Beetle Queen Conquers Tokyo > Jessica Oreck

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Beetle Queen Conquers Tokyo
da Rapporto Confidenziale numero26

 

In questo mondo
anche la vita della farfalla
è frenetica
– Kobayashi Issa

Da bambino volevo un cane. Ma i miei erano poveri.
Così mi comprarono una formica.
– Woody Allen

 

In Giappone, fra le molte stranezze, hanno pure una sconfinata passione per gli insetti che, in pratica, è una vera e propria ossessione maniacale. Una mania di possesso collezionistico di questi piccoli esseri viventi, catalogati e venduti in base alla rarità, alle forme ed allo stadio di sviluppo. La filmmaker americana Jessica Oreck nel 2009 ha realizzato un interessante, quanto affascinante, documentario su questa fissazione nazionale, ha scavato al di là delle apparenze seguendo le persone che gravitano attorno a questo business che, in un certo qual modo, è pure una specie di culto. In Giappone si vendono e si comprano, si collezionano e si scambiano, si allevano nella propria abitazione allo stesso identico modo degli animali domestici, non è dunque strano condividere il proprio appartamento con una qualche colonia di cimici o scarafaggi, né più né che possedere un pesce rosso, un gatto o un cane.
Oreck si muove in costante equilibrio fra il documentario naturalistico – alla “Microcosmo” per intenderci (Microcosmos: Le peuple de l’herbe, doc pluripremiato del 1996 e distribuito alla grande in tutto il mondo diretto da Claude Nuridsany e Marie Pérennou), e documentario antropologico sugli usi e costumi di una nazione, il tutto accompagnato da una voce fuori campo che recita, in giapponese, leggende nipponiche legate al mondo degli insetti ed al suo rapporto con quello degli uomini. Ottima a tal proposito l’intuizione di Christopher Bourne (critico indipendente newyorkese) che titola la propria recensione del doc in questione: Macrocosmos.

Business e tradizione, è questa la dialettica che permea il documentario. La medesima tensione che da forma alla società giapponese.
Jessica Oreck, che con questo lavoro esordisce nel formato lungo, raccontandoci la passione di un popolo ci illustra aspetti di esso, isola un dettaglio (l’ossessione per gli insetti) per raccontarci una nazione.
In ogni inquadratura c’è un accenno poetico, fatto di dettagli in contrasto fra loro e tutto appare “strano”. Si scopre un Giappone distante dalle rotte abituali, si svela un popolo attento ai piccoli dettagli del mondo animale, un popolo che si raduna la notte per vedere lo straordinario spettacolo di un campo abitato da lucciole, rischiarato dalle scie luminose degli esemplari maschi in cerca di accoppiamento.

Spesso nel documentario si fa ricorso agli sguardi stupiti e sognanti dei bambini di fronte a questi piccoli esseri viventi, ed è soprattutto attraverso loro che percepiamo il fascino di specie odiate e schifate in occidente. I bambini adorano gli insetti, ne sono affascinati e ci giocano, pure con improbabili videogame.

Gli insetti divengono metafora, simbolo-frammento, delle bellezze del creato e della necessità degli uomini di contemplarle, di perdersi in questa varietà di forme e comportamenti che rappresentano il mondo che abitiamo ed i misteri che ancora lo avvolgono. Vedere da vicino, attraverso gli occhi di un bambino, la mutazione di un bruco in farfalla ci ricorda che questo mondo, ipertecnologico e frenetico, in fondo è ancora tutto un mistero del quale non afferriamo la logica e che l’istinto delle specie che lo abitano è un arcano segno di un qualcosa che ci sfugge.

In Beetle Queen Conquers Tokyo i grilli piangono, non cantano. Il suono da loro prodotto diviene un lamento meraviglioso entro il quale perdersi (per ri-trovarsi).

La macchina da presa, condotta da Sean Williams – da qualche tempo second camera del cinema di Albert Maysles, si muove leggera e poco invadente, si sofferma a descrivere queste creature e gli uomini che le osservano e ci interagiscono: è un occhio attento al piccolo ed al piccolissimo, che coglie microscopici movimenti ed espressioni. Tanto vicina al punto di osservazione da restituirci l’emozione della scoperta. Oreck costruisce una immagine prossima, per gusto estetico e fotografico, alle sperimentazioni della video-arte (o comunque dell’avantgarde cinema), una messa in scena documentaria di aspetti straordinari di realtà, lo fa alternando diversi approcci all’immagine in movimento, differenti costruzioni ritmiche ed anche ricorrendo a molteplici (e distoniche) forme di montaggio.

Il metodo scelto dalla filmmaker americana è non certo originale: sceglie un soggetto eccentrico (poco conosciuto) e da questo edifica una riflessione su altro. Novanta minuti potrebbero sembrare fin troppi su di un argomento del genere ma, attraverso un sapiente e compiaciuto gusto estetico, ed un amore sconsiderato per la materia trattata, si compongono in maniera assai convincente, appagante e coinvolgente. Jessica Oreck è infatti laureata in biologia molecolare, lavora presso il Museo di storia naturale di New York impegnata nella realizzazione di attività didattico-pedagogiche per i visitatori, da qui la sua attenzione ad un cinema che sia prima di tutto educativo, pedagogico appunto, capace di entrare in contatto con lo spettatore, in grado di aggirarne resistenze e tabù per condurlo ad una visione “liberata” del soggetto d’interesse.

Volendo Beetle Queen Conquers Tokyo è quasi un esercizio di stile, una specie di lavoro di fine corso ottimamente eseguito. Il materiale è organizzato con parecchia originalità e proprio nei cambi di ritmo, dalla stasi contemplativa dell’osservazione alla frenesia dei ritmi delle megalopoli giapponesi, risulta decisamente convincente. Straordinarie le sequenze d’apertura e chiusura, trascinanti e fulminee, in grado di giocare fra micro e macro in una sinfonia audiovisiva davvero efficace (ottime le scelte delle colonna audio).

Jessica Oreck, la scorsa estate, è stata inclusa fra i 25 talenti emergenti del cinema indipendente americano dal prestigioso Filmmaker Magazine, ciò testimonia con estrema sintesi, ed autorevolezza, la qualità della sua visione cinematografica e la validità artistica della sua opera prima.

Beetle Queen Conquers Tokyo ha vinto nel 2009 il premio della giuria al CineVegas International Film Festival ed ottenuto una prestigiosa nomination nella sezione “True Than Fiction” agli Independent Spirit Award. •

Alessio Galbiati

 

 

Beetle Queen Conquers Tokyo
Regia, sceneggiatura: Jessica Oreck • montaggio: Theo Angell, Jessica Oreck • camera: Sean Price Williams • musiche: JC Morrison • suono: Maiko Endo, Takashi Hattori • traduzioni: Maiko Endo, Akito Kawahara, Sahe Kawahara, Naoto Yoshioka • voce narrante: Haruku Shinozaki • con: Rin Katsuta, Rina Katsuta, Akito Kawahara, Naohiro Kazaoka, Kazuya Kumazaki, Tomone Kumazaki, Yu Miyasaka, Norikuni Nakamura, Takumi Nakamura, Gakuto Nakamura, Mitsuru Nozawa, Dragon Sensei, Takeshi Sugimoto, Tetsuo Suwa, Joichiro Watanabe, Yoshi-To Yoshioka • intervista a: Dott. Takeshi Yoro • produttore: Jessica Oreck • co-produttore: Maiko Endo, Akito Kawahara • casa di produzione: Myriapod Production (USA) • Paese: USA, Giappone • Anno: 2009 • Durata: 90’

www.beetlequeen.com

 

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