La dolce vita (1960-2010)

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Dolce-Vita

I cinquant’anni de La dolce vita segnano la nostra Storia, la Storia d’Italia.
Fellini ebbe la lucidità di concepire uno sguardo lungimirante, trovò tutti quei motivi, quei cortocircuiti del tessuto sociale, quelle idiosincrasie dell’animo degli individui, che nel nostro 2010 sono giunti ad una deflagrazione senza ritorno.
La dolce vita viene bizzarramente ricordato (soprattutto dai superficiali e dai non-italiani, travolti dal fascino di una Roma forse mai così bella come in quel marzo del 1959) come un film allegro, tutto glamour e bella vita. Dolce vita! La realtà è invece che in quel capolavoro, uscito nelle sale italiane il 5 febbraio 1960, ci sono tutti i vizi e le virtù dell’italiana impantanata dal berlusconismo di questo primo decennio degli anni duemila.
Il ruolo dell’intellettuale nella società, il fascino dell’edonismo, l’insostenibile pesantezza del nulla. La corruzione senza tempo dell’animo umano, la religione come superstizione di massa, come isteria collettiva, la televisione sciacalla, i media, i paparazzi, cinici automi depersonalizzati ma simpatici figli di puttana. Le donne di poco conto, le donne di alto bordo, la mogliettina isterica, l’amante isterica, le suore isteriche.
Come Marcello in riva al mare, sporchi dentro ma oramai brutti anche fuori.

 

 

 

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