I mostri > Dino Risi

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero20 (dicembre 2009), p.15

 

I MOSTRI (Dino Risi)

lingua di celluloide – cineparole di Ugo Perri

 

Calma a botte e secchio di spauraccio formalmente detto bene. Sgangherano i tempi sovrapposti in quadratini e si assiepano fulminanti a morsi di schermo.
Ugo, ononimi onori, e Vittorio, in formaldeide, scambiati a caratteri bigi, sfoltiti da tante premure. Educate e dimostrate come amaro il popolino in apnea si scalda e raglia nella feria posturbana. Ma v’assiste un blatimonio.
La cronaca di scaglie e lenticchie di corallo vi da pane a masticare. E voi la cavalcate, onda lasciva, oca giuliva, facile impresa . Smozzicate verbi e complementi in zuppa d’agro senza crostini a mollica di pane.
Ah Italietta defraudata, umidita da latrine di merdoni e branzini a natarci dentro, come idee nel cementone lastricate a far la muffa mentre incombe l’autostrada che riposa sul pilone un adagio d’andar via senza sapersi decisi, derisi a sè.
L’italìa cantata a morso da dei mostri quotidiani, straformati, descrittivi, popolino che rimangia sue carcasse nella fossa stravaccata del gran bùm, ch’è lo scoppio deflagrato di un cervello atrofizzato nel gambar dello stivale, ignorante ad ignorare.
Affrescazzo a tinte fosche, frammentato mattonato di crudeli e miserine gioiettine quotidiane.
Porta in grembo il malcostume il fanciullino che l’atterra. Tette al vento sulla spiaggia per latino gaio amor. Non sentirti a cuor leggerio che l’amico è tua corrida. E sfoggiare il machiniello per andarsene a puttane…
C’è italietta e c’è vizietto. Sotto il gusto dell’aspetto biancoenero e ben preciso il buonsenso n’esce acciso, di preciso malcostume.
La stagione tutto ingoia, di delizia fa pastoia, la commedia all’italiana si dilania nel ricordo di un cattivo amaro giorno.
Dal malor non v’è ritorno ed i mostri assisi a sè sono statue e monumenti da lodar, riferimenti in amari più presenti.
ugp

 

 

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Ugo Perri è il poeta maledetto di Rapporto Confidenziale. Pianti antichi su nuove mattonelle è il nome del suo blog, una raccolta di liriche dell’assurdo, assurte a classico del contemporaneo.

 

 

 

 

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