Il nuovo sud dell’Italia > Pino Esposito

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero26 (giu/lug 2010), pag.12, unitamente ad un’intervista al regista, pagg.13-15

IL NUOVO SUD DELL’ ITALIA

Il primo lungometraggio di Pino Esposito racconta l’immigrazione nel sud Italia

di Roberto Rippa

Dopo gli accordi tra Italia e Libia per contrastare l’immigrazione clandestina con operazioni congiunte di polizia, l’8 maggio del 2009 l’Italia ha respinto per la prima volta un barcone con 227 migranti verso le coste libiche senza accertare nemmeno se a bordo ci fossero persone in pericolo di vita o altre che potessero ottenere lo status di rifugiati.
Ci si chiede qualche tipo di asilo politico possa offrire un Paese come la Libia, il quale non ha ancor ratificato la convenzione di Ginevra del 1951 per lo status di rifugiato. Un Paese in cui la tortura è ancora pratica regolare.
I fortunati che invece riescono ad arrivare sull’isola italiana di Lampedusa non sanno che si scontreranno con le leggi rigide di un Paese nevrotico che si sta chiudendo a riccio proteggendosi con leggi razziste da utilizzare come deterrente per l’immigrazione, non solo quella clandestina.
Basti ricordare solo alcune delle recenti norme: il varo del reato di immigrazione clandestina, l’obbligo per i medici (disatteso da molti) di denunciare i pazienti clandestini (anche negli ospedali), la legalizzazione delle ronde volute dalla Lega nord (e il fatto che si siano rivelate un fisco non è che di parziale conforto), la discussione di una norma che impedisse l’iscrizione alla scuola dell’obbligo dei bambini stranieri se figli di genitori clandestini.
Sono norme, queste, fortemente volute dalla Lega nord, quella formazione politica di estrema destra che non perde occasione per inscenare battaglie personali contro “l’islamizzazione dell’Europa” ma a cui non sta troppo simpatica nemmeno l’Italia nel suo insieme.
Questo è il clima che trovano i tanti immigrati che giungono nel sud del Paese alla ricerca di uno di quei lavori sottopagati – come la raccolta di pomodori o agrumi a 5 Euro al giorno – e massacranti che nessun Italiano vorrebbe più fare.

www.teatro-oziosazio.ch

Quando il film si apre sulle immagini del fotografo Antonio Murgeri che illustrano il cimitero navale di Lampedusa, con i relitti delle navi usate dagli immigrati per raggiungere le coste italiane, o almeno tentare di farlo, il tono dell’opera di Pino Esposito è già stabilito. Riguarda situazioni violente mostrate con realismo e inattesa poesia. Il regista, qui al suo primo lungometraggio, si reca nella sua terra di origine, la Calabria, e filma i luoghi, la gente, il mare, prendendosi il tempo – e di conseguenza concedendolo allo spettatore – di entrare tra le vie di quei piccoli paesini, di andare sulle spiagge in cui i cani randagi razzolano tra la spazzatura, sulle strade statali che di notte diventano luogo deputato alla prostituzione e i cui angoli all’alba sono pieni di immigrati in attesa di un “caporale” che li scelga per farli lavorare quel giorno. Lascia che le persone raccontino di sé e del rapporto con gli “ultimi arrivati”, quegli immigrati che lì arrivano respinti dalle leggi razziste della Lega nord che, nel tempo, è riuscita a influenzare le opinioni e piegare il comportamento di molta gente comune. Incontra gli immigrati, le persone che lavorano nelle varie associazioni presenti sul territorio, e concede anche a loro il tempo di raccontarsi e raccontare la situazione dell’immigrazione.

Pino Esposito, giovane regista teatrale di origine calabrese e zurighese di adozione, dopo una permanenza per studio a Firenze, si sposta tra le province di Cosenza e Reggio Calabria per poi concludere il suo racconto a Napoli tornando alle fotografie di Murgeri arricchendolo con le immagini e i video girati da Piervincenzo Canale, Giuseppe Pugliese, Antonino Celi, Arturo Lavorato e dallo staff di Africanews.it, responsabili dei segmenti dedicati agli Africani a Rosarno.

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La Calabria che si vede nel film è un luogo poetico, di rara bellezza, ma anche a tratti aspro. E il film, pur scegliendo di agire sulle percezioni dello spettatore, o forse proprio per questo, non fa sconti a nessuno.

Ecco perché si tratta di un documento particolare: perché non impone, non fa uso alcuno di retorica, non tenta di convincere, permette a chi lo vede di formare una propria, intima, opinione su un’Europa che tenta di farsi sempre più fortezza nei confronti di chi viene da fuori i suoi confini con l’unico risultato di azzerare anche i più basilari diritti umani.

IL NUOVO SUD DELL’ITALIA

Regia: Pino Esposito

Fotografia: Pino Esposito

Montaggio: Eliane Binggeli, Pino Esposito

Montaggio del suono: Antonio De Benedetto

Sound Design: Thomas Geser

Musiche: Regula Bachmann

Produzione: OS FILM, Zürich

Colore, HD CAM, 59’

63 Festival del film Locarno | Appellations Suisse 2010

www.teatro-oziosazio.ch/ilnuovosudellitaliawww.africanews.itwww.swissfilms.ch

Le fotografie utilizzate per l’articolo e l’intervista sono opera di: Pino Esposito, Antonio Murgeri, Africanews.it, Arturo Lavorato, Peppe Pugliese e Antonino Celi.

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