What Ever Happened to Baby Jane? > Robert Aldrich

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero11 gennaio’09 (pag. 31)

Jane e Blanche Hudson sono due sorelle che in passato hanno assaporato il sapore del successo.
Bambina prodigio da tutti dimenticata la prima, famosa attrice con la carriera stroncata da un terribile incidente d’auto che l’ha costretta sulla sedia a rotelle la seconda, vivono una sorta di rapporto sado-masochistico, dove una è la vittima e l’altra il carnefice, anche se non tutto è come sembra.

Una grandissima pellicola che è contemporaneamente un noir e uno psico-horror coi fiocchi, Che fine ha fatto baby Jane? si pone a capo di una lunga tradizione di film che in seguito si sono serviti di rapporti psicologici e complessi come quello delle due sorelle, per trasmettere angosce e paure. Un po’ Viale del tramonto (la critica alla macchina-cinema che abbandona i suoi “prodotti” a se stessi una volta che non sono più utili in termini di successo e di guadagno è fortemente presente nella storia di queste due ex-attrici, così come lo era in quella di Norma Desmond), un po’ Psycho (il senso di asfissia e claustrofobia proveniente dalla casa in cui è quasi totalmente ambientata la pellicola unita alla maniacale attenzione per gli oggetti e per i particolari come una finestra, un’auto che si chiude in un garage, un vassoio ricco di “prelibatezze”, ecc… ci ricordano potentemente quell’altro grande capolavoro del maestro Hitchcock), questo film assurge al rango di capolavoro proprio perché riesce a ricordare senza strafare o esagerare, altri due capolavori entrambi appartenenti al genere noir. Merito delle due magistrali protagoniste, ma anche della straordinaria fotografia in bianco e nero e della colonna sonora più coinvolgente che mai, lo spettatore non fa altro che immergersi totalmente nella pellicola per essere risucchiato nella spirale di ossessione e disperazione che attanaglia le due sorelle. Una, Jane, sembra aver perso talmente la lucidità mentale, nell’eterna e continua convinzione di essere ancora baby Jane, quella che tutti smaniavano per vedere a teatro, quella che sin da bambina aveva dato sfoggio del suo talento. L’altra, Blanche, passa le sue giornate chiusa nella sua stanza, in attesa delle visite della cameriera Elvira, l’unica che riesce a darle un po’ di sollievo, soprattutto dopo una settimana di angherie e soprusi da parte di Jane. Del tutto assorbita dall’alcol e dal delirio di “onnipotenza”, Jane si occupa in maniera poco ortodossa della povera Blanche costretta sulla sedia a rotelle a causa di un incidente apparentemente causato proprio da sua sorella. Legata a lei da un rapporto molto morboso, Jane ne è fortemente gelosa perché, se da bambina a primeggiare era lei, quando sono diventate delle donne, è stata Blanche ad ottenere il maggior successo ed i maggiori consensi. Entrambe, comunque, abbisognano l’una dell’altra per sopravvivere, nonostante sembri che sia Jane a sopraffare con i suoi atteggiamenti crudeli la sorella più debole. Ma se la debolezza di Blanche è fisica, quella di Jane è psicologica e forse ben più difficile da tenere sotto controllo. Entrambe sono unite e contemporaneamente e paradossalmente divise dal ricordo di un padre che ha significato molto, in maniera differente per ciascuna di loro.
Bette Davis, chiamata ad interpretare uno di quei ruoli che le sono rimasti “appiccicati” addosso per il resto della sua vita, grazie anche ad un make-up “terrificante” (il rossetto molto scuro e l’acconciatura alla Shirley Temple la resero davvero agghiacciante), incarna alla perfezione il veloce e progressivo straniamento di Jane dalla realtà, la repentina caduta verso gli inferi di una donna che vive nel perenne ricordo del passato, continuando ad illudersi di farne ancora parte. Joan Crawford, straordinariamente calata nella parte della vittima indifesa, riesce a far empatizzare lo spettatore e a farlo precipitare nella sua disperazione e nella sua “gabbia” dalla quale è sempre più difficile uscire e nella quale è impossibile difendersi.
Sono entrate nell’immaginario collettivo le sequenze nelle quali Jane porta da mangiare a Blanche, nascondendo nei vassoi sempre qualche sgradevole e terrificante sorpresa (se al giorno d’oggi certi “espedienti” possono far sorridere, all’epoca inorridivano e non poco).
Il film procede senza un attimo di calma e intrattiene lo spettatore sempre più impaurito dai comportamenti di Jane e sempre più compassionevole nei confronti di Blanche, fino ad arrivare ad un finale che ribalta le prospettive, oltre a lasciare di sasso per il brusco cambiamento di atmosfera. Dalla tetraggine dell’appartamento a due piani quasi sempre immerso nel buio e chiuso agli estranei si passa all’amenità di una spiaggia dove i bambini giocano a palla e i chioschi vendono gelati alla fragola e dove, finalmente, Jane può tornare ad essere, forse per sempre, la piccola baby Jane.

What Ever Happened to Baby Jane?
Che fine ha fatto baby Jane? (USA/1962)
Regia: Robert Aldrich
Cast: Bette Davis, Joan Crawford, Victor Buono
Anno: 1962

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