Scerbanenco by Numbers > Stefano Giulidori

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scerbanenco

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero20, dicembre 2009, pp.38-39.

 

Scerbanenco by Numbers
di Alessio Galbiati

Milano, Stazione Centrale – esterno giorno
Cielo uggioso, un colore giallo avvolge ogni cosa, un treno entra in stazione, una donna osserva da fuori il finestrino la città scivolarle accanto, un arrangiamento minimale accompagna una voce sussurrata fuori campo:
 

In my eyes, in disposed,
In disguise: as no one knows
Hides the face,
Lies the snake,
And the sun in my disgrace
Boiling heat, Summer stench
‘Neath the black the sky looks dead
Call my name
Through the dream
And I’ll hear you scream again
Black hole sun
Won’t you come
Won’t you come


Così inizia Scerbanenco by Numbers, ottima commistione fra documentario e fiction cinematografica diretta da Stefano Giulidori, un’opera complessa, dotata di una natura ibrida che monta fra loro elementi eterogenei e che, ad oggi, deve ancora dirsi conclusa definitivamente. «Mi scoccia molto parlarne sempre in termini di work in progress». Giorgio Scerbanenco (1911-1969) è raccontato in puro stile documentaristico, telecamera fissa di fronte all’interlocutore, dalla sua ultima compagna, Nunzia Monanni, dalla figlia Cecilia Scerbanenco e da Roberto Pirani, enciclopedico conoscitore della sterminata produzione letteraria dello scrittore che nel 1927 arrivò bambino insieme alla madre in quella città, Milano, che, al momento della sua dipartita (1969), venne per sempre denudata dal suo noir leggendario. Una scrittura maturata proprio a Milano, che prese forma e sostanza letteraria attingendo ispirazioni e suggestioni dal materiale umano che nella capitale morale del boom italiano nascondeva persino a sé stesso l’irrimediabile mutazione in merce della propria natura ormai svanita.

È in questo arco di tempo, ‘27-‘69, che Giulidori dispone i propri numeri, espediente narrativo per mettere ordine fra un’esistenza, quella di Scerbanenco, che è stata compenetrazione totale con la scrittura. Egli infatti scriveva per vivere, si guadagnava il pane producendo un’incessante pioggia di articoli e racconti, poste del cuore e consigli di ogni tipo, per riviste per lo più femminili – assai differenti dalle attuali, aperte alla letteratura, al romanzo a puntate, eredità dell’epoca del feuilleton. Il suo primo incarico fu per la rivista “Piccola”, sotto la supervisione di Cesare Zavattini che fra i primi si accorse del talento precoce del giovane Scerbanenco. Poi, col tempo, il suo stile si è potuto liberare dalle imposizioni del committente, rivelando la sua visione del mondo e degli uomini del proprio tempo; l’anima cupissima del suo noir ha conquistato pubblico e critica un attimo prima della morte. Si può dire però che la reale popolarità sia giunta postuma, uno di quegli scherzi che il destino riserva solo ai grandi.

Stefano Giulidori, come già accennato, non limita al ritratto agiografico il proprio omaggio a Giorgio Scerbanenco, inevitabilmente implicito nella natura stessa del documentario biografico, ma su questo innesta due altri piani del discorso capaci di dare un più ampio respiro alla sua opera. Da una parte mette in scena un omaggio al noir milanese dello scrittore, realizzando una sorta di cortometraggio e disperdendolo nel corpo del documentario, dall’altra utilizza immagini in super8 di scorci di Milano provenienti sia da riprese “contemporanee” che da home movies famigliari. Il gusto per l’inquadratura, l’attenzione meticolosa all’immagine, frutto della formazione di Giulidori in ambito pubblicitario, è evidente nel cortometraggio che corre sottotraccia, mentre la sua passione per la pellicola, super8 e 16mm, si disperde nel tessuto filmico. Milano appare come un miraggio del ricordo, in un gioco continuo di rimandi fra presente e passato in cui il volto della città appare indecifrabile, impossibile da collocare fra passato e presente; porre il discorso su Scerbanenco entro questa dialettica dell’immagine (la Milano del passato – la Milano del presente) riesce nell’intento di attualizzarlo, di incuriosire il lettore che ancora non ha avuto modo di leggerlo, come pure quello che vorrebbe approfondirne la conoscenza: perché i romanzi di Scerbanenco parlano all’oggi, all’animo umano, senza tempo.

Scerbanenco by Numbers
regia STEFANO GIULIDORI scritto da STEFANO GIULIDORI, FRANCESCA TASSINI con SIMONA MANFREDI, NUNZIA MONANNI, ROBERTO PIRANI, CECILIA SCERBANENCO e con ROBERTO GIULIDORI, LORENZO LASTRUCCI, ALDO SEMPRONI, ALESSANDRO STELLARI voce narrante DAVIDE STECCONI prodotto da STEFANO GIULIDORI, FILMMAKER produzione SARA BETTUCCHI, MARA DUCHETTI, INES INDINO, MATTEO MOTTA assistente alla regia SIMONE SOROLDINI costumi NADIA GOZZINI trucco MARGHERITA TISATO scenografia LUIGI MARESCA fotografia LUCA SABBIONI, PATRIZIO SACCO’ montaggio PAOLO COGNETTI audio PAOLO BENVENUTI assistente operatore FRANCESCA BANA elettricista-macchinista MICHELE NALDI operatori super8 WALTER GIULIDORI, ROBERTO GIULIDORI, STEFANO GIULIDORI telecamera 16mm AUGUSTUS COLOR telecinema super8 MOVIEPHOTO pellicola KODAK macchina da presa ARRI SR2, CANON, KRASNOGORSK paese ITALIA anno 2006 durata 28’.

 

 

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