Hei Yanquan > Tsai Ming-liang

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In una Malesia moderna (è Kuala Lumpur), piena di immigrati sfruttati e costretti a vivere in bidonvilles improvvisate o tra il nudo cemento di palazzi in costruzione, un immigrato cinese viene picchiato e quindi soccorso da un ragazzo del Bangladesh che lo accudisce con grande amorevolezza. Dall’altra parte della città, intanto, una ragazza cinese si prende cura di un anziano in coma. Nei suoi gesti c’è efficienza ma non amore. L’incontro tra lei e il ragazzo cinese lascia spazio a una forte attrazione prima e forse a un sentimento poco dopo, sentimento che scatenerà la disperazione nel primo ragazzo. Ma in un mondo che ha perso il cuore, ci sarà spazio anche per il suo amore.
Questo film, sulla carta, avrebbe molto per farsi odiare: non ci sono dialoghi – solo voci esterne ai tre personaggi principali – indugia in inquadrature lunghissime e, addirittura, si chiude sulle note di “Smile” di Charlie Chaplin. E invece è un film affascinante, poetico, lucido nel descrivere un mondo (tutto!) che ha perso il cuore ma sa ritrovarlo nei piccoli gesti, suggerendo una speranza. E’ feroce nel mostrare gli oppressi, gli sfruttati, gli invisibili. E’ un film che non ammette le mezze misure: o lo si ama o lo si rifiuta. E io l’ho amato molto.

Roberto Rippa

Hei Yanquan
(Taiwan, Francia, Austria, 2006)
Regia, sceneggiatura, fotografia: Tsai Ming-liang
Montaggio: Chen Sheng-Chang
Interpreti principali: Chen Shiang-Chyi, Lee Kang-Sheng, Norman Atun
35mm
115′

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