Conversazione con Eleonora Campanella e Serena Gramizzi

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero25 (maggio 2010), pagg. 12-15

Conversazione con Eleonora Campanella e Serena Gramizzi, regista e produttrice del cortometraggio "Encourage"
di Alessio Galbiati

Quel che mi impressiona del cinema indipendente (parlo di quello italiano, non quello a stelle e strisce che, pure quando lo si nomina con quest’espressione, dispone di budget che da questa parte dell’oceano, in questa piccola Italia, ci si sogna la notte) è la follia. La follia di fare film con quattro soldi, lavorare in squadra senza coperture, animati da un (in)sano fuoco interiore, dalla voglia di raccontare una storia per immagini in movimento.

"Encourage" è un film indipendente, per giunta italiano, dunque necessariamente folle, come tutti i suoi simili, come il paese entro il quale ha preso vita.

"Encourage" è un’opera al femminile, scritta e diretta da Eleonora Campanella e prodotta da Serena Gramizzi per la (piccola ma agguerrita) casa di produzione Videoinflussi, un cortometraggio piccolo ed assai prezioso. Piccolo perché in esso tutto è misurato ed attento. I pochi mezzi a disposizione, a cominciare dal tempo per le riprese, sono sfruttati con abilità nella creazione, prima di tutto, di un’atmosfera, di un clima entro il quale far muovere gli attori. Un’ottima fotografia disegna le angosce della protagonista, l’ansietà della situazione d’attesa nella quale è immersa e delinea, con squarci luminosi, la voglia di vita e futuro che in essa vivono quasi addormentati dalla contingenza.

"Encourage" è la storia di una donna africana sbarcata sulla costa siciliana insieme al suo piccolo bambino ed ospitata da un artista che in quella terra vive; una storia raccontata nel momento in cui la sua protagonista è in attesa di potersi spostare per raggiungere il continente ed incominciare una nuova vita. È il racconto di una sospensione, la messa in scena di un momento di passaggio nella vita di una donna fuggita dal proprio paese, di una migrante.

Campanella non racconta un caso umano, ma una sensazione, quel percorso che tutti conosciamo e che ogni giorno ci fa andare avanti: il farsi coraggio, l’incoraggiarsi. I migranti come i filmmakers, gli uomini come le donne, i neri come i bianchi, tutti abbiamo la necessità di incoraggiare – prima di tutto noi stessi.

Alessio Galbiati: “Encourage” parla di immigrazione. Lo fa in maniera letteralmente lapidaria nella conclusione ed in maniera sorprendentemente efficace nella prima sequenza. Da dove nasce l’esigenza di raccontare una storia come questa?

Eleonora Campanella: L’esigenza nasce dal fatto che è un fatto di realtà quotidiana. Sono nata al sud della Sicilia; il mare ha iniziato a riempirsi di carcasse di navi libiche, c’erano vestiti, bottiglie d’acqua, frammenti di viaggi disperati.
Ho conosciuto una di queste donne arrivate vive dal mare.

AG: Il tema dell’immigrazione è senz’altro fra i più praticati dal cinema italiano dell’ultimo decennio, sembra quasi che il cinema sia la coscienza buona della società italiana, un giardino entro il quale si coltivano i “buoni sentimenti”, una riserva distante dal resto della società che pare precipitare ad una velocità sempre più inarrestabile verso una xenofobia istituzionalizzata, una paura del diverso eretta a dogma dello Stato. Nel corto la “società italiana” si manifesta in una voce fuori campo proveniente dal televisore, un telegiornale da conto dell’ultimo sbarco e sempre nel servizio trasmesso dalla tv sentiamo parlare delle violenze subite dagli immigrati. Tutto quello che è traumatico nel corto appare distante, lontano ed esterno alla protagonista. Qual è l’idea che sta alla base di questa scelta narrativa di porre ai margini del film il dramma dell’immigrazione?

Eleonora Campanella: Il dramma viene sentito raccontato al telegiornale, non lo vediamo, finché non lo subiamo da spettatori passivi e anestetizzati. La sospensione della donna è quella di una donna pensante nell’attimo di calma e speranza di un arrivo faticoso.
Volevo raccontare senza sfiorare la cronaca documentaristica.
”L’accogliere”, anche in silenzio, anche non parlando la stessa lingua.
Non volevo altro che un sorriso alla fine.
Tutto quello che è traumatico appare distante ed esterno alla protagonista, cosi come per noi europei borghesi quando sentiamo di questa gente al telegiornale.
Volevo vedere l’incontro tra un uomo ed una donna con un bambino, con un futuro, quindi.
Il dramma dell’immigrazione lo dimentichiamo per un momento.
Penso sia molto bella, anche se ironica, la definizione del cinema come di “un giardino dove si coltivano buoni sentimenti”perché credo sia importante coltivarli, i sentimenti, di qualunque natura essi siano, correndo il rischio del “buonismo” o del troppo idealizzato, ma pur sempre raccontando qualcosa e qualcuno in un preciso momento.

AG: “Encourage” mi ha ricordato molto “L’assedio”, film di Bernardo Bertolucci del 1999. I corpi delle attrici protagoniste, in entrambi i casi deambulanti in spazi domestici evidentemente alieni alla propria natura – anche solo alle proprie aspirazioni, tracciano traiettorie imperscrutabili di attesa. La somiglianza è data in primis dalle attrici, così affini esteticamente, poi pure per le scelte cromatiche della fotografia. La pellicola di Bertolucci è stata fonte di ispirazione per il tuo cortometraggio? E se non c’ho preso, quali sono state le fonti cinematografiche (filmiche) di riferimento?

Eleonora Campanella: Ne “L’Assedio” Bertolucci mette insieme dei personaggi distanti per storie e culture geografiche che si incontrano e si amano, li mette sullo stesso piano.
Aldilà di come finirà e di come è andata.
E non c’è omaggio più elegante e politico di metterli sullo stesso piano.
In questo forse una voglia di ispirazione.
Fonte di riferimento, per quanto riguarda l’attesa o il silenzio, è certamente il cinema di Antonioni che è un linguaggio talmente preciso nel raccontare il silenzio, dal quale non si può prescindere una volta amato.
Nella scelta di raccontare una storia ”altra da sé”, uno dei film che mi ha scosso riguardo l’ immigrazione è “Cose di questo mondo “di Winterbottom.
Un riferimento importante. Un cinema che andrebbe fatto vedere a scuola.

AG: Oltre al cinema, ed ai film, c’è qualche opera di riferimento, letteraria, pittorica, o altro, che ti ha guidata o ispirata nella realizzazione del corto?

Eleonora Campanella: Ho voluto che l’ambiente dove vive il personaggio maschile fosse pieno di riferimenti culturali precisi.
C’è Norman Rockwell e tutte le razze riunite, quadro sul quale si sveglia Lei.
E poi delle gigantografie di illustrazioni di Mario Sironi: “La pensione fullendmaller”, del 1925, con questo uomo borghese che si tiene la testa tra i capelli, disperato.
Mi piaceva l’idea di mettere in contatto Fatoumata, il personaggio femminile, con un ambiente lontanissimo per iconografia e cultura.
Poi sparsi qua e là ci sono Frank Zappa, Gesù, Pasolini, un immaginetta di Don bosco trovata dentro la location (anche Gesù stava dentro e non me la sono sentita di buttarlo fuori), un uovo sodo che ha seguito lo scenografo da Bologna fino a Pachino.

AG: Di “Encourage” oltre che la regia hai curato pure la fase di scrittura. Vorrei sapere se hai scritto una sceneggiatura vera e propria o se invece ti sei affidata ad un soggetto. Mi interessa sapere quanto il “film scritto” ti sia stato utile durante la realizzazione?

Eleonora Campanella: Mi sono affidata alla sceneggiatura e quindi ho girato scena per scena, così come da scrittura. In corso d’opera ci si rende conto dei limiti, delle mancanze e quindi ho riscritto molto al montaggio.
La lunghezza del cortometraggio è una sfida, se si vuole raccontare una storia lenta e senza dialoghi.
Girando con un bambino di tre anni pensavo si sarebbero dovute adattare sul momento delle scene intere, in realtà il bimbo ha stupito tutti per pazienza e bravura, le scene che sono state cambiate scaturivano dalle riflessioni o dai consigli da parte degli amici della troupe.

AG: La protagonista del cortometraggio è Fatoumata Diawara, musicista ed attrice attiva in due continenti, che ha all’attivo pellicole importanti quali “Taafe Fangan” (Le pouvoir des femmes) di Adama Draboe (Mali/1996), “La Génèse” di Cheick Oumar Sissoko (Francia-Mali/1999) e “Sia, le rêve du python” di Dani Kouyaté (France-Burkina Faso/2001). Un’attrice e musicista che è stata pure in concorso a Cannes. Ci puoi raccontare come siete entrati in contatto con lei, come l’avete convinta a partecipare alla realizzazione del corto?

Eleonora Campanella: Fatoumata mi è stata consigliata da un amico musicista, incontrato dopo anni a Bologna, a cui rivolsi la domanda: “ma la conosci una bella come te, nera come te e brava pure?”
Lui mi disse che conosceva questa “principessa” e che aveva una pagina myspace.
Quando l’ho vista e l’ho sentita cantare ho capito che era Lei, sei giorni dopo io e Serena – producer, aiuto regia ed amica – l’abbiamo intercettata ad un suo concerto ad Amsterdam.
La cosa bella è stata che noi abbiamo parlato con Fatoumata, mezz’ora a fine concerto, in camerino col soggetto in mano, ho iniziato io in inglese e ha concluso Serena in francese, lei ha ascoltato seria e poi ha sorriso alla fine, così come da copione, e ha detto: «si, lo voglio fare».
C’è stata una grande empatia con Fatoumata ed è stato una fortuna oltre che un piacere, lavorare con lei.

AG: Un altro aspetto che ho trovato assai convincente, che in estrema sintesi mi è molto piaciuto, è la location scelta. Ci puoi raccontare dove avete girato e come avete scelto proprio quel luogo?

Eleonora Campanella: Ho scelto quel luogo perché ho sempre sognato di farlo. Sono cresciuta con questa luce accecante che in alcuni luoghi, al tramonto, diventa di un rosa africano.
Vendicari che è l’oasi faunistica in cui abbiamo girato, si trova nella parte meridionale della Sicilia dove si incontrano lo Ionio e il Mediterraneo.
In quel tratto di costa c’è la targa che ho montato a fine corto, che ricorda la morte di 18 giovanissimi profughi palestinesi ed egiziani, avvenuta qualche anno fa.

AG: Dal punto di vista produttivo il corto è stato reso possibile da Videoinflussi con il sostegno della Sicilia Film Commission e della Regione Siciliana – Assessorato dei beni culturali dell’identità siciliana. Quanto è costata la sua realizzazione e quanto le istituzioni siciliane hanno contribuito alla produzione? Mi interessa sapere soprattutto quale sia stata la trafila burocratica che ha reso possibile questo contributo istituzionale…

Serena Gramizzi: Dal punto di vista produttivo, in realtà, almeno per ora, il corto è stato reso possibile da Videoinflussi con il sostegno dei meravigliosi membri della nostra troupe…
Nel 2008 abbiamo partecipato al Bando Regionale per il Sostegno alla Produzione Audiovisiva della Regione Sicilia e della Filmcommission.
Avremmo anche vinto il contributo solo che, in questo momento, le pratiche del bando si trovano al Tar, per denuncia di chi, a quanto pare, non aveva i criteri per essere tra i finanziati, ma aveva gli avvocati per contestare la decisione degli enti istituzionali. In realtà, ad Aprile dell’anno scorso, aspettando gli esiti dei finanziamenti dei suddetti enti, abbiamo deciso (Eleonora e Serena, ndr) di cercare di capire quali fossero state le possibilità effettive di fare una sorta di produzione a quote, nella quale le spese vive sarebbero state sostenute da Videoinflussi e i salari dei nostri collaboratori (e nostri, naturalmente) sarebbero stati ripagati dal finanziamento della Filmcommission o, in caso di non contributo, dai futuri guadagni del cortometraggio.
I nostri collaboratori hanno accettato la sfida e si sono prodigati per la buona riuscita del lavoro. Lo hanno fatto perché hanno creduto nel progetto e perché sapevano che la fretta non era un capriccio ma una necessità temporale, sia per il momento storico nel quale il corto andava girato, visti i fatti di cronaca contingenti che fanno da sfondo al narrato, sia per la disponibilità di un’attrice come Fatoumata Diawara che, tra riprese cinematografiche, spettacoli a teatro e concerti in giro per il mondo, ci ha potuto concedere solo pochi giorni a Giugno. L’età del piccolo Emanuel e la contingenza hanno reso il carpe diem una prassi.

AG: Quali sono le strade possibili concesse ad un’opera come quella da te prodotta per coprire i costi di produzione?

Serena Gramizzi: Per coprire i costi di produzione, oltre a lavorare per ottenere aiuti da Enti Pubblici che dovrebbero sostenerci, come e più delle Film Commission, offrendoci per esempio servizi come ha fatto la Forestale, tendiamo a far vedere le nostre produzioni innanzitutto ai festival, nella speranza di premi, di mercato e di visibilità. Nel frattempo che il film fa il suo percorso in sale cinematografiche ufficiali ed ufficiose, cerchiamo di tessere contatti perché poi il film possa essere venduto. Di base, visto che le incognite e le variabili sono molte, il vero segreto, che è poi la cosa più ardua, è spendere il meno possibile!

AG: Dal punto di vista distributivo, delle occasioni di essere visto dal pubblico, “Encourage” sta girando per festival. Puoi dirmi quali saranno le prossime occasioni per vederlo? Cioè a quali festival e rassegne parteciperà?

Serena Gramizzi: Abbiamo finito definitivamente il lavoro a Febbraio, quindi iniziato a mandare in giro “Encourage” solo da un paio di mesi… abbiamo già avuto degli esiti di selezioni, ma ancora stiamo aspettando risposte dai più. Per ora il film è stato proiettato a Milano, al festival Sguardi altrove, ed a Mantova, al festival Pollywood, è stato selezionato per Salento Finibus Terrae, che si terrà a S.Vito dei Normanni, Brindisi, dal 16 luglio al 1 agosto 2010.

AG: Pensate di renderlo disponibile online, visibile attraverso uno streaming?


Serena Gramizzi: Non penso di mettere il film in streaming, almeno per un annetto, almeno fino a quando non ho fatto il giro di boa completo di tutti i festival che più mi interessano, ai quali vorrei che “Encourage” partecipasse.

AG: “Encourage” è il tuo terzo cortometraggio dopo “Punti di vista” ed “Un lavoro serio”, rispettivamente del 2007 e del 2006. Quali sono le tematiche a te più care, quelle che hai portato avanti dal tuo primo lavoro o più in generale quale ritieni possano essere le caratteristiche peculiari del tuo cinema?

Eleonora Campanella: Non so ancora, spero di avere il tempo per scoprirlo io stessa, attraverso futuri e innumerevoli lavori, fattore comune ai tre corti è la centralità della donna nel racconto, credo.
“Un lavoro serio” è un corto leggero, che indaga in modo ironico l’incertezza di voler vivere di un mestiere, quello dell’attrice. ”Encourage” il cui tema sarebbe parecchio serio, lo volevo affrontare con una leggerezza che viene preclusa solitamente a questo tipo di storie.

AG: E per concludere una domanda autoreferenziale… Cosa dovrebbe fare al giorno d’oggi una rivista cinematografica per aiutare concretamente il cinema indipendente? Quali sono a tuo avviso gli aspetti delle opere a cui dare maggiore attenzione?

Eleonora Campanella: Come aiutare il cinema indipendente… me lo chiedo da tempo. Senz’altro dedicando attenzione a quello che succede oltre il cinema, per così dire ”commerciale”, fuori dalle logiche di botteghino… è necessario, ed è già qualcosa.
La vostra rivista è talmente ben fatta e interessante che sarebbe bello fosse tradotta in inglese, in modo da circolare ovunque e non solo in Italia.

Encourage (Italia/2009)

 

L’incontro tra un uomo, uno scultore, e una donna clandestina appena arrivata da uno sbarco.
Una quotidianità fatta di silenzi, di non facile comunicazione verbale.
Una piccola storia d’integrazione raccontata in modo sospeso, ideale.

Scritto e diretto da: Eleonora Campanella
Fotografia: Fabrizio La Palombara
Montaggio: Massimiliano Bartolini, Fabio Ricci
Interpreti: Fatoumata Diawara, Fabio Gorgolini, Emanuel Yusuwa
Presa diretta: Giacomo Avanza
Musiche: "Coast to coast" – Girl with the gun
Montaggio del suono: Riccardo Spagnol
Aiuto regia: Serena Gramizzi
Assistente operatore: Lemonica Koumbi
Scenografia: Antonio Marzulli
Trucco: Helena Di Fatta
Elettricista: Peppe Cammarata
Color: Gianni Giannelli
Prouduzione: Videoinflussi
Direttore di produzione: Serena Gramizz
Segretario di produzione: Peppe Cammarata
Segretaria di edizione: Rossella Quattrina
In collaborazione con Sicilia Film Commission e
Regione Siciliana – Assessorato dei beni culturali dell’identità siciliana.
Durata: 18’55"
Formato: HD
Anno: 2009


www.videoinflussi.org



 

 



 

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