The Party > Blake Edwards

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Hrundi V. Bakshi, una goffa comparsa di origine indiana, fa esplodere per errore il set del film cui sta partecipando in un ruolo estremamente marginale. L’appunto in cui il produttore segnala che la comparsa va licenziata finisce per errore a ingrossare la lista degli invitati a una festa privata nella villa del produttore stesso, con conseguenze disastrose.

 

Quando girano The Party, Peter Sellers e Blake Edwards sono reduci dai grandi successi dei due film con il personaggio dell’ispettore Clouseau come protagonista (The Pink Panther, La Pantera Rosa, 1963 e A Shot in the Dark, Uno sparo nel buio dell’anno seguente, usciti entrambi nel 1964) ma hanno anche giurato di non lavorare mai più insieme a causa dei dissidi nati tra loro in occasione della lavorazione dei due film. Blake Edwards pensa che una tra le ragioni del rancore che l’attore provava nei suoi confronti dipendesse dal fatto che erano stati proprio i film leggeri legati al personaggio della Pantera Rosa a renderlo famoso, più che altri film da lui interpretati e che considerava più impegnati. Quando Blake Edwards, grande estimatore del regista Leo McCarey e del suo famoso film Duck Soup del 1933 con protagonisti i fratelli Marx, decide di rendere omaggio al cinema comico dell’epoca girando un film muto, non gli viene però in mente un protagonista migliore dell’istrionico attore inglese. Peter Sellers è già noto allora per la sua capacità di trasformismo, nato e lungamente esercitato ai tempi della radio, che gli permette di interpretare più ruoli nello stesso film (come in, giusto per fare un esempio, Dr. Strangelove: or How I Learnt to Stop Worrying and Love the BombIl dottor Stranamore, 1964, di Stanley Kubrick). Edwards inizia quindi a scrivere The Party pensando proprio a Peter Sellers per il personaggio principale e oggi spiega così la sua scelta: «Lavorare con Peter Sellers significava divertirsi come non mai o l’esatto contrario. Quando decisi di fare The Party, calcolai che mi sarei divertito come non mai. Ne valeva la pena perché lui, a suo modo, era un genio» e «(Peter Sellers) doveva interpretare diversi personaggi distanti da sé per divertirsi. Non esisteva se non nei panni dei suoi personaggi più estremi». La lavorazione inizia con una sceneggiatura di sole 63 pagine, chiaro indice di quanto spazio fosse stato previsto per l’improvvisazione.Secondo le intenzioni del regista, il film avrebbe dovuto essere muto e sottotitolato e girato in una vera villa ma cambiò idea su tutti questi aspetti. Il film venne girato in studio e il set costruito in una vasca che permettesse l’utilizzo di tutti i giochi d’acqua che si vedono nel film. The Party venne girato in dodici settimane tra il giugno e l’agosto del 1967 e il produttore Walter Mirisch racconta che fu immediatamente chiaro che il film sarebbe stato un grande successo comico in quanto gli attori si fermavano sul set a seguirne la lavorazione anche quando non erano impegnati nelle scene, tanto che si era presa l’abitudine di modificare le scene se attori e maestranze non ridevano mentre le scene venivano girate. Al film si deve anche l’invenzione di uno strumento che rivoluzionò il modo di girare: Blake Edwards aveva segnalato l’esigenza, proprio per la particolare natura del film, di visionare le scene subito dopo averle girate anziché a fine giornata nei cosiddetti giornalieri. Questo gli era necessario per poter eventualmente rigirare immediatamente una scena non riuscita anziché dover attendere il giorno seguente. Inoltre gli era indispensabile verificare le inquadrature a causa del grande numero di comparse utilizzate. Venne chiesto al produttore associato Ken Wales di trovare una soluzione e questi pensò a un sistema già utilizzato da Jerry Lewis per i suoi film, ossia fissare una videocamera a lato della cinepresa per poter verificare su un monitor, come si faceva in televisione, ciò che si stava girando. La soluzione però offriva un risultato approssimativo in quanto ciò che mostrava il monitor non era esattamente ciò che la camera stava riprendendo, considerato che la posizione della videocamera era leggermente diversa. La Panavision venne modificata in modo da poter incamerare la videocamera che quindi venne rivolta verso il basso e puntata su un sistema di specchi che riportava l’inquadratura quasi identica a quella ripresa dalla cinepresa. Questo sistema, inventato dalla Video West, iniziò a venire conteso dalle produzioni dell’epoca tanto che era impossibile accontentare tutti. Ceduta l’invenzione alla Panavision, gettò la base per il modo di girare poi diventato uno standard. (fonte: Inside The Party, documentario presente nel DVD MGM)

Roberto Rippa

 

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Curiosità sul film

Il film, contrariamente a quanto accade abitualmente, venne girato seguendo l’ordine cronologico esatto delle scene.

Il produttore associato Ken Wales racconta che la scena in cui un elefante viene lavato nella piscina all’interno del salone della villa, venne realizzata utilizzando lo schiumogeno in dotazione ai pompieri dell’aeroporto di Los Angeles a simulare la schiuma del sapone. Poiché lo schiumogeno trovava la sua efficacia proprio nell’eliminazione dell’ossigeno dal fuoco, le persone che si trovavano nella piscina furono vittime di malore dovuto a soffocamento.

 

The Party (titolo italiano: Hollywood Party, USA, 1968)
Regia e soggetto: Blake Edwards
Sceneggiatura: Blake Edwards, Tom Waldman, Frank Waldman
Musiche originali: Henry Mancini
Fotografia: Lucienne Ballard
Montaggio: Ralph E. Winters
Interpreti principali: Peter Sellers, Claudine Longet, Marge Champion, Steve Franken, Fay McKenzie, J. Edward McKinley

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