L.I.E. > Michael Cuesta

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero25 (maggio 2010), pagg. 38-39

L.I.E. SPERO SIATE PRONTI AD AFFRONTARE I PROBLEMI SERI.

di Scott Telek [Traduzione RR]

LA SITUAZIONE

La vita è dura per la gioventù della periferia di Long Island. Oh, e c’è anche un pedofilo.

DISCUSSIONE

Ricordo di questo film quando era nelle sale. Avevo sentito che presentava contenuti omoerotici, che uno dei personaggi principali era un pedofilo e che trattava della gioventù perduta di Long Island.
Quindi, quando il mio amico è venuto a casa mia e il merdoso Blockbuster del mio nuovo quartiere non aveva quella che era la nostra prima scelta – ossia The Blue Lagoon (Laguna Blu, 1980, di Randal Kleiser) – e nemmeno la seconda – The Prime of Miss Jean Brodie (La strana voglia di Jean, 1969, di Ronald Neame) – ci siamo guardati intorno e abbiamo scelto questo.
Ora dovrei puntualizzare una cosa che molti spettatori che non hanno frequentato una scuola di cinema potrebbero non avere notato…guardate le lettere che compongono il titolo. Avete notato che compita la parola “lie” (menzogna in italiano)? Concentratevi su QUESTO, mutherfuckers!
Il film inzia con una descrizione del L.I.E: (Long Island Expressway): “Ci sono le corsie che vanno a Est e quelle che vanno ad Ovest. Ci sono anche le corsie che portano direttamente all’inferno)”. Questa battuta, unita al gioco di parole del titolo, dovrebbe offrire il senso del livello generale del film.
Anzi, a dire il vero è meglio. Il problema è però che tenta disperatamente di darti un pugno nello stomaco e più ci prova e meno ci riesce.
Comunque, facciamo subito conoscenza con il giovane protagonista. Questo avviene in una scena in cui un giovane impegnato in un ruolo secondario dichiara di avere fatto sesso con sua sorella. Di fronte a lui ci sono due ragazzini con pettinature che sembrano qualcosa che solo qualcuno come Wonder Woman potrebbe mettere in mostra.
Uno dei due è Gary, che scopriremo essere un delinquente, l’altro è Howie, il nostro protagonista.
Howie viene da una situazione disagiata: suo padre, che ha conosciuto tempi esteticamente migliori, si pavoneggia allo specchio e poi scopa la sua ragazza di fronte a una finestra dove i ragazzi, e presumibilmente il vicinato intero, possono vederlo.
Howie vive una situazione “amletiana” a riguardo di suo padre e la convivenza con questa donna.
Immediatamente, Howie e Gary mostrano una relazione estremamente omoerotica fatta di sguardi, prese in giro e petti costantemente nudi.
In una scena, Gary si mette a cavalcioni di Howie e lascia che un corposo filo di saliva scenda quasi fino alla bocca di quest’ultimo per poi risucchiarlo. Tendo a non essere attratto da nessuno al di sotto dei 35 anni ma coloro che hanno una passione per gli adolescenti e sono alla ricerca di un modo interamente legale di trovare soddisfazione alla loro attrazione nella segretezza delle loro case faranno bene a comperare una copia di questo film in quanto troveranno ampie opportunità per impegnarsi nella pratica del piacere manuale.
A parte questo, pare che Gary sia una specie di marchetta per lo spaventoso Big John, che ha una sorta di progetto di bordello per i giovani del vicinato. La targa della sua automobile è BJ (Big John, ma anche Blow Job, ossia pompino). Pare che Gary stia reclutando Howie per il suo piccolo bordello e presto quest’ultimo si trova a contare su Big John per il suo mantenimento.
Preciserò subito che nulla accadrà tra loro se non molte scene di amicizia e sostegno (e crescita morale, certamente) sebbene il film stuzzichi in più di un’occasione con scene sgradevoli e destabilizzanti.
Da una parte credo sia insolito doversi assoggettare a qualcosa che non accade, dall’altra parte ritengo che sia insincero mostrare Big John che si limita a offire la sua amicizia a Howie quando è chiaro che ha cercato la sua compagnia per una sola ragione e ci sono nel film diverse scene in cui Big John mette Howie in una posizione in cui questo non avrebbe avuto altra scelta che quella di arrendersi a lui. Ma vedetela come volete.
Intanto, sullo sfondo stanno accadendo brutte cose al padre di Howie.
Un esempio di quanto questo film vada continuamente sopra le righe lo si può notare quando, dopo avere affrontato una delle numerose catastrofi di cui è vittima Howie, due ragazzini con una pistola ad acqua lo inzuppano. Quindi un irrigatore che si trova vicino a lui si aziona e lo inzuppa a sua volta. Suppongo si possa dire che il film tenga il freno tirato, visto che la scena non è seguita da un’altra in cui un uccello che gli defeca in testa e un pianoforte che gli rovina addosso. Però, per me, questi eccessi pregiudicano la serietà con cui una persona vorrebbe vedere il film.
Comunque, mentre tragedia si aggiunge a tragedia, veniamo a conoscenza della dura realtà della natura umana e la sottile maschera che viene qui strappata alla cosiddetta società civile per vedere la putrefazione che vi si nasconde sotto.
È un peccato che il regista/sceneggiatore abbia ritenuto di doversi spingere così in là per avere attenzione, in quanto ritengo che il film avrebbe potuto essere molto più forte se fosse stato capace di contenersi un poco di più.
Nonostante questo, ritengo che il film meriti di essere visto in quanto la sua estensiva componente omoerotica giovanile è esplorata in un modo che non ho mai visto altrove. Inoltre, malgrado sia letteralmente intasato di angoscia psicologica, è anche interessante e ha una parvenza di verità. Una verità lucidata e accresciuta.

DOVETE VEDERLO?

Vale il vostro tempo. Penso solo che avrebbe potuto essere molto più potente.

L.I.E.
(USA, 2001)
regia: Michael Cuesta • sceneggiatura: Stephen M. Ryder, Michael Cuesta, Gerald Cuesta • musiche: Pierre Földes • fotografia: Romeo Tirone • montaggio: Eric Carlson, Kane Platt • interpreti principali: Paul Dano, Bruce Altman, Billy Kay, James Costa, Tony Michael Donnelly, Michelle Carano, Tatiana Burgos, Brian Cox • durata: 97’

Cinema de merde

Non ho diplomi in cinema né niente di simile, sono solo una persona che guarda film da sempre. Per alcuni anni ho guardato tutto ciò che usciva, negli ultimi anni, invece, ho dovuto tagliare la quantità di film da vedere tra quelli che escono nelle sale (principalmente perché fanno schifo) e mi sono concentrato sui vecchi film. Negli ultimi anni ho anche realizzato che molti tra i film “di qualità” che guardo non sono veramente migliori a livello qualitativo e sono spesso peggiori a livello di godimento nel guardarli. Ho anche realizzato che guardare film brutti è un modo istruttivo di imparare a giudicare quelli migliori. Quindi mi sono concentrato sui film brutti, ma più scrivo per il mio sito più mi accorgo che ciò che apprezzo non è la loro bruttezza quanto la loro sciatteria. Questo è il motivo per cui ritengo non sia vero che il mio sito sia tanto concentrato sul brutto cinema quanto sulla voglia di abbracciare questa sciatteria, questa “cheesiness”, quindi sulla voglia di guardare film più per la possibilita di godimento che offrono che per la loro intrinseca qualità. Non pretendo di essere né oggettivo né credibile.
Non scrivo di ogni film che vedo, scrivo solo di quelli che mi danno qualcosa da scrivere che non sia già stato scritto in tonnellate di altri posti.
Non ho preclusioni: se un film mi piace, o lo detesto, allora trova spazio sul mio sito. Credo che tutti i film possano essere interpretati, non importa quanto facciano schifo, perché qualcuno ha pensato che le storie che raccontano fossero meritevoli di essere raccontate. E perché mai lo avranno pensato? Credo che la risposta a questa domanda abbia a che fare con la psicologia dello sceneggiatore o del regista ed è questo l’aspetto che mi interessa.
Vivo a New york, sono gay, lavoro come redattore di siti web e sono nella seconda parte dei miei trent’anni. Sono laureato in letteratura inglese, sono cresciuto nel Michigan, amo “To The Lighthouse” di Virginia Woolf e il mio sito è nato mentre stavo seduto a guardare “Alone in the Dark” di Uwe Boll sentendo il desiderio di condividere con le persone tutte le sciocchezze che avevo notato nel film. Bene, eccoci.

(Scott Telek)

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