The Visitor > Thomas McCarthy

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+


Articolo pubblicato su RC10 | dicembre ’08 (pag. 10) |

Il viaggio di McCarthy nella fu Land of Opportunities

Un professore universitario di mezza età (lo straordinario Richard Jenkins) lascia scorrere con apatia le sue giornate tutte uguali. Vedovo e ormai privato di ogni stimolo vitale, si limita ad insegnare alla sua, unica, classe le nozioni che ripete da una vita – arriva a “riciclare” il programma dell’anno precedente semplicemente sbianchettandone la cifra finale – fingendo per il resto del mondo di essere un uomo impegnatissimo, tra libri da completare, appunti, conferenze.
Persino il desiderio di imparare a suonare il piano, caro alla defunta metà, sembra essere più una necessità che una vera convinzione, come dimostrano gli innumerevoli insegnanti licenziati dopo poche infruttuose lezioni. Il suo viaggio a New York, per la presentazione di un articolo che, anche in questo caso, aveva “finto” di aver scritto, gli riserverà l’incontro con una coppia di immigrati clandestini, Haaz Sleiman e Danai Jekesai Gurira, che hanno affittato il suo vecchio appartamento da un mascalzone di nome Ivan. Empatia e solidarietà scioglieranno presto l’imbalsamatissimo professore, che sarà profondamente coinvolto dalle disavventure di Tarik (Sleiman), arrestato per un futile motivo e in procinto di essere espulso dagli Stati Uniti.
Al suo secondo lungometraggio, Thomas McCarthy (già protagonista di numerose comparsate in film impegnati e serie tv) dimostra grande intelligenza e rimarchevole tatto, nel raccontare una storia di ordinaria ingiustizia. Lasciando da parte orpelli e piagnistei, il regista del New Jersey sceglie la strada del simildocumentario senza essere mai invadente; segue infatti la graduale, irreversibile metamorfosi di Jenkins (certamente aiutato dalla notevole performance dell’attore) che sarebbe davvero troppo banale e ingenuo ridurre al passaggio dal pianoforte all’etnico tamburo del suo nuovo amico siriano. È proprio Jenkins ad ammettere, in una delle scene più significative dell’intera pellicola, che la sua vita, sino all’incontro coi due giovani immigrati, era diventata una vera e propria “recita”: fingeva a lavoro, coi colleghi, coi conoscenti un perenne impegno e una irreprensibile dedizione che in realtà lo avevano abbandonato da anni. E non è un caso che il professore si trovi a fare questa accorata confessione ad una sconosciuta – la madre del ragazzo arrestato, una bravissima Hiam Abbass – forse la prima donna, dalla morte della moglie, a suscitare in lui qualche sentimento “umano”.
L’unica pecca dell’intero film è in realtà la sua tendenza all’essere leggermente noioso, o meglio non sufficientemente ricco della drammaticità che il soggetto avrebbe ampiamente giustificato. McCarthy
preferisce essere anche ridondante, diluendo il ritmo e conferendo ad ogni parola ed a ogni sguardo la giusta enfasi; l’ottimo cast lo aiuta enormemente da questo punto di vista, con interpretazioni convincenti, reali e coinvolgenti – la stessa empatia che prova Jenkins, osservando la coppia che nella notte di allontana, baracca e burattini, dal suo appartamento, è fatta propria dallo spettatore durante buona parte delle restanti scene.
McCarthy ci mostra, attraverso gli occhi del professore (che finalmente tornano a “vedere” la realtà), una America diversa dall’ideale di patria delle nuove opportunità, con New York che si è trasformata – dopo quella data di settembre – in una metropoli spaventata e profondamente colpita, quasi xenofoba, in cui è troppo facile calpestare il limite tra “autodifesa” e lesione degli altrui diritti civili. Emblematico è il viaggio sul traghetto per Staten Island, durante il quale i protagonisti osservano la Statua della Libertà ricordando come sia stata, per milioni di immigranti, simbolo di un futuro migliore, mentre adesso si staglia davanti al luogo in cui essere trattenuti e poi rispediti al mittente.
Alla fine però, dopo tanto disquisire, bisogna ammettere che il Cinema è soprattutto immagini e musica (in questo caso opera del premio Oscar Jan A.P. Kaczmarek): e quelle che concludono il film sono destinate a restare nella memoria di chi le guarda almeno per un po’ di tempo.
Civile.

Emanuele Palomba

L’Ospite Inatteso
(The Visitor)
Thomas McCarthy, 2007 (Usa), 104’

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+