Mare nostrum > Stefano Mencherini

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Foto di Maki Galimberti tratta da www.stefanomencherini.org

Mare Nostrum è un film-inchiesta sui disastri e sulle gravi lesioni di diritti umani e civili compiuti dalle politiche sull’immigrazione in italia da due diversi governi: centrosinistra e destre. In più buona parte del documento filmato è centrato sulle Guantanamo italiane, prendendo spunto da quello che era il piu’ grande e il piu’ vecchio di tutti: il Cpt “Regina pacis” di San Foca, gestito dalla Curia arcivescovile di Lecce, dove attraverso il film sono stati denunciati per la prima volta abusi, sevizie e torture ai danni degli immigrati internati”
(Stefano Mencherini)

Dietro all’idea di Mare nostrum c’è una legge sull’immigrazione, la famigerata Bossi-Fini-Mantovano, che di fatto è contraria ai più elementari diritti umani, un C.p.t (Centri di permanenza temporanea), il Regina pacis di Lecce (una Guantanamo italiana dove la legge e il rispetto dei più elementari diritti umani paiono sospesi e dove un prete, gestore del centro, si sarebbe divertito, secondo le molte testimonianze, a costringere gli ospiti musulmani a ingerire carne di maiale), assurto a simbolo dell’iniquità del trattamento dei suoi ospiti e un giornalista, l’indipendente Stefano Mencherini che, con pochi soldi (una quarantina di milioni delle vecchie lire) decide di raccontare per immagini quella che è a tutti gli effetti una vergogna del nostro tempo.
Il risultato è film documentario crudo che restituisce una realtà inimmaginabile e sconosciuta ai più proprio per la difficoltà di trovare un canale di larga diffusione disposto a mostrarlo.
Da anni, il film è del 2003, l’opera di Mencherini circola per università, centri sociali, scuole, associazioni, scatenando reazioni tanto forti da farlo diventare oggetto di tesi universitarie in mezzo mondo.
Non sorprende affatto sapere che Mare nostrum non sia riuscito ad essere trasmesso dalla televisione nazionale, essendo la testimonianza dei danni che una legge profondamente disumana può provocare a persone che giungono in Italia (ma, alla luce delle recenti prese di posizione popolari in merito all’immigrazione e alla richiesta di asilo nel nostro Paese, non si può dire che l’argomento ci sia sconosciuto), da Paesi martoriati da guerre o molto spesso dalla fame, inseguendo un progetto di serenità che di fatto non troveranno mai, e al Paese stesso che, con una legge, istituisce un concetto pericoloso che vuole che un essere umano possa essere illegale di per sé.
Si tratta questo di un film-inchiesta accurato, che racconta per immagini e parole ciò che la stampa pare essersi sentita a disagio nel raccontare un po’ perché il giornalismo pare in molte occasioni avere abdicato all’inchiesta sul campo per abbracciare la più comoda trascrizione di comunicati stampa, ottimi in quanto permettono di evitare di pestare i piedi a chicchessia. Non aiuta il fatto che i centri in questioni siano di fatto inviolabili se non da personalità politiche per le quali i centri si presentano preparati all’uopo quando invece è sufficiente passarci davanti per sentire urlate dalle finestre (come si può notare nel film) storie agghiaccianti. Non sorprenda quindi che il giornalista Fabrizio Gatti abbia dovuto farsi imprigionare sotto mentite spoglie nel c.p.t. di Lampedusa per sfidare la sua inviolabilità e scrivere quindi la sua allucinante testimonianza per L’espresso.
Mare nostrum non fa sconti a nessuno: né alla stampa, che con il suo imbarazzato silenzio priva della giusta informazione la gente, né ai politici, che in visita al Regina pacis si accontentano di vedere ciò che viene fatto loro vedere e neppure, soprattutto, a uno stato che avvalla una legge non solo disumana, il regista ne parla come di una vera e propria legge razziale, ma anche piena di contraddizioni che fanno sì che una giovane prostituta africana (una delle tante nuove schiave, secondo un concetto di schiavitù che la nostra società pare avere accettato come male inevitabile) violentata dal solito branco e minacciata di essere bruciata viva sia meno tutelata dei suoi stessi aggressori da lei denunciati, o che un giovane militare albanese, reso tetraplegico da un incidente e portato in un ospedale italiano da un aereo dell’esercito italiano per impossibilità di trovare le giuste cire nel suo Paese, si trovi improvvisamente a diventare invisibile per l’Italia, che non può più garantirgli le cure.
Mare nostrum è un accurato excursus tra storie raccontate in prima persona, descrizioni della legge, materiale di repertorio, discorsi dei politici e restituisce un’immagine agghiacciante che pare non avere grandi possibilità di modificarsi in un prossimo futuro per l’indifferenza non solo del potere politico o della stampa ma anche per la nostra.
Qualcuno è ancora sorpreso del fatto che non abbia potuto circolare attraverso canali ufficiali?

Roberto Rippa

Mare nostrum è stato proiettato alla presenza del suo autore sabato 12 maggio 2007 al Centro sociale autogestito Il molino di Lugano.

Sito ufficiale di Stefano Mencherini

Rapporto Confidenziale – intervista a Stefano Mencherini

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