‘a suppa ‘e latte > Ivan Talarico (2006)

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‘a suppa ‘e latte

directed by Ivan Talarico

(Italia/2006)

31 min

Italian-sub.English

CINETECA

 

Regia, soggetto, montaggio: Ivan Talarico
Assistenti alla regia: Mauro Diciocia, Salvatore Lizzio
Fotografia: Emanuele Cicconi (2,35:1)
Musica: Brani scelti
Operatori di camera: Ivan Talarico, Salvatore Lizzio,Mauro Diciocia
Doppiaggio e sonorizzazione: DoppioSenso Unico Audio
Backstage: Luca Ruocco
Fotografie di scena: Lorenzo Vecchio, Lucrezia Lippi
Costumi: Lucilla Telloni
Trucco: Laura Morrone
Effetti speciali: Roberto Carra
Assistenza 16/9: Giuseppe Talarico
Grazie a: Lorenzetti Onoranze Funebri, zio Gimmi e nonna Sandra, Cristiano Tagliamonte, Luca Diaco, Cristina Morrone
Produzione: DoppioSenso Unico Cinema
Segretaria di produzione: Donatella Leone
Logo animato produzione: Giulia Rivolta
Casting: Salvatore Lizzio
Sponsor: Lorenzetti Onoranze Funebri
Distribuzione: DoppioSenso Unico
Formato originale: miniDV
Anno: 2006
Durata: 31’
Interpreti: Maria Scalzi (Progenitrice), Filippo Talarico (Progenitore), Manola Falleti (DonnaStuprata), Salvatore Lizzio (UomoCrudele), Michela Bruni (DonnaPaltò), Francesca Callari (DonnaNuda), Danilo Rotundo (UomoMancato), Elisabetta Bruno (AssenzaNarrante), Francesco Ventura (Uomo Bara), Massimo Melina (Uomo Bara), Gabriele Paganelli (Uomo Bara), Marta Drewnoska (DonnaPura), Francesco Spagnolo (UomoPuro)
e con: Luca Ruocco (Satiresco Becco), Lorenzo Vecchio (Satiresco Suino)
Si ringraziano per l’amichevole partecipazione: Flavia Mastrella (DonnaMangiatore), Antonio Rezza (UomoMangiatore)

SINOSSI

Film-collage di epoche e persone guardate con occhio distratto e vago.

COMMENTO

‘a suppa ‘e latte è […] destrutturato, frammentato, sparso, costruito sull’accumulo di immagini eterogenee e atti poetici paralleli, in un montaggio vertiginoso che intreccia materiali di repertorio a sequenze di incontri sessuali tra un uomo e una donna, apparizioni carnevalesche di, agonie e resurrezioni. Il connubio audiovisivo, finemente casellato, genera eclettismi e fascinazioni estetiche uniche, a cominciare dalla scelta del mascherino ultrapanoramico, qualcosa di ancora più sottile del 2,35:1, a delimitare un campo di visione misterioso, una fessura per iniziati attraverso la quale accedere alla segretezza di un mondo allucinato e truccato da cabaret futurista.
[Pierpaolo De Sanctis – Nocturno Cinema n°60, luglio 2007]

 

Sperimentale. Un folle spaccato che si apre su diversi scorci temporali senza alcun nesso logico, una sorta di teatro dell’assurdo dove situazioni non-sense si affacciano dallo schermo per schernire chi osserva, lasciandolo partecipare ad uno spettacolo grottesco. Inutile domandarsi il perché in ‘a suppa ‘e latte, occorre sedersi e lasciarsi conturbare dalle folli situazioni, dai siparietti ironici e affascinanti.
[Giulio De Gaetano – indie.horror.it]

 

Alessio Galbiati: Nei video da voi realizzati, sette a partire dal 2004, è evidente un’attenzione alla cura dell’immagine, alla qualità formale dell’inquadratura; a mio modo di vedere il vostro risultato più convincente è il bellissimo ‘a suppa ‘e latte (diretto proprio da Ivan Talarico nel 2006, ndr), che considero un piccolo capolavoro del cinema indipendente italiano! Ci racconti qualcosa in più sulla vostra produzione video, come nasce? quali sono le modalità produttive?

Ivan Talarico: Tutto nasce da un “pollo”. Nel 2003 mi regalarono una telecamerina samsung da pochi euro che sembrava un capponcello e con quella iniziammo ad abbassare la fedeltà del mondo. Muniti di un grandangolo di plastica molto spinto cercavamo con il minimo dei mezzi e dei soldi di fare qualcosa di diverso dal raccontare una storia per immagini. Il tutto lavorando con gente molto disponibile che si prestava gratis senza nemmeno conoscere interamente l’idea, a volte. […]
Alessio Galbiati: […] Raccontami un po’ di questo groviglio onirico. E’ un lavoro che contiene davvero di tutto…
Ivan Talarico: E’ stata una lavorazione molto confusa e lunga. Avevo scritto due paginette di soggetto, partendo dall’idea della tazzina di caffè che cadeva uccidendo un uomo. Tutta la parte iniziale è stata girata in quattro giorni lunghissimi alle prese con furgoncini e bare, set e illuminazioni improvvisati, senza una continuità o un’idea complessiva precisa (ho ristampato innumerevoli volte le due paginette che non riuscivo a ricordare).
Mi piaceva cercare delle cose sul “set” e inventarne altre che non erano scritte. Tipo la scena dei due satiri con l’uovo, nata dopo aver visto il letto inclinato da una qualche scintilla.
Con questo pacchetto di immagini ho realizzato dei trailer, ma problemi di montaggio mi hanno bloccato per un annetto.
Poi ho girato le scene con Marta e Francesco – i due che si mangiano – (Marta Drewnoska e Francesco Spagnolo, ndr) provando altre cose che mi interessavano e quelle con Antonio e Flavia, chiudendo il girato (Antonio Rezza e Flavia Mastrella, ndr).
Alla ricerca di un ordine, la ripresa dei miei nonni all’inizio mi ha consigliato di cercare negli archivi video di mio padre, vhs di paese anni 80 e quindi ho iniziato a sviluppare questa nonstoria vista da anziani morti tanti anni prima con questa presenza nascosta da un paltò che oscilla tra uomini mancati e doppelganger temuti, e che trova la pace nella morte del sogno – che la rende cannibale e che rende poi la pelle pellicola/nastro mangiata da due “divoratori di film”.
Alessio Galbiati: E’ un lavoro molto interessante perché scavando nell’onirico percorre una strada poco battuta dal cinema italiano (a tal proposito c’è un saggio che ricordo d’aver letto ma che non rintraccio più nei meandri delle mie librerie), forse perché – come dicevi – il cinema è diventato più che altro un business, un accrocchio da dover costruire come un prodotto, a tavolino, calcolando ogni centesimo. La tua/vostra forza risiede in questa libertà, che poi è povertà di mezzi e soldi. Dunque la vostra ricchezza creativa è figlia tout court della povertà. Ritieni questa affermazione una puttanata, cioè se qualche d’uno vi finanziasse non sarebbe poi così male?! oppure ci trovi qualcosa di vero?
Ivan Talarico: Guarda, già Ejzenstejn separava cinema industriale da cinema di ricerca; siamo tornati molto indietro rispetto a certe avanguardie. Come ti dicevo ieri la libertà è qualcosa di molto più forte della povertà, magari ci dessero molti soldi da sputtanare in film senza storia né gloria! Se hai idee e attitudine tutto il resto è relativo. Fai con quello che hai.
Alessio Galbiati: Quali sono state le occasioni di mostrare i vostri lavori? Me l’hai già accennato in una risposta precedente, ma vorrei approfondire la questione. Cioè quali spazi vi sono stati offerti per mostrare i vostri video? ‘a suppa ‘e latte per esempio, non riesco a credere che non sia stato preso in considerazione da qualche festival…
Ivan Talarico: Hanno girato pochissimo, quasi sempre prendiamo le persone e glieli facciamo vedere noi, o ci accontentiamo della pezzenteria qualitativa di youtube. ‘a suppa ha girato pochissimo.

[Ceci n’est pas cinéma. DoppioSenso Unico, intervista a Ivan Talarico di Alessio Galbiati in RC12, pp.34-43]

RISORSE

DoppioSenso Unico

‘ a suppa ‘e latte

 

 

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