Hollywood Ending > Woody Allen

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Hollywood Ending01

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero22 (febbraio 2010), pag. 45

Val Waxman, regista un tempo acclamato, si è ridotto a girare spot pubblicitari. Nemmeno con la moglie Ellie le cose vanno bene, visto che lei lo lascia per mettersi con Hal Jaeger, grosso produttore hollywoodiano in cerca di un regista per un film dedicato a New York. Sarà proprio Ellie a convincere il fidanzato ad assegnare il film all’ex marito: egli, da profondo conoscitore della capitale americana, è in grado di poter girare questo soggetto anche a occhi chiusi. E ironia della sorte, proprio così succede: prima dell’inizio delle riprese, Val viene colto da cecità psicosomatica, ma su consiglio del suo agente, si fa aiutare dall’interprete (il direttore della fotografia è cinese), il quale viene votato al segreto. Le riprese hanno inizio, ma il caos è pressoché totale. Si spera solo che Val abbia ben chiaro in testa come montare inquadrature che non sembrano avere senso. La ex moglie scopre però il “segreto” di Val e… come in un “Hollywood ending”, tutto è bene quel che finisce bene.
Una notte di luna piena; un uomo affila un rasoio; la luna si dissolve nel primissimo piano dell’occhio di una donna, inciso trasversalmente dal rasoio. E’ la sequenza di apertura di Un chien andalou (1929), il film surrealista (scritto anche da Salvador Dalì) che ha sancito l’esordio nel cinema di Luis Bunuel.
L’occhio tagliato a metà, mutilato: un’inquadratura destinata ben presto a diventare un’icona, un’immagine simbolo del Novecento sulla visione.
«Sono convinto che la vera arte prende le mosse dall’inconscio e che in fondo non c’è bisogno di vedere per fare un’opera d’arte fresca e originale». La dichiarazione di Woody Allen durante la conferenza stampa di presentazione del film a Roma, è perfetta per Un chien andalou, ma decisamente fuori luogo per Hollywood Ending.
Sia ben chiaro: è un film in cui tutti gli ingredienti sono dosati nel modo giusto, un motore di comicità capace di rallegrarci per due ore con levità ed intelligenza, senza perdere giri.
La cecità che colpisce Val Waxman poco prima dell’inizio delle riprese è l’architrave sulla quale si reggono le spassosissime gag del film (“Tu farai un film di successo!” cerca di confortarlo l’amico – agente, a cui Val risponde: “Le vie del successo sono infinite. Guarda Giobbe…”; oppure quando Val svicola le avance della formosa attrice protagonista che gli confessa di sentirsi attratta per il modo in cui lui la guarda).
E proprio l’handicap consentirà a Val di rinascere artisticamente e sentimentalmente: il suo film stroncato da tutti negli Stati Uniti, verrà giudicato un capolavoro dalla critica francese e con Ellie, lasciata dal fidanzato produttore del film, sboccerà un ritrovato e rinnovato amore. “Ogni marito dovrebbe diventare cieco per un po’” è la battuta rivolta alla ex-ex moglie che suggella l’happy end, con la coppia che parte alla volta di Parigi.
Una storia sicuramente godibile, una critica allo studio-system (e in modo più affettuoso, anche ai critici europei che scambiano un film nato dall’imperizia come frutto di geniali intuizioni autoriali), ma nella quale mi è apparso eccessivo cercare nella cecità una valenza diversa da quella strettamente comico-narrativa.
Facendo un paragone con il comico europeo più noto agli americani (Benigni), si può dire che Hollywood Ending sta all’handicap come Johnny Stecchino sta alla mafia.
In entrambi in casi è solo lo spunto per una serie di equivoci e di gag, nei quali alla fin fine l’intero film è concluso.
Tirare in ballo la cecità come metafora dell’inconscio quale autentica musa ispiratrice, appare un’eccessiva forzatura.
Altrettanto forzato sarebbe pensare a Hollywood Ending come a un film sull’handicap. In questi casi, è più facile che sia il mondo dell’handicap a dare una cattiva rappresentazione di sé stesso, come successe in occasione dell’uscita di Mister Magoo (interpretato da Leslie Nielsen) definito offensivo dall’Unione Italiana Ciechi solo perché il protagonista è un vecchietto ipovedente pasticcione e un po’ suonato!
Inoltre, se lo si dovesse giudicare con il metro dell’inconscio, bisognerebbe concludere che Hollywood Ending è un pessimo film, dato che nessun elemento è lasciato al caso e tanto meno a libere associazioni mentali come nel film di Bunuel – Dalì.
Anzi, sia detto per inciso, il comico (quello con C maiuscola) è un discorso critico sulla realtà e sulla vita: il riso va dritto al cervello, consentendo una forma di distacco non altrimenti possibile attraverso l’inconscio e il cuore. In questo senso, non è affatto vero che la vera arte debba nascere dall’inconscio e dalla “cecità”: tutti i grandi comici hanno fatto della vera arte proprio perché ci vedevano benissimo!
Nel caso di Allen, semmai si può dire che, dopo gli apici di Zelig, La rosa purpurea del Cairo, Manhattan, Io e Annie, la sua vista si sia un po’… appannata, nel senso che il suo stile, la sua vis comica, sono ormai diventati una “maniera”, alta, elegante, piacevole fin che si vuole, ma pur sempre “maniera”. D’altra parte non si può mica pretendere che un autore così prolifico sforni un capolavoro ogni due anni.
Semplicemente mi è sembrato che nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa, Allen abbia visto un altro film. O forse ha continuato a credere di essere Val Waxman…

Stefano Andreoli

Hollywood Ending
Regia: Woody Allen; Sceneggiatura: Woody Allen; Fotografia: Wedigo von Schultzendorff; Montaggio: Alisa Lepselter; Scenografia: Santo Loquasto; Costumi: Melissa Toth; Interpreti principali: Attori: Woody Allen (Val Waxman), Téa Leoni (Ellie), Treat Williams (Hal Jaeger), George Hamilton (Ed, l’agente di Val), Debra Messing (Lori Fox), Mark Rydell (Al Hack), Tiffani-Amber Thiessen (Sharon Bates), Yu Lu (direttore della fotografia), Barney Cheng (interprete), Isaac Mizrahi (Elio Sebastian), Marian Seldes (Alexandra), Jodie Markell (Andrea Ford), Amanda Jacobi, Kenneth Edelson (oculista); Musica: Jill Meyers; Produttore esecutivo: Letty Aronson; Produzione: Dreamworks, Gravier Productions, Perdido Productions; Distribuzione: Medusa; Anno: 2002; Uscita nei cinema italiani: 31/10/2002; Durata: 114 ‘.

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