The Fall > Tarsem Singh

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[articolo di Samuele Lanzarotti, pubblicato su SCAGLIE "il cinema in soffitta ed altre amalgame"]

 

The Fall
di Tarsem Singh (India-UK-USA/2006, 117′)

Sono rari i film che riescono a stimolare le nostre endorfine endogene, tanto da farci raggiungere uno stato estatico, assai simile a quello provato durante l’innamoramento, per poi avere voglia di rivederli ripetutamente nei giorni seguenti… con The Fall siamo di fronte a uno dei capolavori del decennio e in pochi se ne sono accorti, anche a causa di una distribuzione al solito miope, impreparata e distratta. Cercare di riassumere le invenzioni visive che si susseguono sullo schermo lasciando senza fiato lo spettatore, sarebbe equivalente a svilirle in una goffa e pleonastica parafrasi: tanto è perfetta la costruzione dell’immagine e l’idea di cinema di Tarsem, artista che a questo punto assurge a vera e propria "next big thing" del cinema mondiale. Il film, presentato da Spike Jonze e David Fincher, è stato creato nella più cristallina indipendenza, grazie ad autofinanziamenti dello stesso regista, girato nell’arco di quattro anni, spostandosi incessantemente tra locations da favola, scovate in circa 28 paesi. La storia si ispira ad un film bulgaro del 1981 dal titolo Yo ho ho e si avvale della sceneggiatura scritta dal regista insieme a Dan Gilroy e Nico Soultanakis. Si tratta probabilmente del film che visivamente più si avvicina alle opere di Alejandro Jodorowsky nei suoi fiammeggianti anni Settanta e va precisato che nel film, incredibilmente, non si ricorre mai ad effetti speciali digitali (anche se guardandolo pare impossibile a credersi). Tutto il film, impregnato di un coinvolgente tono fiabesco, viene a configurarsi come un commovente omaggio al mondo degli stunt-men del cinema muto e come un definitivo struggente atto d’amore verso il cinema, il potere dell’immaginazione e le sue capacità taumaturgiche. In un mondo sempre più privo di emozioni come il nostro, questo film si batte contro l’anestesia progressiva dell’anima umana, quell’apatia che ci attanaglia e riesce (per così dire) a raggiungere il traboccamento dell’essere, tanto che dopo averlo visto non possiamo non riuscire a ridare voce ai nostri sentimenti. Sbalorditiva la capacità visiva, decisamente pittorica (tra Dalì e De Chirico), di Tarsem (coadiuvato da Colin Watkinson) nel comporre le inquadrature. Spicca anche la dolcissima interpretazione della bimba di 6-7 anni, Catinca Untaru, fondamentalmente basata sull’improvvisazione e sull’empatia sviluppatasi sul set tra lei, il protagonista e il regista, che conferisce al film quella purezza incontaminata, che indubbiamente lo contorna. Non svelo alcun particolare della sfavillante trama, perché spero che prima o poi lo vedrete (a proposito i sottotitoli in italiano sono qui).
Vanno anche ricordati gli impressionanti costumi di Eiko Ishioka e non può non colpire l’occhio dei cinefili una sequenza onirica girata in stop-motion dai fratelli Lauenstein, quelli del magnifico Balance. Un film, The Fall, con un finale che non delude le aspettative (non era cosa facile) e ne suggella la bellezza e ritrova, incredibilmente inalterata, la capacità di stupire del cinema delle origini, lasciando letteralmente a bocca aperta gli smaliziati spettatori di oggi. Per ironia della sorte, alla riunione del cineclub Scaglie, in cui io proponevo questo film come apertura della nuova stagione di quest’anno, la proiezione è stata bocciata (senza che i soci votanti lo abbiano però mai visto)…comunque al prossimo film, Tarsem avrà i riconoscimenti che merita (e The Fall riscoperto…come successe alle Iene di Tarantino qualche anno fa) e questo alla faccia di chi ora lo sbeffeggia o lo ignora…

 

(Samuele Lanzarotti. articolo pubblicato su SCAGLIE "il cinema in soffitta ed altre amalgame")

 

www.thefallthemovie.com

 

 


 

 

 

 
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