie all’esperienza artistica con Zappa, la sua animazione in plastilina è ormai leggendaria in ambito underground e Bickford stesso è un’icona riverberante nel sotterraneo panorama dell’animazione in stop-motion.
Ma forse non tutti sanno che, a partire dai luminosi anni Settanta, Bickford non ha mai smesso di lavorare, continuando a modellare incessantemente i suoi scenari lisergici e i suoi personaggi surreali, animando senza sosta il suo mondo, il cui semplice contatto è sovente letteralmente in grado di vaporizzare la mente dello sconcertato spettatore.
Purtroppo però non rimane praticamente traccia visibile al pubblico del suo fertile magma creativo, anche perchè l’artista è talmente assorbito dalle sue incessanti visioni, che non ha assolutamente il tempo materiale di dedicarsi al montaggio e all’editing video dei suoi sconfinati progetti.
A Bickford necessitano anni di meticoloso e infaticabile lavoro per portare a termine le sue folli animazioni, che scaturiscono da singoli fotogrammi, mirabilmente animati con la tecnica dello stop-motion. Le sue opere sono flussi di coscienza visivi, costituiti da un personale assemblaggio di fluide immagini vibranti, continuamente mutanti e non di rado urticanti, che vanno a costituire un unicum percettivo che scardina le regole della comprensione logica e della linearità narrativa. Un lavoro di pura immaginazione il suo, quasi magico, nel quale l’unica strada percorribile è quella di lasciarsi immergere e invadere, come da un sogno… un’arte da vivere come un’esperienza interiore, immaginifica e rutilante.
La sua elaborata tecnica prevede che i suoi personaggi, gli oggetti e il paesaggio continuamente appaiano e scompaiano uno nell’altro, in una perpetua enigmatica metamorfosi, con un accelerato ciclo biologico di nascita e morte, che raramente ha una durata superiore ai 5 secondi. Un personaggio minuscolo si può improvvisamente trasmutare in uno gigantesco, così come il paesaggio si può trasformare nel personaggio e viceversa. La mutazione è sempre divampante e in questo modo viene meno qualsiasi appiglio percettivo, che possa sostenere le sicurezze dello spettatore.
I temi delle sue opere sono quelli del sogno e delle insicurezze dell’infanzia, nel suo universo vige la relatività delle dimensioni e tutto è allo stesso tempo affascinante e pauroso. Nelle sue visioni il senso di pericolo è costantemente in agguato e spesso dà origine a immagini grottesche e disturbanti.
Tra le influenze Bickford cita il maestro Ray Harryhausen, il film “King Kong” del 1933, “Peter Pan” del 1953 e “I vichinghi” di Richard Fleischer del 1958 ed infatti i suoi film sono infarciti di scene in cui i personaggi agiscono brandendo coltelli o spade. Altra influenza fondamentale per Bickford è “Il mucchio selvaggio” di Sam Peckinpah conseguente deflagrante rappresentazione “fisica” della violenza che ne deriva.
“Prometheus’ Garden” è l’unico mediometraggio completato negli ultimi anni dal visionario artista, ispirato al mito greco di Prometeo, titano benefattore, considerato origine della condizione esistenziale umana e celebrato per aver creato i primi uomini della storia del mondo, modellandoli con la creta. Bickford, nell’incipit del film, novello Prometeo contemporaneo entra nel suo fantasmagorico mondo, attraverso un giardino modellato nella plastilina, dove la terra e la materia pulsano vitalità e letteralmente crea personaggi dalla creta instillandogli la scintilla vitale…da questi personaggi origineranno altri favolosi personaggi, dando così vita al mito della creazione. La complicatissima ripresa d’apertura è sbalorditiva e si compone di otto sequenze consecutive, ognuna della durata di una manciata di secondi, nelle quali un numero crescente di personaggi in plastilina appare saltando fuori dal terreno del giardino. Per ottenere questo magma creativo Bickford ha scolpito attentamente ogni personaggio in ciascuno degli stadi della metamorfosi, a partire da microscopiche creature in plastilina per arrivare a personaggi a grandezza naturale. Per ognuna delle otto sequenze citate, Bickford ha creato non meno di 24 scenari, ognuno composto da numerosi personaggi (da sedici a oltre il centinaio per alcuni scenari) in costante progressione dimensionale e dinamica. Il film “Prometheus’ Garden” è da poche settimane disponibile in DVD grazie all’encomiabile lavoro di Brett Ingram, ex ingegnere della Nasa nell’ambito del progetto Space Shuttle, che nel 1990 ha scambiato il suo palmare per una telecamera digitale e da allora è diventato un avventuroso documentarista alla ricerca di storie ai confini della realtà.
Nel 2004 Brett Ingram ha girato tra l’altro “Monster Road”, struggente e imperdibile documentario su Bruce Bickford, la sua famiglia e la sua arte (il filmato a fine post ne è un estratto).
Bruce Bickford è un’artista insolito nel mondo contemporaneo: pensatore originale e fuori dalle logiche consumistiche e iconoclasta per vocazione.
Il suo psichedelico lavoro, volto ad indagare in maniera profonda le interconnessioni esistenti tra materia ed energia, merita profonda attenzione: www.brucebickford.com

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