Shadow > Federico Zampaglione

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero26 (giu/lug 2010), pag.59


SHADOW
Dopo ‘Nero bifamiliare’, il nuovo film di Federico Zampaglione.

di Matteo Contin

Un ex-soldato americano di stanza in Iraq, finita la guerra, si trasferisce in Europa per praticare il biking sulle montagne del Tarvisio. Durante una pausa presso una locanda del luogo, il ragazzo ha un alterco con due cacciatori dopo aver difeso una ragazza che questi stavano maltrattando. Inizia così un inseguimento senza tregua che porterà a conseguenze inaspettate. Perché il bosco nasconde un segreto.
Dopo il suo esordio dietro la macchina da presa nel 2007 con "Nero bifamiliare", interessante esperimento di commedia all’italiana grottesca e allucinata, il leader dei Tiromancino Federico Zampaglione ritorna alla regia con un horror nudo e crudo, citazionista e ben girato: "Shadow". Presentato in alcuni tra i più importanti festival horror del pianeta, la pellicola ha lasciato dietro di sè uno stuolo di ottime critiche sia da parte dei quotidiani e delle riviste specializzate, sia da parte di blog e siti di genere.
Entusiasmo in parte condivisibile e in parte no. per quanto riguarda l’apparato visivo, "Shadow" infatti ci fa ben sperare nel futuro da regista di Zampaglione, che non ha lo scopo di rivoluzionare un genere, ma semplicemente di utilizzare schemi e situazioni già viste all’interno di una storia, per renderla il più angosciante, claustrofobica e paurosa possibile. Citando il primo Argento, Lucio Fulci e Mario Bava, Zampaglione imbastisce un film semplice nel racconto ma capace di catturare con facilità l’attenzione del pubblico. Più che alla storia, il merito va proprio alla regia, strutturata in maniera interessante (la prima parte nel bosco girata con camera a mano, la seconda parte nella villa con carrelli e movimenti più precisi) e originale per la scelta di inquadrature.
Ma è nella storia che "Shadow" risulta essere perdente. Non è tanto nella semplicità del plot (anzi) o nella scarsa profondità psicologica dei personaggi (comunque ben supportati dalle interpretazioni degli attori), ma in un finale che piglia per il culo lo spettatore in maniera indecente e che distrugge quanto di buono era stato fatto di buono sino ad ora. Le improprie citazioni del Nosferatu il vampiro di Murnau e soprattutto de Il settimo sigillo, scadono nel ridicolo e il twist finale suona più o meno come un calcio nel sedere dato allo spettatore. Per la serie: ‘al momento di tirare le fila del discorso ci siamo accorti che non sapevamo come fare e quindi abbiamo finito il film come se fosse un tema di un bambino di quinta elementare’. Eh, vaffanculo Zampaglione. Ho capito che a livello tematico quel finale può anche essere accettabile (per quanto renda ridicola l’intera vicenda), ma vanifica tutto il lavoro metaforico fatto precedentemente. E perché svelare l’allegoria quando l’allegoria stessa dice già ciò che vuoi esprimere?
Sorretto sulle spalle del mefistofelico attore svizzero Nuot Arquint, "Shadow" ci fa sperare in due cose: che Zampaglione torni alla regia ma che smetta di scriversi le sceneggiature dei suoi film.

 


Shadow (Italia/2009 – 75’)
Regia: Federico Zampaglione • Sceneggiatura: Federico Zampaglione • Cast: Jake Muxworthy, Ottaviano Blitch, Nuot Arquint

 

 

 

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