The Invisible Man > James Whale

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero25 (maggio 2010), pagg. 28-30

L’UOMO INVISIBILE tra fantascienza e critica sociale

In una notte tempestosa, un uomo entra in una locanda di paese. Chiede una camera e immediatamente diventa oggetto dell’attenzione dei paesani in quanto il suo volto è interamente coperto da un bendaggio. Inoltre, si chiude nella sua stanza e pretende di non essere disturbato per alcuna ragione. Il motivo della sua riservatezza è che è diventato invisibile dopo avere assunto un siero che ha avuto come effetto anche quello di trasformarlo in un essere assetato di potere e incline alla violenza. La polizia tenterà di fermarlo, impresa difficile dal momento che non è visibile.

«The drugs I took seemed to light up my brain. Suddenly I realized the power I held, the power to rule, to make the world grovel at my feet.»

Sono trascorsi due anni dal successo di Frankenstein (v. Rapporto Confidenziale numero23 – marzo 2010) e la Universal preme perché venga realizzato un seguito dal titolo The Return of Frankenstein. James Whale non ha nessuna intenzione di dedicarsi al progetto (fortunatamente ci ripenserà pochi anni dopo, realizzando con The Bride of Frankenstein uno di quei rari seguiti che superano in valore l’opera originale). In quel momento, quindi, accettare di dirigere The Invisible Man pare essere la via d’uscita più efficace. Sono anni, quelli, in cui gli effetti speciali, già esistenti ai tempi del muto, hanno un forte ascendente sul pubblico grazie a opere come King Kong (1933) di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack o, ancora prima, Le voyage dans la lune (Viaggio nella luna, 1902) di Georges Méliès.
Realizzare The Invisible Man, tratto dal romanzo dello scrittore di romanzi di fantascienza (ma anche di politica e critica sociale) H.G. Wells, scritto nel 1897, pare però troppo complesso proprio per la natura del protagonista.
Il successo di Frankenstein impone comunque di proseguire sulla fortunata strada dell’horror e di trovare un nuovo importante ruolo per la star Boris Karloff e il romanzo di H.G. Wells continua ad apparire come la soluzione più adatta. Prima però vanno vinte le resistenze dell’autore, che riteneva i suoi romanzi poco adatti alla trasposizione cinematografica dopo avere visto la versione che la Paramount aveva realizzato del suo Island of Lost Souls (L’isola del Dottor Moreau, 1932, di Erle C. Kenton).
Quando la Universal chiede di acquistare i diritti del romanzo, Wells si lascia convincere (come farà più volte negli anni a seguire diventando uno tra gli autori più portati sullo schermo, soprattutto grazie al regista Bert I. Gordon. V. Rapporto Confidenziale numero2 – febbraio 2008) a patto che il suo lavoro venga trattato con maggiore rispetto.
Inizialmente, è Robert Florey ad essere scelto come regista. Il lavoro di adattamento del romanzo però appare immediatamente ancora più complesso del previsto e la produzione viene accantonata. Nel frattempo, Whale dirige con Karloff protagonista un altro grande successo per la Universal: The Old Dark House (Il castello maledetto, 1932), tratto da un romanzo di J.B. Priestley. Naturale quindi che Carl Laemmle Jr. pensi di affidare al regista inglese il progetto per The Invisible Man. La prima cosa che Whale fa è rigettare gli adattamenti realizzati fino a quel momento, troppo distanti dall’opera originale. Wells è sì un autore di romanzi fantastici ma è anche un uomo colto e politicamente impegnato e le sue opere nascondono spesso discorsi più complessi di quanto la componente fantastica lasci supporre. Whale è intenzionato a cogliere questo aspetto e si rivolge a Robert Cedric Sherriff, autore teatrale inglese di successo con cui Whale aveva lavorato in qualità di regista, attore e architetto di scena. Il rapporto tra i due risale ad anni prima quando, a Londra, Whale decide di portare sul palcoscenico l’opera di Sherriff Journey’s End, che tutti avevano ritenuto troppo poco commerciale per attrarre il pubblico dell’epoca. Non solo sbagliavano nel non considerarlo adatto ai palcoscenici inglesi, il testo di Sherriff funse da soggetto per il primo film diretto da Whale, che gli valse il contratto con la Universal.
In quel momento Whale gode della massima fiducia da parte dello Studio e può quindi assoldare Sherriff per la stesura della sceneggiatura. Nel frattempo, la Universal si è assicurata i diritti di un altro romanzo, “The Murderer Invisible” di Philip Wylie, storia di un uomo che ambisce a conquistare il potere grazie alla sua invisibilità. La sceneggiatura di Sherriff includerà alcune situazioni del romanzo di Wylie. La produzione può essere messa in cantiere ma Karloff a quel punto non è più disponibile, avendo litigato con la Universal ma anche perché poco convinto di assumere un ruolo che gli avrebbe permesso di mostrare il suo volto solo a fine film, e gli altri attori sotto contratto con lo Studio non convincono Whale, che si mette a visionare vecchi provini. Tra questi, trova quello di Claude Rains, attore teatrale inglese scartato per la sua recitazione eccessivamente enfatica e il suo fortissimo accento Cockney. Whale rimane compito però dalla sua voce, elemento fondamentale per un personaggio che, quando non è invisibile, ha il volto coperto da bende. Per il ruolo femminile sceglie invece Gloria Stuart, che aveva già scelto per The Old Dark House (la Stuart otterrà una candidatura all’Oscar nel 1998, all’età di 88 anni, per Titanic di James Cameron).

Il problema degli effetti legati all’invisibilità del protagonista viene risolto dal maestro degli effetti speciali John P. Fulton, già attivo – pur non accreditato – per Dracula e Frankenstein (e candidato al premio Oscar nel 1940 per The Invisible Man Returns nonché vincitore nel 1946 grazie a The Wonder Man di H. Bruce Humberstone e nel 1956 per The Ten Commandments di Celil B. DeMille). La difficoltà, per lui, consisteva nel raffigurarlo vestito. Risolse la questione coprendo le parti del corpo che emergevano dagli abiti con del velluto nero. Quindi fotografò Rains su uno sfondo anch’esso di velluto nero e il tutto venne poi rimontato sulle riprese effettuate sul set. La scena più complessa è quella in cui l’uomo invisibile si toglie davanti a uno specchio le bende che gli coprono il viso. Per dare un’idea della complessità della scena, basti pensare che venne ripresa da quattro angolazioni diverse: Rains di spalle, di fronte, quindi il suo riflesso nello specchio e la stanza vuota. È possibile notare quando sotto le bende non c’è Rains ma una controfigura in quanto quest’ultima è più alta e ha un naso imponente che si nota anche sotto le bende.
Gli effetti scatenarono la curiosità del pubblico, che accorse in massa nelle sale alla sua uscita. Non furono però solo gli effetti ad attirare il pubblico, l’umorimo caustico di Whale, di cui è permeato il film grazie al cast secondario, ebbe un ruolo importante nel successo della pellicola.
Il film, che la sceneggiatura ha trasformato nel ritratto di un uomo sofferente di emarginazione, ha numerosi punti di contatto con Frankenstein: entrambi presentano uno scienziato che scompare per poter effettuare i suoi esperimenti nella massima segretezza (nel romanzo di Wells il protagonista non era uno scienziato bensì una sorta di rivoluzionario), una fidanzata preoccupata per lui, un amico del protagonista invaghito della di lui fidanzata. Molti vedono nel personaggio dell’uomo invisible un riferimento al tabù dell’epoca dell’omosessualità, che costringeva molte persona a vivere nell’invisibilità la loro sessualità, tabù che però non riguardava Whale, che si era sempre dichiarato apertamente.
La scelta di Rains si rivelò vincente, tanto che l’attore un tempo scartato ai provini proseguì la sua carriera lavorando in capolavori come Notorious (Alfred Hitchcock, 1946), Mr. Skeffington (La signora Skeffington, Vincent Sherman, 1944), Casablanca (Michael Curtiz, 1942) e Mr. Smith Goes to Washington (Mr. Smith va a Washington, Frank Capra, 1939).
Whale proseguì la sua carriera con due opere sofisticate come By Candlelight (A lume di candela, 1933) e One More River (1934), prima di approdare, nel 1935, al tanto odiato seguito di Frankenstein che, come abbiamo visto nel numero23, non sarà quello proposto dalla Universal ma il capolavoro che tutti conosciamo The Bride of Frankenstein. Abbandonò deifinitivamente il cinema nel 1941 per non farvi più ritorno (v. biografia del regista in RC numero23).
L’uomo invisibile, dal canto suo, conobbe numerosi seguiti per cui fu necessario attendere diversi anni: il primo, The Return of the Invisible Man (Il ritorno dell’uomo invisibile, 1940, venne diretto dall’austro-ungarico Joe May (vero nome: Joseph Mandel), che si fece aiutare nella stesura del soggetto dal tedesco Curt Siodmak, in seguito autore della storia di The Wolf Man (L’uomo lupo, 1941) e regista. Il film vede un uomo ingiustamente accusato di omicidio rendersi invisibile per poter raccogliere le prove della sua innocenza. Il secondo, The Invisible Woman (La donna invisibile, A. Edward Sutherland, 1940) viene scritto ancora da May e Siodmak ma è un via di mezzo tra la parodia e la commedia romantica. Segue Invisible Agent (Edwin L. Marin, 1942), scritto anch’esso da Siodmak, che vede l’uomo invisibile cambiare nazionalità da inglese a americana e combattere nazisti e giapponesi che vogliono rubare la formula per l’invisibilità. Due anni dopo arriva The Revenge of the Invisible Man (La rivincita dell’uomo invisibile, Ford Beebe) e un’altra parodia, Abbott and Costello meet Frankenstein (Il cervello di Frankenstein, 1948, Charles Barton) dove appare solo in voce, quella di Vincent Price, e finalmente in Abbott and Costello Meet the Invisible Man (Gianni e Pinotto contro l’uomo invisibile, 1951, Charles Lamont). Nel 1992 John Carpenter dirige la commedia Memoirs of an Invisible Man (Avventure di un uomo invisibile) con Chevy Chase protagonista. Il personaggio appare anche in Amazon Women on the Moon (Donne amazzoni sulla luna, 1987) nel segmento diretto da Charles Gottlieb Son of the Invisible Man nonché in una serie televisiva in 6 episodi della BBC del 1984 e in una americana durata due stagioni tra il 2000 e il 2002.

La complessità del personaggio unita all’ironia che permea la sceneggiatura dell’originale rendono ancora oggi, a quasi 80 anni di distanza dalla sua realizzazione, di The Invisible Man una visione estremamente affascinante e divertente, testimonianza dell’opera di un regista di enorme valore, e non c’è da escludere che prima o poi ne venga diretto un rifacimento, così com’è successo per quasi tutti gli altri mostri della Universal.

James Whale ottenne una segnalazione speciale alla Mostra del cinema di Venezia nel 1934. Il film è stato inserito nel 2008 nella lista dei film da preservare stilata dal National Film Preservation Board.

Roberto Rippa

The Invisible Man
(L’uomo invisibile, USA, 1933)
Regia: James Whale
Soggetto: H.G. Wells (dal romanzo ‘Invisible Man’)
Sceneggiatura: R.C. Sherriff (contiene elementi dagli adattamenti realizzati da Preston Sturges e Philip Wylie)
Musiche: Heinz Roemheld
Fotografia: Arthur Edeson
Montaggio: Ted J. Kent
Interpreti principali: Claude Rains, Gloria Stuart, William Harrigan, Henry Travers, Una O’Connor, Forrester Harvey, Holmes Herbert, E.E. Clive
Durata: 71’

DVD

Come già per i “mostri” già trattati su RC, l’edizione più completa è quella statunitense della Universal – dal titolo The Invisible Man: The Legacy Collection che presenta The Invisible Man (1933), The Invisible Man Returns (1940), The Invisible Woman (1940), Invisible Agent (1942), The Invisible Man’s Revenge (1944) accompagnandoli con il documentario Now You See Him: The Invisible Man Revealed, il commento audio per il film di Whale dello storico del cinema Rudy Behlmer.e il trailer di Invisible Agent. Solo lingua inglese e sottotitoli in inglese, francese e spagnolo.

Stessi contenuti extra per l’edizione italiana, sempre Universal, che presenta però solo il film di Whale.

Fonti

“Now You See Him: The Invisible Man Revealed!”, David J. Skal, Universal Home Video, 1999;
Universal Studios Monsters: A Legacy of Horror, Michael Mallory e Stephen Sommers. Universe, 8 settembre 2009
Monsters: A Celebration of the Classics from Universal Studios, Roy Milano, Jennifer Osborne, Forrest J. Ackerman. Del Rey, 26 settembre 2006.
• Wikipedia.org • IMDb.com • IMDb.it

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