A Child is Waiting > John Cassavetes

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A Child Is Waiting01

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numero6, giugno 2008 (pag. 21)
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Trama

In un ospedale per bambini subnormali, arriva una nuova infermiera che vorrebbe curarli con tutto l’amore e la protezione possibile, ma che si scontra con il dottore che, invece, è convinto di dover utilizzare il pugno duro e di dover trattare questi bambini alla stregua di tutti gli altri, in modo tale da non farli sentire diversi e da farli crescere e diventare delle persone forti e capaci di stare nel mondo.
Un bambino in particolare, Robin, cattura le attenzioni e l’affetto dell’infermiera, dato che i suoi genitori dopo averlo lasciato in ospedale e dopo essersi separati, non sono più andati a fargli visita, nonostante il piccolo li aspetti speranzoso ogni settimana. Dietro questa scelta dei genitori, ci sono dei seri e precisi motivi, che l’infermiera con tenacia e risoluzione riuscirà a scoprire, imparando anche a convivere con questi bambini e ad istruirli nel migliore dei modi.

Commento

Siamo lontani dalle prime pellicole fortemente indipendenti e molto particolari del regista, che con questo film ha tentato la strada hollywoodiana, non solo per quanto concerne la scelta del cast, fatto di attori stellari, ma anche per quanto riguarda il tema trattato e soprattutto il modo con cui è stato trattato. Di certo non siamo di fronte ad un prodotto di scarsa qualità, perché pur sempre di Cassavetes si tratta, ma Gli esclusi è un film in cui si fatica a riconoscere la mano del regista che si era, con le sue prime pellicole, discostato dalla convenzionalità e dalla grandiosità hollywoodiane o comunque tipiche del cinema non indipendente. Con un tema già di per sé molto commovente, un sacco di bambini subnormali con problemi fisici e psicologici che convivono in un istituto aspettando con ansia il giorno delle visite dei propri familiari, il film cerca di ingraziarsi lo spettatore anche attraverso una colonna sonora più ruffiana che mai e numerosissimi primi, anzi primissimi piani, di questi bambini relegati dal resto del mondo, perché più deboli e ancora incapaci di affrontarlo. Due i personaggi principali che portano con sé poi due diversi punti di vista con i quali è difficile essere concordi o discorsi al 100%. Insomma, a volte si parteggia per l’infermiera (una ispirata Judy Garland) amorevole e affettuosa che pone i suoi bambini (soprattutto Robin) sotto una campana di vetro, cercando di proteggerli dalle ingiustizie e dai dolori della vita; e altre volte si parteggia per il dottore (un coriaceo Burt Lancaster) apparentemente duro di cuore, ma in realtà molto interessato al bene dei bambini posti sotto le sue cure e al modo migliore (o perlomeno quello che lui ritiene essere il modo migliore) di aiutarli e di non farli diventare degli esclusi e degli alienati (come alcuni uomini adulti che ci vengono mostrati in un reparto di una specie di manicomio).
Molto interessante anche la contrapposizione di atteggiamenti e di modi di reagire delle famiglie di questi bambini disadattati, contrapposizione che porta con sé anche una sorta di critica alla società nella quale viviamo in cui si è propensi a pensare che famiglie benestanti e colte siano più amorevoli e accettino maggiormente la condizione dei figli subnormali, mentre famiglie più numerose e soprattutto più povere e ignoranti, diano per scontato di aver partorito dei mostri abbandonandoli al loro destino. Cassavetes, ribalta questo luogo comune (e qui possiamo riconoscere la sua estrema non convenzionalità) mostrandoci la famiglia di un bambino di colore, costituita da una mamma e dai suoi numerosi figli che si reca regolarmente a trovare il suo bambino e che lo tratta esattamente come tutti gli altri suoi figli, se non meglio e con più affetto e trasporto. A contrapporsi a questa gioviale famigliola di certo povera nei mezzi, ma ricchissima nei sentimenti, c’è quella del piccolo Robin, la cui mamma (la sempre bellissima e intensa Gena Rowlands) non è più andato a trovarlo nei due anni di permanenza nell’istituto e il cui padre (il sofferto Steven Hill) pare essere completamente disinteressato della sua sorte, soprattutto dopo il divorzio da sua moglie, che ha anche ottenuto la custodia dell’altra figlia più piccola. L’infermiera, chiacchierando col dottore, si meraviglia di come due persone di cotale levatura intellettuale (entrambi sono laureati, entrambi hanno un buon lavoro, entrambi sono affermati nella vita privata e in quella pubblica, entrambi godono quindi di un’ottima posizione nella società), possano dimenticarsi di un figlio abbandonato al suo destino. Il dottore (che in questo dialogo rappresenta sicuramente le idee del regista) le risponde che si meraviglierebbe di scoprire un sacco di persone colte ma povere d’animo e, viceversa, un sacco di persone molto povere ma con un cuore e una mentalità estremamente ricchissime (ed è questo il caso della signora di colore con prole al seguito). Certo, andando avanti con la pellicola, ci si rende conto che i due genitori di Robin, non sono poi così crudeli e privi di sentimenti, ma che ci sono dei motivi dietro la loro scelta, ma il paragone mantiene la sua valenza e il suo significato.
Come suddetto, a fine pellicola, oltre ad esserci commossi in alcuni momenti (come quello della recita finale dei bambini che mettono in scena la storia americana, impersonando a turno sia i coloni che gli indiani o come quando Robin chiede insistentemente all’infermiera se questa gli vuole bene o meno o quando vede di sfuggita sua madre andare via dall’istituto senza nemmeno andare a salutarlo), rimaniamo spaesati e incerti se parteggiare per un metodo educativo o l’altro, oppure per una via di mezzo tra le due soluzioni (come forse il finale, che ci mostra l’arrivo di un nuovo bambino, vuole dare ad intendere).
Tutto sommato però, nonostante la facilità e forse la superficialità con cui è stato trattato un tema che meritava forse un migliore approfondimento, piuttosto che incentrarsi sulla figura di un bambino abbandonato dai genitori che si attacca fortemente all’unica persona che sembra dargli l’affetto di cui ha bisogno; il film riesce ad interessare lo spettatore soprattutto per quanto concerne la figura dei due genitori del bambino e quella del dottore che rimane una figura ambigua almeno fino a quando non lo vediamo difendere con le unghie e con i denti il posto in cui lavora e i bambini per cui lavora, con alcuni supervisori che vorrebbero ridurre le spese e le infrastrutture adatte per la crescita e l’inserimento nel mondo e nella società di questi bambini, forse un po’ troppo ingiustamente, ritenuti subnormali.

A Child is Waiting (Gli esclusi, USA/1963)
Regia: John Cassavetes
Interpreti principali: Burt Lancaster, Judy Garland, Gena Rowlands, Steven Hill;
Durata: 102’

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