speciale NUOVO CINEMA RUMENO

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speciale CINEMA RUMENO

 

Che esista un cinema rumeno, interessante e potente, forte di una nuova generazione di registi capaci di raccontare il loro Paese con un nuovo linguaggio, lo si è scoperto improvvisamente nel 2006, quando a Cannes venne premiato con la Caméra d’or A fost sau n-a fost? (A Est di Bucarest) di Corneliu Porumboiu e alla bravissima Doroteea Petre venne attribuito il premio come migliore attrice nella sezione Un certain regard grazie a Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii (Come ho trascorso la fine del mondo) di Cătălin Mitulescu.
Risultati estremamente lusinghieri confermati, l’anno seguente, con la Palma d’oro attribuita a 4 luni, 3 saptamâni si 2 zile (4 mesi, 3 settimane e 2 giorni) di Cristian Mungiu. Ma il nuovo cinema rumeno aveva già fatto capolino nei festival in precedenza: nel 2002 a Cannes era stato presentato Occident di Mungiu, già premio del pubblico al Thessaloniki International Film Festival, a Cătălin Mitulescu era stata attribuita la Palma d’oro a Cannes per il migliore cortometraggio nel 2004 grazie a Trafic, e Cristi Puiu aveva ottenuto un Orso d’oro a Berlino nel 2004 grazie al cortometraggio Un cartus de kent si un pachet de cafea (Coffe and Cigarettes) nonché, l’anno seguente, il premio Un certain regard a Cannes grazie a Moartea domnului Lăzărescu (The Death of Mr. Lazarescu). A separare questa pioggia di premi dal precedente, ben quarant’anni: quelli trascorsi tra il 2004 e il 1965, quando a vincere il premio per la migliore regia a Cannes fu Liviu Ciulei grazie a Padurea spânzuratilor (La selva degli impiccati).
Ad accomunare la nuova generazione di registi rumeni, la capacità nel raccontare il loro Paese, una nazione vessata da una crudelissima dittatura cui è stata messa fine quasi vent’anni fa, un periodo decisamente troppo breve per averne dimenticato le profonde ferite e le devastanti conseguenze anche economiche. Una capacità, la loro, non dissimile da quella di Rainer Werner Fassbinder nel raccontare, primo tra tanti, gli effetti del nazismo sulla società tedesca.
Nati tutti tra la metà degli anni ’60 e la metà dei ’70, i registi in questione sono stati preceduti da una generazione di registi degni di nota, capaci spesso di difendere la loro libertà creativa all’interno della dittatura, di cui fanno parte Lucian Pintilie, Liviu Ciulei, Mircea Veroiu, Stere Gulea, Mircea Saucan, Mircea Daneliuc e Radu Mihaileanu, regista del celebratissimo Train de vie, che però lavora in Francia da quando lasciò il Paese nel 1980 per sfuggire alla dittatura.
Molte le difficoltà produttive seguite alla caduta di Ceauşescu, nel 1989, con il Leu che si svalutava a vista d’occhio impedendo di fatto alle produzioni di portare a termine i progetti. “La crisi ha però portato alla creazione di un ‘Centro nazionale di cinematografia’ sul modello francese e un sistema di finanziamento con fondi provenienti dalle tasse sulle televisioni. Inoltre, negli anni ’90 lo studio Castel ha prodotto molti lungometraggi stranieri e questo ha tenuto in piedi l’industria e permesso ai tecnici di lavorare”- ha dichiarato il critico Marian Tutui nel corso della rassegna “Le parole dello schermo”, tenutasi a Bologna lo scorso novembre (e di cui riferisce Nicola Falcinella sul sito www.osservatoriobalcani.org e per il “Corriere del Trentino”).
Ma ciò che ora è sempre più semplice per i registi rumeni fare in Europa – e nel mondo intero – ossia fare vedere i loro film, nel loro Paese non è affatto facile: “In tutta la Romania ci sono una quarantina di sale e quasi tutte proiettano film stranieri di cassetta. Quando un film viene proietatto in Romania – è sempre Tutui a parlare – raggiunge solo qualche migliaio di spettatori”.
“Anche il minimalismo che caratterizza il cinema dei nuovi registi – prosegue – è conseguenza della povertà di mezzi e non solo una regola estetica”.
“Non so cosa potrà fare in futuro il cinema romeno” – dice Stere Gulea (1), regista del celebrato documentario del 1991 Piata Universitatii – Romania, premiato con il Premiile Uniunii Cineastilor, attribuito dall’Unione dei cineasti rumeni – “La nuova generazione è esplosa in pochi anni con prodotti d’alto livello e molto polemici rispetto al cinema che si faceva prima. Polemici a livello politico e sociale ma anche a livello espressivo. È stata innovatrice sul piano linguistico. Sotto il comunismo c’erano anche registi capaci di innovare ma il cinema aveva per lo più un carattere polveroso e datato, non ha avuto movimenti e, a differenza di altri paesi dell’Est come la Jugoslavia o la Cecoslovacchia, non ha avuto un rinnovamento”.
Il cinema rumeno fa tesoro di un linguaggio espressivo minimalista, a causa di una scarsità di mezzi che però diventa virtù (e basta vedere Moartea domnului Lăzărescu di Puiu per rendersi conto di come una storia forte possa essere raccontata in maniera efficace e innovativa a dispetto dei mezzi tutto sommato limitati), e di un linguaggio denso di impegno sociale. I film però escono in 3 o 4 copie all’interno del Paese e diventa quindi fondamentale la distribuzione estera per potere corpire le spese. Questo per non dire del paradosso che vede la nuova generazione di registi adulata all’estero e praticamente socnosciuta in patria, come ammette anche Mitulescu, citando Cannes come principale e fondamentale festival per il lavoro suo e dei suoi colleghi. Ora, occorre creare un pubbblico interno per le loro opere, in un Paese in cui 20’000 spettatori sono sinonimo di grande successo.
Tudor Voican, co-sceneggiatore di California Dreamin’ (Nesfarsit) del regista Cristian Nemescu (scomparso a 26 anni a causa di un incidente d’auto), film premiato nella sezione Un certain regard a Cannes nel 2007, afferma: “Per alcuni anni è stato impossibile girare dei lungometraggi, così appena abbiamo avuto la possibilità ci siamo sentiti tutti impegnati a fare qualcosa di importante. Lavorando a California Dreamin’ avevamo ben chiara la percezione di avere un’opportunità eccezionale per raccontare una nostra storia che non potevamo perdere a nessun costo. Non avevamo nulla da perdere, potevamo essere personali, folli, inattesi.
Avevamo libertà, potevamo fare ciò che ci passava per la mente e ci siamo impegnati al massimo”.
“Ciò che conta oggi – ha concluso Mitulescu – è trovare belle storie, avere belle sceneggiature. In Romania un po’ di soldi li troviamo ma non bastano e servono coproduzioni internazionali. La sensazione è che trovare soldi all’estero, soprattutto in Italia, per un regista romeno sia impossibile”.
La paura dichiarata, per molti registi della nuova generazione, è che, esaurita la curiosità per un Paese reso esotico dalla sua lunga chiusura causata dalla dittatura, il pubblico perda interesse per il loro lavoro. È sufficiente però guardare una sola delle opere citate di seguito per rendersi conto dell’infondatezza del timore: il nuovo cinema rumeno ha un suo linguaggio peculiare, una capacità di osservazione e di raccontare che gli permetterà di mantenere viva l’attenzione su di sé per molto tempo ancora.

Dicembre 2009

 

Roberto Rippa

 

Fonti: www.IMDb.com | www.wikipedia.org | www.festival-cannes.com . Le dichiarazioni dei registi citati sono state raccolte da Nicola Falcinella e sono tratte da: http://www.osservatoriobalcani.org/article/view/8474/1/48

 

ARTICOLI

4 luni, 3 saptamâni si 2 zile > Cristian Mungiu
(4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, 2007)

A fost sau n-a fost? > Corneliu Porumboiu
(A est di Bucarest, 2006)

Aurora > Cristi Puiu
(2010)

Bora Bora > Bogdan Mirica
(2010)

Când se lasă seara peste Bucureşti sau metabolism (When Evening Falls on Bucarest) > Corneliu Porumboiu
(2013)

Chefu’ > Adrian Sitaru
(House Party, 2012)

Crulic – drumul spre dincolo > Anca Damian
(Crulic – The Path to Beyond, 2011)

Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii > Cătălin Mitulescu
(The Way I Spent the End of the World, 2006)

Din dragoste cu cele mai bune intentii > Adrian Sitaru
(Best Intentions, 2011)

După dealuri > Cristian Mungiu
(Oltre le colline, 2012)

Lampa cu căciulă > Radu Jude
(The Tube with a Hat, 2006)

Moartea domnului Lăzărescu > Cristi Puiu
(La morte del signor Lazarescu, 2005)

Morgen > Marian Crisan
(2010)

Periferic > Bogdan George Apetri
(2010)

Politist, adjectiv > Corneliu Porumboiu
(Police, Adjective, 2009)

Un gând, un vis, Doyle… şi-un pix > Bogdan Ilie-Micu
(A Dream’s Merchant, 2012)

 

INTERVISTE

Bogdan George Apetri (VIDEO ENG/ita)

Anca Damian (VIDEO ENG/ita)

Bogdan Dumitrache

Bogdan Ilie-Micu (ITA / ENG)

Bogdan Mirica (ITA / ENG)

Corneliu Porumboiu 

Adrian Sitaru (VIDEO ENG/ita)

 

CINETECA

Bora Bora (Bogdan Mirica, 2011)

Rafuiala (Bogdan Ilie-Micu, 2007)

5 secunde (Bogdan Ilie-Micu, 2008)

 

Leggi anche lo speciale LA ROMANIA VISTA DALL’ITALIA

 

 

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