Intervista a Paul Frommer, ideatore del linguaggio alieno per Avatar

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero24 (aprile 2010), p.46-49

 

Un’intervista con Paul Frommer,

ideatore del linguaggio alieno per Avatar
U.S.O. Project incontra Paul Frommer, linguista e sviluppatore del linguaggio e della cultura per la razza immaginaria di Pandora, chiamata Na’vi, per “Avatar” il kolossal diretto da James Cameron.


di Matteo Milani, U.S.O. Project – Unidentified Sound Object

English version

 

«I linguaggi immaginari sono di gran lunga il più nutrito gruppo di linguaggi artistici. Sono intesi come lingue di un mondo fantastico e sono spesso creati con l’intento di dare maggiore profondità e plausibilità ai mondi irreali a cui sono associati, nonché di assicurarsi che i personaggi comunichino in un modo che sia contemporaneamente alieno e non identificabile con un luogo.»
~ Paul R. Frommer (1)


Matteo Milani: Paul, puoi descriverci la tua attività alla USC (University of Southern California) prima della tua collaborazione con James Cameron?

Paul Frommer: Subito dopo l’università ho trascorso due anni in Malesia, a Terengganu, come volontario dei Peace Corps americani. Lì ho insegnato inglese come seconda lingua e matematica, quest’ultima in malese. Sebbene avessi studiato lingue straniere prima di questa esperienza (ebraico, francese, latino, tedesco), è stato durante la mia permanenza in Malesia che mi sono davvero innamorato delle lingue. Ho quindi deciso di laurearmi in linguistica e sono entrato nel programma di dottorato della USC.

Mentre ero studente alla USC, ho avuto l’opportunità di insegnare per un anno in Iran, un’esperienza stupenda. Tornato alla USC, ho completato la mia tesi sulla grammatica persiana. Quindi, dopo alcuni anni di insegnamento, ho cambiato carriera per entrare nel mondo del business, diventando un pianificatore delle strategie e business writer per una corporation di Los Angeles.

Il mio ritorno al mondo accademico mi ha spinto verso una nuova direzione: comunicazione aziendale. Mi sono unito alla Marshall School of Business della USC come membro della facoltà a tempo pieno nel 1996, insegnando in quel dipartimento ora noto con il come di Center for Management Communication.
Sono stato presidente di quel dipartimento dal 2005 al 2008.

MM: Tornando al 2005, come e quando hai incontrato il regista?

PF: Nel corso dell’estate del 2005, la Lightstorm Entertainment, la compagnia di produzione di James Cameron, spedì una e-mail al dipartimento di linguistica della USC per la ricerca di una persona che potesse essere in grado di sviluppare un linguaggio alieno per un nuovo film. Quella e-mail mi venne inoltrata, e mi ci sono tuffato dentro. Ho espresso il mio forte interesse nel progetto e spedito a Cameron una copia del libro di linguistica di cui sono co-autore – Looking at Languages: A Workbook in Elementary Linguistics (2) (testo scritto insieme a Edward Finegan, ndr). Una settimana o due più tardi sono stato chiamato per un colloquio. Ho trascorso 90 stimolanti minuti con Cameron nei suoi uffici a Santa Monica in cui abbiamo discusso la sua visione del film e del linguaggio. Alla fine del colloquio mi ha stretto la mano dicendomi: “Benvenuto a bordo”.

MM: Quali erano le sue richieste iniziali?

PF: Beh, Cameron voleva un linguaggio completo, con un sistema sonoro coerente (fonologia), delle regole nella costruzione delle parole (morfologia) e regole nel mettere insieme parole nelle frasi (sintassi), più un vocabolario (lessico) che fosse sufficiente per le esigenze del copione. Egli desiderava anche che il linguaggio avesse un suono piacevole e gradevole per il pubblico.

 

«Abbiamo creato il linguaggio Na’vi durante la scrittura del copione […] Il Dottor Frommer della USC stava lavorando alla creazione del linguaggio da circa un anno. Volevamo avere tutto pronto prima di iniziare a ingaggiare gli attori per gran parte dei ruoli. Così il direttore del casting, Margery Simkin (3), ha dovuto studiare una parte di Na’vi in modo che gli attori provinati potessero imparare correttamente la lingua. Se non avessero saputo riprodurre i giusti suoni, non avrebbero ottenuto la parte. Noi siamo molto soddisfatti del risultato dei personaggi Na’vi, perché troviamo che sia la coda che le orecchie mostrino lo stato emotivo dei protagonisti. Chi possiede un gatto sa che si può capire il suo umore dalla coda. Proprio come per il linguaggio parlato, abbiamo creato un vocabolario anche per la coda e le orecchie.»
~ James Cameron (4)

«Ho scoperto nel corso degli anni che una voce ha bisogno di essere accordata con i movimenti del corpo tanto precisamente quanto con i movimenti delle labbra per ottenere un suono risultante che sia in armonia con il personaggio.»
~ Ben Burtt – estratto da Galactic Phrase Book & Travel Guide: Beeps, Bleats, Boskas, and Other Common Intergalactic Verbiage (5)


MM: Puoi rivelarci il processo creativo per il linguaggio Na’vi? Quali sono le principali difficoltà nel creare un sistema fonetico con un proprio stile, una propria coerenza e un carattere unico?

PF: Non ho iniziato esattamente da zero, dal momento che Cameron aveva già inventato da solo 30 o 40 parole per la sceneggiatura: qualche nome di personaggi, nomi di luoghi, di animali, ecc… Questo mi ha dato un’idea su quale tipo di suoni egli avesse in mente.

Il passo successivo è stato quello di sviluppare fonetica e fonologia – le regole per combinare i suoni in sillabe e parole, quindi le regole di pronuncia che avrebbero potuto in determinate circostanze trasformare un suono in un altro. La principale restrizione è stata che, malgrado il Na’vi sia un linguaggio alieno, avrebbe dovuto essere parlato da attori, da umani. Così i suoni che ritroviamo sono quelli che gli attori sarebbero stati in grado di riprodurre.

Per creare un certo interesse, ho incluso un gruppo di suoni che non si trovano spesso nelle lingue occidentali – suoni “eiettivi”, sorta di scoppiettii come kx, px e tx. Ho presentato a Cameron tre distinte “tavolozze di suoni”, tre possibilità sonore globali per il linguaggio – ne ha scelta una, et voilà!

Il passo successivo è stato quello di decidere morfologia e sintassi. In questo caso, me ne sono occupato personalmente. Poiché questa è una lingua aliena, parlata su un altro pianeta, ho voluto includervi strutture e processi che fossero relativamente rari nel linguaggio umano, ma che avrebbero potuto essere acquisiti facilmente, soprattutto perché nella trama del film alcuni personaggi umani imparano a parlare Na’vi. La morfologia verbale, per esempio, viene ottenuta esclusivamente attraverso infissi, che sono meno comuni di prefissi e suffissi. E i nomi hanno un sistema di marcatura, noto come sistema tripartito, un sistema possibile, ma piuttosto raro nelle lingue parlate dagli umani.

 

«La creazione di un linguaggio alieno è sempre stato uno dei compiti più ardui. Un linguaggio – o, per essere più precisi, la sensazione di linguaggio – deve poter soddisfare le facoltà più critiche dello spettatore. Siamo tutti esperti nell’identificare le sfumature di intonazioni e quindi in grado di elaborare in modo completo un suono e di attribuirgli un significato – anche inesatto – al contenuto emozionale e informativo della frase. Le nostre menti sono esercitate a riconoscere e elaborare un dialogo. Il compito di creare un linguaggio, quindi, è ancora più difficile a causa della forza percettiva del pubblico.»
~ Ben Burtt – etratto da Galactic Phrase Book & Travel Guide: Beeps, Bleats, Boskas, and Other Common Intergalactic Verbiage


MM: Come hai fatto a far sì che i dialoghi in Na’vi suonassero “reali”? Quanto è stato difficile rendere credibile il dialogo?

PF: Beh, questo è stato un problema più per gli attori – ed è stata una vera sfida. Hanno dovuto imparare le loro battute in una lingua che nessuno aveva mai sentito prima. Hanno dovuto imparare combinazioni di suoni inusuali e recitarli in maniera convincente! Questo ha comportato non solo la memorizzazione di frasi, ma anche la padronanza di intonazione al fine di porre l’enfasi giusta nel posto giusto. Non è stato facile, ma il risultato è notevole.
Ho incontrato fuori dal set tutti e sette gli attori che dovevano parlare Na’vi prima che le loro scene venissero girate, per aiutarli con la pronuncia. Ho anche fornito loro alcune registrazioni in mp3 perché potessero ascoltare e assimilare il dialogo.

MM: Esistono dei linguaggi artificiali (6) che ti sono serviti come fonte di ispirazione?

PF: In termini di linguaggio “alieno”, sicuramente è il Klingon (7), la lingua sviluppata dal linguista Marc Okrand (8)per la serie Star Trek. È un lavoro imponente, una lingua dal suono rozzo con una fonologia ed una grammatica complessa. Ci sono club Klingon in tutto il mondo, esiste addirittura una traduzione dell’Amleto in Klingon! Se il Na’vi generasse lo stesso tipo di interesse, ne sarei felicissimo!

MM: Il Na’vi ha un suo sistema di scrittura?

PF: No, il Na’vi non ha un sistema di scrittura, questo è stato un aspetto di cui non mi sono occupato. Ma naturalmente ho avuto bisogno di ideare un’ortografia uniforme basata sull’alfabeto romano, per scrivere il linguaggio per scopi descrittivi e per trascrivere parole e frasi per gli attori.

MM: Hai sviluppato un vocabolario Na’vi?

PF: Si, l’ho potenziato sulla base delle necessità. Le prime parole che ho inventato sono state quelle che apparivano nella sceneggiatura. Quando ho tradotto i dialoghi per il videogioco di Avatar (9), mi sono trovato di fronte a situazioni che richiedevano parole che ancora non avevo creato, così ho avuto così l’opportunità di espandere ulteriormente il lessico.

 

«Parte della mia ricerca consisteva nell’identificare alcuni linguaggi interessanti da usare come base per quelli alieni. Il vantaggio nell’usare un linguaggio reale consiste nel fatto che ha una sua intrinseca credibilità. Un linguaggio esistente ha tutto lo stile, la coerenza e il carattere che solo secoli di evoluzione culturale possono portare. Se mi fossi basato sulla mia familiarità con la lingua inglese, il mio linguaggio alieno immaginato sarebbe diventato solo in una rielaborazione di fonemi troppo comuni del linguaggio americano. Ho dovuto superare questi limiti per cercare un linguaggio dai suoni non ordinari e addirittura impronunciabili da gran parte del pubblico.»
~ Ben Burtt – estratto da Galactic Phrase Book & Travel Guide: Beeps, Bleats, Boskas, and Other Common Intergalactic Verbiage]

 


MM: Un linguaggio “a posteriori” (10) è qualsiasi linguaggio basato su un linguaggio esistente, sia che si tratti di una variazione di un linguaggio che una mistura di vari linguaggi, diversamente dal linguaggio “a priori” (come ad esempio il Klingon). Inizialmente hai cercato alcune lingue esotiche che potessero fungere da ispirazione?

PF: In termini di suono, ho pensato che le parole create originariamente da Cameron avessero un sapore polinesiano e ho incluso quei suoni nella lingua. Ma ho aggiunto anche molto altro, quindi non credo che il Na’vi suoni come un linguaggio specifico esistente.
Come ho già detto, non c’è nulla nel Na’vi che non possa essere trovato in qualche lingua umana. E questo è importante, dal momento che gli uomini hanno imparato a parlarla. Però la particolare combinazione di elementi nel Na’vi – il suo sistema sonoro, la morfologia, la sintassi – è unica.

MM: La colonna sonora di James Horner (11) comprende parti vocali in Na’vi. Ci puoi descrivere la tua esperienza con i cantanti durante le registrazioni?

PF: È stato molto divertente! James Cameron aveva scritto le parole per sei canzoni, quattro delle quali sono state tradotte da me in Na’vi (è stato interessante tentare di scrivere in poesia questo linguaggio). Ho incontrato James Horner in diversi momenti della produzione, insieme ai suoi collaboratori e ai cantanti che avrebbero dovuto cantare in Na’vi, per aiutarli a pronunciare i testi delle canzoni e in alcune occasioni ad adattare le parole alla melodia. Un processo che ho trovato meravigliosamente creativo.

MM: Grazie Paul. Congratulazioni e buon proseguimento con il tuo ottimo lavoro!

 

Note:
(1) USC Marshall Faculty Director. http://tinyurl.com/ybh76nx

(2) Il libro su Amazon. http://tinyurl.com/yyerpbg

(3) Pagina IMDb. http://www.imdb.com/name/nm0799557

(4) Ruben V. Nepales, Only in Hollywood : Will James Cameron be ‘world’s king’ again?, 28 Agosto 2009, Inquirer.net. http://tinyurl.com/y5kjbjk

(5) Il libro su Amazon. http://tinyurl.com/y3aw5by

(6) La voce su wikipedia. http://tinyurl.com/2w2wke

(7) La voce wikipedia dedicata al linguaggio Klingon. http://en.wikipedia.org/wiki/Klingon_language

(8) Marc Okrand su Wikipedia. http://en.wikipedia.org/wiki/Marc_Okrand

(9) Il sito del videogioco. http://avatargame.us.ubi.com

(10) Linguaggi "a posteriori", voce su Wikipedia. http://tinyurl.com/y7llgdg

(11) Sito della colonna sonora di Avatar. http://www.avatarscore.com

 

Link:
www.avatarmovie.com

www.learnnavi.org

 

Altri articoli sull’argomento:

Geoff Boucher,
USC professor creates an entire alien language for ‘Avatar’

Los Angeles Times, 20 novembre 2009
http://tinyurl.com/ya24jx8


Darren Blondin,
Language Design for Sound Designers

dblondin.com, 25 settembre 2007
http://tinyurl.com/yg3s8ue

 

 

[traduzione a cura di Roberto Rippa e Alessio Galbiati]

 

 

 

 

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+