Elling > Petter Næss

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero25 (maggio 2010), pag. 31

Una piccola sorpresa dalla Norvegia

Elling e Kjell Bjarne dopo due anni in un istituto psichiatrico dove sono diventati amici inseparabili, vengono mandati dal sistema sanitario norvegese a vivere da soli in un appartamento al centro di Oslo. Dovranno dimostrare di saper badare a loro stessi e di potersi reinserire all’interno della società.
Una piccola sorpresa questo film norvegese, tratto dal romanzo “Fratelli di sangue” di Ingvar Ambjørnsen, che nel 2001 sorprese il mondo intero arrivando persino a meritarsi una nomination agli Oscar come miglior film straniero. La particolarità di “Elling”, dal nome del protagonista principale, sta nel fatto di trattare un tema molto importante e delicato come quello delle malattie mentali, in maniera fresca, ironica e addirittura spassosa e divertente. Non ci sono tentativi di patetismo, né alcuna traccia di retorica in questo leggero e al tempo stesso intenso ritratto di vita e amicizia, di passioni e dolori, di fobie e scelte coraggiose. Il tutto è dipinto con mano soave e con la consapevolezza di avere a che fare con un argomento difficile, soprattutto se l’intento prefissatosi è quello di evitare luoghi comuni della serie che i “pazzi sono gli altri e non quelli ritenuti tali” o che “la pazzia è solo una diversità rispetto all’imperante convenzionalismo della società moderna”. Invece, ciò che sorprende e conquista lo spettatore è proprio il fatto che all’interno del film non ci sia nessun intento accusatorio nei confronti della società, né tantomeno il desiderio di impartire lezioni o diffondere messaggi. Ed è proprio questo che rende “Elling” un film totalmente fruibile con piacevolezza e soddisfazione, soprattutto perché ciascun spettatore è portato a dare la propria personale visione e interpretazione dei fatti narrati e delle caratteristiche uniche ed emblematiche dei due protagonisti. Uno, Elling (interpretato da Per Christian Ellefsen), autodefinito “cocco di mamma”, ha vissuto perennemente in compagnia della madre, rimasta vedova nelle ultime due settimane di gravidanza, imbastendo con lei un rapporto (quasi) morboso, escludente qualsiasi altro contatto umano, motivo per il quale alla morte della donna, l’uomo si ritroverà completamente perso e assolutamente incapace di prendersi cura di sé stesso. Saranno i suoi pensieri ad accompagnarci durante la visione del film, durante il quale scopriremo che il non aver saputo assaporare la propria indipendenza e autosufficienza, oltre alla bellezza del mondo esterno, lo ha portato a soffrire di ansia e di capogiri, nemici che lo inseguono ovunque e che non gli permettono neanche di svolgere dei compiti apparentemente semplici e immediati come fare la spesa o rispondere al telefono. L’altro, Kjell Bjarne (Sven Nordin), omaccione fissato col cibo e col sesso che non ha mai avuto modo di sperimentare, continua a dare capocciate sul muro ogni volta che si trova in difficoltà e cerca di dimenticare il suo terribile rapporto con la madre ubriaca e il patrigno violento. Entrambi, insieme, ma anche separatamente (ed è proprio in questa sorta di ossimoro che risiede la parte più interessante e al tempo stesso emozionante della pellicola), riusciranno a trovare una strada personale per il reinserimento nel mondo. Il “cocco di mamma” troverà nella poesia e nella forza comunicativa delle parole la sua ragione di vita, mentre l’omaccione si accorgerà di poter essere utile a qualcun altro con il suo lavoro e con il suo buon cuore. Una scelta molto poetica e suggestiva, dunque, quella di far confluire il percorso di crescita formativa dei due protagonisti, in due elementi profondi e imprescindibili come l’arte e l’amore, che risultano così essere alla base di una vita piena e felice. Molto interessanti a tal riguardo i due personaggi di contorno: Reidun Nordsletten (Marit Pia Jacobsen), l’inquilina dei protagonisti, che la notte di Natale viene ritrovata riversa sulle scale ubriaca e incinta e che poi instaurerà un rapporto sentimentale con Kjell Bjarne; e Alfons Jørgensen (Per Christensen), l’uomo che farà amicizia con Elling in seguito ad un incontro casuale ad un seminario di poesia contemporanea, che riuscirà a far emergere la voglia di esprimersi di Elling, e che poi si scoprirà essere uno dei più grandi poeti norvegesi. Nel mezzo si pone Frank Åsli (Jørgen Langhelle), l’assistente sociale che deve prendersi cura dei due, riuscendo ad insegnarli le attività basilari da svolgere quotidianamente per non essere più ritenuti dei “pazzi” e per non tornare a soggiornare nella casa di cura. E sono questi, sicuramente, i momenti più divertenti e spensierati di “Elling”, proprio perché ci mettono di fronte alle dolci e spassose stramberie dei due uomini (per Elling, ad esempio, è quasi impossibile parlare ad un apparecchio inanimato come il telefono senza avere l’opportunità di guardare in faccia il suo interlocutore… e la cosa fa riflettere sul fatto che forse è quella la vera pazzia), che non vengono buonisticamente esorcizzate e negate come tali, ma anzi sottolineate e mostrate nella loro interezza. Ed è così che avremo modo di assistere all’ascesa di un poeta misterioso “dei crauti” (il protagonista per evitare di esporsi, cosa a cui non è evidentemente pronto, ma soprattutto cosa che non è necessariamente sintomo di felicità e realizzazione, infila le sue poesie all’interno delle confezioni di crauti nei supermercati), o al rocambolesco festeggiamento da parte di un uomo, la cui donna sta per avere il bambino di un altro.
Con la metafora dell’auto, ormai quasi demolita e in disuso ma che poi riprende vita portando i protagonisti verso un momento di felicità e serenità assoluta, “Elling” ci accompagna spensieratamente e gradevolmente in questo viaggio verso la consapevolezza di se, ma soprattutto della bellezza del mondo e delle passioni che lo mandano avanti.

Elling
(Norvegia, 2001)
regia: Petter Næss • sceneggiatura: Axel Hellstenius dal romanzo “Brødre i blodet” di Ingvar Ambjørnsen • fotografia: Svein Krøvel • montaggio: Inge-Lise Langfeldt • musiche: Lars Lillo-Stenberg • scenografia Jan Sundberg, Harald Egede-Nissen • costumi: Aslaug Konradsdottir • trucco: Cecilie Greve • produttore: Dag Alveberg • interpreti principali: Per (Elling), Sven Nordin (Kjell Bjarne), Marit Pia Jacobsen (Reidun Nordsletten), Jørgen Langhelle (Frank Åsli), Per Christensen (Alfons Jørgensen), Hilde Olausson (Gunn), Ola Otnes (Hauger), Eli Anne Linnestad (Johanne), Cecilie A. Mosli (Cecilie Kornes), Joachim Rafaelsen (Haakon Willum) • casa di produzione: Maipo Film- og TV Produksjon, TNT Film Productions • distribuzione italiana: Italian International Film (2008) • paese: Norvegia • anno: 2001 • durata: 89’
Una piccola sorpresa dalla Norvegia

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