La nostra vita > Daniele Luchetti

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Claudio, operaio romano impegnato nei cantieri di una periferia in cui i palazzo crescono come funghi (e che dei funghi sembrano avere la stessa longevità), è sposato con Elena, che sta per dargli il terzo figlio. La loro è una famiglia felice e Elena pare essere il punto di equilibrio di una vita che non offre grandi risorse economiche ma concede comunque una decenza quotidiana confortante. Quando, nel corso del parto, Elena morirà, Claudio non riuscirà a elaborare il lutto e si lancerà nel tentativo di arricchirsi ad ogni costo, aspirando ad essere come i piccoli imprenditori privi di scrupoli che lo circondano.

Ciò che Claudio cerca, all’irrompere della tragedia nella sua vita, è un risarcimento che gli permetta di sopperire con il denaro alla sua incapacità di elaborare il dolore che si è impossessato di lui. Ricatta quindi l’imprenditore per cui lavora, che ha nascosto l’incidentale morte del custode rumeno di un cantiere per evitare che i lavori venissero fermati, e lo costringe ad assegnarli il subappalto per la costruzione di una palazzina. I lavori sono in ritardo, le condizioni di lavoro precarie, i tempi strettissimi, non esattamente le premesse per un lavoro che possa renderlo ricco. Infatti, Claudio si ritrova presto indebitato, costretto a fare ricorso per un prestito a un ex ladro riconvertitosi come spacciatore in seguito a un incidente che lo ha lasciato invalido. Mentre prende a omologarsi alla società che lo circonda – fatta di assenza di scrupoli, di modelli culturali fragilissimi, di costante precarietà, di sfruttamento degli operai clandestini, di totale spregio della legalità – la sua vita va progressivamente in pezzi. Sarà la famiglia a offrirgli la – reale? – possibilità di salvezza.
Daniele Luchetti, a tre anni dal grande successo di Mio fratello è figlio unico e una ventina da Il portaborse e Arriva la bufera, offre un nuovo ritratto della nostra società (e il titolo assume un significato collettivo), un ritratto impietoso fatto di impossibilità di anche solo immaginare un futuro, una società che propone un ideale di benessere fatto di beni materiali che ha come unico sbocco possibile l’infelicità.
Nell’impietoso ritratto però qualcosa non funziona: pare infatti che Luchetti e i suoi sceneggiatori – gli onnipresenti Sandro Petraglia e Stefano Rulli – si siano concentrati totalmente sulla definizione dei personaggi trascurando spesso di costruire per loro una storia solida e costantemente convincente. Una storia che, invece di essere quella di Claudio e dei personaggi che lo circondano, avrebbe potuto essere in maniera ancora più convincente quella di noi tutti.
Elio Germano è, come sempre, molto bravo e così gli attori impegnati a interpretare personaggi di contorno come Isabella Ragonese che, nel ruolo di Elena, unica depositaria di un codice etico, appare per troppo poco tempo, Luca Zingaretti, Raoul Bova e, soprattutto, Alina Berzunteanu e Marius Ignat, nei ruoli rispettivamente della ex compagna e del figlio del custode morto sul cantiere.
Pur con i difetti citati, La nostra vita è un film da vedere per il ritratto impietosamente sincero e puntuale che offre di un Paese che sembra avere sostituito il cuore con il portafogli comunque vuoto.

La nostra vita (Italia, 2010)
Regia: Daniele Luchetti
Sceneggiatura: Daniele Luchetti, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Musiche: Franco Piersanti
Fotografia: Claudio Collepiccolo
Montaggio: Mirco Garrone
Interpreti principali: Elio Germano, Isabella Ragonese, Raoul Bova, Stefania Montorsi, Luca Zingaretti, Giorgio Colangeli, Alina Berzunteanu, Marius Ignat
98′

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+