Svet-ake > Aktan Arym Kubat

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero28 (speciale 2010) pag. 80
all’interno di RC:speciale 63° Festival del film Locarno 4-14 | 8 | 2010

Svet-ake
Aktan Arym Kubat | Kirghizistan, Germania, Francia, Paesi Bassi – 2010 – 35mm – colore – 80′

di Roberto Rippa

English text at the bottom of this page

Lo chiamano Svet-Ake, «il Signor luce», ma l’effetto di quest’uomo sulla gente circostante va ben oltre la definizione della sua professione, quella di elettricista. In quanto ultimo anello dell’immenso sistema energetico post-sovietico, costui agisce da mediatore tra i problemi geopolitici del suo paese e la gente comune. Nonostante i disastri economici si ripercuotano pesantemente sulla classe operaia, questa gente continua ad amare e a soffrire, insomma, a vivere la vita con tutti i suoi piaceri. In questa piccola cittadina, Svet-Ake non solo porta la luce elettrica, che peraltro salta regolarmente, ma pure la luce dell’amore, della lealtà e dell’allegria.

Terra sconosciuta ai più il Kirghizistan, piccolo Stato indipendente dell’Asia centrale al confine con Cina, Kazakistan, Tagikistan e Uzbekistan e già parte della Repubblica federata dell’Unione Sovietica – per il quale fungeva da miniera di Uranio destinato alla macchina militare nucleare sovietica – indipendente dal 1991 e caratterizzata dai numerosi tumulti politici ed economici.
Ne è emblema e cantore la figura di Svet-ake, letteralmente “Il signor luce”, che vive dell’utopia di donare a tutte le case del suo piccolo villaggio la luce elettrica e nel frattempo diffonde intorno a sé una luce altrettanto utile, quella dell’amicizia, dell’amore, della comprensione e del conforto.
Ideale ultimo anello della lunga catena di un sistema, quello energetico dell’ex URSS, in disfacimento, il suo sogno è quello di utilizzare il vento delle valli circostanti per produrre energia a basso costo e nel contempo lotta contro gli abusi che potrebbero verificarsi sul territorio, con un giovane uomo d’affari cinese intenzionato ad acquistare le terre circostanti per un’operazione speculativa.
Favola moderna, intrisa di temi contemporanei, Svet-ake funziona anche a livello di documentario, grazie alla messa in luce di luoghi e costumi. Il regista Aktan Arym Kubat – anche protagonista con il suo vero nome Aktan Abdykalykov – già a Locarno nel 1998 con il suo BeshkempirThe Adopted Son, mette in scena un dramma legato alla sua terra e la figura di un uomo (simbolo di un popolo) che, malgrado la crisi economica, non ha perso la voglia di ridere, piangere, parlare e soprattutto stringersi intorno ai più bisognosi.
Mentre un potere avido cerca di schiacciare un popolo per trarne vantaggi economici, il Signor luce si muove di casa in casa nel piccolo villaggio ai piedi delle montagne per portare materialmente la luce elettrica, spesso vittima di black-out, o aiuta chi non può permettersela a trasformarsi da debitore a creditore nei confronti dello stato grazie alla semplice manipolazione di un contatore.
Se chi guida il Paese è pronto a svenderlo per interessi economici improntati all’avidità, Svet-Ake lotta per il rispetto delle tradizioni e nel contempo lancia un doloroso urlo contro una modernizzazione imposta e senza cuore.
Film dalla profonda umanità – mai esente da una sottile ironia – e dal linguaggio universale, Svet-Ake ha il potere di commuovere per il suo semplice quanto efficace messaggio di speranza e di far riflettere sul fatto che i problemi di cui tratta non sono relegati al solo territorio illustrato nel film.

(i dati sul Kirghizistan sono estratti da wikipedia.org)


Aktan Arym Kubat

Nato in Kirghizistan nel 1957, Aktan Arym Kubat si diploma presso una scuola d’arte nel 1980. In seguito lavora come capo scenografo presso la Kirghizfilm e per svariati film di finzione. Nel 1990 realizza A Dog Was Running, cortometraggio documentario che ottiene un certo successo. Nel 1993 il mediometraggio Sel’kincek (Swing) è premiato a Locarno nella sezione Pardi di domani; successivamente riceverà una menzione della Giuria FIPRESCI a Torino e un Primo premio al Festival di Potsdam. Firma inoltre degli spot pubblicitari a carattere sociale, tra cui Yris-Aldy-Yntimak, che si aggiudica il Gran premio del Festival internazionale della pubblicità di Mosca. Nel 2001 realizza il suo secondo lungometraggio, Maimil (The Chimp), selezionato a Cannes nella sezione Un Certain Regard.

L’intero sistema industriale del Kirghizistan era parte dell’enorme complesso militare e industriale dell’Unione Sovietica. Il suo collasso dell’URSS ha portato alla rovina anche questo sistema e nel suo atto di indipendenza, la Repubblica del Kirghizistan ha perso la sua unica risorsa produttiva e finanziaria. Gli impianti e le fabbriche, specializzate unicamente nella produzione di parti di prodotti completati altrove, hanno perso senso ed utilità e in quello stesso momento l’intero Paese si è trovato disoccupato.
La storia si svolge in un villaggio nel sud della Repubblica che è situato nei pressi di un’enorme creazione dell’industria sovietica: la stazione idroelettrica di Toktogul.
Un tempo impianto moderno, è ora il paradosso della singolare situazione creatasi dopo il crollo dell’URSS: secondo la legge, infatti, tutto ciò che si trova sul territorio della Repubblica appartiene automaticamente alla Repubblica stessa. La parte centrale dell’impianto idroelettrico, però, si trova lungo il fiume Naryn, sul territorio dell’Uzbekistan.
In poche parole, la Repubblica del Kirghizistan, Paese indipendente e sovrano caratterizzato da un’inesauribile fonte di acqua, è diventata ostaggio del sistema precedente, esempio di un’economia integralista. Questo ha creato una serie di problemi economici e politici irrisolvibili.

Aktan Arym Kubat

Svet-Ake (The Light Thief)
Kirghizistan, Germania, Francia, Paesi Bassi – 2010 – 35mm – colore – 80′
Piazza Grande | 63° Festival del film Locarno
Regia: Aktan Arym Kubat
Sceneggiatura: Talip Ibraimov, Aktan Arym Kubat
Fotografia: Hassan Kydyraliyev
Montaggio: Petar Markovic
Interpreti principali: Aktan Arym Kubat, Taalaikan Abazova, Askat Sulaimanov, Asan Amanov, Stanbek Toichubaev

They call him Svet-Ake, “Mr. Light,” but the effect on the people surrounding this man goes beyond the definition of his profession, electrician. As the last ring of the immense post-Soviet energy system, he acts as a mediator between the geopolitical problems of his country and the people. Despite the economic disasters that affect heavily the working class, these people continue to love and to suffer, briefly, to live life and all the pleasures it can offer. In this small town, Svet-Ake not only carries the electric light, which also blows regularly, but also the light of love, loyalty and of joy.

Kyrgyzstan is a country unknown to most people, it’s a small independent state in Central Asia bordering China, Kazakhstan, Tajikistan and Uzbekistan: It was part of the USSR – for which served as a mine uranium for the Soviet nuclear military machine – Independent since 1991 and characterized by numerous political and economic turmoil.
Svet-Ake, litterally “Mr. Light” is an emblematic symbol of his country: he lives the utopia of giving electric light to all the houses in the village and at the same time diffuses around them a as useful light, the one that comes from friendship, love, understanding and comfort.
Ideal final link in a long chain, the energy of the former USSR, that is falling apart, his dream is to use the wind of the surrounding valleys to produce cheap energy and simultaneously fights the abuses that might occur on the territory, coming especially from a young Chinese businessman willing to buy the surrounding lands for speculation.
Modern fable, imbued with contemporary themes, Svet-Ake also works as a documentary, thanks to the highlights of places and customs. The director Aktan Arym Kubat – also main character with his real name Aktan Abdykalykov – already in Locarno in 1998 with his Beshkempir – The Adopted Son, stages a drama strictly tied to his land and draw the figure of a man who, despite the economic crisis, has not lost the desire to laugh, cry, talk and gather around especially the most needy.
While a hungry government tries to crush just for the sake of economic benefits, Mr. Light moves from house to house in the small village at the foot of the mountains to bring electricity, often victim of blackout,s or helping those who can not afford it to transform themselves from creditor to debtor to the government through the simple manipulation of a meter.
If the driver is ready to sell out the country just for economic greediness, Svet-Ake struggle for respect of the traditions of his country and yet screams a painful scream against a heartless modernization.
Movies filled with deep humanity – and absultely not irony free – and characterized by a universal language, Svet-Ake has the power to move the audiennce its simple yet effective message of hope and to reflect on the fact that the problems in question are not relegated just to the country shown in the film.

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